RASSEGNA STAMPA

10 GENNAIO 2000
DUCCIO MACCHETTO
Viaggio nel Dna dell'universo
Le nuove frontiere dell'astrofisica presentate da Duccio Macchetto, direttore del telescopio Hubble
Con la costruzione di telescopi sempre più potenti potremo scrutare le origini materiali del cosmo. Oggi sono tre i grandi occhi che scrutano le stelle più antiche e le galassie. Entro il 2009 sarà pronto anche quello realizzato da Nasa ed Esa Nei prossimi vent'anni sapremo meglio come la vita evolve a livello molecolare e si organizza nell'ecosistema
L'astronomia è una delle scienze più accessibili al grande pubblico, perché catturando l'immaginazione ed il senso di meraviglia di tutti con i suoi risultati osservativi cerca anche la risposta a certe domande fondamentali che gli esseri umani si sono sempre poste: qual è l'origine dell'universo e quale sarà la sua futura evoluzione? Vi è stato un inizio dell'universo e, in questo caso, che cosa c'era «prima»? Cosa sappiamo veramente del nostro universo, e come siamo arrivati a questa conoscenza?
L'astronomia è una scienza diversa dalle altre scienze perchè gli astronomi possono misurare e osservare, ma non possono fare esperimenti o modificare le cose che osservano; le stelle e galassie sono troppo distanti perché si possa pensare di arrivarci! Per questo motivo, lungo tutta la storia dell'astronomia, l'osservazione è stata fondamentale per fare dei progressi e ha portato alla scoperta del telescopio e alla costruzione di telescopi sempre più grandi e potenti. Una parte fondamentale del progresso delle nostre ricerche è dovuta allo sviluppo che si è avuto nelle ricerche spaziali negli ultimi 20-30 anni. Queste hanno permesso la costruzione di sempre più evoluti e complessi telescopi astronomici che, operando al di fuori dell'atmosfera terrestre, osservano gli oggetti celesti nelle diverse lunghezze d'onda che sono assorbite dalla nostra atmosfera. Ma queste diverse onde luminose, che vanno dai raggi Gamma e raggi X passando dall'ultravioletto, al visuale, all'infrarosso, al millimetrico, fino alle onde radio, rivelano in ciascuna banda le diverse caratteristiche fisiche che sono alla base degli oggetti celesti. Se non avessimo accesso all'informazione che ci proviene da tutto lo spettro energetico, avremmo una idea molto limitata e distorta di fenomeni come l'evoluzione globale dell'universo, la costruzione delle prime galassie, la formazione dei buchi neri supermassivi al centro delle galassie. Grazie a potenti strumenti di osservazione nello spazio, quali il telescopio americano-europeo Hubble, o il telescopi di raggi X Chandra (Nasa) e Xmm/Newton (Esa) e grazie anche allo sviluppo di grandi telescopi ottici a terra quali il Vlt (Very Large Telescope) dell'Eso, alla fine del XX secolo siamo giunti a una tappa molto importante nella nostra comprensione dell'universo, del quale possiamo ora intravedere la struttura su grande scala. Questo è stato il risultato del lavoro di centinaia di astronomi, fisici e ingegneri, che costruendo ed usando telescopi con diverse tecnologie ci permettono di raccogliere e di studiare la luce che proviene dai punti più remoti del cosmo. Ma spesso la struttura che l'universo ci presenta non corrisponde a ciò che ci aspettiamo, ed è appunto questo che affascina sia gli scienziati che il grande pubblico. Nei prossimi 10-20 anni l'astrofisica spaziale farà grandissimi progressi grazie ai nuovi e ancora più potenti telescopi che stiamo disegnando. Ad esempio il Next Generation Space Telescope (Ngst), un telescopio di 6-7 metri di diametro che sarà costruito in collaborazione tra la Nasa e l'Esa e che sarà lanciato nel 2009. Quali sono le nuove domande che ci poniamo e alle quali vogliamo trovare risposta con questo e altri telescopi spaziali? Questo progetto si pone al centro di quella che noi chiamiamo la ricerca delle «origini»; cioè l'origine dell'universo, l'origine delle galassie e delle stelle che le formano e anche l'origine della vita stessa. Il programma del Ngst sarà quello di osservare le prime stelle e galassie che si sono formate nell'universo e con queste osservazioni studiare la forma e l'architettura dell'universo, esaminare come le galassie evolvono nel tempo e capire come le stelle e i pianeti si formano e interagiscono tra loro. Vogliamo anche capire come l'universo è arrivato ad avere la composizione chimica attuale, senza la quale mancherebbe il materiale di base per dare origine alla vita. Vogliamo poi cercare la soluzione di un mistero che dura ormai da troppi anni; l'universo sembra essere composto per la maggior parte di materia che noi chiamiamo oscura perchè non produce luce (come fanno invece le stelle). Abbiamo parecchie teorie sulla composizione di quello che costituisce almeno il 90% della materia dell'universo ma purtroppo le osservazioni attuali non sembrano favorire nessuna di queste ipotesi. Nei prossimi 20 anni dovremo poter risolvere anche questo problema che ha straordinaria importanza, sia per definire la futura evoluzione dell'universo, sia per chiarire quali tra le diverse possibili versioni del Big Bang che diede origine all'universo è quella corretta. La risposta a queste domande richiede osservazioni di oggetti che si sono formati nei primissimi tempi dell'universo, e la cui radiazione è spostata verso lunghezze d'onda che cadono nell'infrarosso data la velocità di espansione dell'universo stesso. Il Ngst sarà costruito appunto per osservare quelle frequenze e potrà vedere oggetti 400 volte più deboli di quelli che si possono vedere con i più grossi telescopi dalla Terra. Un altro campo nel quale prevedo un'enorme espansione di interesse sia a livello scientifico che a livello del grande pubblico è l'astrobiologia che unisce i biologi e gli astronomi nella grande ricerca degli origini della vita. Più specificamente, nei prossimi 20 anni dovremo essere in grado di dare risposte almeno parziali a domande fondamentali quali: come incomincia ed evolve la vita? esiste la vita altrove nell'universo? quale sarà il futuro della vita sulla nostra Terra e altrove?
Uno schema di attacco a questi problemi deve per forza incominciare dallo studio dell'origine della vita sulla Terra, determinare i principii responsabili dell'organizzazione della materia in sistemi che hanno vita, esplorare come la vita evolve a livello molecolare, di microorganismo e di ecosistema, determinare i processi che hanno portato alla formazione della biosfera terrestre e la sua evoluzione sulla Terra. Per poter rispondere alla domanda se la vita esiste altrove nell'universo, dobbiamo sapere quali sono i limiti fisici entro i quali la vita può esistere e sopravvivere, e cercare pianeti simili al nostro, determinare quali sono le condizioni che rendono un pianeta abitabile e quante probabilità ha l'ipotesi che questi pianeti esistano nella nostra galassia e nell'universo. Dobbiamo poi saper riconoscere le caratteristiche della vita, e misurarle a distanza su altri pianeti. Per incominciare, potremo studiare e addirittura misurare queste possibilità nei pianeti e satelliti del nostro sistema solare con l'esplorazione di Marte, Europa, Ganimede, eccetera. Alla fine dovremo capire come i diversi ecosistemi rispondano ai cambiamenti prodotti dalla vita stessa. Sulla nostra Terra possiamo già vedere il risultato del riscaldamento globale prodotto dagli esseri umani; dobbiamo capire come il nostro e altri pianeti rispondono a lungo termine a questi mutamenti del loro ecosistema. Il programma di studio e lavoro che ho descritto vede l'astronomia al centro di una nuova disciplina e metodologia che ci porterà a poter affrontare interrogativi importanti dal punto di vista scientifico e filosofico, che hanno anche importanti conseguenze e ripercussioni nella nostra vita di tutti i giorni e per il nostro futuro di esseri umani su questa Terra.
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