RASSEGNA STAMPA


9 GENNAIO 2000

DONALD DAVIDSON

I PRESUPPOSTI DELLA VERITA'

Linguaggìo, pensiero e realtà secondo Donald Davidson, maestro di Rorty e uno dei maggiori filosofi Usa
L'oggettività dei nostri giudizi è resa possibile dalle relazioni che intratteniamo con i nostri simili

precedente.
All'interazione sociale alla triangolazione, occorre anche richiamarsi se si vuole spiegare come l'esperienza (l'"intuizione", come la chiamò Kant) dia contenuto ai nostri pensieri. Senza altri individui con cui condividere le risposte a un ambiente comune, non c'è modo di spiegare a quale parte del mondo rispondiamo. La ragione di ciò ha a che fare con l'ambiguità del concetto di causa. E essenziale risolvere tali ambiguità, giacché, nei casi più semplici, ciò che causa una credenza le dà anche il suo contenuto. Nel caso in oggetto, la causa è doppiamente indeterminata; sia rispetto all'ampiezza sia rispetto alla distanza. In primo luogo è ambiguo quanta parte della causa totale di una credenza sia rilevante per il contenuto. La risposta è che generalmente l'aspetto, la parte pertinente della causa totale è quello che tipicamente causa risposte (credenze) rilevantemente simili. Ciò che rende le risposte rilevantemente simili è, a sua volta, il fatto che gli altri trovano queste risposte simili; una volta ancora, l'oggettività del contenuto é resa possibile dalla condivisione sociale delle reazioni. La seconda ambiguità ha a che fare con l'ambiguità dello stimolo rilevante, che può essere prossimale (per esempio, a livello epidermico) o distale. A essere rilevante nella determinazione del contenuto è lo stimolo distale e ciò, di nuovo, in virtù del suo carattere sociale: esso è la causa intersoggettivamente condivisa. Lo stimolo distale è così triangolato; esso si trova laddove le cause delle nostre reazioni condivise convergono nel mondo.
La relazione triangolare tra gli agenti e un ambiente a cui essi rispettivamente reagiscono è necessaria al pensiero. Tuttavia non è sufficiente, come dimostra il fatto che essa può darsi anche nel caso di animali a cui noi non attribuiremmo la capacità di giudizio.
Cos'altro occorre per il pensiero? La risposta è: il linguaggio. Il linguaggio è essenziale al pensiero perché se la base del triangolo - la linea che connette gli agenti non è consolidata al punto da poter dare luogo alla comunicazione di contenuti proposizionali gli agenti non possono far uso della situazione triangolare per formare giudizi rispetto al mondo. Soltanto quando il linguaggio è al suo posto individui possono comprendere il concetto di verità oggettiva.
Il linguaggio e il pensiero sono così complessi che può sembrare incredibile che sia possibile che si sviluppino a partire da una base relativamente semplice come quella descritta. I pensieri e gli enunciati, infatti, non sono riconoscibili come tali a meno che non appartengano a un ricco complesso di pensieri ed enunciati. La ragione di ciò è che per parlare, deliberare, agire per una certa ragione o formarsi credenze dobbiamo avere un gran numero di concetti interdipendenti. Questo è l'olismo del mentale, il fatto che i vari aspetti del mentale non possono esistere senza gli altri. Il regno del pensiero non atomistico, in quanto è impossibile attribuire senso all'idea di avere soltanto un o due credenze. Le credenze non arrivano una alla volta; ciò che identifica una credenza e la rende quella particolare credenza è (insieme ad altri fattori) la sua relazione con le altre credenze. Da ciò segue che il modo in cui pensiero e linguaggio accedono al mondo non può essere adeguatamente descritto come se avvenisse un passo all volta, come se fosse questione di apprendere dapprima una parola o un concetto poi di aggiungere gradualmente altri pezzi.
Lo sviluppo di una mente in grado di ragionare naturalmente non è cosa che possa avvenire in un solo momento, sebbene avvenga in modo sorprendentemente veloce. In realtà tale processo non accade né repentinamente né per via di accumulazione di pezzi cognitivi autosufficienti. Piuttosto un accesso graduale ad una forma di vita; non qualcosa che acquisiamo pezzo per pezzo, ma qualcosa che siamo in grado di acquisire in parte nel periodo di transizione della prima infanzia. In quel periodo molto cose accadono allo stesso tempo. Quando arriviamo a capire ciò che gli altri dicono comprendiamo il fatto che essi hanno pensieri simili ai nostri e la crescita della reciproca comprensione è inseparabile dall'apprendimento rispetto al mondo. La possibilità dì vivere una vita razionale dipende dalle relazioni interpersonali.

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