| Convegno a Palermo sulle prospettive della
temporalità | Il Cnr di Palermo ha organizzato recentemente (23-24 novembre) un
seminario internazionale di studi sulla "Struttura interna del tempo".
L'incontro, dallo spiccato carattere interdisciplinare, ha visto la
partecipazione di fisici, biologi, psichiatri e filosofi della scienza ("Dalla
fisica alla psico(pato)logia" era il sottotitolo), nel tentativo di indagare
tutte le possibili intersezioni tra tempo "oggettivo" e tempo "soggettivo",
tempo della fisica e tempo della percezione. Due visioni del tempo che si
presentano come conflittuali, ha spiegato Rosolino Buccheri,
organizzatore del seminario: il tempo interno, proprio di ogni essere
umano, è fortemente individuale e non comparabile quantitativamente
con quello degli altri esseri umani; il tempo esterno è invece definito
dalla fisica come indipendente dalla percezione umana: le leggi della
fisica prevedono la reversibilità del tempo, e ignorano ciò che è quanto
mai reale per gli individui, cioè la scansione tra passato, presente e
futuro.
Esiste una relazione tra il tempo "illusorio" della fisica e il tempo "reale"
di individui che sono frutto di una lunga storia evolutiva? Questa la
domanda fondamentale dell'incontro. Nella sua presentazione Buccheri
si è soffermato in particolare sugli studi sulle strutture dissipative di Ilya
Prigogine e sull'idea che la freccia del tempo sia strettamente connessa
i processi irreversibili. In natura non ci sono processi reversibili. La
reversibilità è solo una conseguenza dell'idealizzazione degli
esperimenti, e della mancata considerazione della presenza
dell'osservatore. Il tempo non sarebbe dunque stato incluso
correttamente nelle leggi della fisica, che piuttosto che all'unificazione di
gravitazione e teorie quantistiche dovrebbe guardare alle leggi non lineari
del caos, le quali svolgono un ruolo fondamentale nei processi evolutivi.
Il convegno si è articolato in tre sessioni: Aspetti biologici e psicologici
del tempo, Meccanica quantistica e freccia del tempo, Temo reale o
illusorio (o entrambi)? Soprattutto quest'ultima si è concentrata
sull'intreccio indicato dal Buccheri, ma il terreno è stato ben preparato
dalle reazioni precedenti, ricchissime di elaborazioni teoriche (ampio
spazio è stato dato ad esempio alla discussione cosmologica
contemporanea e alle diverse implicazioni temporali del Big Bang) e di
interessanti resoconti sperimentali. Tra questi ricordiamo la relazione
riscontrata, in una prospettiva evoluzionistica, dallo statunitense Richard
A. Block tra lo sviluppo delle diverse parti del cervello umano e la
capacità di effettuare giudizi retrospettivi o prospettici, o legati in vario
modo alla nostra particolare percezione del tempo. O gli studi - esposti
da Maurizio Cardaci - sul rapporto tra tempo soggettivo e tempo
"ufficiale", che mostrano in che modo il nostro orologio mentale tende a
modificare la propria velocità a seconda delle situazioni che si
impongono nella vita quotidiana (così è stato osservato che quando il
nostro orologio mentale va lento si ha un senso di accelerazione di
quello ufficiale, e viceversa). Tuttavia, ha aggiunto il tedesco Wolfgang
Hanke, la questione dell'esistenza e del funzionamento di un orologio
interno nel cervello umano è quanto mai aperta. Ma Richard Walker, un
americano che lavora al Cnr di Roma, mostra che predisporre un orologio
interno negli organismi biologici simulati al computer fa una enorme
differenza: quelli dotati di orologio interno, al contrario degli altri, riescono a svolgere una serie di funzioni senza dover ricorrere a complesse rappresentazioni interne. Dunque "Do it with rhythm", suggerisce Walker.
E un diverso riferimento alla musica ci viene dal filosofo della scienza
Gianni Rigamonti, che ha così argomentato sull'incompletezza della
visione fisica del tempo: fenomeni come l'ascolto della musica, o l'uso
del linguaggio, sono del tutto incomprensibili se si fa riferimento a una
visione del tempo come insieme di istanti. |