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La
"rivoluzione" della dialettica socratica
L'uomo e la psyché |
La "rivoluzione" della dialettica socratica
La grandezza di Socrate risiede nel fatto che egli in qualche modo comprese ciò che accadeva, si accorse che maturava l'esigenza di un nuovo modo di esprimersi, e si inserì in questo processo con il metodo della sua dialettica. Non a caso il ritmo martellante della dialettica socratica, nel disturbare gli interlocutori interrompendoli e tempestandoli di domande ed osservazioni, stimolava laltrui coscienza a smettere di ragionare attraverso immagini poetiche fini a se stesse, per indurla a pensare astrattamente, in modo tale che potessero fornire «precise spiegazioni razionali delle affermazioni da loro fatte»1. I "perché" e i "cos'è" di Socrate, insomma, imponevano all'interlocutore di ragionare facendo uso di una nuova terminologia e di una nuova sintassi, ribaltando così quello che era stato finora «l'asse portante della cultura greca» cioè, nella definizione di Reale, un pensare per immagini e per miti basato sulla ripetizione. A ciò Socrate contrappose un «modo di pensare per concetti e il ragionare in funzione dei principi e delle conseguenze»2, introducendo così nel mondo greco concetti dotati di universalità e di astrattezza.Socrate criticava la poesia proprio perché non permetteva alla mente umana di compiere "astrazione", intesa nel senso di separazione della « "cosa in sé" dal contesto narrativo, che si limita a dirci cose intorno a questa "cosa in sé" o la illustra o la personifica»3. Nellantica cultura orale mimetico-poetica, infatti, il soggetto pensante si immedesimava con l'oggetto rappresentato, mentre con il passaggio a quella concettuale-dialettica si affermava lesigenza di rendere autonoma il primo dal secondo. E Socrate realizza questa separazione con la sua teoria dellidentità della persona umana con la psyché. Per Havelock, «la dottrina della psyché autonoma è la controparte della cultura orale». Prosegue Reale4:
Dunque dalla rinuncia alla scrittura di Socrate nasce la scrittura su Socrate, e per di più in una forma quella dei lógoi sokratikói senza alcun precedente storico, dal momento che il messaggio «che tanto colpiva nei suoi contenuti e nella forma con cui veniva comunicato non poteva essere memorizzato, fissato in modo stabile e riutilizzato nellambito delloralità»5. D'altro canto, le disparità e le contraddizioni delle fonti socratiche sono spiegabili se si prende atto del fatto che, mentre i messaggi comunicati mediante l'oralità mimetico-poetica potevano essere recepiti, memorizzati e riutilizzati senza variazioni significative, quelli comunicati mediante l'oralità dialettica erano, per loro natura, difficilmente recepibili e riferibili allo stesso modo da persone differenti. Perciò, nelle dimensioni dell'oralità, il messaggio di Socrate non poteva conservarsi immutabile e intatto, ma doveva, necessariamente, subire le variazioni interpretative di coloro che lo recepivano e lo tramandavano.
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