Per capire lo "scandalo" pressoché perpetuo suscitato dall'opera di
Machiavelli può valere quanto provocatoriamente Baudelaire diceva di Poe,
cioè che egli aveva "imperturbabilmente affermato la malvagità naturale
dell'uomo". Tutto il pensiero del segretario fiorentino si fonda infatti sul
rifiuto di muovere, in politica, da una visione troppo idealizzata dell'uomo e
del potere. Questo senso tragico dell'uomo e della politica sta alla radice di
quel fascino sinistro e ambiguo di cui Machiavelli ha sempre goduto, e per cui
spesso è stato visto dalla critica come un agente del demonio, quando non
addirittura come il demonio tout court. Si pensi ad esempio a Leo Strauss, che
lo descrive come un "maestro di malvagità". Ma basta anche solo riflettere
sul significato corrente del sostantivo "machiavellismo", che è sinonimo di
astuzia, doppiezza, raggiro e amoralità. "Compito dello storico è però quello
di essere l'angelo che ricorda, non il giudice che condanna", fa notare lo
studioso inglese Quentin Skinner nel suo recente Machiavelli, un libro che si
sforza di offrire una nuova e pacata visione d'insieme del segretario
fiorentino, aliena da giudizi moralistici e molto attenta ai risultati delle ultime
ricerche. L'obiettivo principale di Skinner è quello di demitizzare Machiavelli.
E per farlo si preoccupa di inserirne le opere principali, in particolare il
Principe e i Discorsi, all'interno del contesto storico e biografico in cui esse
nacquero. Egli dimostra, ad esempio, come il Principe (1513) sia stato
concepito e organizzato apposta per spingere i Medici, nuovi signori di
Firenze, a fornire a Machiavelli qualche incarico dopo che egli era rimasto
disoccupato a seguito della caduta della repubblica (1512). Ma Skinner non si
limita a queste considerazioni deterministiche. Egli parla anche, in positivo,
della rivoluzione operata da Machiavelli sul concetto di virtù su cui erano
imperniati tutti i precedenti libri di consigli ai principi (un vero e proprio
genere letterario). In quelle opere la virtù in politica veniva identificata con la
rigida osservanza di precetti morali, in Machiavelli invece essa "consiste nel
riconoscere la forza delle circostanze, nell'accettare ciò che detta la necessità,
e nell'armonizzare il proprio comportamento con i tempi". Ne esce dunque una
figura animata da un profondo sentimento tragico, in polemica spesso ironica
con l'ingenuo utopismo del pensiero politico precedente. |