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Ricordo di Mario Mignucci
a
cura di
Paolo Fait
e Pierdaniele
Giaretta
Per noi Mario Mignucci è stato soprattutto un amico e un esempio. Qui vogliamo ricordare la figura dello studioso che si è dedicato alla ricerca con un impegno e uno stile che riscuotevano generale ammirazione.
L'interesse principale del lavoro di Mignucci era la logica antica e il suo autore prediletto Aristotele. Dopo due volumi giovanili dedicati alla dottrina aristotelica della scienza e alla logica stoica, Mignucci ha pubblicato una traduzione con commento agli Analitici Primi di Aristotele e un commentario al primo libro degli Analitici Secondi. In seguito la sua attività si è concentrata su alcuni nodi problematici, discussi in numerosi articoli usciti in riviste o in atti di convegni. I suoi saggi hanno spaziato su tutti gli aspetti della logica antica, ma non è difficile isolare alcuni temi principali:
• Teoria aristotelica dell'identità: Mignucci ha studiato il problema dell'identità cercando di capire se Aristotele accetti l'indiscernibilità degli identici con o senza restrizioni.
• Dottrina dei relativi: che tipo di entità sono il padre, il fratello, il doppio e la metà? Mignucci ha considerato le risposte di Platone, di Aristotele e degli Stoici.
• Teoria degli universali in Platone e in Aristotele: Mignucci ha studiato in particolare l’argomento del "terzo uomo", e la dottrina della predicazione.
• Problema del determinismo e dei futuri contingenti: allargando lo sguardo oltre il celebre capitolo 9 del De Interpretatione, quello della battaglia navale, Mignucci è stato tra i primi a indagare i commentatori antichi di questo testo, a partire da Ammonio.
• Dottrina della conseguenza logica in Aristotele e negli Stoici: per esempio che cos'è un sillogismo aristotelico? E' una legge logica o un'inferenza? Deve sempre avere due premesse o potrebbe averne di più?
• Paradossi logici: è dai Megarici e dagli Stoici che ci derivano alcuni dei paradossi, come il “Mentitore” e il “Sorite”, che anche oggi suscitano perplessità filosofica e animano dibattiti: Mignucci ha studiato le versioni antiche di questi argomenti a partire da fonti frammentarie.
Come disciplina, la storia della logica ha tratto notevole impulso dagli sviluppi e dal successo della logica matematica, sicché l'evoluzione degli studi storici non è indipendente dalla ricerca logica di frontiera. I lavori pionieristici di Lukasiewicz e di Bochenski (con il quale Mignucci si era perfezionato a Friburgo in Svizzera) tendevano a presentare lo strumento formale come metodo neutrale e trasparente per saggiare la coerenza e la validità delle dottrine antiche. Si pensava che la logica contemporanea fosse uno strumento di valutazione che permetteva di risolvere le dispute tradizionali. D'altra parte la logica simbolica era una disciplina ancora poco consolidata; è vero che stava prendendo piede in tutto il mondo, ma esistevano notevoli sacche di resistenza che continuavano a trovare riparo all'ombra di Aristotele. Mostrare che il Filosofo non era in conflitto ma in completa sintonia con la nuova logica aveva dunque anche un significato strategico in una battaglia culturale. La ricostruzione teorica, tuttavia, andava spesso a discapito del testo, producendo letture sempre molto selettive di opere sulle quali non si esitava ad intervenire con ardite espunzioni e trasposizioni.
A questa fase “eroica” sono seguiti tempi più cauti. In primo luogo l’immagine della logica simbolica come calcolo universale è sempre più venuta meno col crescere della consapevolezza della grande varietà di sistemi formali non equivalenti. In secondo luogo si sono venuti imponendo criteri più rigorosi di lettura dei testi classici.
E' di questa stagione che Mignucci è stato protagonista: i suoi lavori maggiori sugli Analitici non rifiutano affatto lo strumento formale, ma sono in primo luogo commentari riga per riga e si propongono perciò di spiegare tutto il testo nei suoi numerosi risvolti filosofici e filologici. Proprio per questa loro fedeltà e per la grande quantità di minute analisi che contengono, tali opere non hanno perso nulla in questi trent'anni e sono ancora strumenti imprescindibili per lo studente e il cultore della disciplina.
Si dovrebbe poi parlare di una terza fase di queste ricerche: quella più recente —che potremmo chiamare anomalista per contrapporla alla tendenza analogista degli esordi— in cui si è scoperto che certi aspetti del pensiero logico contemporaneo, per esempio la teoria degli insiemi, tendono a condizionare il lettore di testi antichi offuscandogli una comprensione storicamente più attendibile. Il compito più arduo per l'interprete di Aristotele, dei frammenti di Crisippo o dei commentari di Boezio non è più quello di mostrare che questi antichi avevano già capito qualcosa di profondo, ma quello di liberarsi da quei condizionamenti del pensiero moderno e contemporaneo che, adattandosi superficialmente a una buona parte del testo antico, generano una pericolosa sensazione di chiarezza complessiva, anche se, per fortuna, neutralizzano o lasciano inspiegati un certo numero di dettagli, dai quali l'interprete può partire per riconquistare l'ingenuità necessaria a una lettura più fedele.
Anche a questa esigenza Mignucci non è stato insensibile, soprattutto negli ultimi lavori. Un suo saggio pubblicato su The Monist nel 2000 interpreta gli universali aristotelici (per esempio le specie e i generi predicati degli individui: entità che il lettore di oggi è istintivamente portato a concepire come classi o insiemi) in termini di parti e tutto, cercando così di prendere sul serio quella terminologia mereologica (per esempio “essere in qualcosa come un tutto”) che Aristotele adopera continuamente, ma che gli interpreti tendono a considerare solo una façon de parler.
L'Aristotele di Mignucci è tuttavia molto sobrio nelle sue assunzioni: lo stesso sospetto che Mignucci nutriva istintivamente per quelle entità teoriche della logica che tutta una tradizione tende a considerare “creature delle tenebre”, lo ha portato a vigilare anche il proprio lavoro di interprete. Testimonia questa attitudine la convinta critica che in uno dei suoi saggi più fortunati, Puzzles about Identity, Mignucci rivolge alla tesi delle "unità accidentali", quella secondo cui Aristotele sarebbe disposto ad ammettere nella sua ontologia tutta una legione di entità, diverse tra loro, formate da una sostanza e un accidente: Socrate grammatico, Socrate bianco, Socrate musicale ecc. Mignucci cerca di mostrare che la concezione aristotelica dell'identità non ha bisogno di questi oggetti ed è non di meno governata dal principio di indiscernibilità degli identici.
Le pubblicazioni di Mignucci continueranno ad essere lette e testimonieranno a lungo il valore dello studioso, ma c'è un importante aspetto del suo lavoro che resterà affidato al ricordo dei colleghi. Tra gli studiosi del pensiero antico si è diffuso ed è sempre più apprezzato il tipo di simposio dedicato alla discussione collettiva di capitoli problematici di un autore. Ebbene, Mignucci era sempre a proprio agio in questi incontri e dimostrava, nella discussione orale, una lucidità fuori dal comune: molti dei suoi interventi sono rimasti nella memoria di tutti anche se non hanno lasciato alcuna traccia scritta.
Mignucci partecipava molto volentieri anche a seminari e a discussioni che riguardavano temi di filosofia della logica, filosofia del linguaggio e filosofia della matematica. In particolare è stato protagonista indimenticabile del seminario di logica e filosofia analitica di Padova che ha animato con la sua intelligenza sempre pronta e con la sua grande passione argomentativa. I temi che lo interessavano di più coincidono in gran parte con quelli analizzati nelle opere di Aristotele, e cioè la predicazione, l’identità, l’esistenza, la nozione di conseguenza logica e altri ancora. Mignucci era capace di discuterne approfonditamente, anche con riferimento all’attuale letteratura logico-filosofica. E soleva dire che la partecipazione al seminario logico-analitico era per lui molto stimolante anche per la sua ricerca sulla logica antica. È plausibile che gli stimoli venissero sia dalla specificazione e discussione di idee e problemi con i quali poteva mettere a confronto le idee e i problemi che rinveniva nei testi analizzati, sia dal vaglio critico al quale, per tradizione, in tale seminario viene sottoposta ogni tesi e ogni teoria. D’altra parte i suoi amici del seminario possono testimoniare che molto hanno appreso da lui: spesso egli contribuiva in modo determinante alla chiarificazione di posizioni e di problemi. Mignucci era in grado di argomentare tenacemente a favore di una tesi, ma anche di abbandonarla prontamente non appena si fosse convinto della sua insostenibilità.
Fin dall’inizio della sua attività di ricerca Mignucci non è mai stato un utilizzatore meccanico di strumenti logico-analitici. Non lo era per la sua attenzione a tutti gli aspetti del testo e per la conoscenza che egli aveva della problematica filosofica connessa con il formalismo logico. Non lo era anche per la sua naturale inclinazione a privilegiare il problema rispetto alla tesi: periodicamente si sentiva di nuovo attratto da un argomento sul quale aveva già pubblicato, ben sapendo che il riesame dei testi avrebbe potuto condurlo a smentire senza ambiguità le precedenti conclusioni. Sia le smentite che le proposte originarie conservano tuttavia una grande importanza, per l'argomentazione mai banale che sempre le sostiene.
Recentemente le felici intuizioni e i rigorosi ripensamenti di tanti anni dedicati a questi difficili testi si stavano avviando ad una nuova sintesi. L'occasione era data da una traduzione con commento dell'Organon aristotelico che Mignucci stava allestendo, con alcuni collaboratori, per l'editore Laterza. A questo progetto, che è ancora in corso d’opera, Mignucci ha dedicato le sue ultime energie.
Bibliografia selettiva
Libri
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M. Mignucci,
La teoria aristotelica della scienza, Firenze:
Sansoni, 1965. |
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Id., Il significato della logica
stoica, 2a ed., Bologna: Patron, 1967. |
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Aristotele,
Gli Analitici Primi, Introduzione traduzione e commento a cura di M.Mignucci, Napoli: Loffredo, 1969. |
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Id., L’argomentazione dimostrativa in Aristotele. Commento agli Analitici
Secondi, vol. I, Padova: Antenore, 1975. |
Articoli
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M. Mignucci,
“Hos epi to poly et necessaire dans la conception aristotélicienne de la science”, in
Aristotle on Science. The “Posterior Analytics”, Proceedings of the Eight Symposium Aristotelicum Held in Padua from September 7 to 15,
1978, edited by E. Berti, Padova: Antenore, 1981, pp. 173-203. |
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Id., “Puzzles about Identity. Aristotle and His Greek Commentators”, in
Aristoteles Werk und Wirkung, Paul Moraux gewidmet, edited by J. Wiesner, Berlin-New York: De Gruyter, 1985, pp. 57-97. |
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Id., “Logic and Omniscience. Alexander of Aphrodisias and Proclus”,
Oxford Studies in Ancient Philosophy, 3 (1985), pp. 219-246. |
 |
Id., “Aristotle’s Arithmetic”, in Mathematics and Metaphysics in
Aristotle, Akten des X. Symposium Aristotelicum (Sigriswil, 6.-12. September 1984), edited by A. Graeser, Bern-Stuttgart: Paul Haupt, 1987, pp. 175-211. |
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Id., “Aristotle’s Definitions of Relatives in Cat. 7”,
Phronesis, 31 (1986), pp. 101-127. |
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Id., “Platone e i relativi”,
Elenchos, 9 (1988), pp. 259-294. |
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Id., “The Stoic Notion of Relatives”, in
Matter and Metaphysics, edited by J. Barnes and M. Mignucci, Napoli: Bibliopolis, 1989, pp. 131-221. |
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Id., “Truth and Modality in Late Antiquity: Boethius on Future Contingent Propositions”, in
Le teorie delle modalità, Atti del Convegno Internazionale di Storia della
Logica, S. Gimignano 5-8 Dicembre 1987, Bologna: CLUEB, 1989, pp. 47-78. |
 |
Id., “Alexander of Aphrodisias on Inference and Syllogism”, in
Estudios de Historia de la Logica, Actas del III Simposio de Historia de la
Logica, edited by I. Angelelli, Pamplona: Ediciones Eunate, 1990, pp. 381-412. |
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Id., “Plato’s ‘Third Man’ Arguments in the Parmenides”,
Archiv für Geschichte der Philosophie, 72 (1990), pp. 143-181. |
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Id., “Aristotle’s De caelo I 12 and His Notion of Possibility”, in
Biologie, Logique et Métaphysique chez Aristote (Actes du Séminaire C.N.R.S.-N.S.F., Oléron 28 juin-3 juillet
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Id., “Expository Proofs in Aristotle’s Syllogistic”, in
Aristotle and the Later Tradition (Oxford Studies in Ancient Philosophy, Supplementary Volume), edited by H. Blumenthal and H. Robinson, Oxford: Clarendon Press, 1991, pp. 9-28. |
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Id., “The Stoic Analysis of the Sorites”,
Proceedings of the Aristotelian Society (1993), pp. 231-245. |
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Id., “The Stoic Themata”, in
Dialektiker und Stoiker. Zur Logik der Stoa und ihrer Vorläufer, edited by K. Döring and T. Ebert, Stuttgart: Franz Steiner Verlag, 1993, pp. 217-238. |
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Id., “Ammonius on Future Contingent Propositions”, in
Rationality in Greek Thought, edited by M. Frede and G. Striker, Oxford: Clarendon Press, 1996, pp. 279-310. |
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Id., “Aristotle’s Theory of Predication”, in
Studies on the History of Logic. Proceedings of the III Symposium on the History of Logic, edited by I. Angelelli and M. Cerezo, Berlin-New York: Walter de Gruyter, 1996, pp. 1-20. |
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Id., “Ammonius’ Sea Battle”, in
Ammonius, On Aristotle On Interpretation 9 with Boethius, On Aristotle On Interpretation 9 First and Second Commentaries, translated by D. Blank and N. Kretzmann, London: Duckworth, 1998, pp. 53-86. |
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Id., con J. Barnes e S. Bobzien, “Logic”, in
The Cambridge History of Hellenistic Philosophy, edited by K. Algra – J. Barnes – J. Mansfeld and M. Schofield, Cambridge: Cambridge University Press, 1999, pp. 77-176. |
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Id., “Parts, Quantification and Aristotelian Predication”,
The Monist, 83 (2000), pp. 3-21. |
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Id., “Ammonius and the Problem of Future Contingent Truth” in
Ammonius and the Seabattle. Text, Commentary and Essays, edited by G. Seel, J.-P. Schneider and D. Schulthess, Berlin: Walter De Gruyter, 2001, pp. 247-284. |
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Id., “Syllogism and Deduction in Aristotle’s Logic”, in
Le style de la pensée. Recueil de textes en hommage à Jacques Brunschwig, edited by M. Canto-Sperber and P. Pellegrin, Paris: Les Belles Lettres, 2002, pp. 244-266. |
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Id., “On the Notion of Identity in Aristotle”, in
Individuals, Essence and Identity. Themes of Analytic Metaphysics, edited by A. Bottani , M. Carrara and P. Giaretta, Dordrecht-Boston-London: Kluwer, 2002, pp. 217-238. |
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