RASSEGNA STAMPA

2 GENNAIO 2000
GIANNI SANTAMARIA
Attenti al calendario, nasconde un mistero
Armando Torno ha rivisitato la lunga storia dell'indagine umana sul concetto di tempo
Da Aristotele ad Einstein e da Agostino ad Heidegger, storia di un enigma scientifico e filosofico inafferrabile come l'acqua e sfuggente come la sabbia
"Il tempo è come l'aria, respiratelo e basta". Un'aria sottile e sfuggente a cui Armando Torno, responsabile dell'inserto culturale del "Sole 24Ore", ha dedicato il suo ultimo libro, La truffa del tempo (Mondadori, pagine 116, lire 26.000). La riflessione si snoda tra calendari, computi del tempo a partire da Cristo, riforme dell'anno, per poi approdare alle concezioni filosofiche e scientifiche che tutte si sono confrontate con questa dimensione inafferabile, che scorre anche mentre si cerca di fermarla su un foglio di carta, in un precisissimo orologio atomico o in categorie di pensiero. È questa la "truffa" cui allude il titolo. Perché nell'eterna caccia dell'uomo è sempre lui, il tempo, ad avere l'ultima parola. "Non si può capire l'acqua, perché è come capire il tempo. L'una e l'altro non si afferrano perché sono in noi. Siamo fatti di acqua e di tempo; la carne le ossa e il sangue sono un incidente postumo" aveva detto all'autore il Nobel per la letteratura Josif Brodskij tra le calli di Venezia, dopo un appuntamento mancato e un incontro casuale per la strada. E un appuntamento mancato è un po' tutta la storia del rapporto tra uomo e fluire inesorabile degli istanti. Dionigi il Piccolo aveva sbagliato i calcoli dell'anno zero (anche se, ricordiamo noi, in realtà studiosi come lo storico Giorgio Fedalto rivalutano oggi il suo computo), poi sono venuti il calendario gregoriano con i suoi dieci giorni soppressi (e dove saranno andati a finire? si chiede Torno) e quello della rivoluzione francese, con curiosi nomi mutuati dalle stagioni (Brumaio, Termidoro e compagnia), durato anch'esso un breve lasso di anni come le speranze rivoluzionarie (e rivoluzione è un concetto legato intimamente a astri e tempo). Tocca poi a religioni, filosofie e visioni scientifiche. Le prime, ognuna con i suoi calcoli, hanno spesso dato vita a paure cosmiche. Ma la paura dell'Anno Mille, si affretta a dire Torno, "è un'invenzione della storiografia romantica" e "eccitata". E tanti sono stati i profeti di sventura puntualmente smentiti. Una raffigurazione plastica dei nostri timori atavici l'hanno data artisti come l'espressionista tedesco Ludwig Meidner, con le sue case in fiamme e i suoi morti. Ma la sua "apocalisse" era tutta terrena e si chiamava Seconda guerra mondiale. Dopo aver dato la parola alla sapienza del Qoelet con la sua litania sul "tempo per..." (oggi si direbbe "tempo da ottimizzare", in contrasto con la visione dell'autore sacro) il passo verso la filosofia e la scienza è compiuto. Da Aristotele e Platone, Nietzsche e Heidegger, Newton, Leibniz e Hawking, i più grandi pensatori e indagatori del cosmo si sono "scontrati" con il tempo. Torno rende tutti i principali approcci con le loro particolarità, e la loro complessità, soffermandosi in particolare su Agostino e la sua coscienza netta di cosa sia il tempo, salvo poi cedere davanti a una pur minima spiegazione o definizione di esso.
C'è, poi, la svolta kantiana da tempo oggettivo a soggettivo. Quella della relatività di Einstein. E la teoria del "big bang" con tutti gli addentellati anche teologici. Ma la plastica immagine di cosa sia (o possa essere) il tempo Torno la trova in una profumeria, guardando le donne intente a spendere ore per "ritrovarne" altre.
Insomma, più che riflettere occorre bagnarsi in quest'acqua che non scorre due volte. E ci cambia.
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