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Filosofi e guardie
Platone e Kant Una differenza da spiegare La pubblicità possibile di Kant La pubblicità difficile di Platone Dove discutono i filosofi? |
Filosofi e guardiePlatone e KantKant coglie anche la problematicità del diritto penale - quindi della manipolazione politica, delle "guardie" - in una prospettiva platonica: in un archetipico ordinamento perfetto le pene sarebbero inesistenti. Però, quando si va a parlare del rapporto fra i filosofi e la politica, Kant è tutt'altro che platonico. Il potere - dice Kant - è fonte di corruzione e i filosofi devono starne lontani. D'altra parte, l'articolo segreto del suo progetto Per la pace perpetua, chiede ai sovrani di lasciare parlare i filosofi sulle messime universali circa la conduzione della guerra e l'istituzione della pace.
Una differenza da spiegareUn filosofo può dire, in modo praticamente sensato, che i filosofi devono stare lontano dal potere perché il potere corrompe, solo se pensa di poter rimanere filosofo anche se non è lui a governare. Platone stesso sembra essere consapevole del carattere minaccioso del potere: il racconto fenicio - il mito falso della Repubblica - è fatto narrare da uomini dei quali si dice che odiano la menzogna; la sfida di Trasimaco comporta, del resto, che ogni giustificazione filosofica della giustizia - e a maggior ragione una giustizia formulata da filosofi-governanti - sia per sua natura "ideologica". Perché allora sporcarsi le mani? La pubblicità possibile di KantQuesto luogo, per Kant, può esistere (Beantwortung der Frage: was ist Aufklärung? Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?,1784): è la sfera della pubblicità, cioè la sfera dell'uso pubblico della ragione, ove si pone chi non è vincolato ad usare la ragione al servizio di una istituzione. Qui la libera discussione può sussistere, senza limitazioni. La sola condizione della sua esistenza è che le istituzioni la lascino libera, pur esigendo l'obbedienza altrove. Questo è lo spirito del motto fredericiano citato da Kant: "ragionate finché volete, ma ubbidite", che significa anche "ubbidite, ma ragionate finché volete". La pubblicità difficile di PlatoneDove discutono i filosofi?Platone pensa di no. E Kant? L'articolo segreto di Zum ewigen Frieden sembra chiedere ai sovrani di permettere la sussistenza di una sfera pubblica separata dalla sfera politica - nello stile della libertà dei moderni. Ma questo articolo non regge al vaglio del criterio della pubblicità, come è espressa da Kant stesso in riferimento ai principi trascendentali del diritto pubblico. Questi connettono pubblicità e politica, in modo tale che la seconda sia subordinata alla prima. Il principio trascendentale negativo recita che "tutte le azioni che si riferiscono al diritto di altri uomini, la cui massima non è compatibile con la pubblicità sono ingiuste" (B 100/A 94); quello positivo che "tutte le massime che hanno bisogno della pubblicità per non venir meno al loro scopo concordano insieme con la politica e col diritto" (B 110/A 103 ). Kant ha cura di precisare che la sua idea di pubblicità non si identifica col semplice dire qualcosa in pubblico: in situazioni di disparità di potere, il dominante può permettersi di annunciare tutto quello che vuole senza trarne nessuna conseguenza negativa. Dunque non è pensabile che uno spazio pubblico sussista semplicemente perché i potenti lo permettono. Piuttosto, si può avere uno spazio pubblico genuino solo nella misura in cui riusciamo a renderlo politicamente filosofico, cioè ugualitario. I filosofi non devono rifiutare la politica: devono rifiutare la disuguaglianza. E se fanno politica in condizioni di disuguaglianza di potere e di potere di parola, mentono consapevolmente - sia narrando racconti fenici, sia prescrivendo articoli segreti, perché non possono dire che cosa vogliono veramente. Lo stesso Kant, quando richiede al potere politico la libertà di parola per i filosofi tramite un articolo segreto, si è già preso questa libertà prima di chiederla. L'articolo "segreto" per la pace perpetua è tale a parole, al dichiarato scopo di non sminuire la maestà dei sovrani, ma non lo è di fatto, essendo compreso in un testo stampato e diffuso al pubblico. Il filosofo, sotto le spoglie di un omaggio ironico, ha già compiuto il suo gesto rivoluzionario. |
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