| Ayn Rand, l'egoismo come virtù |
| Ayn Rand, "La virtù del
l'egoismo", Liberilibri, Macerata 1999 (tel. 0733231989), pagg. 158, L. 28.000. | Aristotele apprezzava la virtù egoistica della filautía, Mandeville sosteneva che nella buona società ciascuno deve badare ai propri
interessi; ma nella morale corrente l'egoismo non gode di molta
reputazione. A risalire la corrente provò in anni difficili Giancarlo Lunati
con un libro in Difesa dell'egoismo (Rusconi 1985) che nella crisi del
collettivismo e del solidarismo egalitario riabilitava una versione
temperata dell'egoismo inteso come dosaggio delle risorse individuali e
fondamento razionale dell'agire umano.
Adesso a titolo di provocazione contro il solidarismo buonista l'editore
Canovari pubblica in versione italiana The virtue of Selfishness di Ayn
Rand, con una documentata prefazione di Nicola Iannello.
Della Rand gli italiani del Novecento hanno letto più che altro i romanzi,
a cominciare da Noi vivi che uscito a New York nel 1936 fu subito
tradotto e stampato da Baldini & Castoldi, e poi voltato in versione
cinematografica nel 1942 con Alida Valli nella parte di Kira.
Nell'Italia di quel tempo la fortuna di Noi vivi (dieci edizioni in quattro
anni) era dovuta alla drammatica descrizione, in parte autobiografica,
delle condizioni di vita nella Russia sovietica. Negli anni Venti, Ayn Rand
(pseudonimo di Alyssia Resenbaum) era espatriata da Pietroburgo a
Hollywood portando con sé cinquanta dollari e un poco di inglese,
quanto bastava a scrivere soggetti per il film muto. La fortuna dei suoi
libri di narrativa e poi di saggistica fu conquistata al prezzo di un tirocinio
duro, di cui è facile trovare il riflesso nella sua etica dell'oggettivismo
(una sorta di realismo ontologico) e dell'egoismo inteso come razionalità
nella percezione dei fatti.
Nei libri della Rand non vi è alcuna discontinuità al passaggio dalla
fiction alla filosofia sociale, anzi i personaggi del suo ultimo romanzo
(Atlas Shrugged, 1957) continuano a parlare nella Virtue of Selfishness
(1964). Per la Rand vivere secondo il proprio interesse significa
riconoscere come regola morale il perseguimento della propria felicità,
che incorpora in sé anche i sentimenti di amicizia e di amore, in cui non
vi è dunque spazio per l'altruismo.
Ne consegue che il solo rapporto razionale fra gli individui è il libero
scambio; la sola funzione dello Stato è quella di esercitare, su delega
degli individui, i diritti di autodifesa dalle aggressioni e di composizione
delle liti; e il solo ordinamento compatibile con i diritti individuali è il
capitalismo che assurge (altro titolo randiano, del 1966) a "ideale
sconosciuto".
L'elevazione del capitalismo a valore morale è una ragione del notevole
successo che l'etica della Rand ha trovato e continua a trovare in
America. Ma l'opera della Rand e dei suoi non sempre fedeli seguaci ha
trovato risonanza anche per l'individualismo integrale che caratterizza la
teoria randiana dei diritti.
Ammiratrice dei padri fondatori della rivoluzione americana, la Rand
trovava nel Bill of Rights lo statuto per la protezione dell'uomo al governo:
"la funzione politica dei diritti è precisamente quella di proteggere le
minoranze dall'oppressione delle maggioranze, e la più piccola
minoranza sulla terra è l'individuo". Quindi nessun individuo può essere
asservito alla "metafisica sociale" della volontà collettiva, né con la forza
tirannica né con il voto democratico; la sola sovranità legittima è quella
dell'individuo su se stesso; i soli diritti legittimi sono quelli del libero
scambio e della proprietà; nessun progetto umanitario può essere
imposto dallo Stato agli individui, e la solidarietà deve essere lasciata
all'iniziativa privata; i diritti individuali non concernono la realizzazione a
opera di soggetti esterni ma solo la libertà di provare a realizzarli con le
proprie forze.
Riducendo ogni forma di solidarietà alla sfera individuale la Rand esclude
quel ruolo simbolico delle istituzioni nei legami relazionali che è stato
viceversa riconosciuto nella Vita pensata di Nozick. Se l'egoismo è la
virtù degli individui che realizzano liberamente la loro razionalità, la sfera
politica è vuota di valori.
Sarebbe riduttivo interpretare la selfishness della Rand come arma di
attacco contro il collettivismo, lo statalismo, e lo stesso solidarismo. La
scelta che il libro radicalmente propone è piuttosto l'alternativa
quotidiana fra altruismo ed egoismo; e il libro è da leggere perché è di
quelli che escludono ogni mediazione. |