Voci fondamentali del vocabolario filosofico hegeliano
Aufhebung
(toglimento).
È il termine fondamentale del linguaggio filosofico hegeliano. Auf- heben costituisce semanticamente il calco del latino tollere, cioè "togliere per conservare"; letteralmente "porre qualcosa sopra, ad un livello più alto".
Aufhebung trova i corrisppettivi nella lingua inglese in elevation e abrogation; nella lingua francese in élévation, abrogation (trad. Kervégan); dépassement (trad. Vieillard-Baron). Nelle prime traduzioni - come quelle di Antonio Novelli (Enciclopedia, Napoli 1863-64), di Augusto Vera (Encyclopédie, Paris 1859, 1863-66, 1867-69), e successivamente del Croce (Enciclopedia, Bari 1906) - il termine è stato reso con superare, e superamento, a volte soppressione. Nelle traduzioni successive, si è affermata la scelta, inaugurata da Arturo Moni (Scienza della logica, Bari 1925), del sostantivo toglimento - d'altra parte, il riferimento fu reso esplicito gią da Croce (Enc.C, trad. it. cit., p. 100). A tali significati si attengono le edizioni più recenti. Nella revisione della traduzione italiana dell'Enciclopedia e della Scienza della logica, Claudio Cesa conserva i termini impiegati dal Croce e dal Moni. Valerio Verra, nella nuova traduzione della Scienza della logica dell'Enciclopedia (I vol., Torino, 1981), impiega superamento, mentre per quanto riguarda la Filosofia del diritto (Roma-Bari, 1999 II ed.) Giuliano Marini rende aufheben in prevalenza con togliere, ma in alcuni casi conserva superamento e a volte soppressione. Nel procedimento dialettico l'Aufhebung corrisponde al terzo momento, lo stadio speculativo o positivo-razionale, attraverso cui la scissione peculiare al momento dialettico propriamente detto, o negativo-razionale, è conciliata con l'universale astratto (Enc.C, § 79).
Endzweck
(scopo finale).
Costituisce lo scopo più alto immanente al processo storico, e da Hegel viene riferito al percorso della libertą (Freiheit). Nelle intenzioni hegeliane il termine è sempre legato al processo di sviluppo della libertą all'interno del mondo dei costumi. Tuttavia, un tale percorso della libertą trova il proprio compimento solamente attraverso il raggiungimento della forma "sostanziale" di quest'ultima, realizzata nelle istituzioni oggettive dello stato moderno. Per questa ragione, non senza sollevare notevoli problemi teorici, nella Filosofia del diritto Hegel indentificherą lo scopo finale con lo stato in quanto tale (Rph., § 258).
Gegenwart
(presenzialitą, o presenza).
Si tratta di un concetto peculiarmente hegeliano che si ritrova in tutti i luoghi fondamentali della filosofia dello spirito. Al significato letterale corrisponde l'espressione essere presente, oppure permanere dinanzi a qualcuno o di fronte a qualcosa; l'impiego speculativo dev'essere legato al concetto dello spirito, "razionalitą concreta e presente". La presenzialitą, dunque, esprime il carattere della razionalitą disvelata, la quale è pervenuta in tal modo alla propria veritą. Per la stessa ragione, la Gegenwart è anche caratteristica di quella stessa realtą (Wirklichkeit) che Hegel identifica con la razionalitą, cioè con "il concetto in sé e per sé". Una tale definizione prende le mosse dalla Fenomenologia, nella quale si dą conto della nozione di spirito quale soggetto fondamentale della scienza filosofica (Phän., Vorr.); sulla base di questa nozione, nella Filosofia del diritto la presenzialitą interviene a giustificazione della dottrina dello stato, in questo luogo definito "immagine e realtą della ragione" (Rph., Vorr.). In quanto razionalitą sviluppatasi nel corso della storia universale (cioè in quanto idea della libertą pervenuta alla propria realtą), lo stato, "realtą dell'idea etica", è identificato da Hegel alla ragione presenziale (Rph., Vorr.). D'altra parte, che questa stessa concezione sia debitrice alla teoria sistematica complessiva, e all'interno dello spirito oggettivo, alla Weltgeschichte, è testimoniato dal fatto che proprio nella chiusa dei Lineamenti, Hegel ribadisce la centralitą della Gegenwart come coronamento dello sviluppo storico-universale (Rph., § 360).
Gestaltung
(configurazione).
Il termine è impiegato per designare la differenza esistente, all'interno della filosofia dello spirito, tra l'idea e le modalitą di darsi di quest'ultima nel procedimento (o cammino temporale) verso la propria realizzazione. Pertanto, la questione delle configurazioni ideali si lega al problema del metodo, vale a dire al problema della logica (Rph., § 1 Anm., §§ 31-32 e Anm.; Enz.C, §§ 1-2, § 6). Il metodo logico prevede una distinzione tra "idea nel suo concetto" e idea come "risultato"; tuttavia, se all'interno della logica "pura" una distinzione siffatta deve essere considerata un "presupposto", nella Realphilosophie questa stessa distinzione si rende manifesta solamente dopo quel cammino temporale del quale le configurazioni rendono testimonianza (Rph., § 32 Anm.).
Nella lingua tedesca il termine deriva dal sostantivo Gestalt, che può essere tradotto con figura o forma, ma va tenuto distinto da Form, nel significato di "principio formale". La lingua greca, al pari del tedesco, adotta una distinzione simile: morfé interpreta il primo concetto, enérgeia il secondo.
Nella filosofia del diritto le configurazioni indicano le forme concrete attraverso le quali il concetto del diritto si particolarizza nel corso del suo cammino verso la concretezza dell'idea etica. Nella Fenomenologia tali forme erano state rappresentate come le stazioni della liberazione dello spirito; nei Lineamenti esse divengono invece i momenti dell'idea della libertà verso la propria realizzazione oggettiva.
Idee des Guten
(idea del bene; idéa agathoû).
È la suprema idea che la ragione possa formulare. In Kant essa diviene la fonte del terzo postulato morale (sommo bene), attraverso il quale trovano elaborazione tanto la dottrina del Giudizio (Urtheilskraft), quanto la filosofia della storia. Il concetto dev'essere riferito a quella stessa idea del bene (idéa agathoû) che nel VI libro della Repubblica Platone pone al centro della trattazione speculativa del problema politico (Resp., 508e). In Hegel questo termine si sposa ad una duplicità di intenti teorici, ai quali possono essere associate due diverse interpretazioni della sua filosofia politica.
1. Nella dottrina della moralità (Moralität), l'idea del bene è definita come un universale "astratto"
e "formale", che rappresenta il punto di vista proprio dell'intellettualismo kantiano (Rph., § 137 e Anm.).
2. Nella dottrina dell'eticità (Sittlichkeit), il medesimo concetto viene ripreso alla luce della concezione "teleologica" della razionalità, e in questa sede con esso si intende l'idea etica, cioè l'idea del bene concreto, in contrapposizione all'idea del bene astratto (Rph., § 129, § 142). Una tale idea del bene "vivente" da mero postulato diviene il concreto principio di realizzazione della libertà.
Letzter Zweck
(scopo ultimo).
Il concetto di scopo ultimo, così come quello di scopo finale, proviene dalla filosofia kantiana. In quest'ultima, lo scopo ultimo della totalità dei processi della natura era identificato con l'uomo, in quanto unico essere del sistema organizzato della natura "il quale possa farsi un concetto di scopo, e di un aggregato di cose formate secondo un fine possa fare con la sua ragione un sistema di fini" (KdU, § 82). Pertanto, considerando discriminante la facoltà dell'uomo di porre se stesso al centro della finalità naturale, lo scopo ultimo può essere esplicitato secondo due oggetti: la felicità (Glückseligkeit) e la cultura (Bildung). La prima riguarda la "beneficienza della natura", e per Kant risulta irrealizzabile nel mondo fenomenico; la seconda, definita "l'abilità rispetto ad ogni specie di fini, con cui l'uomo possa usar della natura" (KdU, § 82), ha a che fare con la libertà umana, e per questa ragione è l'unica forma della finalità che possa elevarsi al grado di scopo ultimo (KdU, § 83). Tuttavia, questa forma della finalità non è coincidente con quella ancor più elevata dello scopo finale, che invece non riguarda l'uomo ma quella stessa idea morale che Kant definisce sommo bene (Höchstes Gute).
La complessa struttura del teleologismo kantiano viene ripresa da Hegel nella filosofia dello spirito oggettivo. Nella Filosofia del diritto, la dicotomia teorizzata da Kant tra scopo finale e scopo ultimo si manifesta all'interno del sistema dell'eticità.
1. Lo stato è definito come lo scopo finale (Rph., § 258), perché luogo della realizzazione della libertà.
2. La società civile è definita come lo scopo ultimo(Rph., § 184, § 258 Anm.), perché luogo della formazione della cultura.
Tuttavia, di là dal testo hegeliano, se si tiene in considerazione il carattere specifico della finalità presente all'interno dello stato, considerato ora quale momento ancora situato nella sfera della finitezza (infatti, lo spirito oggettivo non è ancora spirito assoluto), allora è possibile riproporre il medesimo rapporto tra le due forme della finalità in un modo differente da quanto fa Hegel nelle pagine dei Lineamenti, e in modo più affine invece ad alcuni luoghi dell'Enciclopedia del 1830. Una tale differente sensibilità si ritrova anche nei corsi di lezioni, tanto in quelle sulla Filosofia della storia, quanto in quelle sulla Storia della filosofia e sulla Filosofia della religione. Secondo questa proposta di lettura, che prende in considerazione lo stesso tema dal punto di vista della finitezza, cioè secondo la prospettiva della realizzazione, il rapporto tra letzter Zweck ed Endzweck muta nei termini seguenti:
1. Lo stato diviene scopo ultimo (Material der Verwirklichung), perché la sua funzione ora coincide con quella di strumento di organizzazione del sistema delle volontà individuali. Dal punto di vista della storia universale, esso è il momento in cui si definisce la destinazione dell'uomo nel mondo; per questa ragione, una tale funzione ricorda molto da vicino quella riservata da Kant alla Bildung, appunto scopo ultimo del sistema della finalità naturale.
2. La libertà come tale diviene invece l'autentico scopo finale della storia. Questa seconda e 'ipotetica' lettura postula la possibilità di rappresentare una differenziazione tra idea e propria realizzazione, una possibilità che in linea di principio si pone in antitesi alle aspirazioni teoriche hegeliane.
Le difficoltà immanenti alla concezione della finalità nel sistema dello spirito oggettivo rimandano alla duplice lettura che di questo stesso sistema può essere effettuata, a seconda che si privilegi l'orientamento metafisico, che si manifesta nella teoria della libertà, ovvero che si privilegi quello storico, del quale invece si fa portatrice la teoria della necessità dello stato e delle istituzioni politiche.
Material, der Verwirklichung
(Materiale, della realizzazione).
Nelle Lezioni sulla filosofia della storia, Hegel attribuisce una tale espressione allo stato. Quest'ultimo costiuisce il materiale posto alla base del processo della realizzazione della libertà nel mondo, che si produce nel corso dello sviluppo storico. Il significato del termine è molto importante, perché testimonia una prospettiva differente all'interno della trattazione dello spirito oggettivo tra la Filosofia del diritto e la Filosofia della storia. Infatti, se nella prima il soggetto dello sviluppo storico-teleologico, lo scopo finale, era identificato con lo stato, "realtà dell'idea etica" (Rph., § 258), nella seconda un tale soggetto diviene la libertà, definita ora come l'idea, mentre lo stato in quanto tale risulta invece il "materiale della sua realizzazione" (PhdG, B. c., 110).
Sollen
(dover essere).
Nella lingua tedesca, il termine esprime un dovere in senso imperativo, ma al quale si perviene attraverso un'attività di libera costrizione. Infatti, la stessa lingua tiene distinto il verbo sollen dal corrisppettivo müssen, che esprime invece il senso di una obbligazione derivante da una costrizione dall'esterno. L'impiego hegeliano del sostantivo das Sollen è frutto di una recezione polemica del lessico appartenente alla filosofia morale di Kant, il quale lo impiega per le formule dell'imperativo categorico - che ordina un'azione compiuta per il puro senso del dovere (KpV, A 36). Hegel critica l'astrattezza dell'imperativo kantiano, secondo il quale l'azione buona deve essere realizzata in modo incondizionato, e prende le parti della "contestualità" delle azioni. Pertanto, secondo Hegel più che alla "buona intenzione" bisogna prestare attenzione alle "conseguenze dell'azione" (Rph., § 132 Anm.).
Trennung
(separazione).
Al proprio significato sistematico corrisponde il termine Entzweiung, reso in italiano con scissione. La Trennung indica la seconda stazione del procedimento dialettico, nella quale l'unità immediata, il concetto, si estranea (entäussert sich) da sé, ed acquista una forma realizzata, ma in tal modo acquista pure la contraddittorietà che le reca un "dolore infinito" (Phän., V).
Weltgeschichte
(storia universale).
Alla lettera storia del mondo (Welt), nella tradizione interpretativa italiana il termine oramai è tradotto prevalentemente con storia universale. In Hegel la concezione filosofica della storia descrive un arco temporale che sottende le quattro grandi età attraverso le quali può essere identificato il cammino dello spirito nel mondo: il mondo orientale, il mondo greco, il mondo romano, e quello cristiano-germanico. Ad ognuna di queste età corrisponde una forma peculiare e storicamente adeguata della libertà (Rph., § 342, § 352; PhdG, A, 29).
Wirklichkeit
(realtà).
Nonostante l'apparente generalità, il termine è tra quelli maggiormente significativi. Tradotto in alcune occasioni con effettualità - come ha fatto Enrico De Negri (Fenomenolgia, 1933), oggi viene reso più appropriatamente con realtà. Tuttavia, al termine realtà sono ascritti diversi significati: tanto quello generale di mera esistenza, quanto quello maggiormente specifico di razionalità concreta. A quest'ultimo significato si riferisce il celebre dictum della Prefazione alla Filosofia del diritto, nel quale si afferma l'identità di realtà e di razionalità, secondo la nota espressione: ciò che è razionale è reale (wirklich); e ciò che è reale è razionale (Rph., Vorr.). Nella Scienza della logica la categoria della realtà acquista un rilievo fondamentale in contrapposizione all'apparenza o fenomeno (Erscheinung), per riproporsi nuovamente nella definizione dello spirito come realtà suprema, in modo conforme a quanto già si trovava nella Fenomenologia; la stessa definizione sarà riproposta ulteriormente nelle varie edizioni dell'Enciclopedia (Phän., Vorr.; Enz.C, § 381).
Verwirklichung
(realizzazione).
Il termine, talvolta sostituito da Realisierung, trova un'ampia e multiforme applicazione in tutte le opere hegeliane, a volte senza un vero e proprio riferimento concettuale definito. Impiegato nel suo senso filosofico-speculativo, esso acquista due significati precisi.
1. Secondo il senso sistematico generale, la realizzazione può essere ricondotta ad un determinato momento della dialettica. La Verwirklichung (in alcuni casi anche Realisierung) costituisce il secondo momento del procedimento triadico, insieme al primo momento del concetto (Begriff) e al terzo dell'idea. Inseme formano la triade: concetto, realizzazione, idea (WdL, Einl.; Rph., § 1 e Anm.; Enz.C, § 18, § 83). In questo senso "dialettico-sistematico" la Verwirklichung descrive il momento della scissione o alienazione (Entäusserung) del concetto nell'esteriorità, interpreta cioè il momento della "negatività" dell'idea; pertanto, essa rimane il momento della finitezza in cui la realtà si mostra nel proprio contenuto "particolare" e contraddittorio, al quale si contrappone la pienezza concettuale del momento speculativo (Enz.C, § 81 Anm.). Nella Filosofia del diritto a questo carattere della Verwirklichung corrispondono le figure della moralità (Moralität), all'interno dello sviluppo sistematico dell'idea del diritto in generale, e della società civile (bürgerliche Gesellschaft), all'interno dello sviluppo sistematico dell'idea etica in particolare (Rph., § 33, § 106 e Anm., § 157).
2. Esiste anche una seconda accezione del termine Verwirklichung (in molti casi sostituito da Realisierung o Realisation), la quale trova impiego in una forma che non rimanda al secondo momento triadico, ma al terzo. Quest'ultimo significato, che si ritrova nella Realphilosophie e in modo particolare nella filosofia dello spirito, acquista un rilievo teorico notevole, perché tende a marcare una distinzione tra idea "astratta" e idea "realizzata", cioè tra logica e spirito. Nella Rechtsphilosophie, l'espressione maggiormente significativa di questa nuova concettualità si ritrova nella definizione del rapporto tra l'idea della libertà (in questo luogo, più precisamente, idea etica) e lo stato in quanto realizzazione di essa (Rph., § 142, § 257, Hen., 46, 208). In questa sede, il termine perde quella stessa colorazione di finitezza che acquistava nella definizione precedente (1.); al contrario, si carica di un senso di 'eccedenza' rispetto alla concezione puramente logica dell'idea. Di conseguenza, il concetto di Verwirklichung testimonia la preminanza nella filosofia hegeliana della dottrina dello spirito. In quanto "idea realizzata", solamente quest'ultimo è la forma vera dell'idea, cioè è idea concreta e presente nella realtà (Rph., Vorr.; Enz.C, § 242). Pertanto, ad una tale concezione di realizzazione deve essere riferito il concetto di presenzialità (Gegenwart).
La seconda accezione del termine (2.) trova un'applicazione più complessa nella Filosofia della storia; nelle Lezioni, Hegel pone al centro del proprio interesse la realizzazione della libertà nel mondo attraverso il percorso storico. Tuttavia, in questo luogo il rapporto tra l'idea e la sua realizzazione trova più difficilmente applicazione a causa della complessità del concetto della libertà. Infatti, quest'ultimo rimanda ad un riferimento tanto al mondo della libertà etica (che appartiene allo spirito oggettivo), quanto al mondo della libertà "pura" (che, al contrario, appartiene allo spirito assoluto, cioè al regno dell'arte, della religione e del puro pensiero). Per via della complessità immanente al concetto di libertà, il principio della Verwirklichung, vale a dire il principio dell'assoluto "concreto" e "vivente", si colora di una problematicità sostanziale, nella quale si specchia il conteso rapporto tra dottrina della logica e dottrina dello spirito. In quest'ultimo senso, quella stessa realizzazione dell'idea, da Hegel posta a fondamento della propria filosofia (in modo particolare della propria filosofia politica, così come è illustrata nei Lineamenti), tende a precipitare di nuovo nel significato di limitazione e di "finitezza" che aveva contraddistinto la prima delle due definizioni (1.).
Il lessico maggiormente riconosciuto è lo Hegel Lexicon, edito a cura di H. Glockner nella Jubiläumsausgabe, nel quale la terminologia hegeliana è passata in rassegna attraverso riferimenti specifici al loro impiego nelle varie opere. Rappresenta ancora oggi uno strumento fondamentale per gli studiosi.
H. Glockner (hrsg. v.), Hegel Lexicon, 4. Bd.e, Stuttgart-Bad Cannstatt, Frommann-Holzboog, 1935-1939
Allo Hegel Lexicon si riferisce il Register pubblicato in appendice nell'edizione Moldehauer-Michel delle Werke, che propone una vasta scelta di vocaboli e il riferimento al volume e alla pagina corrispondente delle opere.
H. Reinicke (hrsg. v.), G.W.F. Hegel:Werke in zwanzig Bänden. Register, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1970
Ci sono inoltre molteplici lessici filosofici e glossari pubblicati per vari editori al di fuori di edizioni delle opere hegeliane.
I glossari in lingua italiana in genere si trovano in appendice a traduzioni di opere hegeliane. Di frequente si fa riferimento a quello redatto da Nicolao Merker e pubblicato nel 1967 in calce alla prima edizione dell'Enciclopedia (trad. Croce) presso la "Universale Laterza". Il glossario comprende 183 voci ed è seguito da un Indice dei nomi citati da Hegel nell'Enciclopedia. È stato successivamente riportato in tutte le edizioni dell'Enciclopedia curate da Claudio Cesa.
Per quanto riguarda la terminologia giuridica e politica, di buona utilità appare anche la Premessa del traduttore redatta da Giuliano Marini nel 1987, in occasione della sua nuova traduzione dei Lineamenti di filosofia del diritto per la "Biblioteca Universale Laterza".
Al fine di comprendere la ricca e complessa terminologia filosofica hegeliana, è indispensabile la conoscenza del linguaggio filosofico di Kant. Glossari kantiani in lingua italiana sono presenti in molte edizioni delle tre Critiche, ma solitamente si fa riferimento a quelli di Vittorio Mathieu pubblicati in calce alla Critica della ragion pura (trad. Gentile-Lombardo Radice, riv. da V. Mathieu) e alla Critica della ragion pratica (trad. Capra, riv. da E. Garin), rispettivamente nel 1966 e nel 1971, entrambi per la "Universale Laterza". Ai primi si accompagna il dettagliatissimo glossario di Valerio Verra, edito con la Critica del Giudizio (trad. Gargiulo, riv. da V. Verra) nel 1970, sempre presso la "Universale Laterza".
Lingua inglese
Il glossario standard è quello mutuato dalla traduzione di W. Wallace dell'Enciclopedia (I: The Logic of Hegel, Oxford 1874, II ed. riv. 1892-93; III: Hegel's Philosophy of Mind, Oxford 1894, rist. 1971).
Per la Filosofia del diritto si può consultare l'apparato tanto della traduzione 'classica' di Thomas Malcom Knox (Hegel's Philosophy of Right, translated with notes by T.M. Knox, Oxford 1967, II ed.), quanto della più recente traduzione a cura di Hugh B. Nisbet (Elements of the Philosophy of Right, ed. by A.W. Wood, translated by H.B. Nisbet, Cambridge, Cambridge University Press, 1991).
Un corposo glossario in rete si trova presso il sito della University of Idaho, all'interno delle pagine di Mickelsen dedicate a Hegel.
Lingua francese
Per il linguaggio filosofico-politico hegeliano si può consultare il glossario in appendice della nuova traduzione della Filosofia del diritto di Jean-Francois Kervégan (apparsa nel 1998 presso le parigine "Presses Universitaires de France"), in cui sono riportati tutti i termini fondamentali della filosofia del diritto di Hegel. Per il linguaggio logico-metafisico si veda la terminologia della meno recente traduzione della Fenomenologia ad opera di Jean Hyppolite (Paris, Aubier-Montaigne, s.d.) - due altre traduzioni della Phénoménologie sono uscite nel 1991 sempre per Aubier e nel 1993 per Gallimard -, e della traduzione di Bernard Bourgeois dell'Enciclopedia: I. La Science de la Logique (Paris, Vrin, 1970); III. La philosophie de l'Esprit (Paris, Vrin, 1988). Si ricordi, inoltre, che la recezione francese del lessico hegeliano deve molto all'edizione di Augusto Vera dell'Encyclopédie (Logique de Hegel, traduite par A. Vera, 2 voll., Paris 1869, 18742; Philosophie de la nature de Hegel, 3 voll., Paris 1863, 1864, 1866; Philosophie de l'esprit de Hegel, 2 voll., Paris 1867, 1869. Rist. an. dell'intera opera: Bruxelles 1969).
I Lineamenti di filosofia del diritto è l'opera hegeliana maggiormente nota, il suo successo può essere paragonato forse solamente all'Enciclopedia. La Rechtsphilosophie trovò fortuna già nei decenni successivi alla sua pubblicazione, come avvenne per il caso italiano. Infatti, la sua prima traduzione italiana risale al 1848 per opera di Antonio Torchiarulo (Hegel, Filosofia del diritto, Napoli 1848), e va ascritta all'interesse che la filosofia politica hegeliana suscitò nell'intellettualità dell'epoca di orientamento laico e risorgimentale, la quale aveva trovato a Napoli il proprio centro di maggior prestigio. Anche in Francia la filosofia hegeliana penetrò con buon successo fin dalla prima metà dell'ottocento, e trovò in Victor Cousin, che fu amico e corrispondente di Hegel, il maggior divulgatore. Come si è già ricordato, le prime traduzioni hegeliane in francese furono opera di Augusto Vera, mentre per la Filosofia del diritto una traduzione di André Kaan apparve nel 1940. In Gran Bretagna il successo dell'hegelismo fu molto successivo, e risale al periodo compreso tra otto e novecento, grazie all'opera degli idealisti inglesi, come T.H. Green, McTaggart, Bradley. Tuttavia, il loro interesse era finalizzato principalmente a temi di logica filosofica, e quindi la prima edizione inglese integrale della Filosofia del diritto fu successivamente condotta da T.M. Knox (nel 1897 Dyde ne aveva tradotto la prefazione e l'introduzione) In Spagna solamente di recente si è prevenuti ad una edizione.
Sul problema del linguaggio politico hegeliano, e delle varie recezioni della Filosofia del diritto in Italia e in Francia, si rimanda agli interventi di Miriam Bienenstock e di Caludio Cesa al convegno sul tema: Il linguaggio della filosofia politica di Hegel, svoltosi a Pisa il 2 e il 3 giugno 2000 presso la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore Sant'Anna. Gli atti sono di prossima pubblicazione.
M. Bienenstock, La reception franēaise de la 'Rechtsphilosophie' de Hegel;
C. Cesa, La recezione italiana della 'Rechtsphilosophie' di Hegel.
G.W.F. Hegel, Grundlinien der Philosophie des Rechts, Berlin 1821
Lingua italiana
Hegel, Filosofia del diritto, tradotta dall'originale tedesco da Antonio Torchiarulo, Napoli 1848.
Filosofia del diritto ovvero Il diritto di natura e la scienza della politica di G.G.F. Hegel, traduzione dall'originale per A. Novelli, Napoli 1863.
G.G.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto ossia Diritto naturale e scienza dello stato in compendio, tradotti da F. Messineo, Bari, Laterza, 1912, 19542.
G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello stato in compendio, a cura di G. Marini, Roma-Bari, Laterza, 1987, 19965; nuova edizione riv. con le Aggiunte di Eduard Gans tradotte da B. Henry, 1999.
G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, edizione del testo tedesco, introduzione, traduzione, note e apparati di V. Cicero, Milano, Rusconi, 1996.
Lingua inglese
Hegel's Philosophy of Right, translated with notes by Thomas M. Knox, Oxford, Oxford University Press, 1952, 19672.
G.W.F. Hegel, Elements of the Philosophy of Right, ed. by A.W. Wood, translated by Hugh B. Nisbet, Cambridge, Cambridge University Press, 1991.
Lingua francese
G.W.F. Hegel, Principes de la philosophie du droit, traduit par A. Kaan et préfacé par J. Hyppolite, Paris, Gallimard, 1940, 19632.
G.W.F. Hegel, Principes de la philosophie du droit ou Droit naturel et science de l'état en abrégé, texte présenté, traduit et annoté par Robert Derathé, Paris, Presses Universitaires de France, 1975.
G.W.F. Hegel, Principes de la philosophie du droit, texte intégral, accompagné d'annotations manuscrites et d'extraits des cours de Hegel, présenté révisé, traduit et annoté par J.-F. Kervégan, Paris, Presses Universitaires de France, 1998.
G.W.F. Hegel, Principes de la philosophie du droit ou Droit naturel et science de l'état en abrégé, texte présenté, traduit et annoté par J.-L. Vieillard Baron, Paris, Flammarion, 1999.
Lingua spagnola
G.W.F. Hegel, Principios de la Filosofía del Derecho o Derecho Natural y Ciencia Política, traducción de Juan Luis Vermal, Buenos Aires 1975.
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