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Spazio tesi .
Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2000


Parte seconda
L'Associazione Emily in Italia





Abstract    Torna alla home page    Bibliografia    Consigli di lettura





1. Quadro introduttivo


          
Emily in Italia viene costituita a Roma il 15 aprile 1998 sulla scia dell'esperienza inglese e americana. La Emily's List è un'associazione fondata nel 1985 negli Stati Uniti da Ellen Malcom, che ha portato trentatré donne nella Camera dei Rappresentanti, cinque in Senato e due al Governo, e che poi è stata importata e lanciata in Gran Bretagna da Barbara Follett, il 6 febbraio 1993, nel 75° anniversario della conquista del voto per le donne. Alle ultime elezioni, la Emily's List UK ha sostenuto attivamente 70 donne, utilizzando una somma pari a 35 mila sterline che sono state raccolte attraverso sottoscrizioni individuali; delle 101 elette nelle liste del Labour Party (un quinto del totale dei rappresentanti), 14 sono state sostenute dalla Emily's List.
          Essa offre un aiuto alle donne che intendono candidarsi in politica nelle fila, rispettivamente, del Partito Democratico e del Partito Laburista. Il suo intento principale è quello di offrire un sostegno finanziario nella fase iniziale del processo di selezione della candidatura, cioè nel momento in cui le aspiranti avanzano la loro candidatura nel collegio in cui desiderano competere, ma si è anche impegnata nella promozione di seminari organizzati con l'obiettivo di far acquistare alle donne maggior sicurezza, aiutata in questo da altre associazioni come il Labour Women Network. Le fondatrici sono infatti convinte che alle donne serva uno slancio iniziale per superare quegli ostacoli in più che incontrano proprio in quanto donne, e che impediscono loro di essere candidate ed elette.
          Anche Emily in Italia vuol essere uno strumento a disposizione dell'allargamento e del consolidamento della partecipazione femminile alla politica collocandosi nell'area della sinistra di governo. Scrivono nel Manifesto inviato nella campagna di adesione: "Ci rivolgiamo alle donne che hanno la volontà e l'ambizione di fare politica e a chi vuole sostenerle. A chi giudica dannosa per il Paese la scarsa presenza femminile nelle istituzioni. A chi vuole una politica più vicina alla società e alla vita di ogni giorno. Siamo donne impegnate nella politica, nell'economia, nelle professioni. Siamo il risultato di una rivoluzione che ha cambiato la faccia del nostro paese: oggi le donne sono dappertutto. Ieri non era così. Oggi nessuna strada ci è sbarrata. La politica fa eccezione. E' un'eccezione che non può durare. Le cose stanno cambiando in Inghilterra, in Francia. Perché non in Italia? E' ora che le istituzioni italiane si giovino delle capacità e dell'eccellenza femminili. E' possibile se la politica apre le sue porte; se diventa luogo di formazione continua, luogo in cui la selezione delle persone avviene valorizzando, in modo trasparente, attitudini, meriti, competenze".
          Per raggiungere questo obiettivo, le donne di Emily ritengono necessaria la creazione di due strumenti. Il primo è costruire una rete di donne per scambiarsi informazione, formazione e sostegno materiale; il secondo, più specificamente italiano, di contribuire alla formulazione di regole chiare e trasparenti per la selezione delle candidature politiche.
          "Lo scopo dell'Associazione è di promuovere una rete di sostegno per l'affermazione dell'autonomia culturale, professionale e politica delle donne" [Statuto di Emily in Italia]. Secondo le fondatrici infatti, lo scambio e la cooperazione tra donne permetteranno a queste di inserirsi nella vita politica del Paese. La rete deve articolarsi attorno a tre nodi.
          In primo luogo la diffusione di informazione. La nascita di Emily in Italia è stata seguita dalla stampa con grande interesse, anche grazie alla pubblicità che l'associazione ha scelto di farsi sin dalla presentazione, avvenuta a Roma il primo aprile, e alla quale hanno partecipato personaggi pubblici quali l'atleta Sara Simeoni e l'attrice Serena Dandini.
          In secondo luogo, centrale nel progetto di Emily è l'organizzazione di una prima sperimentazione di formazione ed autoformazione alla politica. "Il percorso formativo si propone di accrescere la capacità di ciascuna partecipante di riconoscere e interpretare il proprio desiderio di fare politica e sistematizzarlo attraverso lo studio e la conoscenza dei differenti contesti organizzativi e istituzionali. (…) Gli obbiettivi del percorso formativo sono quelli di accrescere sapere, saper fare, saper essere delle partecipanti, insieme all'attivazione di strategie e lavoro di rete. Reti tra le persone, ma anche tra le associazioni, istituzioni politiche e sociali, attori del territorio. L'intento è quello di dar vita a sinergie positive, rendere più competenti le reti a cui le donne partecipano, lavorare insieme a promuovere il valore e la qualità femminile in politica" [Carloni]. Il progetto formativo si rivolge a donne interessate alla politica e si propone, in futuro, di coinvolgerne e interessarne altre.
          Gli obiettivi sono quattro: in primo luogo, la possibilità per ognuna di crearsi un percorso personale, costruito a misura propria e non uguale per tutte; in secondo luogo, la costruzione di una rete tra donne che fanno politica, in modo che l'esperienza di ognuna costituisca una ricchezza per tutte; terza, la crescita di conoscenze e competenze, attraverso la trasmissione di una cultura di carattere giuridico-normativo e di una cultura della prassi; per ultima, l'acquisizione di abilità sul terreno della gestione dei conflitti, della negoziazione e della comunicazione.
          Dal punto di vista metodologico, nella fase propedeutica i corsi si basano su di un percorso autoguidato denominato "bilancio di competenze", dove per competenze si intende "l'insieme del sapere, saper fare e saper essere che la persona ha acquisito nell'arco della sua vita professionale (breve o lunga che sia) e rispetto alle esperienze personali"[Castellano]. Il corso vero e proprio poi, è composto da due parti; una prima tradizionale consta di lezioni in aula, alternate a incontri con donne che fanno politica e che vogliono in questo modo trasmettere il loro sapere. Una seconda parte invece è costituita dal lavoro di gruppo, per gruppi omogenei rispetto alle finalità, nei quali viene messo a punto il progetto individuale. Il monitoraggio e la valutazione avvengono prima durante e al termine del corso.
          I moduli formativi sono cinque. Alla prima assemblea nazionale di Emily, Anna Castellano li ha così esposti: "1) Donne e politica: l'analisi del contesto politico, il passaggio al sistema maggioritario. In questo primo modulo è inserito anche il marketing di sé, inteso come capacità di proporsi, di relazionarsi, con la costruzione di un piano di comunicazione personale, in base ai propri punti di forza o di debolezza.
2) Legislazione e funzionamento della Pubblica amministrazione.
3) L'organizzazione come capacità di applicare la normativa in un'ottica di obiettivi e risultati. In Italia ci sono buone leggi ma male applicate. Penso che da parte delle donne ci sia un interesse diretto a un funzionamento diverso della Pubblica Amministrazione.
4) Il Marketing dei servizi, basato sull'idea che il servizio pubblico dev'essere orientato all'utente, quindi come si costruisce un'erogazione a misura del/della cittadino/a nel rispetto delle sue reali esigenze.
5) Gli strumenti di comunicazione: richiama il primo modulo e riguarda il loro giusto utilizzo rispetto a quello che si vuole comunicare"    [Castellano].
          Oltre all'informazione e alla formazione, le donne di Emily, come le loro colleghe anglosassoni, si propongono di offrire sostegno materiale alle candidate, attraverso donazioni ed altre forme di autofinanziamento. La tessera associativa, per esempio, prevede di aderire con una quota speciale di un milione di lire.
          L'altra gamba di Emily, come dice Franca Chiaromonte, è la costruzione di regole certe che "allarghino la partecipazione e garantiscano la competizione" [Chiaromonte]. Questa, come si è accennato sopra, è considerata una specificità italiana. Secondo Emily, infatti, le donne si scontrano con grosse difficoltà anche da questo punto di vista [Valentini 1997].
          Questo dunque, per grandi linee, il programma delle donne di Emily. Ci è parso significativo analizzare come i giornali hanno accolto e commentato la nascita dell'associazione, perché questo ci permette di inserire l'evento all'interno del dibattito fra le donne italiane degli ultimi mesi. Perciò nel paragrafo seguente si è cercato di fare una guida ragionata della rassegna stampa seguita alla fondazione di Emily. Se in Italia è quasi del tutto assente una rete associativa di donne, che in Germania invece è, come vedremo, assai ricca, non mancano un dibattito continuo e un continuo dialogo fra le donne del movimento femminista e quelle inserite nei partiti e nelle istituzioni, come peraltro si è esposto nel primo capitolo. Per questo motivo abbiamo ritenuto utile all'analisi osservare, seppur in un periodo di tempo breve, come questo dialogo si è articolato.




2. Le reazioni sulla stampa italiana alla nascita di Emily


          La stampa italiana ha dedicato ampio spazio alla nascita di Emily. Tre gli articoli che precedono la presentazione dell'associazione [Terragni "io donna" 28/3/98; Mantovan "Corriere della sera" 30/3/98; Vantaggiato "il manifesto" 31/3/98], quindici quelli immediatamente successivi al primo aprile, giorno in cui Emily in Italia viene presentata in pubblico, a Roma, dal Comitato promotore, cui ne seguono altri – una decina circa - nei tre mesi successivi. La nascita dell'associazione, infatti, si inserisce in un dibattito che denuncia la scarsa presenza politica femminile nelle istituzioni italiane; un ritardo, questo, in contrasto con i dati relativi al resto d'Europa dove le donne sono quasi ovunque maggiormente rappresentate. Si riflette su questo deficit di rappresentanza, non semplicemente accusando le istituzioni e i partiti, ma cercando di vedere anche le responsabilità delle stesse donne rispetto a questa carenza rappresentativa; dice Anna Finocchiaro, al tempo ministro per le Pari Opportunità: "Dobbiamo dirci che gli uomini sono solo in parte responsabili dell'accaduto. E' vero che la politica è misogina… eppure anche le donne debbono assumersi parte della responsabilità di questa anomalia, di questa arretratezza italiana… Esiste una reticenza femminile a scendere in campo che va interrogata e stanata" [Terragni 28/3/98].
          La stampa, oltre a chiarire l'origine del nome e ad illustrare l'esperienza delle colleghe anglosassoni da cui l'associazione trae spunto, ne espone, attraverso interviste alle fondatrici, gli obiettivi: "Tre gli scopi politici: "Vogliamo promuovere la formazione, per superare la logica rivendicativa delle quote protette – spiega Giovanna Melandri -, batterci per la trasparenza dell'accesso femminile alla politica e anche fare in modo che chi, tra di noi ha già ricoperto incarichi e responsabilità nel Palazzo, metta a disposizione la propria esperienza per fare da battistrada alle altre"" [Mantovan 30/3/98].
          Emily in Italia, come si è visto nel paragrafo precedente, nasce per accrescere la rappresentanza politica femminile, costruendo una rete tra donne e mettendo a disposizione di quelle che vogliono entrare in politica, l'esperienza delle più anziane, attraverso un sostegno che è sia morale, sia tecnico, sia economico. Accanto alle protagoniste che spiegano concretamente il progetto politico, ce ne sono altre che illustrano il carattere innovativo dell'iniziativa. Da più parti procede l'attacco nei confronti delle cosiddette 'quote', uno strumento che alcuni partiti della sinistra, in particolare l'ex Pci, ritennero utile a metà degli anni Ottanta per garantire una pari rappresentanza femminile all'interno dei quadri dirigenti. Scrive Miriam Mafai: "C'è qui un elemento del tutto nuovo. Sembra accantonata con questa iniziativa la pretesa estraneità nei confronti della politica istituzionale, che fu propria di una parte del femminismo italiano e chiusa la fase che pure ebbe la sua utilità delle "quote" faticosamente rivendicate e in qualche modo anche con successo dentro i rispettivi partiti" [Mafai 16/4/98]. E più oltre, Mafai, tra le fondatrici dell'associazione, ne espone così il progetto: Emily "si propone come un gruppo di pressione, qualcuno ha detto una lobby, con l'obiettivo di favorire anche attraverso la promozione di molte donne un più rapido e trasparente ricambio di classe dirigente in una fase nella quale i partiti appaiono insieme deboli e scarsamente democratici" [Mafai 16/4/98].
          La nascita dell'associazione non viene però salutata da un coro di unanime consenso. Taglienti i commenti di Iaia Vantaggiato, che su "il manifesto" lamenta il fatto di come "non una parola, però, viene spesa sul "senso" della politica; non un dubbio in merito alla sua (esclusiva) formalizzazione istituzionale (anzi); non un'analisi rispetto al suo attuale statuto di genere (maschile)" [Vantaggiato 31/3/98]. Per le donne di Emily sembra, a suo parere, più importante la quantità della qualità e si chiede, a questo proposito: "Non dovrebbe la politica – e i corsi di formazione a essa dedicati – occuparsi "anche" delle nuove dinamiche sociali e dei nuovi scenari produttivi a essi sottesi?" [Vantaggiato 2/4/98].
        Anche la cantante Mina, seppur da una prospettiva molto diversa, in risposta ad una lettera nella quale le si chiedeva di esprimere un parere sul 'fenomeno Emily', attacca duramente il progetto: "Ho letto diversi pareri su questo argomento. Provo a dirti il mio: si tratta di un lungo piagnisteo pieno zeppo di slogan vetero-sessantottini e di sociologismi leggermente soporiferi. […] senza inutili lamenti, senza più ripetere ossessivamente che tutto il mondo va male se non vengono considerate le loro infinite possibilità, le donne, tiratesi su le manichette della camicetta, dimostrino una per una la loro potenza personale sfilandosi da sotto il calcagno dello schiavismo del maschio politico. Eventualmente una contro uno. Testa a testa. Con armi non necessariamente né fisiologicamente pari, ma con pari potenza e dignità" [Mina 16/4/98].
          Particolarmente interessante l'articolo di Chiara Valentini dal titolo Ci vuol altro che Emily, apparso su "l'Espresso" del 30 aprile 1998, nel quale la giornalista inserisce la nascita di Emily in Italia in una ricostruzione che mette in luce i principali eventi politici delle donne della sinistra. Abbiamo ritenuto molto utile ai fini della comprensione di questo quadro, di riportarne ampi stralci: "[…] Forse aveva fatto traboccare il vaso la nascita della Cosa 2, che con il confluire di gruppini e partitini e la cooptazione dei rispettivi leader, tutti rigorosamente maschi, ha alzato ancora il tasso di misoginia. Forse ha contribuito perfino il fatto che la presenza femminile sia stata cancellata anche dal nuovo nome (Democratici di sinistra è quel famoso 'neutro maschile' contro cui si erano battute generazioni di femministe). Sta di fatto che, alla fine di marzo, un folto gruppo di donne dell'ex Pds, guidato dalla coordinatrice femminile Francesca Izzo, avevano occupato a pagamento una mezza pagina della "Repubblica" per annunciare i propri stati generali protestando contro una sinistra che rischia di entrare in Europa con un numero irrisorio di donne nei posti decisionali e con partiti che sembrano club per soli uomini. In particolare brucia alle donne di sinistra il confronto con il resto d'Europa. Sia i socialisti in Francia che i laburisti in Inghilterra infatti hanno vinto raddoppiando il numero delle elette. "Ma guarda caso l'unico aspetto della politica di Tony Blair a cui i nostri compagni sembrano disinteressati è proprio il fatto che che è riuscito a portare 101 donne in Parlamento", si lamentano a Botteghe Oscure. Appunto dall'Inghilterra laburista è stata esportata in Italia l'idea della Emily List, una specie di lobby creata da Barbara Follet, la moglie dello scrittore, che fra l'altro aveva contribuito a dare un'aria più moderna al vecchio Labour curandone il look dei dirigenti. Forte anche dei fondi del celebre marito, oltre che di una rete di finanziatrici, la Follet aveva messo in piedi corsi di politica per le candidate e le aveva sostenute nelle elezioni primarie, arrivando lei stessa in Parlamento assieme ad altre 17 deputate" [Valentini 30/4/98].
          E' dall'incontro con Barbara Follet durante un seminario del Ministero per le Pari Opportunità italiano tenutosi alla London School of Economics di Londra che è nata in alcune donne politiche italiane, in particolare Franca Chiaromonte, l'idea di importare l'esperienza in Italia. "La vecchia guardia del Pci", prosegue Valentini, "ha salutato con favore l'iniziativa. Meno entusiasmo ha raccolto Emily fra le altre parlamentari, che in una tempestosa riunione alla Camera hanno formulato accuse di elitarismo e di volontà di esclusione nei confronti di chi non fa parte della cordata.[… ] Allo stesso tempo lo sforzo di modernizzazione che ha portato la sinistra a vincere non ha niente a che vedere con le donne, che sono state anzi penalizzate. Basti ricordare che alle elezioni politiche della vittoria [il riferimento e' alle elezioni dell'aprile 1996], il centro sinistra non solo aveva eletto meno donne, ma ne aveva candidate poco più della metà rispetto alle elezioni precedenti, sia alla Camera che al Senato. Se questo è lo stato delle cose, c'è il rischio che i corsi di politica, dal contenuto ancora vago, che da ottobre saranno tenuti a Roma e in qualche altra città, senza nessun vero raccordo con la struttura reale del potere politico, eludano il problema più che affrontarlo. Comunque l'operazione Emily ha contribuito a smuovere le acque. Proprio perché si sono rese conto che la sinistra si stava trasformando senza di loro, molte donne si sono messe in moto. Convinte che i vecchi canali di partecipazione politica delle donne non funzionano più in tempi di maggioritario e che non si può sognare di ricostruire le buone vecchie commissioni femminili di una volta, da una parte all'altra d'Italia le ex piddiessine hanno cominciato a discutere a ad avanzare proposte. Una delle iniziative più consistenti viene dalla Toscana. Con la determinazione di un panzer si è mossa Anna Bucciarelli, una senatrice che è riuscita a mettere assieme la tradizionale forza organizzativa sul territorio, dalle parlamentari locali alle sindache alle consigliere comunali e regionali, "per ripensare da capo chi siamo noi e chi sono le nostre elettrici e perché in questa cosiddetta Seconda Repubblica non siamo riuscite a trovare il nostro posto."
          Quasi stupite per essere state messe da parte anche nelle amministrazioni locali (in Toscana, come nel resto d'Italia, non ci sono sindaci donne di città importanti e le consigliere comunali si sono dimezzate), le donne di questa vecchia regione rossa sono passate al contrattacco. Sostenendo che un potere che esclude le donne ha poco futuro, stanno pensando di creare un ponte con le elettrici, riprendendo in mano quella politica al femminile che il partito di D'Alema sembra trascurare. In grande movimento è anche la deputata milanese Gloria Buffo, che assieme a Maria Luisa Boccia del Centro per la Riforma dello Stato e a Ida Dominijanni del "Manifesto" ha lanciato un documento "per discutere di contenuti e non solo di posti". Secondo le donne di questo gruppo, è semplicistico cercar solo di farsi un po' di spazio in clan che ti rifiutano. Se le donne hanno fatto passi indietro, è la loro tesi, è perché la politica della sinistra si è concentrata sul potere più che sui problemi della società. Ed è lì che bisogna dare battaglia. Intanto il dissenso nei confronti della politica al maschile sembra aver contagiato anche il resto dell'Ulivo. La popolare Silvia Costa, che dirige la Commissione pari opportunità, ha convocato per maggio un grande seminario ad Assisi sugli svantaggi delle donne, che verrà organizzato dalla femminista storica Alessandra Bocchetti. E mentre le politiche toscane si preparano polemicamente a ritirarsi per qualche giorno a Gargonza ("Ma noi ci andremo per discutere davvero, non per fare spettacolo") la coordinatrice delle donne dell'Ulivo Anna Serafini ha fatto firmare a tutte le deputate e senatrici una dura lettera a Prodi e Veltroni, dove si sostiene che se il nuovo coordinamento ulivista non darà uno spazio adeguato alle donne tradirà in partenza le condizioni per cui è nato. "Non è una richiesta di quote protette, è qualcosa di più. Esigiamo che la nostra dignità venga rispettata", dice Anna Serafini. D'altra parte anche nel nuovo testo della Costituzione sfornato dalla Bicamerale è stato inserito un comma che prevede il cosiddetto riequilibrio della rappresentanza, anche se non viene specificato con quali strumenti. Resta da vedere se leader politici pochissimo interessati all'argomento come quelli che dirigono i partiti italiani saranno poi disposti a farlo approvare dal Parlamento".




3. Il lavoro con le donne di Emily a Roma


          Gli incontri con le donne di Emily sono stati quattro e in essi abbiamo sempre dialogato con la signora Paola Concia, tesoriera dell'associazione. Durante il primo, che si è svolto ai primi di luglio del 1998 presso la sede dell'associazione a Roma, abbiamo esposto la nostra intenzione di svolgere una ricerca sull'associazione. Esse si sono mostrate molto interessate, e ci hanno proposto di elaborare per loro conto, le schede di partecipazione distribuite a Roma in occasione della prima assemblea nazionale che si è svolta il 27 giugno, e di utilizzare per la nostra ricerca i dati in essa contenuti. In occasione di questo primo incontro abbiamo comunque esposto la necessità di rivolgere ad un campione di socie ulteriori domande, possibilmente attraverso un questionario postale, che indagassero su aspetti relativi alla loro vita. La nostra proposta è stata accolta di buon grado, anche perché, ci è stato segnalato, il nostro lavoro di elaborazione delle schede di partecipazione ne sollevava l'associazione. Si è quindi instaurato un rapporto di reciproca collaborazione. Siamo tornate a Roma la settimana successiva per raccogliere i dati contenuti nelle schede ed altro materiale che ci era stato offerto, e che però non era al momento disponibile.
          Successivamente, nell'elaborazione dei dati, abbiamo riscontrato difficoltà derivanti dalla costruzione poco chiara della scheda. Le risposte all'ultima domanda, in cui si chiedeva di ordinare secondo una scala di valori da uno a cinque, cinque attività dell'associazione, non ci hanno permesso di stabilire una gerarchia tra le varie attività. Molte delle intervistate infatti hanno inteso la domanda come se si chiedesse semplicemente di dare un voto, ed hanno attribuito il punteggio massimo a tutte le attività. Successivamente, durante un altro incontro con la nostra interlocutrice, abbiamo spiegato la nostra intenzione di andare a Berlino e di confrontare l'esperienza di Emily con quella di un'analoga associazione tedesca.
          Una volta rientrati in Italia, abbiamo ripreso i contatti con Roma, abbiamo esposto il lavoro svolto in Germania e spiegato che avevamo l'intenzione di sottoporre alle 165 partecipanti alla prima assemblea nazionale di giugno lo stesso questionario utilizzato a Berlino. La signora Concia ci ha dato un appuntamento per la prima settimana di dicembre, al quale ci siamo presentati con le copie dei questionari già affrancati per la spedizione.
          Al momento del nostro incontro però la ci sono state presentate alcune difficoltà. In seguito ad una conversazione con Franca Chiaromonte, presidente dell'associazione, è emerso che, in virtù della legge sulla privacy [legge 31/12/96, n.676], l'associazione non si riteneva autorizzata a fornirci gli indirizzi delle socie. Abbiamo fatto presente che non era nostra necessità conoscere direttamente i nominativi delle socie. Abbiamo anche segnalato che la suddetta legge, all'articolo 12 dal titolo "casi di esclusione del consenso", prevede alcuni casi per cui non è necessario il consenso dei soggetti interessati, e che ritenevamo che la nostra ricerca potesse rientrare nei casi previsti dall'articolo. La responsabile si è riservata di darci una risposta in merito dopo la riunione del Direttivo, momento in cui la questione sarebbe stata discussa. A quel punto, il Direttivo di Emily ha dato parere contrario alla diffusione del questionario, motivandolo col fatto di aver negato già in precedenza il consenso ad un'altra richiesta analoga alla nostra, fatta dall'Arci donna. In ulteriori conversazioni telefoniche abbiamo fatto presente che la mancata diffusione del questionario ci privava dei dati necessari per portare a termine la nostra ricerca. Il confronto tra Emily e l'associazione tedesca, infatti, si basava principalmente sulle informazioni del questionario, ed il lavoro svolto a Berlino nel mese di ottobre era stato impostato tenendo conto della disponibilità che Emily ci aveva dato, di svolgere una comparazione che si basasse su questo strumento.
          Finalmente nel mese di gennaio, è stata trovata la soluzione di inviare i questionari alle 47 socie fondatrici, che, ci è stato garantito, sarebbero state sollecitate a rispondere urgentemente, in modo da rendere il tasso di risposta abbastanza alto perché la comparazione fosse attendibile.




4. I dati dei questionari


          Gli indicatori da noi individuati per la costruzione del questionario, possono suddividersi in cinque gruppi, relativi alle categorie che abbiamo scelto di utilizzare.
          Nel primo abbiamo raccolto indicatori utili a classificare i dati anagrafici delle intervistate, ovvero l'età, che abbiamo diviso in classi, il titolo di studio, la zona di provenienza e la professione.
          Del secondo gruppo, invece, fa parte un unico indicatore volto a porre in evidenza la continuità o meno dell'esperienza politica delle intervistate, verificando, anche in relazione alle classi di età, se esse abbiano avuto esperienza nel movimento femminista, le cui produzioni teoriche ed azioni sono state, in entrambi i paesi, importanti. Questo aspetto ci ha permesso di collocare l'azione delle due associazioni nei rispettivi quadri di riferimento.
          Il terzo gruppo di indicatori si riferisce alla categoria di analisi che abbiamo chiamato 'doppia presenza' e intende fornirci elementi relativi ai tempi di vita delle donne, nella suddivisione tra lavoro domestico ed extra domestico. Per indagare su questo aspetto, abbiamo scelto di focalizzare la nostra attenzione su i seguenti elementi. Questi sono la convivenza o meno dell'intervistata con un partner e la collaborazione ricevuta da questo nel lavoro domestico, l'eventuale presenza di figli e il numero di ore al giorno dedicate al lavoro in casa. Come viene messo in luce anche dagli ultimi dati Istat sulla situazione del paese, la 'doppia presenza' delle donne è direttamente collegata alla loro condizione familiare [Conte 9/2/99].
          Un ulteriore gruppo di indicatori è volto a mettere in evidenza il giudizio delle intervistate sugli strumenti per l'effettiva realizzazione delle pari opportunità tra i sessi. Come abbiamo avuto modo di spiegare nel terzo paragrafo della prima parte, questi sono le leggi, i servizi e le associazioni.
          Infine abbiamo costruito un indicatore che rilevasse il concetto che le intervistate hanno di 'cultura femminile', attraverso una domanda aperta in cui si chiedeva di spiegare per punti in che cosa dovrebbe consistere una formazione specifica per le donne che vogliono fare politica.

          Esponiamo di seguito i dati relativi ai questionari postali. I questionari spediti sono stati 47, il tasso di risposta è stato del 51%.


1.1 I dati anagrafici


          Il primo indicatore preso in considerazione è l'età. Abbiamo suddiviso le età in classi, come è possibile vedere in tabella.

Tav. n.1: Categoria delle intervistate suddivise per classi di età


Classe di età Numero %
25-40 7 29%
41-55 16 67%
56-70 0  
Oltre 70 1 4%
Totale 24 100%
Età media 45.7  

Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


          Osserviamo che la grande maggioranza delle intervistate appartiene alla classe di età compresa tra i 41 e 55 anni, quasi un terzo ha tra i 25 e i 40 anni, mentre è molto bassa la percentuale delle donne che superano i 55.

          Il secondo indicatore è il titolo di studio. Nella tavola seguente sono illustrate le distribuzioni relative a questo indicatore.

Tav. n. 2: Classificazione delle intervistate per titolo di studio

Numero Titolo di studio %
0 Licenza elementare  
0 Licenza media  
11 Diploma 46%
13 Laurea 54%
24 Totale 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti

          Come è facile osservare, il titolo di studio delle intervistate è alto e quasi equamente ripartito tra il diploma e la laurea.

          Il terzo indicatore del primo gruppo, è la zona di residenza. Abbiamo ritenuto utile suddividere le zone tra Italia del nord (che comprende Val d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia), del centro (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi e Molise), e del sud e isole (Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), formando una classe a parte per la città di Roma.

Tav. n. 3: Classificazione delle intervistate in base alla zona di residenza


Zona di residenza Numero %
Roma 12 50%
Nord 6 25%
Centro 4 17%
Sud e isole 2 8%
Totale 24 100%

Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti

          La metà delle intervistate, infatti, risiede nella capitale, principale centro della politica nazionale, mentre la restante metà è suddivisa in maniera decrescente tra il nord, il centro e il sud.

          L'ultimo indicatore è la professione svolta.

Tav. n. 4: Classificazione delle intervistate in base alla professione

Professione Numero %
Dirigenti 8 34%
Impiegate 7 29%
Giornaliste 3 12%
Deputate 2 8%
Libere professioniste 2 8%
Insegnanti 1 4%
Docenti universitarie 1 4%
Totale 24 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


          E' importante notare il fatto che tutte le intervistate svolgono un lavoro extra domestico, e che la maggioranza di esse ricopre incarichi di rilievo. Il 66% delle intervistate infatti svolgono un ruolo dirigenziale, sia nel settore pubblico, sia in quello privato.


4.2. Un indicatore relativo al rapporto con la politica


          Abbiamo cercato, attraverso questo indicatore, di cogliere se esiste o meno una continuità tra l'esperienza di Emily in Italia, e quella del movimento femminista italiano degli anni Settanta.

Tav. n.5: Dati relativi all'esperienza nel movimento femminista

Esperienza nel Movimento femminista Numero %
15 62.5%
No 9 37.5%
Totale 24 100 %

Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


          Dai dati, è possibile osservare che oltre il 60% delle intervistate ha risposto in maniera affermativa, mettendo in evidenza una continuità tra l'esperienza politica vissuta negli anni Settanta rivolta a tematiche femministe, e l'esperienza politica attuale. Abbiamo pertanto cercato di capire meglio questa continuità, mettendo in relazione le risposte con le classi di età.

Tav. n. 6: Analisi della relazione tra l'età e l'esperienza nel movimento femminista

Classi di età n. sì n. no % sì % no
41-55 11 4 73 % 27 %
25-40 3 5 37,5% 62,5%
56-70 0 0    
oltre 70 1 0 100 %  
Totale 15 9    

Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


          Notiamo come nelle generazioni che, in termini di età, possono aver partecipato al movimento (da cui escludiamo le donne al di sotto dei trentacinque anni), la correlazione si riveli alta.



4.3. La 'doppia presenza'


          Il primo indicatore di questo gruppo, come sappiamo, indaga sulla condizione familiare delle intervistate.

Tav. n. 7: Classificazione delle intervistate in base ai dati sulla convivenza

Convivenza con un partner Numero %
16 67%
No 8 33%
Totale 24 100%

Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


          La percentuale di donne che si trova in una condizione di matrimonio o convivenza è molto maggiore di chi vive da sola.

          Abbiamo chiesto inoltre alle intervistate di esprimere un giudizio relativo alla collaborazione ricevuta dal partner relativamente al lavoro domestico. Questo dato è significativo, in particolare dal momento che tutte le intervistate svolgono un lavoro extra domestico.

Tav. n. 8: Classificazione dei dati relativi al giudizio espresso sulla collaborazione del partner

  scarso sufficiente giusto più che giusto
  n. % n. % n. % n. %
Giudizio 3 19% 5 31% 1 6% 7 44%

Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


          Come si può notare dai dati raccolti in tabella, non è possibile dare un'interpretazione univoca di questo indicatore, perché la metà delle intervistate ha espresso un giudizio inferiore al 'giusto', intendendosi col valore 'giusto' una distribuzione paritaria del carico di lavoro domestico, e la maggioranza relativa di esse, pari al 44% ha espresso un giudizio totalmente positivo sulla collaborazione ricevuta dal partner.

          Il terzo indicatore che abbiamo utilizzato, è relativo al numero di figli.
Tav. n. 9: Classificazione delle intervistate riguardo al numero di figli


Numero di figli Numero %
0 8 33%
1 10 42%
2 6 25%
3 0  
più di 3 0  
Totale 24 100%

Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti

          Da questi dati possiamo notare come il numero medio di figli sia relativamente basso, considerando che un terzo delle intervistate dichiarano di non averne e nessuna dei restanti due terzi ne ha più di due.

          L'ultimo indicatore vuol mostrare come si quantifica il lavoro domestico delle intervistate in termini di ore giornaliere.

Tav. n. 10: Classificazione delle intervistate in base alle ore
giornaliere di lavoro domestico

Numero ore numero %
0-2 16 67%
2-4 7 29%
4-6 1 4%
più di 6 0  
Totale 24 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti

          I dati mostrano che il carico domestico giornaliero è relativamente basso. Questo elemento è confermato dal numero basso di figli, e dal giudizio tendenzialmente positivo dato sulla collaborazione ricevuta dal partner.


4.4. Gli strumenti per la realizzazione delle pari opportunità

          Con le gli indicatori seguenti, si intende mettere in evidenza il giudizio delle intervistate, rispettivamente sulle leggi a tutela delle donne, sui servizi sociali e sulla rete di associazioni presente nella città di residenza, in modo da verificare l'effettiva realizzazione della parità tra i sessi.

Tav. n. 11: Classificazione delle intervistate in base al giudizio
espresso sulle leggi a tutela della parità

Giudizio numero %
Scarso 3 12%
Sufficiente 11 46%
Buono 10 42%
Ottimo 0  
Totale 24 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


Tav. n. 12: Classificazione delle intervistate in base al giudizio
espresso sui servizi a sostegno delle donne lavoratrici

Giudizio numero %
Scarso 18 75%
Sufficiente 6 25%
Buono 0  
Ottimo 0  
Totale 24 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


Tav. n. 13: Classificazione delle intervistate in base al giudizio
espresso sulla rete associativa di donne nella città di residenza

Giudizio numero %
Scarso 11 46%
Sufficiente 6 25%
Buono 5 21%
Ottimo 0  
non risponde 2 8%
Totale 24 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti

          E' possibile notare che, mentre il giudizio relativo al piano legislativo è sostanzialmente buono, mentre lo sono meno quelli riguardo ai servizi e alla rete associativa. In particolare, abbiamo ritenuto utile scomporre i dati dell'ultima distribuzione in relazione alla zona di residenza, poiché la validità dell'indicatore è riferita a diverse realtà territoriali.

Tav. n. 13a: Classificazione dei dati per le donne di Roma

Giudizio numero %
Scarso 5 42%
Sufficiente 3 25%
Buono 3 25%
Ottimo 0  
non risponde 1 8%
Totale 12 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


Tav. n. 13b: Classificazione dei dati per le donne del nord

Giudizio numero %
Scarso 3 50%
Sufficiente 3 50%
Buono 0  
Ottimo 0  
non risponde 0  
Totale 6 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


Tav. n. 13c: Classificazione dei dati per le donne del centro

Giudizio numero %
Scarso 1 25%
Sufficiente 0  
Buono 2 50%
Ottimo 0  
non risponde 1 25%
Totale 4 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


Tav. n. 13d: Classificazione dei dati per le donne di sud e isole

Giudizio numero %
Scarso 2 100%
Sufficiente 0  
Buono 0  
Ottimo 0  
non risponde 0  
Totale 2 100%
Fonte: nostra elaborazione sulla base dei dati raccolti


          Come è facile vedere, la situazione più critica risulta essere quella del meridione e delle isole, dove tutte le intervistate hanno espresso un giudizio totalmente negativo, cui segue il nord, mentre le intervistate del centro e della zona di Roma esprimono un giudizio migliore.



4.5. La 'cultura femminile'

          Questo indicatore è di lettura più complessa, dal momento che i dati su cui la nostra analisi si fonda, sono di natura qualitativa. Ci siamo proposti di capire quali fossero le nozioni e i valori che, a giudizio delle intervistate fossero da trasmettere all'interno di un programma di formazione rivolto alle donne che intendono fare politica, e abbiamo ottenuto due tipologie di risposta; una prima tipologia, riguarda aspetti di natura 'giuridico-amministrativa' e raccoglie questa serie di risposte:
  1. Fornire indicazioni chiare sul concetto di politica.
  2. Fornire rudimenti di cultura istituzionale e amministrativa, e di gestione della cosa pubblica.

Una seconda, possiamo definire 'formazione psico-sociologica', ha messo in evidenza i seguenti aspetti:
  1. Fornire stimoli all'agire "in rappresentanza di", evidenziando l'importanza delle reti di donne.
  2. Corsi di autostima, aggressività, scaltrezza.
  3. Corsi per imparare a mediare.
  4. Corsi per imparare a parlare in pubblico.
  5. Trasmissione dell'esperienza delle donne "arrivate".
  6. Corsi per valorizzare le doti femminili.
  7. Corsi per imparare ad approcciarsi ai tempi e modi della politica.
  8. Corsi di formazione alla leadership.

          Da queste, traiamo alcune considerazioni. In primo luogo, viene data molta importanza alla conoscenza e all'acquisizione degli strumenti necessari a formare quella professionalità che la politica, come ogni lavoro, richiede. Inoltre, è interessante notare come dalla seconda serie di risposte emerga l'importanza di una formazione volta ad acquisire un quadro di doti 'tipicamente maschili' assieme ad una 'valorizzazione delle doti femminili' non meglio specificata. Le intervistate infatti mostrano come, a loro parere, per entrare nel campo della politica sia necessario essere sicure di sé, mostrarsi scaltre e aggressive, non temere di parlare in pubblico, imparare a mediare superando, cioè, quelle difficoltà che sembrano loro essere proprie delle donne.
          Abbiamo visto che, mediamente, le componenti del comitato promotore di Emily hanno circa 45 anni e mezzo e un grado di istruzione elevato (sono cioè diplomate o laureate). Tutte svolgono un lavoro extra-domestico e la grande maggioranza (l'82%) è impiegata in un ente pubblico. Il 66% ricopre incarichi dirigenziali, e oltre la metà risiede nella capitale, cui seguono le donne del nord, del centro e del sud. Il quadro che emerge è quindi di donne affermate, istruite e che svolgono un lavoro ben retribuito. Il 61% inoltre dichiara di avere avuto esperienza nel movimento femminista, mettendo in evidenza una continuità di interessi che le porta, oggi, a cercare di costruire nuove forme di inserimento da parte delle donne nella vita politica del paese. Il carico di lavoro domestico non è eccessivamente pesante, né squilibrato all'interno della famiglia, il giudizio sulle leggi per la parità tra i sessi è sostanzialmente buono, anche se esse lamentano una carenza di strutture, sia statali che private, a sostegno delle donne. Inoltre, la soluzione per competere da pari a pari con i loro concorrenti uomini sembra essere, accanto all'acquisizione di competenze professionali specifiche, anche l'acquisizione di una modalità di comportamento che permetta loro di 'combattere ad armi pari' con l'altro sesso.



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