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Una antropologia dell'indigenza

Il Callicle del Gorgia, quando sostiene che l'essenza della vita felice consista in un ciclo ripetitivo di soddisfazione e di deprivazione dei bisogni, presuppone una sorta di antropologia morale dell'indigenza. Con le parole di Ermanno Bencivenga (Manifesto per un mondo senza lavoro, Milano, Feltrinelli, 1999, pp. 16): io sono un essere inerte, finché non si apre in me, come una lacuna, un bisogno, che cerco di soddisfare facendo scambi con gli altri in ragione dei loro bisogni, o approfittando della loro indigenza per soverchiarli. Solo il bisogno mi mette in relazione con gli altri.

La vita dell'uomo che identifica il proprio bene con la soddisfazione dei bisogni è ripetitiva e dipendente, per quanto i bisogni possano essere variati, affinati e rinnovati: io mi metto in movimento solo se avverto - o sono indotto ad avvertire - una mancanza, colmata la quale ritorno, provvisoriamente, nel mio stato di quiete. Callicle, da aristocratico, aveva in mente un tipo di soddisfazione dei suoi bisogni basato sulla sopraffazione sugli altri; un sistema di mercato si fonda sul più universalizzabile scambio, il quale però comporta che il valore di ciascuno risieda nel suo lavoro, cioè nella sua capacità di soddisfare il bisogno indotto in qualcun altro (ibidem, p. 15).

Quando si riduce il soggetto morale a una creatura indigente, la cui prassi si esaurisce nel ciclo del bisogno e della sua soddisfazione, l'ideale socratico della virtù come controllo consapevole di sé appare statico: se il bisogno non è, in quanto tale, la ragione fondamentale per l'azione, risulta difficile reperire qualche altro motivo per uscire dall'inerzia. A ben guardare, la libertà è qualcosa di pericoloso in un sistema socio-politico che si costruisce e si giustifica sull'indigenza: fare scelte non riconducibili a bisogni significa agire, imponderabilmente, al di fuori dalle ragioni dello scambio.

Le cose cambiano se il soggetto morale viene pensato come una creatura libera, per la quale i bisogni sono interruzioni ad attività che sceglie gratuitamente, cioè indipendentemente dalla propria indigenza naturale o indotta. Solo una creatura che non si riduce ai suoi bisogni e sa scegliere in modo libero può sfuggire al ciclo e progredire linearmente, come avviene, per esempio, nella conoscenza, intesa come consapevolezza critica e non come acquisizioni di nozioni dotate di un valore di mercato.
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Maria Chiara Pievatolo © 1998-2000  Torna all'inizio di questo documento