RASSEGNA STAMPA

8 GENNAIO 2000
CESARE MEDAIL
QUANTI EQUIVOCI PER UN MILLENNIO
Lo scienziato smonta le certezze del calendario e attacca le facili credenze
Stephen Jay Gould, "Il millennio che non c'è", casa editrice Il Saggiatore, pagine 190, lire 28.000
Dopo le prime pagine di questo volumetto del celebre paleontologo e biologo evoluzionista Stephen Jay Gould, dalla penna agile e paradossale, viene da chiedersi perché abbia perso tempo a scriverlo. Già il titolo fa pensare a un pamphlet razionalista contro le masse in preda a deliri epocali. A prima vista è proprio così: Gould smonta l'idea di millennio da tutti i punti vista, da quello religioso (con profezie mai avverate o comunque malintese) a quello scientifico (nulla esiste in natura che giustifichi la scadenza dei cento o dei mille anni). Lo scienziato si addentra nella giungla della calendaristica per scovare errori e rabberciamenti: dalla svista di Dionigi il Piccolo che fa nascere Gesù quattro anni dopo la morte di Erode fino alla riforma gregoriana che elimina i giorni in eccesso accumulati per strada dal calendario giuliano. Tutto per dimostrare che nulla esiste di più attaccabile razionalmente dei tentativi, spesso maldestri, di organizzare il tempo, che pure nascono da un bisogno innato: quello di "dare un ordine, sia pure arbitrario, alla realtà caotica e misteriosa" che ci avvolge. Eppure per Gould le "questioni di calendario rivelano, in scala ridotta, tutte le debolezze umane", compresa la debolezza per i numeri tondi che fa preferire il 2000 al più credibile 2001. L'autore confessa che quando a 8 anni, nel 1950, lesse che mancava mezzo secolo al Duemila, "una forza incomprensibile" lo spinse a calcolare quanti anni avrebbe avuto alla fatidica data. Gould non si limita allo scetticismo, ma cerca di capire perché egli stesso vi si trovi intrappolato, perché stia scrivendo il libro. Leggerlo ora è un esercizio di igiene mentale, anche perché l'autore definisce la "fuorviante" passione per il millennio un "esempio della nostra unicità e assurdità, in altre parole della nostra umanità".
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