Gian Carlo Rota

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a cura di
Matteo Abbà

Gian Carlo Rota, docente presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) è morto il 19 aprile all'età di 66 anni per infarto nella sua casa di Cambridge, Massachusetts. Nato nel il 27 aprile 1932 a Vigevano, aveva dovuto lasciare l'Italia con la famiglia nel 1945 per sfuggire alle repressioni fasciste. Dopo un breve soggiorno in Svizzera e qualche anno trascorso in Ecuador, la famiglia Rota raggiunge gli Stati Uniti d'America nel 1950. Qui G. Carlo Rota perfeziona il proprio curriculum studiorum: nel 1953 si laurea in matematica con lode alla Princeton University e nel 1956 ottiene il dottorato (Phd) alla Yale University, sempre in matematica. A partire dal 1959 inizia la sua collaborazione con il MIT, insegnando e svolgendo attività di ricerca presso il dipartimento di matematica. Dal 1972 divenne docente anche di filosofia: Rota è stato l'unico rappresentante del Massachusetts Institute of Technology ad essere insignito di entrambe le cariche (docente di matematica applicata e di filosofia). Riconoscimenti accademici (quattro lauree honoris causa: università di Strasburgo, dell'Aquila, di Bologna e la Brooklyn Polytechnical University) e non (tra gli altri, membro dal 1972 della National Academy of Sciences, vice presidente della American Mathematical Society (AMS), vincitore nel 1988 dello Steele Prize dell'AMS ed insignito della medaglia per distinguished services da parte della National Security Agency nel 1992) sono testimonianza del suo spessore culturale e filosofico.

Il nome di Giancarlo Rota resterà indissolubilmente legato alla ricerca matematica, in particolare allo sviluppo della combinatoristica. Il suo contributo in questo campo, iniziato a cavallo tra gli anni cinquanta ed i primi anni sessanta, ha portato questa disciplina ad una nuova rinnovata dignità scientifica ed ad un nuovo interesse da parte dell'intera comunità scientifica. 

"Nella matematica discreta non è così. O almeno, non ancora. L'importanza di un problema a volte deriva dal tipo di soluzione che si riesce a dargli, o dalle applicazioni. Un altro aspetto della matematica discreta che la rende attraente è appunto la sua vicinanza alle applicazioni. Anzitutto alla biologia, che oggi è il baricentro della scienza, come lo era la fisica cinquant'anni fa. E poi all'informatica, dove le applicazioni sono più remunerative. Alcuni dei nostri migliori studenti di combinatoria del Mit, appena ricevuto il dottorato si dichiarano informatici, e ricevono immediatamente uno stipendio iniziale che è ben maggiore di quello mio da professore. Insomma, nella matematica discreta si respira un'aria più pura, c'è più libertà, più spazi aperti".

Questa è la definizione che lo stesso Rota dà della della matematica e della combinatoristica, in particolare,  in un'intervista del 1998 alla fine di un percorso scientifico iniziato quasi quarantanni prima. Infatti è del 1964 il primo, rilevante (ed affascinante) contributo di Rota alla teoria combinatoristica: On the Foundations of Combinatorial Theory I. Theory of Möobius Functions. Questo lavoro fu il primo di più di ottanta testi che hanno fatto di Rota la guida per ogni matematico che oggi decida di occuparsi di combinatoristica. Già nel 1971, Rota presiedette il Seminario sulla teoria combinatoria tenuto al Bowdoin College di Brunswick. Questa fu solo una delle occasioni nelle quali Rota diede vita ad incontri e seminari appositamente preparati nella convizione che l'interrelazione ed i rapporti interpersonali fossero fonte di sviluppo e crescita scientifica. Infatti frequenti furono le occasioni che lo portarono a coprire ruoli di primo piano in contesti universitari ed associazionistici con ruoli di primo piano.

Oltre all'attività di ricerca e di formazione (attraverso la docenza) ed apprendimento (corsi, seminari, conferenze) Giancarlo Rota ha dedicato parte delle sue energie alla fondazione di riviste che ancora oggi godono del riconoscimento internazionale. Pubblicazioni quali il Journal of Combinatorial Theory (fondato nel 1966) o Advances in Mathematics del 1967 sono ancora oggi testi che rappresentano dei punti di riferimento e di arrivo per i matematici di tutto il mondo. 
Giancarlo Rota non si occupò solo di matematica ma anche di filosofia, tanto da esserne docente al MIT e figura di spicco, soprattutto negli anni Ottanta nel contesto culturale statunitense. Anche nell'approccio alla filosofia portò l'interesse per la sperimentazione e la scoperta, ponendosi quale figura a cavallo tra la tradizione analitica e fenomenologica. Membro dell'associazione della filosofia fenomenologica e del circolo husserliano, così si epresse, un anno fa, sul pensiero di Husserl.

"Se lei crede che la maggior parte degli scienziati stia dalla parte dei filosofi analitici, si sbaglia. La maggior parte dei matematici che io conosco non è poi così distante dalla fenomenologia. E poi l'obiettivo della filosofia di Husserl è proprio la fondazione della scienza. Il problema è che Husserl è difficile da leggere. Invece i filosofi analitici scrivono infinitamente meglio. Anche lo stile ieratico di Heidegger non aiuta, ma io ho il massimo rispetto per la sua filosofia".

Bibliografia:

Essays on the Future : In Honor of the 80th Birthday of Nick Metropolis (1999)
Introduction to Geometric Probability Lezioni Lincee Lectures (1998)
Indiscrete Thoughts (1997)
Gian-Carlo Rota on Combinatorics : Introductory Papers and Commentaries (Contemporary Mathematicians) (1995)
Discrete Thoughts : Essays on Mathematics, Science, and Philosophy  (1992)
Ordinary Differential Equations  (1989)
Invariant Theory and Superalgebras - Regional Conference Series in Mathematics (1987)
Science, Computers, and People : From the Tree of Mathematics (1986)
Studies in Applied Math : A Volume Dedicated to Irving Segal (1982)
Studies in Algebra and Number Theory (1979)
Studies in Combinatorics (1979)

 

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