Il poeta e le Muse: Esiodo
La Teogonia, cioè la "nascita degli dei" è un poema didattico, nel quale Esiodo (VIII-VII sec. a. C.) raccoglie e rende sistematico un complesso di miti e tradizioni orali concernenti le divinità. Il mondo divino, come già nei poemi omerici, rispecchia la cultura e la gerarchia del mondo umano. Ma Esiodo, a differenza di Omero, riflette in modo esplicito sulla sua funzione, che è metaforicamente adombrata nel suo rapporto con le Muse, come viene descritto nei primi cento versi della Teogonia (trad. tratta, con alcune variazioni, da G. Arrighetti, Teogonia, Milano, Rizzoli, 1998).
Per quanto le Muse presiedano a tutte le arti, Esiodo insiste sulla loro voce, che è lo strumento di comunicazione essenziale in una cultura orale. E' con la voce che insegnano canti e raccontano miti, anche se la loro attività "musicale" comporta l'esecuzione di una performance complessa, la quale mobilita tutti i mezzi espressivi corporei. Il poeta, a sua volta, non pensa se stesso come un autore creativo, ma come un esecutore che tramanda qualcosa di ricevuto da altri. Questo emerge chiaramente perfino in questo passo, ove Esiodo si presenta col suo nome e parla in prima persona. A causa del carattere di performance, proprio dell'arte delle Muse, ciò che si canta deve avere una forma temporale: ciò che è, che sarà e che fu. Il poeta, proprio perché non pensa la sua opera per una lettura solitaria, ma per l'esecuzione, deve descrivere il mondo, anche quando ha ambizioni sistematiche come nella Teogonia, con una storia o un mythos. Esiodo è consapevole del potenziale di manipolazione insito nella poesia, che però non attribuisce a se stesso, ma alle Muse: fuor di metafora, potremmo dire che l'inganno non è nella persona del poeta, bensì nella cultura che egli tramanda. Le Muse sono figlie di Zeus e di Mnemosyne, cioè dell'autorità e della memoria. La funzione del poeta non è soltanto culturale, ma politica: di questo Esiodo è consapevole, quasi cinquecento anni prima di Platone. Calliope (bella voce), la musa più illustre, è a stretto contatto con l'autorità politica: se per epos intendiamo la parola ritmica, possiamo capire perché l'uso di un dolce epos possa avere un ruolo politico. Il discorso significativo e autorevole, che chiede di essere ricordato, perché esprime una legge o una sentenza, una decisione o una perorazione politica, oppure un comando, deve essere messo in poesia, per distinguersi dal discorso ordinario. Sempre per motivi mnemonici, spetta alla Muse o alla poesia tramandare le consuetudini pubbliche e familiari: Zeus e Mnemosyne, memoria e potere, si sposano nella loro arte. La voce dell'istruzione e dell'autorità è nello stesso tempo la voce del piacere: le Muse, che stanno accanto a Zeus e accanto ai re, sanno essere così gradevoli da distogliere le persone dai loro dolori e dalle loro preoccupazioni personali, per integrarle nella sfera collettiva della cultura. |
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