RASSEGNA STAMPA

9 GENNAIO 2000
MARIO RICCIARDI
Tre Rawls in equilibrio
John Rawls, "Collected Papers", ed. by Samuel Freedman, Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1999, pagg. 656, £ 24.95.
John Rawls, "La giustizia come equità", a cura di Gianpaolo Ferranti, Liguori, Napoli 1995, pagg. 288XLV. L. 58.000.
L'uscita di un nuovo libro di John Rawls è già una notizia. Se poi a essa si accompagna l'annuncio dell'imminente pubblicazione di altri due libri dello stesso autore, si può parlare di un evento. Rawls ci ha abituato ad aspettare molto i suoi libri (tra A Theory of Justice e Political Liberalism sono passati più di vent'anni). Questi Collected Papers. curati da Samuel Freedman, sono una sorta di materiali per un bilancio che il più autorevole filosofo politico contemporaneo consegna ai lettori. Ad essi seguirà fra alcuni mesi, un volume dedicato a The Law of Peoples Harvard University Press) e uno che raccoglierà (presso la stessa casa editrice) le sue lezioni su Leibniz, Hume, Kant e Hegel.
Perché un bilancio? Scorrere l'indice (che comprende 26 saggi e una intervista che coprono un periodo che va dal 1951 al 1998) è un po' come seguire passo dopo passo l'intenso lavorio che ha preceduto, accompagnato e seguito la scrittura dei due libri di Rawls. Si parte da
Outline of a Decision Procedure for Ethics, dedicato a un tentativo di elaborare una procedura di giustificazione per prìncipi etici analogo a quello elaborato per i criteri della logica induttiva. Questo costituirà il nucleo di quel metodo dell'equilibrio riflessivo (che Rawls riprende in parte da Nelson Goodman e da Quine) che è il suo principale contributo al metodo dell'etica. Seguono le prime formulazioni della teoria della giustizia come fairness che sono delle progressive approssimazioni a A Theory of Justice (pubblicato nel 1971).Per la verità, i lettori italiani avevano già a disposizione una raccolta di alcuni dei primi saggi di Rawls, ottimamente curata da Gianpaolo Ferranti, per i tipi di Liguori. Ma questa nuova raccolta rende conto anche del seguito del libro del 1971, dei diversi approfondimenti e critiche cui Rawls ha sottoposto la propria teoria sotto la pressione dell'immensa discussione suscitata. Questa, infatti, è una delle caratteristiche del "fenomeno" Rawls. Di rado un autore ha suscitato tanto dibattito, stimolato tante discussioni, favorito tanto lo sviluppo della ricerca.
Ovviamente non sono mancate le degenerazioni "scolastiche" che spesso si accompagnano a questo tipo di situazioni. Nella sterminata letteratura "rawlsiana" chi cerca troverà di tutto (dal Welfare State al Big Bang), e non tutto quel che è stato scritto merita di essere letto. Ma in questo mare di carta stampata Rawls ha continuato pazientemente ad approfondire e a rivedere le sue idee, pubblicando, nel 1993,
Political Liberalism, il suo secondo libro; cui sono seguiti altri approfondimenti e altre revisioni. Già da qualche tempo si distingue un "primo" e un "secondo" Rawls. Nella sua prefazione, il curatore allude a un "terzo" rappresentato dal saggio sul "costruttivismo kantiano". In uno degli ultimi saggi della raccolta, The Idea of Public Reason Revisited del 1997, Rawls stesso riassume il passaggio dalla Theory of Justice al Political Liberalism come il tentativo di rispondere a due diverse questioni. Nel libro del 1971, il problema è quello della struttura eli una teoria che espliciti i principi sottesi ai nostri giudizi sulla giustizia di istituzioni attraverso una procedura ideale. Nel libro del 1993, il problema è quello della stabilità politica dell'assetto costituzionale di una società pluralista, in cui non ci sono le condizioni di condivisione di una dottrina liberale "comprensiva" che erano tra le premesse della teoria della giustizia. C'è quindi, secondo lo stesso Rawls, una asimmetria tra i due libri, perché essi cercano di rispondere a domande diverse. Ma, se l'opinione dell'autore conta qualcosa, ci sarebbe anche una continuità maggiore di quel che potrebbe sembrare.
E' ormai un luogo comune dire che con Rawls c'è stata una "rinascita" della filosofia politica dì lingua inglese, Questa affermazione si può accettare con qualche qualificazione. Ovviamente c'era chi faceva filosofia politica anche prima che Rawls pubblicasse
A Theory of Justice, (basti ricordare i nomi di Isaiah Berlin e H.L.A. Hart).Ma con la comparsa sulla scena del primo libro di Rawls si afferma un vero e proprio "paradigma" di filosofia, che ha avuto il merito di stabilizzare un lessico e plasmare una tradizione di ricerca che si riconosceva in alcune domande salienti e nel metodo per trovare le risposte. Anche chi non ha molta simpatia per questo paradigma, non può fare a meno di confrontarsi con esso; anche se solo per formulare un disaccordo. Questo, se mai ce ne sono altri, è un segno di grandezza in filosofia. La pubblicazione dei Collected Papers aggiunge a ciò una bella testimonianza di laboriosità e di umiltà intellettuale, che fa di Rawls (forse oltre le sue intenzioni) un esempio di come sia faticoso lavorare sui concetti.
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vedi anche
Filosofia (e) politica