Addio pillola| Il millennio dei figli in provetta |
| La pillola contraccettiva ha compiuto i suoi primi cinquant'anni e ha perso l'aura peccaminosa che ne fece l'anticoncezionale per
antonomasia. Uno dei simboli della rivoluzione sessuale. Nacque chiacchierata in pieno baby-boom e segnò - piaccia o non piaccia -
uno spartiacque storico: quello che separa la riproduzione umana dal piacere sessuale. Un crinale sul quale è tumultuosamente
cresciuta la frontiera delle biotecnologie della riproduzione. Solo che, a cinquant'anni di distanza, nel mondo sviluppato sembra
essersi invertito il segno della domanda sociale: e se allora il problema chiave era evitare gravidanze indesiderate, oggi l'accento si è
spostato sulla cura della sterilità di massa. Un rovesciamento di prospettiva gravido di conseguenze. La pillola per antonomasia,
senza necessità di denominazione, è passata alla storia col nome di Gregory Pincus, uno scienziato eccentrico, morto a
sessantaquattro anni nel 1976 orfano del Nobel, che mai avrebbe potuto - come si dice - andare fino in fondo, se non avesse
incontrato una "pasionaria" della pianificazione familiare, Margareth Sanger. Fu lei a convincere la miliardaria settantacinquenne
Katherine McCormick a mettere a disposizione i primi 40mila dei due milioni di dollari necessari alle ricerche. Non molti sanno,
tuttavia, che il farmaco ha anche un altro padre, il professor Carl Djerassi, che nel 1951 - a Città del Messico - mise a punto la
formula del "noretisterone", la prima sostanza in grado di bloccare l'ovulazione.
Non meno eccentrico, Djerassi è oggi professore di Chimica alla Standford University di Palo Alto (California) e gira il mondo con la
moglie divulgando le sue teorie con una sorta di "animazione teatrale" sull'immacolata mis-concezione. Se si perdona il bisticcio di
parole, la parabola descrive infatti il passaggio dal coito senza riproduzione, consentito dalla pillola, alla riproduzione senza coito
offerta dalle biotecnologie contemporanee.
Djerassi, si trova a Roma per partecipare a un convegno internazionale di bioetica promosso dalla facoltà di Sociologia dell'Università
La Sapienza, che di questa complicata materia indaga gli aspetti legati alla giustizia e all'equità sociale. Il professore è venuto a fare
il punto sulla nuova idea di "procreazione umana", che si è sviluppata proprio a partire dall'alba della contraccezione chimica,
quando l'uomo è diventato l'unica specie animale che può far sesso senza generare. "Nel 1978 - ricorda - c'è stato il passo
successivo: l'invenzione della fecondazione in vitro, avvenuta in Gran Bretagna. L'anno dopo, con questa tecnica, nacque Baby
Brown, che oggi ha vent'anni". Da allora i "figli della provetta" sono trecentomila. La tappa seguente e importantissima è stata
l'invenzione dell'iniezione spermatica intercitoplasmica, avvenuta in Belgio nove anni fa. E se la provetta ha segnato una nuova
rottura simbolica - la fecondazione non solo indipendente dal coito, ma addirittura extra-corporea - l'iniezione spermatica è l'inizio di
un processo che sembra avere un denominatore unico: la corsa al risparmio di spermatozoi. Djerassi, infatti, fa osservare che dei
circa due milioni di spermatozoi necessari a fertilizzare un ovulo in natura, ora ne basta uno solo per produrre in laboratorio un
embrione da ritrapiantare in utero. "Tutto questo - prosegue - riduce il ruolo del maschio nella riproduzione a una funzione
insignificante". Ma, volendo, il paradosso si può rovesciare in fantasia di potenza: "Una sola eiaculazione - precisa il professore - è
infatti teoricamente sufficiente, secondo una proiezione matematica, a fecondare milioni di donne, se è vero che per ciascun uovo
basta uno spermatozoo solo".
Insomma, se guardiamo le cose con un po' di umorismo, il millennio si chiude con la fine della mitica corsa verso il traguardo, che
abbiamo visto al cinema in "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso", con Woody Allen travestito da spermatozoo: perché
a ciascuno è assegnata in partenza una missione biologica di successo. Le ricerche che oggi consentono la determinazione del
sesso del nascituro e la cura dell'azospermia hanno in questa tecnologia un valido supporto. "Ci sono infatti spermatozoi - spiega
Djerassi - che sono geneticamente a posto ma che "non sanno nuotare" perché sono immaturi". In altre parole, l'iniezione
spermatica intercitoplastica offre anche ai "pigri" un traguardo sicuro. Per ora, i successi tecnologici si contano in termini di
diecimila bambini già nati con l'applicazione di questa tecnica.
C'era una volta la pillola... Allora le domande riguardavano gli effetti secondari: è il caso di ricordare che le prime "bombe ormonali"
furono sperimentate sulla pelle del mondo povero, a Portorico e Haiti: la pillola in uso oggi - nel mondo la prendono settanta milioni di
donne - è un succedaneo molto più sofisticato. E se tutto - come dice Djerassi - è cominciato lì, gli interrogativi del momento
appaiono molto più inquietanti. Ed è lecito chiedersi - come fa anche lui - se lo sviluppo tecnologico risponda alle domande di
società dove nascono sempre meno bambini e il desiderio di maternità si affaccia sempre più tardi. Oppure se non sia la tecnologia
a indurre bisogni nuovi. Fatto sta che la nuova frontiera è certamente quella dell'età. "Gli organi riproduttivi - spiega il professore -
hanno età diverse: l'utero è un incubatore e si conserva perfettamente anche dopo i cinquant'anni, le ovaie invece invecchiano. Ma
oggi si può pensare di prelevare gli ovuli prima di conservarli per utilizzarli dopo...". Insomma, basta un frigorifero per superare il gap.
Ecco che la fecondazione, oltre che extra-corporea e senza sesso, diventa anche senza età.
Erica Jong, la scrittrice americana che forse ha incarnato con maggiore successo l'era della rivoluzione sessuale, ha scritto nei
giorni scorsi che l'anticoncezionale per eccellenza appare ancora troppo poco evoluto rispetto agli effetti secondari e che non
risponde più alle necessità di oggi. Nel mondo funestato dall'Aids torna in auge il preservativo: e appare poco sensato usarlo
associato alla pillola. La domanda da rivolgere alla scienza, allora, è forse un'altra: perché tanto clamore sulle tecnologie della
riproduzione, mentre per mettere a punto contraccettivi sicuri e meno rozzi ormai si investe poco? Non sarà perché il baby-boom
ormai riguarda soltanto il mondo povero? |