torna al metaindice dello SWIF

torna alla home page
Spazio tesi .
Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2000


Parte quarta
La comparazione





Abstract    Torna alla home page    Bibliografia    Consigli di lettura





          Nella prima parte ci siamo servite dell'analisi della letteratura esistente, per inserire la nostra ricerca sul campo nel panorama di riferimento. Il dibattito sul gender e sulla differenza si concentra da una parte sulla necessità di dimostrare l'infondatezza delle spiegazioni che hanno giustificato l'ineguaglianza di trattamento tra le donne e gli uomini, ineguaglianza che si esplica in diversi campi della vita sociale, dall'altra sull'esigenza di trovare soluzioni pratiche alle difficoltà incontrate dalle donne. L'azione delle due associazioni di cui ci siamo occupate si colloca in questo secondo ambito. Esse infatti sono accomunate dall'offrirsi come strumento per le donne che vogliono fare politica. Dall'analisi svolta nei due capitoli precedenti sono dunque emerse due tipologie di donne.< BR>           Quello che ci proponiamo di fare ora è di compiere il procedimento inverso; prendiamo cioè spunto dal confronto delle due 'donne tipo' emerse dalla nostra analisi, ristretta ma per questo precisa, per poi tracciare i modelli di ruolo che ne derivano e collocarli nella loro realtà di appartenenza.


  1. Due gruppi di donne a confronto

          Un primo elemento importante e comune ci sembra essere il fatto che sia la donna italiana che quella tedesca fanno di questa esperienza nelle rispettive associazioni, la prosecuzione di un'esperienza già avviata. Se infatti il 73% del nostro campione di Emily tra i 41 e i 55 anni, e oltre il 60% del totale, ha fatto parte del movimento femminista, in quello delle donne dei Grünen la percentuale è dell'87%.

I dati anagrafici e occupazionali

          Inoltre le intervistate sono giovani. L'età media della nostra donna italiana è di circa 45 anni, e quella della collega tedesca si aggira intorno ai 40.
          Il titolo di studio è in entrambi i campioni alto, soprattutto per quanto riguarda le italiane, che si suddividono quasi equamente tra diplomate e laureate. Il dati del campione tedesco mostrano che la maggioranza assoluta, pari al 64%, possiede un diploma di scuola superiore, cui seguono le laureate (28%) e coloro in possesso della licenza media (appena l'8%).
          Per quel che riguarda la professione, osserviamo come la totalità delle intervistate di entrambi i campioni svolga un lavoro fuori casa. Questo dato sembra mostrare l'eccezionalità della condizione lavorativa delle donne appartenenti alle due associazioni, rispetto ai dati sull'occupazione nei rispettivi paesi.
          Un ulteriore elemento che salta all'evidenza è il fatto che il 67% del nostro campione italiano ricopre ruoli dirigenziali, mentre le percentuali delle tedesche sono invertite, come è possibile vedere nelle due tavole che seguono.

Tav. n. 1: Classificazione delle intervistate italiane in base alla professione


Professione Numero %
Dirigenziale 16 67%
Impiegatizia 8 33%
Totale 24 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti



Tav. n. 2: Classificazione delle intervistate tedesche in base alla professione

Professione Numero %
Impiegatizia 31 66%
Dirigenziale 16 34%
Totale 47 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


          I dati sulla zona di residenza mostrano che la metà delle italiane è di Roma, centro della politica nazionale, mentre tra le berlinesi l'87% proviene dalla parte ovest della città. Questi dati ci sembra che mostrino che entrambe le tipologie di donne sono particolarmente agevolate nel rapporto con le istituzioni della politica.

La 'doppia presenza'


          La nostra donna italiana vive con un partner ed ha un figlio, mentre quella tedesca vive sola e non ne ha. In generale vengono confermati i dati forniti dall'Eurostat riguardo al tasso di natalità nei due paesi, che vedono l'Italia superata dalla Germania nel record minimo sul tasso di natalità.
          I dati relativi al lavoro domestico, ci mostrano inoltre come la prima dedichi quotidianamente alla cura della casa e della famiglia in media un'ora e quaranta minuti, mentre la seconda un'ora e venti circa. Questi dati mettono in evidenza il fatto di come la donna di Emily in Italia sia una privilegiata, dal momento che le sue condizioni di vita nell'equilibrio tra lavoro domestico ed extradomestico differiscono in maniera vistosa dal quadro che emerge dagli ultimi dati Istatsul carico di lavoro femminile, presentati nel febbraio di quest'anno dal Ministro per le Pari opportunità Balbo.

Gli strumenti per le pari opportunità

La donna di Emily esprime un giudizio relativamente buono sulle leggi italiane, mentre quello sui servizi è pessimo e quello sulle associazioni strettamente collegato alla zona di residenza e cioè migliore al centro e nella capitale, decisamente negativo al nord e al sud e isole.
          La donna tedesca, invece, esprime un giudizio molto negativo sia sulle leggi che sui servizi, che pare confermare lo scontento generale delle donne nei confronti delle politiche della riunificazione, mentre il giudizio relativo alle rete associativa è migliore.
          Da parte di entrambe notiamo comunque insoddisfazione rispetto agli strumenti disponibili.


La 'cultura femminile'


          Il concetto di cultura femminile non ci pare avere connotati chiari in positivo soprattutto per le italiane, le quali mettono invece in evidenza alcuni tratti della femminilità che, a loro parere, costituiscono un limite da superare.
          Sia la donna italiana che quella tedesca ritengono che una formazione specifica rivolta alle donne che intendono fare politica, debba consistere nell'appropriazione di competenze specifiche, in particolare relative agli aspetti della cultura istituzionale e degli strumenti amministrativi, che permettano di apprendere le regole di funzionamento del sistema politico. La cultura femminile sembra per entrambe racchiudere in sé quelle difficoltà da risolvere per accedere in modo paritario alle istituzioni, come mettono in evidenza alcune delle risposte ottenute. La qualità più importante che, secondo le intervistate, deve essere appresa dalle donne che vogliono fare politica, è quella di imparare alcune regole di comportamento, superando la paura di parlare in pubblico, acquistando aggressività e accrescendo l'autostima. Se per entrambe è importante la trasmissione dell'esperienza delle donne che svolgono attività politica nelle istituzioni, la donna tedesca mette anche l'accento su un campo che le italiane ignorano, e cioè quello di una formazione legata a temi di specifico interesse per le donne.




2. Due pratiche di azione a confronto


Gli strumenti di Emily


          Il dato precedentemente analizzato mostra che nonostante la donna di Emily provenga dall'esperienza del movimento femminista, la sua attenzione è rivolta principalmente agli strumenti da utilizzare, mentre tralascia la definizione dei contenuti legati al concetto di differenza femminile, allontanandosi nei fatti dalla tradizione delle pensatrici italiane.
          L'associazione infatti si propone di organizzare un percorso formativo con quattro obiettivi che riepiloghiamo. Prima tra tutte, la possibilità per ognuna di crearsi un percorso personale, costruito in base alle conoscenze e alle doti di partenza; in secondo luogo, la costruzione di una rete tra donne che fanno politica, in modo da mettere a disposizione di tutte le conoscenze che alcune hanno già acquisito; terzo, l'accrescimento delle competenze, attraverso la trasmissione di una conoscenza di carattere giuridico - normativo e di una cultura della prassi; infine, l'acquisizione di abilità nel gestire i conflitti, attraverso l'apprendimento delle regole della negoziazione e della comunicazione.
          Inoltre un elemento su cui esse intendono concentrare la loro azione, consiste nella creazione di regole chiare per la selezione delle candidature. Questo aspetto non viene meglio precisato, e viene da esse risolto attraverso il sistema adottato dalle colleghe anglosassoni, inglesi e americane, e che si basa sull'offrire un sostegno finanziario proprio nella fase iniziale di selezione delle candidature attraverso un sistema di donazioni.

La quota dei Grünen

          Diverso è il meccanismo della 'quota' utilizzato dai Grünen che, come abbiamo visto, consiste nel ripartire le cariche tra gli uomini e le donne in identico numero ad ogni livello della struttura del partito. Partendo dall'assunto che le condizioni oggettive che hanno limitato l'accesso delle donne in politica non derivino da differenze ontologiche delle donne, ma dalle leggi degli uomini, essi ritengono che grazie a questo strumento si possano verificare cambiamenti all'interno della società, rendendola così più sensibile a quelle tematiche che da femminili dovrebbero diventare di interesse pubblico, quali quelli della violenza sessuale o della suddivisione del carico domestico.
          La forza della scelta dei Grünen sembra essere dimostrata dalla loro riconosciuta autorità in materia di politiche femminili, come abbiamo potuto constatare nel corso della nostra esperienza a Berlino.



3. Alcune considerazioni


          Le due tipologie di donna all'interno del quadro delle azioni delle associazioni italiana e tedesca ci propongono due modelli a confronto.
          In Italia, il numero delle donne nelle istituzioni è comunque basso, come ha messo in evidenza nel marzo del 1998 l'allora Ministro per le Pari Opportunità Finocchiaro: "il campo della partecipazione femminile alla politica istituzionale resta quello in cui si registrano le più grandi contraddizioni. Negli ultimi quattro anni la presenza delle donne nelle istituzioni rappresentative del livello nazionale è complessivamente diminuita". [Finocchiaro 22/3/98]
          Inoltre abbiamo visto nella prima parte come il dibattito delle femministe italiane degli ultimi trent'anni sulle strategie da adottare al riguardo si sia svolto in sedi chiuse, e l'evoluzione delle istituzioni ne è stata spinta ma anche bloccata, in particolare sugli aspetti relativi alle forme della rappresentanza.
          I dati comunque ci mostrano che la questione dell'ingresso nel mondo del lavoro da parte delle donne è sempre più massiccio, sia nel pubblico impiego, che nel settore privato nelle sue diverse articolazioni. I dati Istat mettono in evidenza che dall'83 al '96 i single raddoppiano e così le famiglie monoparentali, in particolare femminili. Dai dati e dall'espressione dei giudizi raccolti emerge come il livello dei servizi per le donne sia scarso, e come la situazione fra le regioni italiane sia molto diversa.
          Emily in Italia si colloca in un quadro che vede alcune donne del paese divise nella teoria, mentre altre sono molto attive nella pratica delle riforme. Come abbiamo potuto vedere dalla rassegna stampa effettuata riguardo alla nascita dell'associazione, questa non è stata immune da forti polemiche. Ma il punto che più ci fa riflettere è il fatto che la tipologia della donna che appartiene all'associazione ci pare molto lontana da quella che emerge dai dati sul paese. Essa ha un lavoro soddisfacente e ben retribuito, non soffrendo cioè di quella segregazione orizzontale e verticale denunciata da più parti. Vive con un compagno, ha un figlio ed il carico del suo lavoro domestico è decisamente basso. Inoltre risiede nella capitale ed è in continuo contatto con le sedi della politica istituzionale. Quello che ci pare emerga, è il quadro di un'élite distante dalle problematiche quotidiane che affliggono le donne italiane. [Valentini 30/4/98]
          Il panorama a Berlino dopo la riunificazione, mostra come questa abbia prodotto veri e propri sconvolgimenti nella vita delle donne. Se prima,come abbiamo osservato , nella Repubblica democratica tedesca questa si basava su una rete di servizi statali che, come fa notare Merkel [1990], offrivano sostegno alle madri lavoratrici, questo aspetto era lungi dal risolvere i conflitti tra i sessi. Ad ovest abbiamo visto che il movimento femminista era molto forte nelle sue rivendicazioni. Il prodotto dell'incontro delle due culture, non è stato immune da disagi derivanti sia dalla necessità di conciliare due modi di vita, sia dall'emergenza di nuovi problemi, di cui quello della violenza è tra i più sentiti.
          Caratteristica della realtà tedesca è anche la grossa struttura associativa tenuta insieme dal Deutscher Frauenrat, e che prevede associazioni femminili per ogni aspetto della vita. Questa è una differenza con l'Italia, dove invece la rete associativa è scarsa e mal strutturata, aspetto che emerge, anche dai dati Istat sull'associazionismo del 1998, tra i quali non viene messa in evidenza una specifica tipologia per le associazioni femminili.
          Lo strumento della 'quota del 50%' di cui i Grünen si servono, ci pare essere espressione del tentativo di mettere a punto strumenti strutturati per garantire la presenza delle donne nella politica del paese.
          Questo dato si aggiunge ad altri, su cui ci pare vada la pena di soffermarci. L'impressione che abbiamo avuto durante il nostro soggiorno berlinese è stata quella che a un'efficiente organizzazione delle donne corrispondesse anche una separazione da esse scelta e voluta. Anche i dati da noi elaborati relativi alle donne dei Grünen ci mostrano che la maggioranza di queste vive sola (64%), e l'11% con un'altra donna. Nell'ambito della ricerca da noi effettuata dunque, l'organizzazione non ci sembra essere segno di integrazione tra i due generi, ma piuttosto della scelta consapevole di vivere in luoghi e secondo modi separati da quelli degli uomini.
          Se le donne di Emily sono una parte ristretta e fortunata delle donne italiane, e l'analisi del dibattito in corso mette in luce come la realtà italiana sia l'insieme di molti gruppi di donne che discutono tra loro delle soluzioni da adottare mentre la realtà dei ruoli di genere si trasforma sotto i loro occhi, quelle dei Grünen ci sembrano essere espressione della separazione tra donne e uomini nella realtà tedesca.




Torna alla home page                          Prosegui