| QUODLIBET, LA FORZA DELLA FILOSOFIA |
| Ludwig Wittgenstein, "movimenti del pensiero - Diari 1930-1932", Quaderni Quodlibet, pp.176, lire 38.000 |
| Giorgio Manganelli, "Contributo critico allo studio delle dottrine del Secento Italiano", ed. Quodlibet, pp. 120, lire 24.000 |
| Gilles Deleuze, "Spinoza e il problema dell'espressione", ed. Quodlibet, pp. 284, lire 46.000. | Tra le tante case editrici marchigiane ve n'è una specializzata in saggistica filosofica con qualche rara
incursione nella critica d'arte, nella poesia e nelle narrativa. Stiamo parlando della Quodlibet di Macerata
che si avvale della collaborazione del filosofo Giorgio Agamben. I suoi contatti è riferimenti sono nazionali
e internazionali. Non è raro che l'eco delle sue pubblicazioni arrivi sulle pagine culturali di giornali e riviste
nazionali. Per citare due libri inseriti nel catalogo dell'anno appena concluso, dirò di Movimenti del pensiero.
Diari 1930-1937/1936-1937 di Ludwig Wittgenstein e del Contributo critico allo studio delle dottrine
politiche del Seicento italiano di Giorgio Manganelli. I diari del teorico britannico del "gioco del inguaggio",
per la prima volta in traduzione italiana, fanno parte di un unico quaderno venuto alla luce solo nel 1995. La
prima parte coincide col ritorno di Wittgenstein alla filosofia, una sorta di riavvio del suo pensiero immerso
nella concretezza della vita quotidiana. Le domande sul senso e il tormento del filosofare si affiancano a
esplicite considerazioni sui personaggi e gli accadimenti che costellano la sua esistenza: Ramsey, Moore,
Freud, Kraus, gli amici e i familiari, la musica, il cinema, lo sport e alcuni sogni puntigliosamente raccontati.
Il secondo periodo dei diari è invece quello della solitudine nella baia norvegese dove redasse la prima
versione di Ricerche filosofiche. Qui gli interrogativi di natura "morale", spesso al limite dell'autoflagellazione,
sfociano in questioni religiose concernenti la fede. Al di là dell'unicità di genere del testo, esso costituisce
un "luogo" eccezionalmente consono al potenziale espressivo dell'autore.
Il libro dell'italiano Manganelli mostra anch'esso un profilo nuovo e insospettato di uno degli scrittori più
geniali del secondo Novecento. Una tesi da laureando, elaborata durante il corso di studi all'università di
Pavia nel 1945, sulle dottrine politiche del Seicento italiano, completamente libera dalla briglie delle
convenzioni accademiche. Quasi del tutto priva dell'apparato bibliografico tradizionale che deve dimostrare
quanto il sussiegoso studente abbia saccheggiato biblioteche e repertori, la scrittura di Manganelli si snoda
per 96 cartelle senza un a capo. Trasportato dall'infatuazione complice con cui investe i "personaggi" della
sua Storia, l'autore ne mette a fuoco risvolti che potrebbero anticipare le figure dissennate e irriducibili dei
suoi libri futuri. E, fresco di stampa, dalla Quodlibet è uscito in questi giorni un altro scritto giovanile. Questa
volta una tesi di dottorato del filosofo francese Gilles Deleuze redatta nel 1968, Spinoza e il problema
dell'espressione. Il filosofo olandese del XVII secolo, solitario e controverso, che concepisce la filosofia
come un'impresa di liberazione e di demistificazioni radicali, è letto da Deleuze come colui che pone le basi
per un nuovo "materialismo" e un nuovo "formalismo".
Si tratta evidentemente di testi difficili o, meglio, specialistici ma senz'altro adatti a quei numerosi
appassionati anconetani che accorrono ai frequenti incontri cittadini sulla filosofia. |