torna al metaindice dello SWIF

torna alla home page
a cura di Maria Chiara Pievatolo pievatolo@dsp.unipi.it .
Ultimo aggiornamento: 7 giugno 1999



Oltre la tolleranza: per una proposta politica esigente ¤

di Ermanno Bencivenga


Sembra oggi che una politica di sinistra non possa fare di meglio che promuovere la tolleranza dei "diversi" e garantire a tutti certi diritti fondamentali. Ma si tratta di una politica infantile: basata su una nozione cartesiana, puramente potenziale e in ultima analisi vuota dell'individuo.
Dell'individuo inteso in senso letterale, ossia in quanto in-dividuo, atomo semplice e privo di storia. Ciascuno di questi in-dividui si trova casualmente a contatto con altri; nessuno di loro dipende per il suo essere dagli altri; il meglio che ciascuno possa fare dunque e' lasciare tutti gli altri in pace.

Il libro propone di fondare una politica diversa su un'antropologia diversa, in cui il soggetto umano non sia pura potenzialita' (io sono tutto quel che posso essere, ma niente di quel che sono o sono stato, perche' tutto quel che sono o sono stato e' riduttivo del mio essere) ma invece attualita' e ricchezza (io sono il percorso multiforme e vario che ho effettivamente realizzato). E questa ricchezza e' soprattutto diversita': il soggetto si distingue dall'oggetto perche' non obbedisce a una rigorosa e unitaria coerenza, ma e' invece campo ("teatro") di un dialogo e confronto continuo, di un'incessante articolazione, di una sfida perpetuamente irrisolta tra molteplici punti di vista.

Da dove vengono questi punti di vista? Che cosa dunque costituisce il soggetto? Vengono dall'esterno: sono le tracce di tutti coloro che abbiamo incontrato e amato (o odiato). Tracce in senso letterale: pratiche, atteggiamenti, mosse che abbiamo interiorizzato, estrapolato a situazioni diverse da quelle in cui le avevamo originariamente viste agire, amalgamato in quell'"unione" dialettica che e' il nostro io. Quindi non e' l'individuo a fondare la comunita': essa non e' un coacervo di creature fra loro indipendenti. E' invece la comunita', la compresenza dei diversi, a fondare quello che con linguaggio miope e tirannico viene chiamato un in-dividuo.

E' possibile raccontare una storia che descriva la diversita' del soggetto come funzionale: in un universo caotico, la prevedibilita' puo' essere vantaggiosa solo nel breve periodo. Le funzioni che controllano questo universo sono altamente non lineari; dunque soltanto scommettendo sull'imprevedibile si puo' domarlo. Solo ammettendo il caos dentro di se' si puo' rispondere con successo al caos del mondo. Ma questa storia non fa che asservire il soggetto alla logica "funzionale" dell'oggetto: asservire l'incoerenza alla coerenza, l'imprevedibilita' alla prevedibilita'. E' legittimo usarla, purche' ci si renda conto che la si usa sempre e solo come un'arma, e che l'arma puo' ritorcersi contro chi la usa.

Qual e', in definitiva, la vocazione del soggetto? Quale deve essere, su queste basi, la struttura di una comunita' veramente umana? Deve trattarsi di una comunita' in cui non ci si lasci in pace; al contrario, in cui ci si comunichi costantemente la propria diversita', ci si sfidi a una crescita continua, ci si inviti a un arricchimento senza limiti. Molte metafore hanno guidato nel corso dei secoli l'elaborazione di proposte politiche: si e' pensato alla comunita' come a un corpo, a una famiglia, a una chiesa, a una fabbrica, a un mercato e talvolta come a un carcere. La metafora su cui si fonda la proposta accennata in questo libro e' quella di una scuola: di una convivenza politica che e' fondata, anzi e', educazione costante e reciproca.


¤ Ermanno Bencivenga, Oltre la tolleranza: per una proposta politica esigente, Milano: Feltrinelli, 1992





SWIF - Sito Web Italiano per la Filosofia
Copyright © 1997-98
CASPUR - LEI