Piccoli convitati al gran Simposio| In una scuola elementare di Pietrasanta, dodici bambini di dieci anni, due maestri e un
docente universitario discutono di filosofia. Così nasce un piccolo dialogo platonico, "Le
domande sono ciliege" curato da Alfonso M. Iacono e Sergio Viti e edito da manifestolibri |
| Se conoscete uno di quegli adulti di poca memoria che ancora definiscono l'infanzia come "l'età
spensierata", regalategli Le domande sono ciliege, ovvero Filosofia alle elementari - a cura di Alfonso
M. Iacono e Sergio Viti, manifestolibri, pp. 144, L. . 22.000 -, un libretto di facile e piacevole lettura, che
sfata però molti pregiudizi e mette in campo temi e interrogativi fondamentali, e non solo nel campo della
pedagogia e/o della conoscenza dei bambini.
Non è facile dare una definizione di questo libro, che non è fiction, ma non è nemmeno un saggio. Il
"genere letterario" a cui meglio si può paragonare è il "dialogo platonico", per intenderci quel Convivio
o quel Fedone di cui conserviamo qualche ricordo dai tempi del liceo.
Anche qui c'è un piccolo gruppo di persone amiche che si sono riunite esclusivamente per conversare.
Non per chiacchierare del più e del meno, o per fare pettegolezzi, ma per interrogarsi su temi importanti
quali l'amore, la morte, la verità, la giustizia... E, come sempre succede in queste occasioni, le risposte che
azzardano i singoli convitati, lungi dal "risolvere il problema", non fanno che suscitare nuove domande.
Solo che non ci troviamo nella sala dei banchetti di un nobile ateniese discepolo di Socrate, ma in una
scuola elementare della Toscana, a Pietrasanta, e i convitati sono dodici bambini di dieci anni, due
maestri elementari e un ospite "esterno", un docente universitario di filosofia - Alfonso M. Iacono -
abituato in genere a un tipo diverso di commensali.
Quindici persone che su un piano di assoluta parità, conversano in due occasioni - due giorni diversi,
due incontri successivi - di argomenti "filosofici" quali il senso della vita, la libertà e la predestinazione,
l'immortalità dell'anima, il senso di responsabilità, le passioni, l'intolleranza, la felicità e altri temi della
stessa levatura. Un terzo incontro avviene circa tre anni più tardi, quando i ragazzi sono ormai alle medie.
Non si tratta di lezioni, né di esercitazioni o verifiche. Non ci sono voti né giudizi. Solo il piacere di
ragionare, l'amore della conoscenza, la filo-sofia appunto. Che i bambini non siano all'altezza di capire la
filosofia è un altro di quei pregiudizi che ci rendono così difficile comunicare con i nostri figli più piccoli.
Nel 1999, al FestivaLetteratura di Mantova, il settore infantile era dedicato all'argomento "Nodi", intesi
nella loro accezione più ampia. Quando come tema del mio intervento dissi che avrei parlato de La
Poetica di Aristotele, perché mi sembrava l'esempio migliore per spiegare come alla base di qualsiasi
narrazione drammatica ci siano un nodo e gli sforzi del protagonista per scioglierlo, tutti mi dissero: - Sei
pazza! Cosa vuoi che ne capiscano i bambini di Aristotele?
Invece l'incontro andò benissimo. Il giovane pubblico era interessato e partecipe. I bambini capirono
così bene i punti essenziali del ragionamento di Aristotele, che si divertirono a leggere secondo lo
schema elaborato dal filosofo greco - e da lui esemplificato con la trama dell'Odissea - i loro libri preferiti,
come Matilde di Rohal Dahl, il mio Polissena del Porcello, Pinocchio e altri classici per l'infanzia. E
questo sebbene per loro l'invito a "fare filosofia" fosse del tutto estemporaneo e improvvisato.
I dodici scolari della scuola toscana protagonisti de Le domande sono ciliege invece al momento
dell'incontro col docente universitario, avevano già da tempo l'abitudine a ragionare con i loro
insegnanti sul senso più profondo delle cose, partendo dalla loro esperienza personale o da letture di
varia natura.
Tornano spesso nei dialoghi i riferimenti al Buzzati de La famosa invasione degli Orsi in Sicilia, o al
Tournier di Venerdì o la vita selvaggia, ma anche al Foucault del Discorso sulla Verità. Ma non
sapevano che quel loro ragionare era filosofia, e quando lo hanno scoperto ne sono stati
contemporaneamente stupiti e compiaciuti.
Dopo la lettura di Foucault quello della "parresìa", ovvero della verità prima di tutto, la verità costi quello
che costi, era un argomento che li aveva affascinati e li aveva autorizzati a esprimere senza nessuna
timidezza il loro giudizio etico anche su temi politici, economici ed ecologici di portata planetaria.
Ma le due giornate di dialogo vedono sviscerare anche argomenti meno usuali, come la reincarnazione e
la metempsicosi, la dualità della psiche umana, il perché Dio debba essere considerato maschio e non
femmina, la necessità o meno di agire con giustizia sapendo che nessuno verrà a sapere quello che fai....
E' apparso evidente, qualunque tema si trattasse, che la filosofia, cioè l'amore per il sapere, per la
conoscenza, non procede mai separata dall'etica.
E questo suggerisce al lettore una confortante riflessione su un tema di cui oggi la sinistra discute con
timidezza, senza avere il coraggio di difendersi dalle accuse della destra, cioè quello di una morale laica
abbastanza forte e radicata da poter fare a meno di premi o punizioni extraterrene.
Un altro argomento - di estrema attualità in tempi di riforma - su cui il libro chiama a riflettere è quello
della funzione della scuola, della educazione e della formazione, della trasmissione del sapere, della
stimolazione e legittimazione di un atteggiamento critico nella lettura della realtà.
Torna evidente il contrasto fra la scuola-azienda che si propone di formare forza-lavoro adatta e
adattabile alle richieste del mercato e la scuola "filosofica" che tende alla formazione globale della
persona, stimolandone l'autonomia, il giudizio critico, il senso di responsabilità e la forza interiore - ed
esteriore - se necessario, di non adattarsi. Essere filosofo in questo senso può essere anche Un mestiere
pericoloso, come sostiene Luciano Canfora nel gustoso Sellerio blu dedicato a La vita quotidiana dei
filosofi greci.
Eppure mai come di questi tempi il mondo ha bisogno di filosofi che invece di accettare le cose come
stanno, continuino instancabilmente a chiedersi "perché". Ben venga dunque la scuola che si adopera
fin dai primissimi anni a formare filosofi che mettono il mondo in discussione.
Che sia possibile che lo dimostrano i maestri Vito e Massimo. "Fuori dai miti e dalla retorica sui bambini
come esseri innocenti e buoni o come discoli da addomesticare e inquadrare, si tratta di avere rispetto
per l'infanzia e di sapersi porre in ascolto, di cercare insieme percorsi di senso", scrive nella prefazione a
Le domande sono ciliege il maestro Sergio Viti, e ancora "Apprendere è cambiare, è incontrarsi, è
divergere e allora occorre uscire dal ventre rassicurante del già detto (...) Bambini in viaggio: non
ammaestrati, ma accompagnati su strade che si intrecciano, si biforcano, si ricongiungono, per dirlo con
le parole di David Grossman, 'Bambini a zig zag'". |