|

a
cura di:
Rossella
Fabbrichesi Leo
Università
degli Studi di Milano
La
Monadologia,
redatta da Leibniz
nel 1714 e pubblicata postuma nel 1720, fu composta su
sollecitazione dell’amico Rémond e di un circolo
poetico parigino che voleva mettere in versi il sistema
monadologico. Il suo titolo originario era Principi
di filosofia. Composta da 90 tesi, essa è un perfetto
compendio della filosofia dell’autore e rivela, secondo Heidegger,
“l’impalcatura della metafisica occidentale”.
Il suo elaborato richiama un altro testo coevo e
dalle identiche finalità: i Principi
razionali della natura e della grazia Considereremo le
idee centrali di entrambi, utilizzando per il primo
l’abbreviazione M, per il secondo PNG.
1)
Le monadi, che costituiscono il mondo attuale, sono le
uniche sostanze semplici. Sono sostanze individuali
presenti in numero
infinito nell’universo, caratterizzate dalla capacità
di agire (PNG 1). Hanno natura totalmente spirituale e
sono dunque i veri atomi della natura: essi entrano nelle
cose composte, che sono solo ammassi di Semplici (M 1-2).
2)
Le monadi non hanno parti, non sono divisibili, non
hanno estensione, né figura (PNG 1; M.3). Inoltre,
differiscono solo per qualità e non per quantità.
3)
Non essendo composte, possono essere create solo
attraverso “fulgurazioni” divine e morire per
annichilazione. Sono cioè imperiture e intemporali. Da ciò
consegue che non vi è mai un primum
in senso naturale, una generazione dal nulla, né una fine
in senso assoluto (M.4,5,6; PNG 6). Gli animali né
sorgono, né periscono, si trasformano soltanto. Leibniz
aderisce così ad una concezione vitalista e organicista
che lo conduce a vedere l’universo come un tutto
animato, per cui in ogni particella dell’universo è
contenuto un mondo di infinite creature
e “si trova che vi è una quantità prodigiosa di
animali in una goccia d’acqua imbevuta di polvere e se
ne possono far morire milioni in un solo colpo” (Cfr.
M.66-77). ”Ogni porzione di materia può essere
concepita come un giardino pieno di piante, o come uno
stagno pieno di pesci. Ma ciascun ramo delle piante,
ciascun membro dell’animale, ciascuna goccia dei loro
umori, è a sua volta un tale giardino o un tale stagno”
(M.67). L’universo va dunque concepito come un Pieno,
dove regna sovrano il principio di continuità (sùmpnoia
pànta) (PNG.3, M 61).
4)
Nelle monadi non vi è mutamento o alterazione per opera
di qualche altra creatura, essendo esse prive di parti. Le
monadi non hanno finestre attraverso cui qualcosa possa
entrare o uscire (M.7).
5)
Le monadi, pur essendo semplici unità, soggiacciono a
continue serie di stati, di variazioni (anche se in realtà
non subiscono accrescimento o diminuzione) (M.13, PNG.2).
Questo principio, che determina la varietà della sostanza
semplice, è detto percezione, e il passaggio da uno stato
all’altro, è l’appetizione (M.14-15).
6)
Ogni monade è uno specchio vivente dell’universo, e ne
disegna una diversa prospettiva; ogni monade esprime tutte
le altre, e gli spiriti riflettono direttamente la Divinità
(PNG. 12, M.83).
7)
Ogni monade ha scritte in sé le tracce di tutta la sua
storia e, dunque, di tutta la storia dell’universo (tout
se tiéns) (PNG 13).
8)
Si danno tre tipi di monadi: monadi semplici, che hanno
percezioni molto confuse (gli esseri naturali di grado
inferiore); anime, in cui la percezione è accompagnata da
memoria (gli animali) ;
spiriti, in cui l’anima si innalza alla ragione
ed è dotata di coscienza o appercezione (M. 20-30; PNG
4). Ogni monade va comunque concepita come entelechia, cioè
come dotata di una forma sostanziale (M.18) che le imprime
perfezione e autosufficienza e la spinge ad attuare il
proprio fine interno.
9)
I ragionamenti umani si fondano su due grandi principi:
quello di non contraddizione e quello di ragion
sufficiente; così le verità possono essere razionali o
fattuali (M 31-33). Ma la ragione ultima delle cose deve
trovarsi in un Ente necessario, fuori dalla catena dei
“dettagli delle contingenze”. Questo ente è Dio, la
cui verità è dimostrata a priori e a posteriori.
10)
Il corpo non agisce direttamente sull’anima causando la
conoscenza, né lo spirito sul corpo dando vita al
movimento, ma vi è tra i due, e tra le varie monadi,
un’armonia prestabilita che permette loro di essere in
relazione senza influenzarsi direttamente (M.78).
“L’influsso di una monade su un’altra è solo
ideale” (M 51). L’anima non si dà per altro mai senza
il corpo, che è il suo punto di vista sull’universo (M
62); l’ultimo
Leibniz pensa
anche ad una sorta di vinculum
substantiale tra i due che risolva il problema
dell’organismo, cioè ad un legame sostanziale tra
monade dominante e corpo organico (là dove nel primo
Leibniz il corpo era puro fenomeno rappresentato dalla
monade spirituale).
11)
Le anime agiscono secondo le leggi delle cause finali, i
corpi secondo le leggi delle cause efficienti: come vi è
armonia tra di essi, vi è armonia tra il regno fisico
della Natura e il regno morale della Grazia (M.87; PNG
15).
Leggi
la Monadologia
on-line (edizione sinottica in Francese, Latino
e Italiano, trad. italiana e cura di Andrea Gilardoni -
versione html di Davide Fasolo)
|