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La polis |
La crisi dell'aristocrazia
Cittadini e soldati Esclusione e partecipazione I legislatori Solone Religione, uguaglianza e forza Clistene e la democrazia |
La crisi dell'aristocraziaCittadini e soldatiEsclusione e partecipazioneLa cittadinanza, anche quando viene allargata, è qualcosa di esclusivo: è generalmente cittadino a pieno diritto solo chi è figlio di madre cittadina. Le donne, che giuridicamente restano minorenni per tutta la vita, sono peraltro escluse de iure dall'esercizio della cittadinanza, così come avviene de facto per chi deve lavorare per vivere. Schiavi e stranieri sono esclusi anche dalla titolarità della cittadinanza: perfino nelle fasi più democratiche, le poleis greche sono in realtà governate da una minoranza. Anche per questo, quasi tutti i protagonisti della vita politica ateniese sono ricchi e aristocratici. Il passaggio dalla monarchia all'oligarchia e alla democrazia avviene nel corso di tre secoli di stasis (guerra civile, nel senso di lotta intestina entro una città). Infatti, l'etica aristocratica, fortemente competitiva, non prevedeva l'idea di uno spazio politico e giuridico comune. Questo spazio deve essere costruito, e deve pertanto avere un autore: non a caso, a questo periodo risalgono le figure semileggendarie dei legislatori: Dracone e Solone ad Atene, Licurgo a Sparta. Le leggi della città sono nello stesso tempo il prodotto istituito da una volontà e un patrimonio comune tramandato dal passato: per questo - in un modo simile a quanto avviene con la poesia omerica - si intendono come fatte da un individuo che è una sorta di nome collettivo, e dunque qualcosa di più di una persona. Solone, eletto arconte nel 594, per conciliare i conflitti fra aristocratici e demos,"inventa" la polis come uno spazio comune (koinon), ove regnano non individui, ma regole collettive e condivise, le leggi. La dike (giustizia) è ancora divina, ma nello stesso tempo si identifica con la giustizia realizzata nello spazio comune della città. Solone scrive le sue leggi senza trarre ispirazione da se stesso, ma sotto la dettatura dell'oracolo di Delfi, il quale chiede a ciascuno di non trasgredire i suoi limiti con le proprie pretese, commettendo hybris. Il concetto di hybris acquisisce una connotazione comunitaria: non sa stare al suo posto chi viola e "privatizza" lo spazio comune con le sue pretese smodate (pleonexia).
La forza (Kratos) della legge, che si vale anche della violenza (bia), crea uno spazio intermedio pubblico e neutro, al di là degli interessi delle fazioni. Uno spazio che riassorbe anche la religione: garante della dike non è più solo Zeus, ma anche la divinità protettrice di Atene: Pallade Athena, figlia di Zeus e dea della sapienza. Religione, uguaglianza e forzaUn'altra testimonianza importante è rappresentata dalla Costituzione degli Ateniesi, un libello anonimo di poco precedente a Tucidide: gli assetti di potere della polis democratica non si basano sulla creazione di uno spazio comune, bensì sulla forza del demos. E' la forza del demos che impedisce di dominare a coloro che sono dotati di arete, nel senso aristocratico e omerico del termine. La giustizia delle comunità politiche si fonda solo sulla forza: una forza che è arete se esercitata dagli aristocratici, e che si vela di inganno se viene esercitata dal demos, dai kakoi. Clistene e la democraziaDopo il rovesciamento della tirannide, l'aristocratico Clistene opera una rifoma "democratica": "essendo in inferiorità, associò il demos alla propria eteria" (Erodoto, 5, 66). Ad Atene, viene introdotta l'isonomia. Tutti sono soggetti alla stessa legge; la rotazione e il sorteggio nella partecipazione alle cariche politiche sta ad indicare che tutti hanno la medesima arete, e trovano il loro senso nella partecipazione alla comunità. La città, con la sua intensa vita pubblica e con i suoi legami omoerotici diventa un luogo di educazione permanente. La virtù del cittadino è la sophrosyne, la prudenza come capacità di autolimitazione. Questa capacità di controllo di sé non è solo una virtù civica importante, ma anche una essenziale virtù militare: sia l'oplita che combatte in falange, sia il rematore al banco di una triremi, devono obbedire agli ordini e rimanere al posto loro assegnato. Le sorti delle battaglie terrestri e navali dipendono dall'autocontrollo e dalla collaborazione di tutti: una falange o una triremi diventano molto vulnerabili se si scompagina l'ordine dei soldati o dei rematori. |
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