RASSEGNA STAMPA

20 GENNAIO 2000
editoriale
La fede nel 2000
"Credere dopo la filosofia del secolo", un saggio di Dario Antiseri
Dario Antiseri, "Credere dopo la filosofia del secolo XX", Armando Editore, 127 pagine, 20.000 lire
La fede, si dice spesso, deve sgorgare dal cuore spontaneamente, come l'acqua dalla sorgente. "La nostra forza", diceva invece il cardinale Newman, "consiste nell'essere soggetti alla ragione e la nostra libertà consiste nell'essere prigionieri della verità". Da due secoli a questa parte, la contrapposizione tra fede e ragione ha seminato non pochi equivoci tra gli assoluti filosofici e gli idoli di una socialità in gran parte ancora legata all'arbitrarietà. Su questo confine, Dario Antiseri, ordinario di metodologia delle scienze sociali alla Luiss, ha indagato con un saggio intitolato Credere dopo la filosofia del secolo XX (Armando Editore, 127 pagine, 20.000 lire). Considerato per lungo tempo (da Kant in poi) quasi una parolaccia, il concetto di "metafisica" (buona, secondo un famoso apologo scientista di Alfred J. Ayer, solo a fornire materiale per lo psicanalista) è rientrato nella filosofia moderna con le ali della contingenza.
Perché con Heidegger e le varie correnti dell'esistenzialismo la scienza moderna ha dovuto prendere coscienza che essa non esisterebbe se non fosse stata generata da presupposti metafisici ed etici. Non è dunque la scienza che vieta all'uomo moderno di credere. La fede è invece proibita a una ragione presuntuosa che, via via, nel corso degli utilmi secoli, ha costruito assoluti terrestri invadendo indebitamente gli spazi riservati al sacro. La filosofia contemporanea, nelle sue punte più consapevoli, ha fortemente confutato le ragioni di quanti, a vario titolo, sostengono ancora le pretese degli assoluti terrestri. Dopo Popper, Tarski, Gadamer e altri, lo scientismo e la sua pretesa di un uomo totalmente padrone del proprio destino sono rientrati nel magazzino delle utopie. Ridiventato libero, lo spazio della fede diventa di nuovo regione di transito per quei "mendicanti di senso" che così spesso nella storia dell'umanità, e dentro ogni cultura, hanno dato voce e fantasia all'invocazione religiosa. "Perché - ha scritto Wittgenstein - pensare al senso della vita significa sempre pregare". Antiseri è molto minuzioso nello srotolare, durante tutte le pagine del suo saggio, il filo che lega il suo pensiero al Dio di Gesù Cristo. "Motori Immobili e Grandi Architetti non possono essere nemmeno la maschera razionale di un Dio che muore sulla croce", annota l'autore di "Credere". Di conseguenza, se il compito della filosofia è quello di saper mantenere viva la domanda della Fede, i pericoli da evitare sono almeno due. Il primo: l'arrogante presunzione di usare il sapere umano per occupare lo spazio di Dio. L'altro: la superbia di coloro che credono di subordinare la Grazia alle loro umane, transeunti e fallibili costruzioni filosofiche. Formidabile strumento di ricerca religiosa è quindi quella libertà di pensiero che si orienta verso la responsabilità e l'impegno.
Perché, come la storia ci ha ampiamente insegnato, durante le stagioni delle eclissi di Dio, anche la ragione è inevitabilmente precipitata in baratri oscuri. Quando si cerca con cuore sincero la verità, "l'ateismo è difficile", ha scritto Etienne Gilson, proprio quanto la fede in un Dio, quello di Gesù Cristo, che (sono parole di Kierkegaard) si è divertito a scrivere sul proprio biglietto da visita "attenzione: per venire da me, la via è stretta".
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Filosofia e Religione