RASSEGNA STAMPA

19 GENNAIO 2000
PAOLO MUSSO
Ma al centro dell'Universo ci siamo ancora noi?
L'antropocentrismo potrebbe rinascere nel cuore delle recenti scoperte della bioastronomia
Le condizioni affinché ci possa essere vita anche su altri pianeti si stanno facendo sempre più restrittive
Se dovessimo fare una graduatoria delle parole più politically incorrect della nostra epoca, si può star certi che l'antropocentrismo occuperebbe uno dei primi posti. È infatti ormai da tempo un luogo comune che più la scienza progredisce, più il posto dell'uomo nell'universo diventa marginale. Ora, è certamente vero che dal Medioevo ad oggi la Terra ha progressivamente perso il suo posto al centro del cosmo per diventare un pianeta qualunque orbitante attorno ad una stella qualunque sul margine esterno di una galassia qualunque, tuttavia non si vede perché ciò dovrebbe diminuire il valore della nostra esistenza. Ma, si dice, la "non specialità" della Terra implica anche la "non specialità" di ciò che ci sta sopra, noi compresi, sicché prima o poi si scoprirà non solo la vita fuori di essa, ma anche altre civiltà, quasi certamente molto più evolute della nostra, che è ancora assai giovane.
Premesso che ciò non dovrebbe comunque turbare chi crede in un Dio che per incarnarsi scelse Betlemme, mica Roma, è certo che questi ultimi anni sono stati straordinari per la bioastronomia (la scienza che ricerca, appunto, la vita nel cosmo), con molte scoperte favorevoli a questa tesi. Meno noto (ma non meno vero) è che queste stesse scoperte sono per altri aspetti almeno altrettanto favorevoli alla tesi opposta. Non è perciò oggi assurdo ipotizzare una rinascita dell'antropocentrismo. Anzitutto, sempre più spesso vengono rilevate (sulle comete, sui meteoriti o nella polvere interstellare) grosse molecole organiche prebiotiche (i "mattoni" della vita). Però non si trovano i cosiddetti "marcatori biologici" (i residui della vita), né batteri o altri microrganismi (quelli della famosa meteorite marziana sono stati criticati pesantemente e pochi ormai li ritengono autentici). Inoltre queste molecole sono tutte basate sul carbonio, il che rafforza sempre più l'ipotesi che la chimica della vita sia fondamentalmente una. Ma ciò pone altri problemi, perché tale chimica può svilupparsi solo su pianeti abbastanza simili alla Terra. La cosa forse più entusiasmante per i bioastronomi è stata la scoperta dei primi pianeti extrasolari: già una ventina in pochi anni. Sono tutti molto grandi (da 1 a 5 volte Giove), ma ciò dipende dalle tecniche usate: perfezionandole è logico prevedere che se ne scoprano anche di tipo terrestre. Il problema è un altro: infatti tutti questi pianeti hanno orbite fortemente eccentriche. È noto che le orbite dei corpi celesti sono ellissi: tuttavia quelle dei pianeti del sistema solare sono così poco schiacciate da essere dei "quasi cerchi", il che garantisce sbalzi di temperatura non eccessivi per la vita. Si pensava che questa fosse la regola, ma ci si sta ora rendendo conto che, forse, è l'eccezione. Un altro fattore spesso trascurato è la Luna, che con la sua gravità contribuisce a stabilizzare la rotazione terrestre e quindi il clima. Quasi tutti i pianeti hanno satelliti, ma tutti molto piccoli in rapporto ad essi. La Luna ha invece un diametro solo 3,67 volte minore della Terra, tanto che non è assurdo considerare il sistema Terra-Luna quasi un "pianeta doppio". Ecco dunque un'altra anomalia. Non basta. La nostra galassia, si sa, è un enorme disco di cento miliardi di stelle. Esse però non sono distribuite uniformemente, ma concentrate in due "bracci" a spirale, uniti al centro e in continuo movimento. Ora, i bracci sono zone molto pericolose, dove eventi catastrofici come impatti ed esplosioni di supernovae vi accadono con frequenza tale da impedire verosimilmente l'evoluzione, se non la nascita stessa della vita. Da calcoli dell'ungherese Béla Bálazs risulterebbe che solo pochissime stelle percorrono un'orbita tale da tenerle sempre in zone sicure: tra esse, il nostro Sole. Proprio la sua marginalità sarebbe quindi un grande privilegio. Infine, stiamo scoprendo molto sull'evoluzione che ha portato ai "mattoni" della vita e su quella che va dalla prima protocellula a noi, manessuna di tali scoperte ha gettato finora la minima luce sul passaggio dall'una all'altra. Ciò fa sospettare l'esistenza di ulteriori condizioni, anche molto restrittive. Allora siamo soli? Non è detto: l'ipotesi contraria ha almeno altrettanto buone ragioni da vantare. L'antropocentrismo fa certo meno notizia, ma la notizia vera è che all'alba del Duemila sia di nuovo tornato sulla scena, e questa volta con piena legittimità scientifica.
inizio pagina
vedi anche
L'immagine del mondo