RASSEGNA STAMPA

9 GENNAIO 2000
CLAUDIA DREIFUS
Stephen Gould: insegnanti pavidi aiutano il creazionismo
Intervista al paleontologo americano dopo che nelle scuole del Kansas lo studio delle teorie evoluzionistiche è diventato materia facoltativa
"E non credo che i nostri comportamenti siano sempre imputabili a fattori genetici"
Il paleontologo Stephen Jay Gould, presidente dell'Associazione Americana per il Progresso della Scienza, docente di biologia alla New York University, e di geologia a Harvard, si gode il pomeriggio assolato nella sua mansarda nel quartiere di Soho. Gould, 58 anni, ha passato gran parte della propria vita gravitando attorno a Manhattan. Cresciuto nel Queens degli anni Cinquanta in una famiglia di operai, quando Manhattan era l'irraggiungibile city, Gould ricevette il suo incarico a Harvard nel 1967, e di conseguenza si trasferì a Cambridge. Quattro anni or sono, divorziato, sposò Rhonda Roland Shearer, scultrice e storica dell'arte di Manhattan, oggi quarantacinquenne.
Insieme, si sono stabiliti a Soho, in una grande casa affollata di lampade Tiffany, opere d'arte e libri scientifici. Con i suoi 19 libri e i saggi per la rivista Natural History, Gould si è imposto come il più accreditato ed eloquente esponente della teoria darwiniana dell'evoluzione delle specie viventi. Recentemente Gould è stato criticato sulle colonne del "New Yorker", che intravedeva nell'enfasi data da Gould alla casualità nell'ambito del processo evolutivo un involontario contributo a favore della teoria del creazionismo. Gould si è rifiutato di ribattere all'articolo in questione, ma ha accettato di rispondere su altri aspetti della diatriba politica in atto negli Stati Uniti tra "evoluzionisti" e "creazionisti".
Qual è stata la sua reazione quando ha appreso che il Comitato Scolastico dello Stato del Kansas ha declassato a "facoltativo" l'insegnamento delle teorie evoluzionistiche nelle ore di biologia?
Ho pensato che i cittadini del Kansas rimarranno sconcertati dalla stupidità della decisione e che l'anno prossimo non voteranno più lo stesso Comitato. Si tratta di una decisione assurda. E' come dire: "Continuiamo a insegnare inglese ma non è più obbligatorio insegnare la grammatica." I seguaci del creazionismo, comunque, non riescono a imporre ciò che vorrebbero (e cioè l'abolizione dell'insegnamento delle teorie darwiniane, ndr) grazie alle passate sentenze della Corte Suprema. Non hanno grandi possibilità di attaccare sul piano legale; probabilmente questa è l'unica strada che hanno potuto intraprendere. Quello che è accaduto è dovuto al fatto che nessuno va più a votare per eleggere il Comitato Scolastico. Ne consegue che le minoranze più agguerrite possono avere il sopravvento. Per avere la meglio in Kansas, questo gruppo di fondamentalisti ha dovuto lottare per tre tornate elettorali, e può contare su di una maggioranza di un solo voto: sei contro quattro; ma quattro candidati dovranno essere rieletti l'anno prossimo. Il pericolo maggiore non è comunque rappresentato da queste manovre elettorali. Piuttosto, il problema è costituito da migliaia di insegnanti non proprio coraggiosi, come la maggior parte degli esseri umani, che pare insegnino sempre meno le teorie evoluzionistiche per evitare questioni con i genitori. E il fenomeno non si può quantificare.
Il creazionismo è un fenomeno unicamente americano?
Sì, e basta poco per rendersene conto. Non esiste altrove nel mondo occidentale. In Europa non capiscono neanche perché ne parliamo. Penso ci siano due cose che gli intellettuali europei non capiscono degli americani: da una parte la vicenda di Bill Clinton e Monica Lewinsky, e la nostra ossessione al riguardo. In secondo luogo, si chiedono perché mai ci debba essere un movimento anti-evoluzionista in un Paese scientificamente moderno.
Nelle scienze sociali è sorta recentemente la tendenza a spiegare i problemi sociali con teorie neo-darwiniste: una sorta di rinascita mutante del darwinismo sociale del tardo Ottocento. Come mai accade ora?
Siamo in un'epoca conservatrice e penso che per i conservatori sussista la tentazione di ribattere: "Perché chiedete cambiamento o eguaglianza quando lo stato delle cose riflette l'ordine naturale dell'umanità?". Penso inoltre che al giorno d'oggi abusiamo talvolta del nome di Darwin per tentare di alleviare il disappunto che proviamo nei confronti dei nostri difetti peggiori. Ad esempio, se non ci piacciono il nostro essere aggressivi o le nostre discriminazioni sessiste, possiamo cercare di metterci il cuore in pace dicendo a noi stessi: "Beh, siamo fatti così. Non c'è nulla da fare".
Pensare che "è questione di geni" è diventato molto popolare, ad esempio, tra i sostenitori dei diritti degli omosessuali.
La nostra epoca propende, a mio avviso erroneamente, per le spiegazioni genetiche, che affiorano ovunque. Credo si tratti di un'arma a doppio taglio. Se punti tutto su una carta, cosa fai se scopri di avere sbagliato? Io non baserei la difesa di una piccola diversità giustificabile, sulla sua presunta natura biologica. Preferisco abbracciare la posizione che la biologia non c'entri: è una questione di etica.
Che cosa rappresenta la scrittura per uno scienziato?
Scrivere è il miglior modo per organizzare i pensieri e presentare le cose nel modo più preciso ed elegante possibile. Molti scienziati non amano scrivere, e la maggioranza preferisce restare in laboratorio e dedicarsi al proprio lavoro. Usciti di lì, hanno terminato. Io credo che la scrittura costituisca un dovere, necessario per far conoscere il lavoro, ma molti scienziati la affrontano malvolentieri. Concettualmente, non fa parte del loro processo creativo. Io la vedo diversamente.
Appena ottengo dei risultati, non vedo l'ora di metterli per iscritto: è la sintesi, l'esplorazione delle conseguenze e del significato.
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