| Ritornare alla politica? È questione
d'identità |
| Francesco Viola, "Identità e comunità", Vita e Pensiero, pp. 230, £. 30.000 | Forse perché siamo tutti almeno in parte condizionati dai ruvidi insegnamenti di
Niccolò Machiavelli, forse perché - inutile negarlo - nella politica ci crediamo sempre meno, sta di fatto che quando troviamo qualcuno che ci invita a riflettere sul nesso che dovrebbe collegare morale e politica, le nostre reazioni oscillano fra l'incredulità e l'amarezza. Ma proprio perché le cose stanno assai probabilmente in questi termini diventa ancora più meritorio lo sforzo di chi continua ad affaticarsi intorno alla questione del senso morale della politica, come ha recentemente fatto Francesco Viola rielaborando e raccogliendo nel volume "Identità e comunità" (Vita e Pensiero,
pp. 230, £. 30.000) vari saggi già pubblicati in riviste e volumi collettanei. Per
connettere morale e politica, Viola ha fatto ricorso al concetto di comunità: "La tesi
che sostiene quest'indagine - egli annota - è che non vi può essere politica come
attività se non v'è politica come comunità, essendo questa il luogo dove si realizza
l'autentica e piena fioritura della persona umana. In tal modo la politica, non più
semplicisticamente identificata con gli apparati istituzionali, può ritrovare in un
contesto democratico il suo senso morale". Viola è altresì convinto che il recupero
della dimensione comunitaria della politica si imporrà necessariamente per far uscire
la società contemporanea dalle secche in cui l'hanno costretta da una parte
l'individualismo e dell'altra il pluralismo: "Sono proprio le identità individuali e
collettive a richiedere, non solo per la loro protezione e per il loro sviluppo, ma per la loro stessa costituzione un riconoscimento politico. Più che mai l'individuo ha
bisogno, per elaborare e realizzare i proprio progetti di vita, di un contesto pubblico
che coltivi e renda accessibili una grande quantità di beni. Ciò vuol dire che per ben
costruire la propria identità personale bisogna cooperare con gli altri nel mantenere
aperto e vitale tutto l'orizzonte del bene umano". Non è difficile notare come il
discorso di Viola vada a coinvolgere alcuni temi cruciali dell'odierno dibattito sulla
politica, prima fra tutti quello del ruolo dello Stato e del suo rapporto con gli
individui: "Il bisogno dello Stato cresce - si legge nelle "Conclusioni" -, ma al
contempo diminuisce la sua legittimazione a restringere la libertà degli individui.
Nella misura in cui la politica è stata identificata con la sovranità dello Stato, la crisi
di efficacia e di legittimazione di quest'ultima produce la perdita di senso della
prima". In questo contesto, la soluzione del problema va cercata, secondo Viola, nella riconsiderazione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica e nella sua
collocazione in una prospettiva non più dicotomica, secondo cui la fondamentale
domanda "chi sono?", che "sorge da quello che tradizionalmente siamo abituati a
considerare il "privato", esige una risposta anche sul piano pubblico, cioè un
riconoscimento da parte della società". |