RASSEGNA STAMPA

9 GENNAIO 2000
VALERIO ZANONE
Ayn Rand, l'egoismo come virtù
Ayn Rand, "La virtù del l'egoismo", Liberilibri, Macerata 1999 (tel. 0733231989), pagg. 158, L. 28.000.
Aristotele apprezzava la virtù egoistica della filautía, Mandeville sosteneva che nella buona società ciascuno deve badare ai propri interessi; ma nella morale corrente l'egoismo non gode di molta reputazione. A risalire la corrente provò in anni difficili Giancarlo Lunati con un libro in Difesa dell'egoismo (Rusconi 1985) che nella crisi del collettivismo e del solidarismo egalitario riabilitava una versione temperata dell'egoismo inteso come dosaggio delle risorse individuali e fondamento razionale dell'agire umano.
Adesso a titolo di provocazione contro il solidarismo buonista l'editore Canovari pubblica in versione italiana The virtue of Selfishness di Ayn Rand, con una documentata prefazione di Nicola Iannello.
Della Rand gli italiani del Novecento hanno letto più che altro i romanzi, a cominciare da Noi vivi che uscito a New York nel 1936 fu subito tradotto e stampato da Baldini & Castoldi, e poi voltato in versione cinematografica nel 1942 con Alida Valli nella parte di Kira.
Nell'Italia di quel tempo la fortuna di Noi vivi (dieci edizioni in quattro anni) era dovuta alla drammatica descrizione, in parte autobiografica, delle condizioni di vita nella Russia sovietica. Negli anni Venti, Ayn Rand (pseudonimo di Alyssia Resenbaum) era espatriata da Pietroburgo a Hollywood portando con sé cinquanta dollari e un poco di inglese, quanto bastava a scrivere soggetti per il film muto. La fortuna dei suoi libri di narrativa e poi di saggistica fu conquistata al prezzo di un tirocinio duro, di cui è facile trovare il riflesso nella sua etica dell'oggettivismo (una sorta di realismo ontologico) e dell'egoismo inteso come razionalità nella percezione dei fatti.
Nei libri della Rand non vi è alcuna discontinuità al passaggio dalla fiction alla filosofia sociale, anzi i personaggi del suo ultimo romanzo (Atlas Shrugged, 1957) continuano a parlare nella Virtue of Selfishness (1964). Per la Rand vivere secondo il proprio interesse significa riconoscere come regola morale il perseguimento della propria felicità, che incorpora in sé anche i sentimenti di amicizia e di amore, in cui non vi è dunque spazio per l'altruismo.
Ne consegue che il solo rapporto razionale fra gli individui è il libero scambio; la sola funzione dello Stato è quella di esercitare, su delega degli individui, i diritti di autodifesa dalle aggressioni e di composizione delle liti; e il solo ordinamento compatibile con i diritti individuali è il capitalismo che assurge (altro titolo randiano, del 1966) a "ideale sconosciuto".
L'elevazione del capitalismo a valore morale è una ragione del notevole successo che l'etica della Rand ha trovato e continua a trovare in America. Ma l'opera della Rand e dei suoi non sempre fedeli seguaci ha trovato risonanza anche per l'individualismo integrale che caratterizza la teoria randiana dei diritti.
Ammiratrice dei padri fondatori della rivoluzione americana, la Rand trovava nel Bill of Rights lo statuto per la protezione dell'uomo al governo: "la funzione politica dei diritti è precisamente quella di proteggere le minoranze dall'oppressione delle maggioranze, e la più piccola minoranza sulla terra è l'individuo". Quindi nessun individuo può essere asservito alla "metafisica sociale" della volontà collettiva, né con la forza tirannica né con il voto democratico; la sola sovranità legittima è quella dell'individuo su se stesso; i soli diritti legittimi sono quelli del libero scambio e della proprietà; nessun progetto umanitario può essere imposto dallo Stato agli individui, e la solidarietà deve essere lasciata all'iniziativa privata; i diritti individuali non concernono la realizzazione a opera di soggetti esterni ma solo la libertà di provare a realizzarli con le proprie forze.
Riducendo ogni forma di solidarietà alla sfera individuale la Rand esclude quel ruolo simbolico delle istituzioni nei legami relazionali che è stato viceversa riconosciuto nella Vita pensata di Nozick. Se l'egoismo è la virtù degli individui che realizzano liberamente la loro razionalità, la sfera politica è vuota di valori.
Sarebbe riduttivo interpretare la selfishness della Rand come arma di attacco contro il collettivismo, lo statalismo, e lo stesso solidarismo. La scelta che il libro radicalmente propone è piuttosto l'alternativa quotidiana fra altruismo ed egoismo; e il libro è da leggere perché è di quelli che escludono ogni mediazione.
inizio pagina
vedi anche
Filosofia (e) politica