RASSEGNA STAMPA

22 GENNAIO 2000
ROBERTO BERETTA
"La natura non è più intangibile".
Tonini: i filosofi peggio dei medici
Il cardinale reagisce alla provocazione
Davvero i Comitati etici (ovvero gli organismi di esperti chiamati a dare il loro parere sui criteri da rispettare nell'applicazione delle bio-tecnologie) sono diventati relativisti? Davvero è impossibile porre argine allo strapotere della scienza, la quale detterebbe ormai legge e valori persino alla morale? Il cardinale Ersilio Tonini, che non s'è mai sottratto alla riflessione sui temi della bioetica e che riconosce nell'ultimo grido del non credente Jacques Testart "una grande nobiltà d'animo e l'eco della migliore civiltà umanistica", è più ottimista. Testart è un nome noto all'opinione pubblica per aver fatto nascere la prima bimba in provetta in Europa, nel 1982. Ma il pioniere della fecondazione artificiale qualche anno dopo si pentì e da allora ha lanciato una serie di gridi d'allarme contro i rischi delle manipolazioni genetiche. "Testart avrà certamente presente la situazione di molti Comitati etici, in Francia e altrove; ma, per quel che conosco io, penso di poter dire che l'Italia non si muove in tale direzione.
Sotto un altro profilo, però, la denuncia del ricercatore francese è senz'altro vera: quello filosofico. Dobbiamo pur dire, infatti, che esiste un pensiero per il quale non c'è più una "natura", ovvero una sostanza umana intangibile, ma la sostanza "si fa", come diceva Hegel; l'uomo stesso se la crea. Siamo al relativismo, ben rappresentato nella tradizione liberal anglosassone, per la quale non esiste più un concetto di verità, tutte le opinioni sono uguali, niente è giusto di per sé ma al massimo è un'idea libera di mutarsi col tempo. I valori, insomma, li decide la maggioranza".
Appunto: basta lasciar passare il tempo, accusa Testart, e ogni remora etica cadrà sotto l'irresistibilità del "progresso".
"Beh, succede proprio così da noi sul concetto di famiglia: lì siamo già al soggettivismo, niente sembra capace di resistere alla cosiddetta libertà di scelta.
Ma la grande sfida del futuro sta nel rapporto tra verità e libertà: se davvero è la libertà che "fa" la verità, o se non è vero che - come dicevano Aristotele e Agostino - la radice della libertà è la conoscenza. Intesa come scoperta (e non creazione) della realtà".
Ma non crede che sia ormai utopico intavolare una resistenza etica allo strapotere della scienza?
"Incredibilmente ho scoperto che i più gelosi dell'etica sono invece gli scienziati: quanti grandi ricercatori ho incontrato, spaventati dalle loro inaudite possibilità! Mi hanno tempestato di domande sulla moralità e sui limiti della ricerca. Stranamente assistiamo a un rovesciamento di tendenza rispetto al secolo scorso, quando era la scienza che pretendeva di sostituire la filosofia o la teologia; oggi è proprio l'esagerazione delle conquiste tecnologiche a rendere più consapevoli gli scienziati. Da cui il loro grande senso del limite e la riverenza che dimostrano per i valori morali. Diciamo che dal Settecento in poi si è puntato sulla potenza illimitata dell'uomo; ma ora la modernità chiede un'ispirazione più solida per questa potenza. Ricordo tra l'altro che la bioetica è nata proprio negli Stati Uniti, ovvero nella nazione più evoluta tecnologicamente: anche per questo sono meno pessimista di Testart".
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Bioetica