| Il senso interno del regno animale | In un ormai classico testo sul problema del tempo, Il tempo: una
presenza sconosciuta (Feltrinelli, Milano, 1991), J.T. Fraser, fondatore dell'International Society for the Study of Time, scriveva che "gli studi interdisciplinari hanno rivelato che quello che descriviamo
metaforicamente come flusso del tempo - il movimento dell'"ora" - non è una caratteristica dell'universo fisico. Ha invece le sue origini nel
processo della vita, nella creatività della mente, nelle convenzioni sociali e nelle forme di comunicazione". Per Fraser "una cosa è fuor di dubbio: che la freccia del tempo è un problema che la fisica non è in grado di risolvere. È un fenomeno della vita, e quindi il suo studio appartiene alla biologia, alla psicologia, alla sociologia, alle arti, alle lettere".
Senza entrare nella diatriba filosofico-metafisica sulla realtà o illusorietà
del tempo, è certo che da un punto di vista biologico non ha alcun senso
parlare del tempo come oggetto o come contenitore di cose o eventi. Il
tempo è un costrutto relazionale di cui i sistemi viventi si servono per
sviluppare in modo adattativo le loro azioni in particolari contesti
ambientali. Il problema della costruzione biologica e culturale del tempo
interessa quindi le caratteristiche della materia vivente che danno luogo
alla "biotemporalità" e le caratteristiche del cervello umano che
producono la "nootemporalità" (per usare la terminologia di Fraser). Da
questo punto di vista, per Fraser "i sistemi viventi si distinguono dai
sistemi non viventi per la capacità di garantire una sincronizzazione
perfetta fra le moltitudini di orologi". In sostanza, questo vorrebbe dire
che la vita è definita dalla capacità dell'organismo di conservare
l'integrazione funzionale tra i diversi processi fisiologici, ovvero di
mantenere l'omeostasi.
In realtà, l'omeostasi dei sistemi fisiologici non è sufficiente a definire la vita, in quanto vi sono numerose manifestazioni adattative della vita (in primo luogo l'evoluzione) che non hanno come scopo il mantenimento di un'integrazione funzionale. In tal senso, ciò che caratterizza innanzitutto la temporalità del vivente è il possesso di un materiale genetico in grado, per le sue caratteristiche, di acquisire attraverso l'esperienza filogenetica, e quindi trasmettere da una generazione all'altra, la capacità di riconoscere la periodicità di eventi naturali non biologici e catturarli attraverso la costruzione di quelli che sono stati chiamati "orologi biologici". L'evoluzione biologica ha comunque prodotto a partire dagli automatismi fisiologici, dei sistemi adattativi come il cervello in grado di affrancarsi dai vincoli del cosiddetto presente organico.
Per quanto riguarda la natura della nootemporalità, Fraser ritiene che "le
radici del vissuto del passare del tempo andrebbero ricercate nella
complessità del cervello umano e nella sua visione gerarchica della
realtà". Il "tempo noetico - afferma Fraser - è il modo in cui il cervello umano si occupa degli affari del corpo, e lo fa con l'aiuto del simbolo che conosciamo come io. La diversa velocità a cui scorre il tempo nel vissuto umano, il senso della libertà di scelta, l'uso della creatività e della distruttività in nome di obiettivi distanti, tutte queste manifestazioni umane possono essere interpretate come sforzi dell'io di mantenere ed espandere il proprio controllo sul comportamento".
L'organizzazione funzionale del cervello umano e le modalità
neurobiologiche di costruzione dell'esperienza in termini di "prima" e
"dopo", e quindi di utilizzazione di una memoria a breve termine,
possono abbastanza bene spiegare le origini delle fenomenologie
psicologiche del tempo su cui si è avvitata la riflessione filosofica. Le
difficoltà già così chiaramente denunciate da Agostino di definire il tempo probabilmente sono dovute proprio alle modalità di funzionamento del cervello, e sono in relazione alla difficoltà di separare l'elaborazione continua dei segnali all'interno del cervello con il campionamento dei segnali nell'ambiente esterno e interno e la loro integrazione percettiva.
Diversi approcci al funzionamento del cervello mettono l'accento su
fenomeni di oscillazione, di sincronizzazione, di rientro dei segnali, di
risonanza, che in pratica significano un'attività spontanea continua e
continuamente variabile di specifici circuiti nervosi che non è di fatto
separabile dal processo di categorizzazione dell'esperienza ai diversi
livelli della gerarchia funzionale del cervello.
In conclusione, la dimensione temporale della vita dipende innanzitutto
da quelle caratteristiche del vivente connesse con la sua natura di entità
storica, ovvero dal possesso di una memoria genetica e dalle modalità
attraverso cui questa memoria genetica si costituisce, e stabilisce i
vincoli all'interno dei quali i processi biochimici intracellulari e le
interazioni intercellulari possono a loro volta creare una storicità a livello individuale, con la comparsa dell'esperienza fenomenica del tempo in quanto risultato del modo di funzionare di una particolare struttura biologica, il cervello.
Nell'ambito della biologia evoluzionistica il tempo rappresenta la
dimensione storica attraverso cui la vita si è manifestata sulla terra
diversificandosi adattativamente grazie all'invenzione di un programma
genetico ereditario in grado di conservare e trasmettere le variazioni che
conferiscono un vantaggio riproduttivo (o che non sono troppo deleterie) agli organismi che ne sono portatori. Attraverso la selezione naturale delle variazioni ereditarie si inscrivono nel programma genetico le esperienze filogenetiche acquisite nel tempo evolutivo attraverso le
successive generazioni, per cui il Dna registra il succedersi di cicli
riproduttivi.
Per la biologia funzionale il tempo è quello dello sviluppo individuale
ovvero dei cicli di divisione e dei processi differenziativi delle cellule
attraverso cui gli organismi vengono costruite con le loro morfologie e i
loro comportamenti specie-specifici. Il tempo somatico è scandito quindi dall'espressione del programma genetico e negli organismi multicellulari ha un termine più o meno programmato, che è la morte dell'organismo.
A livello di particolari strutture anatomiche, quali sono i cervelli degli
animali superiori, il tempo assume quindi la forma della continuità
dell'esperienza cosciente, ovvero quell'insieme di aspetti che così tanto
intrigano i filosofi e di cui le neuroscienze cominciano a disvelare le
peculiarità e i presupposto anatomo-funzionali. |