il problema la differenza Vandana Shiva Judith Butler Conclusioni

Haar

Alcune considerazioni

Nel tentativo di offrire una semplice lettura dei problemi e delle questioni che pone la definizione del soggetto donna, il femminismo della differenza pare scontrarsi con un problema più grosso, la pretesa di tracciare confini tra natura e cultura. La questione, oltre a presentare grandi difficoltà, presenta anche dubbi consistenti: come si può pretendere di definire la femminilità a prescindere dai processi in cui questa si definisce ed è resa tale?
Da qui la questione se sia conveniente per le donne parlare e pensare in termini di differenza femminile. Ove le differenze fisiche sono chiamate in vario modo a legittimare le relazioni umane e sociali, è possibile scrivere la storia dei processi culturali, come afferma Joan Scott [Il genere: un'utile categoria di analisi storica, in "Rivista di storia contemporanea" 1987, 4], solo riconoscendo che uomo e donna sono categorie vuote, prive di un significato definitivo e trascendente, e sovrabbondanti perché, anche se fisse, contengono al proprio interno definizioni alternative e differenti possibilità spesso negate.
Judith Butler, mettendo in discussione il paradigma eterossessuale, intacca uno dei caposaldi della giustificazione della naturalità delle relazioni tra i sessi, e ci rende evidente che i confini tra natura e cultura non sono visibili e neppure ricercabili, e che anzi tale ricerca non si rivela produttiva, se il fine comune del movimento femminista, al di là delle improbabili proposte definitorie, resta, come pare, quello di scardinare le relazioni di potere a partire dalla costruzione delle ingiustizie legate al sesso o al genere, che dir si voglia.
In termini politici è difficile sostenere l'ottimismo naturalista di Vandana Shiva. Che il sistema dominante sia in crisi o non lo sia, quello che ci è reso visibile dallo scorrere del tempo sembrano essere i processi all'interno dei quali le persone di sesso femminile nascono e vengono cresciute. Si può, cioè, vedere com'è la società strutturata in base al genere, ovvero cercare di leggere le relazioni di potere che costruiscono la società, per tornare al punto di partenza: le disuguaglianze. Se ha ragione Godelier, risulta indispensabile comprendere non tanto come il sesso si ponga nei confronti della società, poiché non è il sesso a ossessionarla, quanto in che misura e come le strutture di relazione e di comunicazione tra persone continuino a ossessionare il sesso.



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Francesca Di Donato © 2001