| In futuro avremo un pianeta federale |
| Otfried Höffe, "Demokratie im Zeitalter der Giobalisierung", C.H.Beck, München 1999, pagg. 464, Dm 68. | Una filosofia politica che voglia affrontare le sfide centrali del nostro tempo non può tirarsi indietro di fronte al fenomeno della globalizzazione. E' con lo spirito di tentare una nuova, chiara e completa definizione di questa espressione che Otfried Höffe, dotto e autorevole filosofo politico tedesco, presenta su questo soggetto uno studio ampio, minuzioso e articolato, dedicato alla democrazia all'epoca della globalizzazione, appena uscito presso l'editore Beck di Monaco.
La globalizzazione, spiega Höffe, non ha luogo solo nell'economia ma si estende alla politica, alle scienze, all'istruzione e alla cultura, come pure alla criminalità organizzata e all'inquinamento ambientale. Dall'analisi della globalizzazione e dei suoi aspetti Höffe deduce un bisogno impellente di intervento che non può però provenire unicamente dagli stati sovrani esistenti e neppure dagli strumenti della diplomazia classica, del diritto e delle organizzazioni internazionali. Secondo Höffe la situazione richiede "un nuovo ordine mondiale" soggetto alle condizioni della democrazia
liberale: una repubblica universale insomma, da istituirsi gradualmente, fondata sui principi di giustizia, sussidiarietà e federalismo e sostenuta da una teoria delle virtù civili universali.
Al posto delle alternative da lui stesso proposte all'analisi, ovvero un governo senza stato (new institutionalism) e una democratizzazione generale degli stati del mondo, Höffe delinea il modello di una repubblica universale, completa di compiti e istituzioni. Non certo uno stato globale superpotente bensì un ordine universale graduato, democratico e fondato sul diritto. Questo perché la repubblica universale federale non è soltanto, secondo Höffe, una realtà in fieri: è un dovere morale che l'umanità è obbligata a portare a compimento.
Höffe non sembra dar peso all'idea che la prospettiva di un simile monstruum possa non incontrare solo fautori incondizionati. L'auspicio di Höffe è così convinto e entusiasta da portarlo a spiegare agli scettici che la repubblica universale non è solo un'utopia bella quanto irrealizzabile né tantomeno un nobile ideale per cui lottare anche se tale destinato a rimanere, ma una felice condizione che in tempi neanche tanto lontani abbraccerà l'umanità intera. Hegelianamente quindi, se la necessità storica spinge in quel senso, favoriamo e salutiamo il temporis partus masculus preparandogli per tempo il corredino.
La posizione di Höffe non è quella di prendere atto di un fatalismo economico e cercare che esso realizzi il suo corso in modo indolore, bensi di favorire in tutti i modi la globalizzazione offrendole un adeguato sussidio politico-giuridico.Una struttura di questo genere fornirà a suo avviso le migliori condizioni per la fioritura della pace, del diritto, dei diritti: sarà una struttura democratica federale che si aggiungerà agli stati e darà a ogni essere umano la qualifica, oltre che, poniamo, di francese e di europeo, di cittadino del mondo.
Höffe ricostruisce alcune possibili obiezioni per poi demolirle sistematicamente a una a una. Ne cito solo alcune: quella kantiana, secondo la quale una repubblica mondiale sarebbe un mostro difficile da governare e impossibile da controllare per la sua estensione; l'obiezione comunitarista, che vede nell'unità politica mondiale il rischio della soppressione del diritto alla differenza, delle tradizioni locali, del senso della giustizia e della solidarietà nell'accezione della comunità di appartenenza; l'obiezione liberale che nota che per proteggere i diritti e garantire la pace esiste un metodo assai più semplice ovvero la democratizzazione di tutti i paesi, già che la democrazia liberale difende i diritti umani all'interno degli stati e non attacca militarmente, almeno non le altre democrazie, all'esterno.
Ma tutte queste obiezioni non reggono agli occhi di Höffe, intento a predisporre le condizioni migliori per questo fenomeno, immanente a suo avviso al divenire storico. La storia dell'umanità è una storia di globalizzazione, è un destino che ha avuto inizio con l'uomo e del quale ora vediamo solo segnali più chiari e inequivocabili che nel passato. La parola d'ordine della globalizzazione richiede moralmente, sostiene Höffe, il superamento dei confini nazionali, un nuovo ellenismo aperto alle differenze sociali e culturali; non un imperialismo culturale da parte delle aree europee, giapponesi, nordamericane, bensì un insieme armonioso di concetti e asserzioni universali. Neppure vi sarà una lingua unica prevaricatrice quanto una comunità di lingue tramite le quali praticare quello scambio di argomenti, visioni ed esperienze che è l'elemento vitale della democrazia.
Insomma, argomenti ideali e normativi si intrecciano, nella analisi di Höffe, a tematiche realiste ed empiriche. Se una pretesa universale alla giustizia può sembrare infatti idealistica, realistico è l'argomento della necessità di azioni globali: se gli stati vogliono mantenere le loro sfere di azione sul mercato mondiale politico ed economico devono lasciarsi andare alle innovazioni: e la più importante e radicale, necessaria e auspicabile, secondo Höffe, è l'ordine statale e giuridico mondiale a carattere democratico della repubblica universale: e che Dio ci scampi dal Leviatano globale. |