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Spazio tesi .
Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2000


Considerazioni finali





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          Come abbiamo cercato di esaminare sussistono numerose ineguaglianze che vedono le donne subire situazioni definite "inaccettabili per una democrazia" [Commissione Europea 1995:2]. Il Consiglio europeo, infatti, ha riconosciuto che, insieme alla lotta alla disoccupazione, la promozione delle pari opportunità è un compito fondamentale dell'Unione. Più specificamente, la Commissione per le Pari Opportunità del Consiglio d'Europa si chiede: "è normale che nel 1996, quasi quarant'anni dopo la firma del trattato di Roma, permangano importanti disparità salariali tra uomini e donne? E come non [è possibile] preoccuparsi per l'ingente disoccupazione femminile e per la crescente femminilizzazione della povertà? E' normale che così poche donne partecipino, nell'Unione in generale, alle istanze decisionali? E come si possono tollerare le violazioni alla dignità delle donne, le violenze di cui esse sono oggetto in Europa e nel mondo?" [Commissione Europea 1995:2].
          In particolare, anche attraverso la nostra ricerca, abbiamo visto come sia in atto un processo che rende estremamente complessa la conciliazione del lavoro e della vita familiare e che produce continui cambiamenti nel rapporto tra i sessi (e nei ruoli ad essi connessi), al centro del quale c'è quella che viene definita una "rigida separazione della sfera pubblica e di quella privata in un ambito maschile e in uno femminile" [Commissione Europea 1995:12].
          L'azione dell'Unione Europea si orienta così in base al principio del mainstreaming, che prevede di inserire la problematica della parità delle opportunità in tutti gli ambiti della vita sociale, e a quello dell'
empowerment, volto ad ottenere una partecipazione egualitaria delle donne e degli uomini nei luoghi di potere e di influenza, e nelle relazioni decisionali in ogni sfera della società, sviluppando, attraverso azioni concrete, gli strumenti necessari a questo fine.
          Un fattore su cui ci pare utile soffermare l'attenzione è il persistere degli "stereotipi sessisti" [Commissione Europea 1995:11], che vengono citati, nel lavoro della Commissione, come un elemento pervasivo dei rapporti sociali in genere, ma "relativamente inosservati" proprio quando sono in atto nella società. Le indicazioni verso il superamento di tali stereotipi sono volte alla creazione di politiche pubbliche che evidenzino e riflettano le differenze tra i sessi nell'ambito dell'istruzione, nel mercato del lavoro e nella famiglia, in modo tale che gli stereotipi stessi siano più facilmente analizzabili e descrivibili.
          Proprio per impegnarsi su questo particolare aspetto, decisamente rilevante, l'Unione si è dotata dello strumento degli Women's studies, centri universitari e di ricerca che hanno come oggetto dei loro studi le tematiche connesse alle donne. Purtroppo il diffondersi di questo tipo di esperienza avviene negli Stati membri secondo uno sviluppo diseguale.
          Dall'analisi che abbiamo svolto in questa ricerca ci sembra che questo possa essere messo in relazione con la diversità di impostazioni della teoria sul genere. Nel momento in cui ci siamo proposte di cominciare dalla lettura delle pensatrici occidentali degli ultimi cinquant'anni per inserire il nostro pensiero in un quadro di riferimento teorico, è infatti emerso, a nostro parere, un elemento comune che consiste nel dimostrare che il 'postulato dell'inferioritàfemminile' non ha senso di esistere. Per fare ciò ogni corrente del femminismo dal secondo dopoguerra ad oggi, ha trovato diverse spiegazioni - alcune più complesse, altre molto semplici - cui, di fatto, sono seguite altre impostazioni pratiche, nate nel tentativo di eliminare dalla coscienza comune proprio il persistere degli "stereotipi sessisti" di cui la cultura occidentale è pervasa.
          La realtà italiana ci appare, nella realtà come nella teoria, frammentata e divisa tra gruppi di potere, sia esso politico o egemonia di pensiero. Le donne di Emily, lo abbiamo visto, sono un'élite che i propone di intervenire per equilibrare la presenza delle donne nelle istituzioni con un sistema mutuato dalla tradizione anglosassone e che viene criticato e osteggiato dalle teoriche della differenza le quali, essendosi opposte ad ogni forma di rappresentanza in un sistema creato al maschile e dove non c'è spazio per il riconoscimento della differenza, continuano a dibattere tra loro. In realtà, al di là di questi gruppi, i dati Istat mostrano come le donne nel nostro paese cerchino sempre più di conciliare il lavoro domestico e quello professionale.
      In Germania, abbiamo visto come la teoria e la pratica delle donne sia stata profondamente scossa dalla riunificazione e come questo sia stato l'incontro e a volte lo scontro di due problematiche assai differenti tra loro. L'organizzazione di cui le donne tedesche si sono dotate, sia attraverso l'uso della 'quota', sia a livello più generale grazie alla grande struttura associativa, ci appare un'insieme di mezzi che creano una realtà organizzata in virtù della loro essenziale differenza, e dalla quale gli uomini sono tenuti fuori.
          Il confronto da noi effettuato ci mostra come i ruoli femminili nelle due realtà mettano in evidenza aspetti problematici. Su questo aspetto ci pare di dover riflettere, creando studi e politiche ad hoc, all'interno di ricerche interdisciplinari che vedano il genere utilizzato, in maniera più massiccia di quanto non sia adesso nell'Europa continentale, come una delle 'categorie analitiche' della realtà sociale.





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