| CLONAZIONE RIAPRIAMO
IL DIBAT11TO | Col passare del tempo e con il placarsi delle emozioni - sempre e comunque sfavorevoli all'analisi razionale degli eventi - la discussione sulla nascita di Dolly comincia a diventare un po' più serena e si ha finalmente la sensazione di vedere affiorare alcune verità. La prima verità è che non si può chiamare clonazione qualsiasi evento biologico che le assomigli un po': la produzione di gemelli identici, ad esempio, proposta da alcuni biologi per migliorare i risultati (ancora molto modesti) delle fecondazioni assistite, non ha gran che fare con la clonazione e non può essere valutata con lo stesso metro. La seconda verità è che un individuo clonato assomiglia solo in parte all'individuo (strano dover usare questa parola, che indica qualcosa che non può dividersi) dal quale prende origine e col quale condivide il patrimonio genetico, fatte salve minime differenze. Lo sapevamo già: due gemelli identici, cresciuti in differenti famiglie, hanno sempre quozienti d'intelligenza diversi, talora addirittura molto diversi. Lo sapevamo, ma non riuscivamo a farci ascoltare: oggi l'informazione è finalmente acquisita da tutti grazie ai controlli eseguiti sulla crescita e sullo sviluppo degli animali clonati.
Tenendo conto di ciò, risulta ancora più evidente la scarsa fondatezza delle richieste di clonazione che sono state già presentate, soprattutto nei paesi a più avanzato sviluppo tecnologico, e appaiono assolutamente irrazionali persino quelle emotivamente più comprensibili. Il vero problema è che la ricerca sulla clonazione umana non ha per nulla lo scopo di soddisfare i folli amori per se stessi o i grandi, inconsolabili lutti.
L'annuncio della clonazione è stato salutato come il segnale dell'arrivo di un nuovo Satana, uno dei tanti diavoli che la ricerca scientifica sembra capace di produrre senza interruzione, questa volta con un più forte odore di zolfo.
Ma se rinunciamo per un attimo alle interpretazioni ideologiche, magiche o anche soltanto religiose della vita e immaginiamo una tecnica di clonazione dell'uomo controllata scientificamente e socialmente, liberata dai timori di effetti collaterali imprevisti, cosa troviamo ancora di così aberrante e spaventoso nella produzione di individui a partire da cellule somatiche? Stiamo veramente parlando di un nichilismo impazzito, o della decomposizione della vita? Non sarebbe più onesto chiedersi chi mai vorrà utilizzare questa tecnica, una volta che avremo fatto capire a tutti che è praticamente impossibile replicare se stessi o un proprio caro? Lo faranno alcuni folli, in grado di associare, alla propria stupidità una considerevole ricchezza? E allora? Che male saranno in grado di fare questi quattro imbecilli al genere umano? E, in ogni caso, per far nascere questi bambini, non sarà comunque necessario un grembo materno che li ospiti e un affetto (anche gli sciocchi sono capaci d'affetto) che li attenda? Personalmente credo che gli studi sulla clonazione dell'uomo saranno utili soltanto per aumentare le conoscenze sulla biologia riproduttiva e apriranno nuove frontiere per la possibilità di costruire (clonare) organi, utili per i trapianti e, pertanto, preziosi per il genere umano.
A Fiesole, in un recente convegno al quale ha partecipato anche il prof. Giovanni Berlinguer,
che proprio su questo giornale ha recentemente espresso le sue forti perplessità sulla clonazione umana, ho potuto ascoltare varie
voci favorevoli (o, almeno, non contrarie) alla clonazione. Si tratta in fondo della richiesta di un
atteggiamento meno viscerale e antiscientifico, da parte di chi
continua a chiedere che la ricerca scientifica viva in un regime di libertà controllato da una società
laica. E' dunque ora che il prof. Berlinguer, uomo laico e illuminato, apra un nuovo dibattito su
questo tema nel Comitato nazionale per la Bioetica di cui è presidente. Anche perché alcune delle
conseguenze che egli giustamente teme - come il fatto che la clonazione dell'uomo possa divenire appannaggio di una parte dell'industria scientifica, quella che riconosce il proprio unico controllore nel profitto - potrebbero essere il triste e paradossale risultato di un divieto che escluderebbe dalla ricerca solo gli scienziati più seri, più onesti e più controllabili. |