RASSEGNA STAMPA

9 GENNAIO 2000
MARIA MANGANARO
QUODLIBET, LA FORZA DELLA FILOSOFIA
Ludwig Wittgenstein, "movimenti del pensiero - Diari 1930-1932", Quaderni Quodlibet, pp.176, lire 38.000
Giorgio Manganelli, "Contributo critico allo studio delle dottrine del Secento Italiano", ed. Quodlibet, pp. 120, lire 24.000
Gilles Deleuze, "Spinoza e il problema dell'espressione", ed. Quodlibet, pp. 284, lire 46.000.
Tra le tante case editrici marchigiane ve n'è una specializzata in saggistica filosofica con qualche rara incursione nella critica d'arte, nella poesia e nelle narrativa. Stiamo parlando della Quodlibet di Macerata che si avvale della collaborazione del filosofo Giorgio Agamben. I suoi contatti è riferimenti sono nazionali e internazionali. Non è raro che l'eco delle sue pubblicazioni arrivi sulle pagine culturali di giornali e riviste nazionali. Per citare due libri inseriti nel catalogo dell'anno appena concluso, dirò di Movimenti del pensiero.
Diari 1930-1937/1936-1937 di Ludwig Wittgenstein e del Contributo critico allo studio delle dottrine politiche del Seicento italiano di Giorgio Manganelli. I diari del teorico britannico del "gioco del inguaggio", per la prima volta in traduzione italiana, fanno parte di un unico quaderno venuto alla luce solo nel 1995. La prima parte coincide col ritorno di Wittgenstein alla filosofia, una sorta di riavvio del suo pensiero immerso nella concretezza della vita quotidiana. Le domande sul senso e il tormento del filosofare si affiancano a esplicite considerazioni sui personaggi e gli accadimenti che costellano la sua esistenza: Ramsey, Moore, Freud, Kraus, gli amici e i familiari, la musica, il cinema, lo sport e alcuni sogni puntigliosamente raccontati.
Il secondo periodo dei diari è invece quello della solitudine nella baia norvegese dove redasse la prima versione di Ricerche filosofiche. Qui gli interrogativi di natura "morale", spesso al limite dell'autoflagellazione, sfociano in questioni religiose concernenti la fede. Al di là dell'unicità di genere del testo, esso costituisce un "luogo" eccezionalmente consono al potenziale espressivo dell'autore. Il libro dell'italiano Manganelli mostra anch'esso un profilo nuovo e insospettato di uno degli scrittori più geniali del secondo Novecento. Una tesi da laureando, elaborata durante il corso di studi all'università di Pavia nel 1945, sulle dottrine politiche del Seicento italiano, completamente libera dalla briglie delle convenzioni accademiche. Quasi del tutto priva dell'apparato bibliografico tradizionale che deve dimostrare quanto il sussiegoso studente abbia saccheggiato biblioteche e repertori, la scrittura di Manganelli si snoda per 96 cartelle senza un a capo. Trasportato dall'infatuazione complice con cui investe i "personaggi" della sua Storia, l'autore ne mette a fuoco risvolti che potrebbero anticipare le figure dissennate e irriducibili dei suoi libri futuri. E, fresco di stampa, dalla Quodlibet è uscito in questi giorni un altro scritto giovanile. Questa volta una tesi di dottorato del filosofo francese Gilles Deleuze redatta nel 1968, Spinoza e il problema dell'espressione. Il filosofo olandese del XVII secolo, solitario e controverso, che concepisce la filosofia come un'impresa di liberazione e di demistificazioni radicali, è letto da Deleuze come colui che pone le basi per un nuovo "materialismo" e un nuovo "formalismo". Si tratta evidentemente di testi difficili o, meglio, specialistici ma senz'altro adatti a quei numerosi appassionati anconetani che accorrono ai frequenti incontri cittadini sulla filosofia.
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