| Viroli, ritorno alle virtù repubblicane | Per Maurizio Viroli c'è un rimedio alla crisi dei valori, che affligge soprattutto il nostro Paese, ed è il ritorno al repubblicanesimo. Di che si tratti lo spiega in pagine chiare e ricche di citazioni storiche, in cui differenzia la filosofia repubblicana da altre filosofie come il liberalismo, il comunitarismo, la democrazia. La parte teorica del discorso, però, non regge. Per Viroli, la libertà repubblicana non è assenza di interferenza, come per i liberali, né autodeterminazione come obbedienza alla legge che ci si è data, secondo il principio democratico, ma è "non dipendenza": non soggezione al potere arbitrario di altri individui, garantita dalla legge, "comando pubblico e universale" rivolto a tutti i cittadini. Liberali come Constant, nell'800, e Berlin, nel '900, non avrebbero capito, per distrazione o per "ignoranza" (!), che non ci si può dire liberi solo perché un despota lontano (o buono o sciocco) ci lascia fare quel che vogliamo. Repubblica significa che non debbono esserci padroni in grado di nuocerci. Probabilmente, quando parla di volontà arbitraria, Viroli ha in mente il padrone delle ferriere e quando parla di non dipendenza pensa all'artigiano fiorentino (idealizzato) che viveva del suo e non doveva nulla a nessuno. Nella società industriale avanzata, però, siamo tutti, in qualche misura, dipendenti gli uni dagli altri e non v'è liberale che non avverta la necessità di leggi che impediscano alla dipendenza di degenerare in servitù. A differenza di Viroli, tuttavia, il liberale sa che le regole sono fatte da uomini in carne e ossa e, in quanto tali, esposti alla tentazione di dare agli amici e togliere ai nemici. E sa pure che le politiche sociali talora sono un mero trasferimento di risorse da una classe all'altra. Il liberale, che diffida della democrazia in quanto pone la società civile alla mercé del governo (e dei partiti
che ne sono alla guida), può non accorgersi delle reti di dipendenza che si intessono tra i governati ma non pertanto è disposto a tollerare i banditi purché non taglieggino i passanti. È vero, però, che la "forma di governo" gli è indifferente posto che il mugnaio di Sans-Souci possa contare sui giudici di Berlino. Viroli legge e "arrangia" i classici del liberalismo come Helmut Zacharias e la sua band avrebbero potuto arrangiare la Sinfonia K 551 di Mozart! |