|
Di fronte alla tesi socratica per la quale fare ciò che sembra bene non significa fare ciò che si vuole, un lettore potrebbe chiedersi se questa non comporti che sia legittimo limitare la libertà delle persone di fare ciò che loro sembra giusto per indirizzarle o costringerle a fare ciò che "veramente" desiderano. Se, cioè, già nel Gorgia sia possibile intravedere il nucleo di un'etica metafisica totalitaria. A ben guardare, però, la tesi di Socrate, per la quale il potere non ha nessun valore senza conoscenza, non permette questo sviluppo: limitare il potere degli ignoranti e dei dissidenti in nome di un'etica metafisica a loro ignota, in nome di ciò che essi - a nostro dire - desiderano senza rendersene conto, non incide affatto sulla loro conoscenza. Una persona non diventa meno ignorante o più consapevole semplicemente perché viene limitata la sua libertà di fare ciò che le sembra giusto, o viene costretta a fare ciò che non le sembra tale. Se la virtù è conoscenza, per rendere virtuose le persone non serve agire sul loro potere, ma occorre agire sulla loro conoscenza; e questa azione non può aver luogo senza una consapevole partecipazione degli interessati.
Questo argomento, però, potrebbe farsi problematico se la virtù non venisse semplicemente equiparata a conoscenza, ma fosse identificata con un modello (eidos) di ordine e armonia: che cosa impedisce di plasmare la persona in base a questo modello, a prescindere dal suo interesse e dalla sua partecipazione? L'uso morale e politico che Platone fa dell'eidos è una delle principali pietre di paragone per vagliare la sua esposizione all'accusa di totalitarismo. |
|
|
|
|