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Alla fine del IV libro della Repubblica, Socrate, con la dottrina della tripartizione dell'anima, propone la tesi che il significato politico della giustizia, per la città, sia strettamente analogo a quello, morale, della giustizia come virtù della persona singola. [439b ss]
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La giustizia non è compresa in questa architettura di corrispondenze, perché è il principio che la crea. Il Socrate della Repubblica sostiene che la giustizia per l'individuo ha il medesimo significato della giustizia per la polis come un intero. La singola persona non può diventare emotivamente e cognitivamente autonoma se non in una comunità politica in cui la conoscenza è distribuita; la comunità politica può raggiungere una armonia solo ove esistono persone consapevoli ed autonome. Altrimenti, anche la più perfetta ingegneria istituzionale apparirà come una menzogna. Le questioni politiche sono in primo luogo questioni culturali: la libertà degli individui e delle poleis è connessa strettamente al carattere del loro sapere, di parte e patrimoniale, oppure collettivo o in grado di riverberarsi dalla parte al tutto. La sophrosyne non è la virtù tipica dell'anima appetitiva, dato che deve essere condivisa anche dalle altre parti. Pertanto, a ben guardare, questa parte non ha una virtù che le sia caratteristica. Il saper sopravvivere è una necessità, e non una virtù: l'economia non ha, in se stessa, un valore. |
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