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Cratilo, riferisce Aristotele, era un discepolo di Eraclito che spingeva all'estremo la dottrina della realtà come flusso e come divenire. Finì così col "credere che non si dovesse dire nulla, e muoveva soltanto il dito; inoltre biasimava Eraclito in quanto aveva detto che non si può scendere due volte nello stesso fiume, perché personalmente pensava che non lo si potesse fare nemmeno una volta" [Met. 1010a]
Aristotele racconta [Met. 987a] che Platone dapprima fu discepolo di Cratilo e abbracciò la dottrina eraclitea per la quale le cose sensibili scorrono continuamente e non se ne può dare scienza. E' interesse di Aristotele riferire che questa convinzione indusse Platone, una volta divenuto seguace di Socrate, e condiviso il suo interesse per l'universale e per la definizione, a negarne l'applicazione alle cose sensibili. |
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