Alan Sokal (7 KB)

L'affare Sokal
di Nicola Caleffi e Luciano Floridi

Nell'aprile del 1996 la rivista statunitense Social Text pubblica un articolo dal titolo "Transgressing the Boundaries: Toward a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity", a firma di Alan Sokal, docente di fisica teorica alla New York University. Il saggio di Sokal intende dimostrare, da un punto di vista "postmoderno", le implicazioni politico-filosofico delle teorie fisiche elaborate nel ventesimo secolo.
In contemporanea alla sua pubblicazione, tuttavia, lo stesso autore pubblica un secondo articolo, intitolato "A Physicist Experiments with Cultural Studies" (Lingua Franca, May/June 1996), nel quale spiega chiaramente che il primo saggio non è che una parodia dello stile, del linguaggio e delle argomentazioni degli intellettuali postmoderni.

L’articolo apparso su Social Text - la pietra dello scandalo - era composto di costruzioni sintattiche corrette dal punto di vista grammaticale, ma assolutamente insensate o sbagliate dal punto di vista logico-contenutistico. Sokal, in altre parole, faceva ricorso ad autorità delle discipline scientifiche, con tanto di corrette citazioni, per dimostrare come in un qualche modo le posizioni filosofiche postmoderne e relativistiche avessero dei riscontri teorici nelle argomentazioni scientifiche.
Nelle intenzioni dell’autore, lo scritto era una parodia dello stile tipico dei cultural studies di stampo postmodernista.
"Il mio scopo principale", ha scritto Sokal in proposito, "non era tanto quello di difendere la scienza dalle orde barbariche del literary criticism (sopravviveremo bene, grazie). Piuttosto, le mie intenzioni sono esplicitamente politiche: voglio contrasatare un approccio di tipo postmoderno/poststrutturalista/social-construttivista - e più in generale un’inclinazione di tipo soggettivista - oggi piuttosto alla moda, che credo sia avversa ai valori e al futuro della sinistra".

Gli scritti di Sokal hanno dato immediatamente il via ad una polemica infuocata, che si è estesa dagli Stati Uniti all'Europa, coinvolgendo in particolare gli ambienti culturali francesi (in Italia ne hanno scritto tra i primi Il Manifesto e L’Unità). A questo ha contribuito anche il volume edito di recente, curato dallo stesso Sokal insieme a Jean Bricmont Les impostures scientifiques des philosophes (post-)modernes, dove i bersagli preferiti sono ancora una volta gli intellettuali (soprattutto francesi) di orientamento postmoderno.

Gli echi dell’affaire Sokal, nato all’interno di un ambito ben preciso (i cultural studies americani, sorti sull’ondata della diffusione del postmodernismo à la Foucault/Derrida negli Stati Uniti), si sono quindi ben presto diffusi in tutto il mondo, non solo accademico, fino, ovviamente a raggiungere la Rete. E si capisce bene il perché. L’ideologia postmoderna costituisce da ormai due decenni, in Europa come negli Stati Uniti, lo standard culturale non solo della sinistra accademica (come avviene negli Stati Uniti), ma più in generale dell’approccio critico-filosofico. Chiaro dunque che, con così tanti sostenitori, siano emerse anche voci contrarie; prime tra tutte quelle del mondo delle discpiline scientifiche (quelle che una volta si dicevano "Scienze della Natura"). Prima o poi il risentimento di una parte della comunità scientifica nei confronti del postmodernism doveva esplodere.

Come detto, l’affare Sokal ha raggiunto anche la Rete. Ci sono a tutt’oggi oltre seicento indirizzi dove si possono reperire indicazioni o pagine dedicate in un modo o nell’altro alla polemica innescata dal fisico. Ma per una panoramica sull’intera vicenda è suffciciente consultare http://www.physics.nyu.edu/faculty/sokal/index.html, dove si trovano, oltre a tutti i testi originali di Sokal, le numerosissime repliche giunte fino ad oggi al saggio-parodia pubblicato da "Social Text".

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