RASSEGNA STAMPA

11 GENNAIO 2000
FRANCESCA ANGELI
La Chiesa gela gli entusiasmi di Veronesi: "No ad ogni tipo di procreazione artificiale"
La Chiesa è fondamentalmente contraria a qualsiasi tecnica che coinvolga l'embrione, la vita al suo nascere. Il Vaticano gela gli entusiasmi del ministro della Sanità, Umberto Veronesi, al quale era parso di cogliere maggiore disponibilità da parte dei cattolici nei confronti di alcune nuove tecniche scientifìche patrocinate dal governo. La Chiesa ritiene inoltre che sarebbe inopportuno regolamentare il campo della fecondazione assistita per via amministrativa, un tema tanto delicato esige invece un dibattito Parlamentare.
I cattolici dunque bocciano la Tnsa, il trasferimento di nucleo da cellule somatiche che permette la creazione di cellule staminali senza coinvolgere l'embrione. Tecnica illustrata due giorni fa in Consiglio dei ministri e molto apprezzata dal governo, che ha promesso di sostenere,, la sperimentazione in questo campo. Giudizio sospeso, invece, ma orientato comunque verso la condanna, da parte del Vaticano come ha tenuto a chiarire il vicepresidente della Pontificia Accademia, per la Vita, monsignor Elio Sgreccia in un'intervista rilasciata ieri a Radio Vaticana. Sgreccia ricorda che il Vaticano ha espresso "riserve e critiche a questa proposta", chiedendo semplicemente di conoscere la documentazione scientifica che riguarda la Tnsa e che non è ancora stata pubblicata.
E questo, spiega Sgreccia, "non rappresenta affatto un'apertura o un credito anticipato". Sgreccia rifiuta inoltre la distinzione tra la Tnsa e la clonazione secondo la tecnica inglese, detta Donaldson. "Ci risulta che la tecnica sia la stessa obietta il religioso -. Allora non riusciamo a capire come la stessa tecnica possa dare risultati diversi e non dar luogo alla formazione di un embrione ma piuttosto, come prospetta l'ipotesi della commissione ministeriale, a corpi embrioidi". Il vescovo si chiede se sia possibile produrre i corpi embriodi senza passare per l'embrione, cosa che "non sembra nemmeno credibile stando alle attuali conoscenze scientifiche". Le obiezioni di carattere etico riguardano il fatto che "dopo il conseguimento di altri stati - spiega Sgreccia - vorremmo vederci chiaro sulle condizioni che li hanno prodotti".
Pollice verso anche per la proposta di congelamento degli ovociti non fecondati al posto degli embrioni visto che, dice Sgreccia, "si tratta comunque di procreazione artificiale, fuori dall'atto coniugale, con tutti i possibile interventi che si possono fare in questa situazione e con le conseguenze ed anche i risvolti che possono avvenire". "I problemi etici rimangono ugualmente - insiste Sgreccia - se si vogliono evitare, ed è questa la posizione ufficiale della Chiesa cattolica, bisogna evitare la procreazione artificiale tout court".
Bocciata dalla Santa Sede, ovviamente, anche l'altra ipotesi avanzata da Veronesi: l'utilizzazione degli embrioni già congelati e quindi destinati comunque alla distruzione dopo un certo periodo di tempo. Per monsignor Sgreccia, infatti, "gli embrioni sono esseri umani vivi ed è già crudele sottoporli al congelamento". Dire sì alla sperimentazione sugli embrioni per la Chiesa aprirebbe quindi la via ad aberrazioni quali l'uso di un esser umano, malato o moribondo, come fonte di pezzi di ricambio. E questo perché per la Chiesa un embrione è un essere umano a tutti gli effetti con tutti i diritti di un adulto. "Se si avalla il principio che gli embrioni possono essere usati come farmaci, come medicamenti, come pezzi di cellule da utilizzare in organismi malati, si ammette che un essere umano, quando ormai si prevede che debba comunque morire, possa essere utilizzato da altri che ne hanno bisogno - dice il vescovo -. Un principio inammissibile dal punto di vista etico e condannato sia dalla dichiarazione di Norimberga sia da quella di Helsinki. Nessuno può usare un uomo sopprimendolo perché i suoi pezzi servono ad un altro". In ogni caso il Vaticano chiede che di questa rnateria sia investito il Parlamento, perché la questione non può essere liquidata "con atti amministrativi nemmeno ministeriali". Insomma un chiaro invito al ministro a lasciare chiuso nel cassetto il regolamento destinato ai centri di fecondazione assistita che Veronesi ha già annunciato di aver messo a punto. Perché non è ancora stato emanato? Veronesi non intende scavalcare il Parlamento anche se l'urgenza di varare qualche regola è condivisa da tutte le forze politiche.
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