Il mondo di Platone La Repubblica di Platone: indice generale Il testo di Platone
Stonehenge

Identità

Interfacce
Postmodernità
Identità
L'antropologa del cyberspazio Sherry Turkle, nel suo fortunato libro Life on the Screen, sostiene che nei mondi mediati dal calcolatore il sé è effettivamente multiplo, fluido e costruito dall'interazione dei collegamenti con la macchina, che è costituito e trasformato dal linguaggio e che la comprensione deriva dalla navigazione e dal bricolage piuttosto che dall'analisi. L'idea di un sé non unitario, bensì decentrato, che nelle teorie di Lacan, Foucault, Deleuze poteva apparire astrusa, viene resa quotidiana e concreta dall'interfaccia grafica a finestre, che permette di visualizzare sincronicamente una molteplicità di compiti e di identità.
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Sherry Turkle sostiene che l'interfaccia grafica incarna l'estetica postmoderna dell'esplorazione del mondo delle superfici: è futile voler capire come funzionano le cose, perché il mondo è una collezione di significanti senza significato e di simulazioni senza originale. Questa visione postmoderna, aggiunge la Turkle, si è affermata anche nel campo dell'intelligenza artificiale, con il connessionismo: non si tratta di ridurre il mondo a regola e procedura, bensì di far emergere regole e procedure "intelligenti" attraverso processi destinati a rimanere opachi. La superficie è tutto: la superficialità in un certo senso, è un destino.
Questa superficialità comporta, tuttavia, che rinunciamo a chiederci che cosa ci sia "dietro le finestre".


It isn't hard to see where Sherry Turkle's philosophy leads. It inevitably takes us to a state of political apathy in which we cease asking how we are being manipulated by simulations, and just enjoy them. In fact, Turkle's approving description of the way computer users, "suspend disbelief," and are content to take what happens on the screen "at interface value" is precisely the way the characters are described as living in totalitarian world of The Futurological Congress. They enjoy the manipulated facade, without questioning where it comes from, who created it, or for what purpose. This is the attitude the manipulators of deceptive simulations (advertisers, politicians, et al) want everyone to have: don't ask if all those wonderful images are painted on the gates of Hell; just enjoy the pretty pictures. Let everyone eat, drink and exchange sexually-charged messages on the Internet, because we will never understand what it all means, anyway.

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Anche il racconto di Er può essere letto come un racconto sull'identità frammentata:
  • la sede in cui le anime scelgono i loro paradigmi di vita è un'interfaccia assolutamente opaca: un luogo enigmatico, dominato dalle divinità silenziose della necessità e del destino, in cui le opzioni sono predeterminate e in cui non viene spiegato perché la scelta viene lasciata agli interessati, né è reso loro possibile contestare la procedura predisposta;

  • per quanto le vite siano vissute in sequenza diacronica, una dopo l'altra, il momento più importante è quello in cui le identità più varie sono poste davanti alle anime sincronicamente, tutte insieme, per la scelta. Qui coloro che sono in grado di ricordarselo apprendono che possono essere qualsiasi cosa: persone delle più svariate condizioni sociali, uomini, donne, e addirittura animali. Le identità sono per loro natura provvisorie, fuggevoli e transitorie.

L'antico racconto suona postmoderno, tanto che ci si potrebbe divertire a pensare Platone come un teorico della debolezza dell'identità, della molteplicità del sé, e della manipolazione occulta. Una simile lettura, tuttavia, può essere valida solo se interpretiamo l'identità di Er come una identità debole - ammesso che si possa dire debole chi ha saputo affrontare la morte e ritornare vivo dall'aldilà per raccontarlo, senza dimenticarsi di nulla.
La libertà, in Er, è soltanto oggetto di un mito; la situazione di scelta è opaca. Ma per essere, consapevolmente, una moltitudine, e per considerare provvisorie e transitorie le maschere sociali e le catalogazioni che di volta in volta indossiamo, occorre una grande forza. Una dissoluzione completa non eliminerebbe soltanto la libertà mitica, ma la stessa consapevolezza della molteplicità e della transitorietà - cioè, alla radice, le stessa condizione che rende possibile pensare una identità variegata, plurale, narrativa.
La via di Er non si fonda né sulla fissità naturalistica, né sulle sfaccettature postmoderne: è una via consapevolmente pratica e criticamente comunicativa alla costruzione di se stesso. Non sono un mendicante, un re, un uomo, una donna o un animale, ma intendo me stesso, molto più e molto prima, come qualcuno che sceglie e racconta in prima persona - cosa, questa, molto diversa dall'essere oggetto di un racconto narrato da altri - nella misura e nel modo in cui riesco a ricordarlo e a costruire strumenti critici per una memoria unitaria.

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Chi volesse un esempio può rivolgersi con fiducia qui, ma soprattutto qui... :-)
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Un grazie a Luciana Ferretti per la sua tesi di laureaMaria Chiara Pievatolo © 1998-2000  Torna all'inizio di questo documento