Ma al centro dell'Universo ci siamo ancora noi?L'antropocentrismo potrebbe rinascere nel cuore delle recenti scoperte della bioastronomia Le condizioni affinché ci possa essere vita anche su altri pianeti si stanno facendo sempre più restrittive |
| Se dovessimo fare una graduatoria delle parole più politically incorrect della nostra epoca,
si può star certi che l'antropocentrismo occuperebbe uno dei primi posti. È infatti ormai da
tempo un luogo comune che più la scienza progredisce, più il posto dell'uomo nell'universo
diventa marginale. Ora, è certamente vero che dal Medioevo ad oggi la Terra ha
progressivamente perso il suo posto al centro del cosmo per diventare un pianeta qualunque
orbitante attorno ad una stella qualunque sul margine esterno di una galassia qualunque,
tuttavia non si vede perché ciò dovrebbe diminuire il valore della nostra esistenza.
Ma, si dice, la "non specialità" della Terra implica anche la "non specialità" di ciò che ci sta
sopra, noi compresi, sicché prima o poi si scoprirà non solo la vita fuori di essa, ma anche
altre civiltà, quasi certamente molto più evolute della nostra, che è ancora assai giovane.
Premesso che ciò non dovrebbe comunque turbare chi crede in un Dio che per incarnarsi
scelse Betlemme, mica Roma, è certo che questi ultimi anni sono stati straordinari per la
bioastronomia (la scienza che ricerca, appunto, la vita nel cosmo), con molte scoperte
favorevoli a questa tesi. Meno noto (ma non meno vero) è che queste stesse scoperte sono
per altri aspetti almeno altrettanto favorevoli alla tesi opposta. Non è perciò oggi assurdo
ipotizzare una rinascita dell'antropocentrismo.
Anzitutto, sempre più spesso vengono rilevate (sulle comete, sui meteoriti o nella polvere
interstellare) grosse molecole organiche prebiotiche (i "mattoni" della vita). Però non si
trovano i cosiddetti "marcatori biologici" (i residui della vita), né batteri o altri
microrganismi (quelli della famosa meteorite marziana sono stati criticati pesantemente e
pochi ormai li ritengono autentici). Inoltre queste molecole sono tutte basate sul carbonio, il
che rafforza sempre più l'ipotesi che la chimica della vita sia fondamentalmente una. Ma ciò
pone altri problemi, perché tale chimica può svilupparsi solo su pianeti abbastanza simili alla
Terra.
La cosa forse più entusiasmante per i bioastronomi è stata la scoperta dei primi pianeti
extrasolari: già una ventina in pochi anni. Sono tutti molto grandi (da 1 a 5 volte Giove), ma
ciò dipende dalle tecniche usate: perfezionandole è logico prevedere che se ne scoprano
anche di tipo terrestre. Il problema è un altro: infatti tutti questi pianeti hanno orbite
fortemente eccentriche. È noto che le orbite dei corpi celesti sono ellissi: tuttavia quelle dei
pianeti del sistema solare sono così poco schiacciate da essere dei "quasi cerchi", il che
garantisce sbalzi di temperatura non eccessivi per la vita. Si pensava che questa fosse la
regola, ma ci si sta ora rendendo conto che, forse, è l'eccezione.
Un altro fattore spesso trascurato è la Luna, che con la sua gravità contribuisce a
stabilizzare la rotazione terrestre e quindi il clima. Quasi tutti i pianeti hanno satelliti, ma tutti
molto piccoli in rapporto ad essi. La Luna ha invece un diametro solo 3,67 volte minore
della Terra, tanto che non è assurdo considerare il sistema Terra-Luna quasi un "pianeta
doppio". Ecco dunque un'altra anomalia.
Non basta. La nostra galassia, si sa, è un enorme disco di cento miliardi di stelle. Esse però
non sono distribuite uniformemente, ma concentrate in due "bracci" a spirale, uniti al centro
e in continuo movimento. Ora, i bracci sono zone molto pericolose, dove eventi catastrofici
come impatti ed esplosioni di supernovae vi accadono con frequenza tale da impedire
verosimilmente l'evoluzione, se non la nascita stessa della vita. Da calcoli dell'ungherese
Béla Bálazs risulterebbe che solo pochissime stelle percorrono un'orbita tale da tenerle
sempre in zone sicure: tra esse, il nostro Sole. Proprio la sua marginalità sarebbe quindi un
grande privilegio.
Infine, stiamo scoprendo molto sull'evoluzione che ha portato ai "mattoni" della vita e su
quella che va dalla prima protocellula a noi, manessuna di tali scoperte ha gettato finora la
minima luce sul passaggio dall'una all'altra. Ciò fa sospettare l'esistenza di ulteriori
condizioni, anche molto restrittive. Allora siamo soli? Non è detto: l'ipotesi contraria ha
almeno altrettanto buone ragioni da vantare. L'antropocentrismo fa certo meno notizia, ma
la notizia vera è che all'alba del Duemila sia di nuovo tornato sulla scena, e questa volta con
piena legittimità scientifica. |