E' comprensibile, addirittura naturale, che ci si indigni di fronte alla notizia che, a quanto pare, ci saranno persone, volontari, che in cambio di uno stipendio abbastanza
cospicuo (si dice otto milioni al mese), si presteranno a fare da cavie per la sperimentazione di farmaci e vaccini che possono essere collaudati solo mediante la somministrazione
all'uomo. Ecco qui, si dirà, un'altra mostruosità del mercato, un'altra forma di bieco sfruttamento dei più poveri.
D'accordo, ma solo fino a un certo punto. Tutti ricordiamo che i primi eroici inventori di
vaccini misero non di rado alla prova le loro scoperte su se stessi. Se un ordine religioso -
come ne sono nati tanti nel passato, per esempio per l'assistenza, certo rischiosa, a malati
contagiosi - sorgesse con lo scopo di prestarsi a questa forma inedita di servizio del
prossimo, non credo che ci scandalizzeremo, anzi ne ammireremmo l'abnegazione. Dunque,
quello che fa la differenza qui è, come in molti altri casi, la componente economica della
faccenda. Non accettiamo l'idea che qualcuno possa rischiare la propria vita, un bene, come
si dice, "indisponibile", per denaro.
Eppure, la domanda che dovremmo farci, in un'etica laica rispettosa della libera decisione di
ciascuno, è se ci sono garanzie che coloro che si offrono come cavie sono sufficientemente
informati dei rischi e abbastanza capaci di intendere e di volere per decidere liberamente.
Non possiamo supporre, come accadde purtroppo in tanti altri casi, che poiché la loro scelta
ci appare irrazionale, essi la compiano in condizioni di non completa libertà. Altrimenti si
dovrebbero condannare i martiri che si sacrificano per concezioni religiose che ci appaiono
assurde: per esempio, un Testimone di Geova adulto che accetti la morte piuttosto che
sottoporsi a una trasfusione di sangue.
Quali che siano le nostre convinzioni morali, se guardiamo la cosa dal punto di vista delle
leggi, i poteri pubblici qui hanno solo l'obbligo di garantire che le eventuali cavie
professionali possano decidere in piena consapevolezza e in condizioni di libertà. Non può
considerarsi un limite alla libertà il fatto che, soprattutto nei casi di maggior rischio, vengano
loro offerti compensi molto alti. Il mondo è pieno di lavori a rischio che la gente accetta
perché ritiene che ne valga la pena, anche sul piano economico.
Naturalmente, vale anche qui il principio che una società ideale non dovrebbe aver bisogno
di eroi, di martiri, e nemmeno, soprattutto, di cavie professionali. Ma finché non sapremo
costruire un mondo un pò più vicino a questo ideale (per lo meno, dove ci siano, per tutti,
lavori non "mortali"), faremmo bene a non scandalizzarci troppo. |