
a
cura di
Matteo
Abbà
Iris
Murdoch, personalità di grandissimo rilievo nel mondo
accademico e letterario internazionale, è deceduta a
Oxford l'8 febbraio 1999. Autrice di numerosi romanzi (più
di venti), poesie e pièce teatrali, Iris Murdoch ha
rappresentato negli ultimi cinquant'anni una figura tanto
atipica quanto importante nell'ambiente filosofico
britannico. Docente di filosofia per un quindicennio al St.
Anne's College dell'Università di Oxford a partire dal
1948, sposò nel 1956 John Bayley, critico e docente di
letteratura inglese presso la stessa università. A
partire dalla fine degli anni Cinquanta si era dedicata
quasi esclusivamente alla letteratura.
Iris Murdoch nacque nel 1919 a Dublino; la famiglia si
trasferì negli anni '20 a Londra e Iris studio ad Oxford,
presso il Somerville College. Durante la guerra collaborò
prima con il Ministero del Tesoro inglese e poi, dal 1944
al 1946 con l'UNRRA (United Nations Relief and
Rehabilitation Administration), l'agenzia delle Nazioni
Unite. Nel 1947 si perfezionò a Cambridge
in filosofia seguendo un corso con Ludwig
Wittgenstein
ed è in questi anni che fa la conoscenza di personalità
del livello di Jean Paul Sartre, Raymond Queneau, Elias
Canetti. E' del 1954 la pubblicazione del suo primo
romanzo, Under the Net, (un anno prima era uscito
il suo primo lavoro filosofico, Sartre, Romantic
Rationalist ) a cui farà seguito nel 1956 The
Flight from the Enchanter. Da ricordare, tra i premi
vinti, il Whitbread Prize nel 1974 ed il Booker Price nel
1978.
Il
contributo di Iris Murdoch alla filosofia di questo secolo
attraversa campi disciplinari tra loro, spesso, isolati.
L'utilizzo della forma narrativa romanzesca per affrontare
temi di caratteri filosofici ha portato la sua ricerca a
riflessioni che incrociano l'epistemologia e l'estetica,
ottenendo risultati polisemantici estremamente
significativi. Sicuramente influenzata
dall'Esistenzialismo, Iris Murdoch ha spesso integrato le
tematiche psicoanalitiche (da Freud a Jung) nel contesto
dei propri romanzi aprendo nuovi spazi di dibattito e
ricerca.
Nel tentativo di realizzare un'analisi sistematica del
pensiero di Iris Murdoch probabilmente il metodo più
efficace è quello di incrociare tra loro le diverse opere
dell'autrice. Non dunque una lettura che faccia della
cronologia il proprio filo conduttore, piuttosto un
incrocio ripetuto, un'integrazione tra romanzi ed opere
filosofiche, tra gnoseologia ed estetica come la stessa
autrice aveva desiderato organizzare il proprio pensiero.
Il punto di partenza, in questo cammino ermeneutico, è
rappresentato dall'opera del 1992, Metaphysics as a
Guide to Morals, dedicata al tema della moralità ed
in particolare al tentativo di resttituire centralità al
dibattito etico.
L'assunto
di partenza di Metaphysics as a Guide to Morals è
la ricerca individuale del Bene.
Fortemente legata al pensiero di Platone (una sua opera
teatrale, Acastos,
recuperava il modello del dialogo platonico), Murdoch
considera il rapportro tra Bene (Good) e Divinità (God)
mostrando come il primo sia il vero oggetto della
religione. "Il Bene rappresenta la realtà di cui
Dio è il sogno", in questa frase è sintetizzata
buona parte dell'argomentazione svolta in questa opera. Da
questa certezza, l'esteriorità religiosa e la ritualità
liturgica e simbolica appaiono strumentali al cammino di
ricerca soggettiva che, progressivamente, tende ad
emanciparsi da queste manifestazioni. L'espressione
religiosa codificata è il primo passo, l'abbrivio verso
il Bene ma, proprio perché funzionale, può essere
abbandonata nel momento in cui non ha più senso e
significato. E' in una tale prospettiva che può essere
interpretato l'aneddoto riportato da Iris Murdoch.
"Una
madre chiede al proprio figlio, un commerciante in
partenza dalla città, di riportarle una reliquia
religiosa. Il figlio se ne dimentica, e solo a pochi passi
da casa ricorda il desiderio materno. Raccoglie allora il
dente di un cane dalla strada e racconta all'anziana madre
che si tratta della reliquia di un santo. Lei lo mette
nella cappella dove viene venerato ed il dente,
miracolosamente, inizia a risplendere di luce propria".
L'oggetto
in sé non ha nulla di sacro o di santo, anzi è quanto di
più comune e banale possa esserci, trovato lungo la
strada. Ma proprio questo oggetto che vive sull'equivoco
della menzogna, nel momento in cui viene investito di
devozione, ecco che si manifesta come fenomeno miracoloso.
E' la liberazione dall'esteriorità religiosa e
l'affermazione di un ruolo attivo dell'individuo che,
attraverso il proprio anelito al Bene, supera il
contingente ed influenza la realtà, creandola in
autonomia. Questo è il medesimo processo che l'arte è in
grado di realizzare. Infatti l'incrocio tra estetica
e morale
è in grado di creare un mondo autonomo, quello
dell'artista che vive grazie alla capacità immaginativa.
Come l'immaginazione è in grado di dare ad un oggetto
comune luminosità propria, così crea anche relazioni
istitutive di senso artistico e morale.
In Metaphysics
as a Guide to Morals il discorso morale è
profondamente rilevante poiché, secondo Murdoch, anche il
primo passo cognitivo, la percezione, non può essere
considerato slegato rispetto ad un coinvolgimento
soggettivo e quindi al giudizio, alla valutazione.
Allo stesso modo l'atto immaginativo, attraverso il quale
la realtà prende forma, è parte integrante di un
processo che non può essere esente da una valenza morale.
L'arte è dunque fatta di virtù: non può esistere
secondo Murdoch atto immaginativo (che conduce alla verità
gnoseologica) che sia slegato da un agire morale, da un
esperienza etica.
"La verità è sempre stata una tipica pietra di
paragone in campo artistico e l'esercizio artistico non è
altro che l'esercizio nell'utilizzo di questa pietra di
paragone. Questa è forse la cosa più difficile poiché
richiede quel particolare coraggio che ogni artista deve
possedere ... L'analogia con la virtù è molto evidente e
naturalmente la disciplina dell'artista richiede
l'esercizio della virtù: pazienza, coraggio, sincerità e
giustizia. Come padre o cittadino l'artista sarà
naturalmente meno ammirevole. In quanto attori morali,
ognuno di noi tende a specializzarsi". E'
anche alla luce di questa interdisciplinarietà che la
scelta del romanzo, o comunque della forma letteraria
(anche poetica e teatrale), quale strumento comunicativo,
assume particolare rilevanza nell'opera di Iris Murdoch.
L'assunto per cui la descrizione e la
narrazione
rappresentano un veicolo adeguato per argomentare, è
parte integrante dei suoi scritti, che non esauriscono la
propria efficacia con la trama, piuttosto la trama apre le
porte alla esposizione di carattere filosofico. Fin dal
primo romanzo pubblicato, Under
The Net
(1954), da più parti definito come un'opera vicina agli
stilemi sartriani, il romanzo rappresenta il primo modello
del particolare stile narrativo di Iris Murdoch. La
narrazione spesso non è altro che un éscamotage
per introdurre nel contesto romanzesco intepretazioni
filosofiche o analisi dedicate a temi particolarmente
significativi. E' il caso di A
Severed Head
(1961), testo dal quale è stato anche tratto un film. In
esso Murdoch presenta ed esamina le teorie di Freud,
relative alla sessualità, e di Jung, riuscendo a
conciliare il tessuto romanzesco con passaggi
esclusivamene dedicati alla psicanalisi. Gli esempi non
mancano. I romanzi scritti da Iris Murdoch sono più di
venti e tutti, da The Sandcastle (1957) all'ultimo, Jackson's
Dilemma
(1995) hanno ottenuto successo di pubblico e di critica.
Iris Murdoch ha saputo coniugare filosofia e letteratura,
non solo integrandole a livello formale, cioé utilizzando
la forma letteraria per parlare di filosofia, ma anche a
livello sostanziale. Le sue riflessioni sul ruolo
dell'artista in quanto agente morale ed il tentativo di
riportare il tema etico (collegandolo sia alla storia del
pensiero, da Platone a Kant ma anche alla contingenza
della realtà) al centro del dibattito filosofico hanno
rappresentato ed ancora oggi rappresentano non tanto degli
approdi quanto dei punti di partenza. Arte e morale
significano dunque due percorsi paralleli che spesso si
incrociano e che conducono alla verità conoscitiva che
non sipresenta solo in forme concettuali ma soprattutto
nell'opera artistica, nella cosiddetta buona arte.
"La verità è qualcosa che riconosciamo nell'arte
quando siamo guidati ad una chiara, corretta e raffinata
conoscenza. La "buona" arte spiega la verità
stessa portando in luce profonde connessioni concettuali.
La verità è chiarificazione, giustizia, compassione ...
il misterioso potere immaginativo dell'artista non è
lontano dall'immaginazione morale".
Bibliografia
delle opere
Narrativa
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Under The Net (1954)
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The Flight from the Enchanter (1956)
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The Sandcastle (1957)
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The Bell (1958)
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A Severed Head (1961)
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An Unofficial Rose (1962)
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The Unicorn (1963)
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The Italian Girl (1964)
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The Red and the Green (1965)
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The Time of the Angels (1966)
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The Nice and the Good (1968)
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Bruno's Dream (1969)
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A Fairly Honourable Defeat (1970)
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An Accidental Man (1971)
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The Black Prince (1973)
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The Sacred and Profane Love Machine (1974)
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A Word Child (1975)
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Henry and Cato (1976)
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The Sea, The Sea (1978)
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Nuns and Soldiers (1980)
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The Philosopher's Pupil (1983)
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The Good Apprentice (1985)
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The Book and the Brotherhood (1988)
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The Message to the Planet (1990)
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The Green Knight (1994)
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Jackson's Dilemma (1995)
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Opere filosofiche
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Sartre, Romantic Rationalist (1953)
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The Sovereignty of Good (1970)
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The Fire and the Sun (1977)
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A Year Of Birds (1978)
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Acastos (1986)
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The Existentialist Political Myth (1989)
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Metaphysics As A Guide To Morals (1992)
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Existentialists and Mystics (1998)
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