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Punizione e confutazione

L'argomento di Socrate nel Gorgia, per il quale dobbiamo adoperarci per sottrarre i nostri nemici alla giustizia penale, in quanto la punizione è una medicina per l'anima, è chiaramente ironico. Esso, tuttavia, è rivoluzionario rispetto alla morale tradizionale greca, per la quale essere duri con i nemici e gentili con gli amici era l'essenza dell'eccellenza (arete) maschile. La legge del taglione era intesa solo come un limite alla vendetta, che consisteva nel far pagare al nemico un "debito", restituendogli male con male: Socrate, di contro, non ritiene legittimo contraccambiare ingiustizia con ingiustizia.
Quale forma di giustizia penale può svolgere la funzione terapeutica che gli attribuisce Socrate? Nell'Apologia, Socrate afferma, difendendosi, che non ha senso portare davanti ai giudici chi sbaglia involontariamente, cioè per ignoranza. Si dovrebbe, piuttosto, prenderlo da parte e confutarlo. Questo argomento delegittima, se coerentemente applicato, tutti i castighi di cui si vale la giustizia penale, dal carcere fino alla pena di morte: a rigore, l'unica pena educativa, in grado di far cambiare idea e di indurre a por rimedio al male commesso, è la confutazione. E' possibile pensare una città visibile la cui giustizia penale sia coerente con il canone socratico?

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Maria Chiara Pievatolo © 1998-2000  Torna all'inizio di questo documento