Queste cellule sembrano tanti ZeligLA "LINEA EMBRIONALE " DEL '99 E LA MANIPOLAZIONE UMANA I problemi suscitati a livello etico e la confusione
in Italia e nella Ue |
| " Science", l'autorevole rivista dell'Associazione Americana per l'Avanzamento delle Scienze (AAAS), l'ha eletta a "scoperta dell'anno". Perché, come ha scritto il direttore Floyd E. Bloom, apre nuove e formidabili possibilità in medicina, ma apre anche
nuovi e formidabili problemi etici. Si tratta della scoperta, anzi di una lunga serie di scoperte, relativa alle cellule staminali. Quelle cellule che troviamo negli embrioni, nei feti e persino nelle persone adulte che, come dicono i biologi nel loro gergo, sono indifferenziate e totipotenti. Ovvero non hanno ancora acquisito caratteri definitivi e possono trasformarsi, a comando, come una sorta di Zelig microbiologico, in cellule specializzate di una qualsiasi parte dell'organismo: del sangue, del fegato, del cervello. La novità sta in quel a comando. Che fino allo scorso anno era un'espressione che sottintendeva un comando non cosciente, proveniente dal sistema combinato geni/ambiente. E che dallo scorso anno comincia a sottintendere un comando cosciente, controllato dall'uomo. Le formidabili scoperte relative alle cellule staminali sono state, essenzialmente, queste. Lo scorso mese di gennaio un gruppo di scienziati, tra cui l'équipe guidata dall'italiano Angelo Vescovi dell'Istituto Neurologico Besta di Milano, hanno dimostrato che cellule staminali indifferenziate prelevate dal cervello di topi adulti e immesse nel sistema circolatorio, possono trasformarsi in
cellule del sangue mature. Chiaro indizio che le cellule staminali conservano pressoché intatte la loro capacità alla Zelig e anche in animali adulti, segnati dal tempo, riescono a trasformarsi in una qualsiasi cellula del corpo.
Nei mesi successivi altri gruppi indipendenti di scienziati hanno verificato che: a) cellule staminali adulte (di adulti) presenti nel midollo dei ratti possono trasformarsi in cellule di fegato; b) se le medesime cellule staminali del midollo sono iniettate nel cervello di giovani ratti, diventano vivaci neuroni (cellule cerebrali); c) cellule staminali di muscolo possono trasformarsi in mature cellule del sangue.
A questo punto non abbiamo solo la prova provata, eccitante per ogni microbiologo, che le cellule staminali sono (pressoché) indifferenti alla storia dell'organismo che le ospita e conservano intatta la loro totipotenza. Ma abbiamo anche la prova provata, eccitante per ogni medico, che esiste una fonte (che qualcuno ha già definito di giovinezza) a cui attingere per riparare, con materiale fresco, i nostri malanni cellulari. Il numero di gravi malattie, traumatiche o degenerative, dei muscoli, del cuore e persino del cervello che potrebbero (potenzialmente) essere curate, semplicemente prendendo cellule fresche (staminali) in una parte qualsiasi del corpo e portandole nell'ambiente minacciato dove ci sono le cellule malate da sostituire, è persino difficile da valutare.
Dinanzi a queste possibilità, formidabili per l'appunto, ci sono grossi ostacoli: il primo è che non sappiamo se quel che succede nei topi, avvenga anche nell'uomo.
Ma ecco, quasi a complemento della prima, la seconda linea di ricerca sulle cellule staminali esplosa nel 1999. La linea embrionale. Lo scorso mese di novembre, due gruppi di ricercatori americani hanno annunciato di aver trovato il modo per isolare e far moltiplicare (coltivare, dicono i biologi) in provetta cellule staminali di embrioni e feti umani. Tutte queste cellule coltivate sembrano conservare la possibilità di differenziarsi. Cioè di diventare cellule adulte mature. Eccola, dunque, la fonte umana di nuovi tessuti, cuori e cervelli. Sennonché...
Sennonché qui finiscono i (o molti dei) formidabili problemi scientifici e iniziano i formidabili problemi bioetici. Perché manipolare embrioni umani per trasformarli in fabbriche di organi e tessuti è una possibilità che molti giudicano moralmente non percorribile. L'embrione ha una dignità che non può essere sacrificata. Nemmeno per salvare vite umane.
La discussione, in realtà, è abbastanza aperta. Anche perché esistono embrioni, quelli prodotti in eccesso dalla pratiche di fecondazione in vitro, destinati comunque a morire. E il prelievo di una cellula staminale potrebbe essere, comunque, non dannosa per l'embrione. Cosicché molti pensano che la possibilità offerta dalle cellule staminali embrionali vada sottoposta a vincoli, ma non definitivamente chiusa. Fatto sta che in Francia l'alta corte considera proibita ogni attività di ricerca su embrioni umani. In Gran Bretagna si è chiesto ed è stato imposto un anno di moratoria su questa ricerca. E negli Stati Uniti la vicenda è a dir poco complicata. All'inizio dello scorso mese di dicembre i "National Institutes of Health" (NIH) hanno emanato le linee guida per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. E' proibito: usare cellule staminali per creare embrioni umani; creare embrioni per la ricerca; creare chimere. Ma la proibizione riguarda solo le ricerche finanziate con fondi pubblici (quelle su cui gli NIH hanno giurisdizione). I privati non hanno vincoli. E, anzi, i ricercatori pubblici possono fare ricerca su linee cellulari derivate da embrioni umani, purché queste siano state derivate in centri privati. Insomma, è concesso ai privati ciò che è proibito al pubblico. E qualcuno già immagina che da questa insolita asimmetria possano nascere traffici poco chiari.
E in Italia? Beh, in Italia, come in tutta l'Unione Europea, la situazione non è meno confusa. La Convenzione europea sugli embrioni umani è abbastanza ambigua. E non ci sono leggi nazionali capaci di regolare i nuovi sviluppi proposti dalle ricerche sulle cellule staminali. In questo vuoto e mentre il Comitato Nazionale di Bioetica sta per elaborare le sue proposte, molto è affidato alla coscienza dei singoli ricercatori. Quello che manca è un vero dibattito. Forse occorrerebbe che tutti parlassimo di più dei benefici e dei rischi che ci offre la moderna biologia. Per poi prendere, insieme, decisioni meditate su aspetti che, lo vogliamo o no, riguardano già direttamente la nostra vita. |