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a cura di
Arcangelo
Licinio
Università
di Bari
Edmund Husserl nasce a Prossnitz (Moravia) da una
famiglia ebrea. Inizia i suoi studi universitari a Lipsia
nel 1876. Nel 1878 si trasferisce a Berlino, dove si
dedica alla ricerca matematica, e in seguito, nel 1881, a
Vienna, dove, nel 1883, discute la sua tesi Contributi alla teoria del calcolo delle variazioni. Fra il 1884 e
il 1886 segue le lezioni di Franz Brentano. Su indicazione
di questi, nel 1886 si trasferisce a Halle per seguire le
lezioni di Carl Stumpf e conseguire l’abilitazione
all’insegnamento (che otterrà nel 1887 con lo scritto Sul
concetto di numero. Analisi psicologiche). Gli anni di
Halle sono caratterizzati (oltre che dall’incontro con Max
Scheler), dalle lezioni come libero docente
e dalla pubblicazione della Filosofia
dell’aritmetica (1891) e delle Ricerche
Logiche (il primo volume nel 1900, il secondo nel
1901). L’eco suscitata da quest’ultima opera gli fa
ottenere la nomina a professore straordinario presso
l’Università di Gottinga.
Qui ha inizio la costituzione, in base alle sue lezioni e
ai suoi scritti, di un vero e proprio nuovo movimento
filosofico: la fenomenologia.
I primi circoli fenomenologici si organizzano a
Gottinga e a Monaco e vedono la partecipazione, fra gli
altri, di Alexandre Koyrè, Roman Ingarden, Fritz Kaufmann
e Edith Stein.
Nel 1911 Husserl pubblica sulla rivista Logos
il saggio La filosofia come scienza rigorosa, e intraprende in seguito una
fitta corrispondenza con Dilthey.
Nel 1913 pubblica il primo volume delle Idee
per una fenomenologia pura e per una filosofia
fenomenologica come articolo introduttivo della nuova
rivista Jahrbuch für
Philosophie und phänomenologische Forschung. Con
quest’opera si compie una frattura all’interno del
movimento fenomenologico fra coloro che sono disposti a
seguire le novità introdotte da Husserl nella
fenomenologia e coloro che l’accusano di essere ricaduto
in una forma sterile di idealismo. La Prima Guerra
Mondiale lo vede dapprima impegnato a sostenere la causa
tedesca (con dei corsi di lezione su Fichte) e, in seguito
(anche a causa della morte del figlio al fronte), ad
interrogarsi sul senso dell’evento bellico per la
filosofia e la storia europea. Nel 1916 è chiamato a Friburgo
come successore di Rickert; vi rimane fino al
pensionamento. A Friburgo incontra Martin
Heidegger che diventerà suo assistente e
che lavorerà alla stesura delle sue Lezioni sulla fenomenologia della coscienza interna del tempo. Nel
1927-28, in occasione della stesura comune della voce Fenomenologia
per l’Enciclopedia Britannica, si compie la fine del
sodalizio intellettuale con Heidegger.
Nel 1928 sospende l’insegnamento per limiti di età. Nel
1929 tiene un ciclo di conferenze all’Università di Parigi
(pubblicate nel 1931 in francese col titolo di Meditazioni
Cartesiane) e pubblica Logica
formale e trascendentale. La conquista del potere da
parte del partito nazista gli comporta l’esclusione per
congedo, in quanto ebreo, dal corpo accademico. Nel 1935
tiene un ciclo di conferenze a Vienna
e a Praga (il cui risultato sarà il postumo La
crisi delle scienze europee e la fenomenologia
trascendentale). Muore a Friburgo nel 1938. Le sue
ceneri sono trasferite a Lovanio, in Belgio, dove sin dal
1939 viene trasferita l’immensa mole dei suoi
manoscritti inediti.
L'interesse di Husserl per la filosofia matura a contatto
con la matematica e in relazione ai problemi di una sua
fondazione. La scienza è, per lui, sin dal principio, un
luogo di interrogativi, un problema, che l’attività
filosofica ha il compito di portare alla chiarezza di una
sicura e stabile fondazione. La fenomenologia husserliana
è, per tali ragioni, una filosofia che emerge dal terreno
stesso della scienza come problematizzazione
dell’operare scientifico.
Per fondazione, secondo l’Husserl degli anni di Halle,
bisogna intendere descrizione dei «fenomeni concreti che
stanno a fondamento dell'astrazione dei concetti»,
ovvero, descrizione delle fonti ultime - soggettive, in
una misura che egli stesso andrà via via chiarendo anche
a se stesso - dei concetti della scienza: i vissuti e le
forme di esperienza. Si tratta, come è noto, di un
procedimento che Husserl deriva esplicitamente dalla
psicologia descrittiva di Franz Brentano.
Husserl, quindi, deriva da Brentano una prospettiva di
ricerca oltre che un importante strumento euristico
attraverso cui condurla: il concetto di intenzionalità.
Brentano intende l’intenzionalità in duplice modo:
innanzitutto essa è la proprietà reale di una classe di
“oggetti” particolari distinti dagli oggetti del mondo
fisico: i fenomeni psichici (vissuti della coscienza).
Ogni fenomeno della nostra coscienza è sempre
caratterizzato dal fatto di riferirsi a qualcosa. Che si
tratti di percezione, di giudizio o di moto dell’animo,
in ognuno di questi diversi modi di essere coscienti (vale
a dire, di queste diverse forme dell’intenzione)
esperiamo un qualcosa. La coscienza, quindi, è sempre in relazione
ad una qualsivoglia oggettualità e, allo stesso tempo,
questo suo essere in rapporto con qualcosa si accompagna
alla consapevolezza dello stare esperendo.
Ma Brentano intende l’intenzionalità anche come la
proprietà degli oggetti che sono intenzionati dalla
coscienza: l’oggetto di cui siamo coscienti non è un
oggetto del mondo reale (una realtà oggettiva
trascendente), bensì un qualcosa di immanente alla
coscienza stessa. Nella percezione di una sedia, ad
esempio, l’oggetto col quale la nostra coscienza è in
relazione non è una realtà del mondo fisico, bensì un
qualcosa di mentale (la sedia in quanto è percepita da
noi) attraverso cui facciamo in qualche modo riferimento
al mondo reale stesso. Secondo Brentano, noi possiamo
essere certi solo di oggetti di tal tipo. Per chiarirli,
dunque, non dovremo partire da quelli del mondo reale,
bensì dalle operazioni psichiche della nostra stessa
coscienza.
Inizialmente, nella Filosofia
dell’aritmetica, Husserl pare accettare entrambi i
lati della definizione brentaniana. Nel tentativo di
fondare i concetti dell’aritmetica (ovvero le forme
quantitative con le quali organizziamo la nostra
esperienza, innanzitutto i numeri), Husserl ritiene che
essi non possono essere considerati come proprietà reali
delle cose e quindi, secondo la lezione di Brentano, li
intende come forme intenzionali (aventi un’esistenza
“mentale”) la cui origine va chiarita attraverso
l’analisi delle operazioni psicologiche della coscienza
ad esse correlative.
Progressivamente - grazie ad una recensione critica di Frege
- Husserl si emancipa dalla definizione brentaniana
dell’intenzionalità fino a giungere, nelle Ricerche
Logiche, ad una sua completa ridefinizione. I concetti
logici (le forme logiche di organizzazione
dell’esperienza) - afferma Husserl nei Prolegomeni alle
Ricerche Logiche - non hanno la loro origine sul piano
delle operazioni psichiche. Essi - come insegna il
filosofo boemo Bolzano, da cui Husserl fu notevolmente
influenzato - sono delle entità
ideali, sono le condizioni a priori di ogni possibile
conoscenza, valide a prescindere dal fatto che esista o
meno un soggetto conoscente: sono le forme
oggettive in cui gli oggetti si danno e si articolano nel
contesto conoscitivo. Tali nessi ideali, tuttavia, si
manifestano negli atti della coscienza: sono le modalità
a priori dell’articolarsi della coscienza stessa. È
necessario, dunque, come egli tenterà di fare nelle sei Ricerche
seguenti i Prolegomeni, individuare la correlazione
fra gli oggetti ideali
e i vissuti psichici soggettivi.
Questa indagine, tuttavia, non deve ricadere nello psicologismo,
ovvero nel tentativo di studiare l’origine degli enti
ideali attraverso l’indagine dei vissuti di coscienza
come fatti del mondo fisico, così come fa la psicologia
(fondando così la logica sulla psicologia). Infatti, dai
dati di fatto, per
definizione contingenti, non possono derivarsi forme
universali valide a priori, ma solo leggi valide
relativamente. In tal modo, oltretutto, si giunge a negare
la validità ideale di ciò che è condizione di ogni
possibile conoscenza, ovvero si afferma l’impossibilità
di ogni affermazione e, in questo modo, ci si
autocontraddice – Husserl utilizza qui la classica
obiezione rivolta alle affermazioni degli scettici.
L’analisi dei vissuti in cui si manifestano gli enti
ideali, invece, va condotta col metodo della visione d’essenza, ovvero considerandoli per ciò che li
contraddistingue in quanto tali. A differenza del modo in
cui conosciamo i fatti fisici, ovvero prospetticamente
(una casa, ad esempio, può essere percepita solo sommando
un certo numero di possibili percezioni dei suoi diversi
aspetti: girandole intorno), la visione d’essenza è
riflessione sul vissuto immanente (per. es la percezione
della casa) che scopre le caratteristiche
essenziali che gli permettono di essere quel tipo di
vissuto che esso è (per es. una percezione) e le
caratteristiche essenziali dell’oggetto in quanto
oggetto di quel particolare vissuto.
Husserl estende questo metodo all’analisi di tutti i
vissuti, non solo quelli logici, ma anche quelli
percettivi, emotivi, della volontà. In tal modo, egli
realizza progressivamente che non sono solo i concetti
logici a non avere lo stato di oggetti immanenti (vale a
dire mentali) come intendeva Brentano. Altre forme di
articolazione dell’esperienza, oltre a quelle logiche,
godono dello stesso carattere di realtà trascendenti. Esistono, infatti, dei legami associativi fra gli oggetti dell’esperienza dipendenti dalla
natura contenutistica degli oggetti connessi, dalle loro
proprietà essenziali. L’analisi di queste forme
attraverso il metodo della visione d’essenza porta alla
costruzione di una nuova scienza: accanto alla logica
trascendentale che studia i vissuti logici e gli oggetti
puramente formali che in essi si danno (che determina gli
oggetti attraverso concetti indipendenti da qualsiasi
carattere materiale e, dunque, applicabili a qualsiasi
sfera di oggetti in generale), si pongono delle ontologie
materiali (così definite in Idee) che
descrivono i vissuti in cui gli oggetti si determinano
materialmente e tali oggettività contenutisticamente
qualificate (che determinano gli oggetti per mezzo di
concetti materialmente determinati, così come fa la
geometria pura che tratta delle oggettualità secondo il
contenuto materiale dello spazio).
A partire dal 1904, contemporaneamente a queste
riflessioni, Husserl realizza la necessità di una più
precisa definizione del proprio metodo di indagine,
giungendo - nel primo volume di Idee - a definirlo
come pratica della riduzione
fenomenologica. Il problema da cui essa ha origine -
che occuperà Husserl lungo tutto il resto della sua
riflessione, portandolo a individuare numerose e
differenti vie
della riduzione - è quello di individuare una via per
accedere con maggiore fondatezza alla coscienza (e ai suoi
vissuti) come regione d’essere che pur essendo distinta
da quella naturale è il luogo di quel rapporto di
correlazione in cui le oggettività (comprese quelle
naturali) appaiono.
La riduzione consiste in un duplice movimento:
-
bisogna innanzitutto (e in ciò consiste la
vera e propria riduzione) porre
tra parentesi (sospendere
il giudizio: epochè)
il mondo così come esso ci si dà nel nostro
atteggiamento quotidiano e naturale. Esso, infatti,
basandosi sull’assunto che esistono delle oggettività
trascendenti, consiste nell’operare su di esse o nello
studiarle (come fa la scienza), lasciando nascoste (ma pur
sempre operanti) le condizioni in base alle quali tali
oggettività possono darsi. In questo modo ad emergere è
proprio la coscienza come correlazione. Come Husserl
afferma nelle Meditazioni
Cartesiane, infatti, l’oggettività può essere
messa in dubbio, il cogito
no: esso, il campo dei vissuti puri, è l’evidenza
sulla quale qualunque oggettività non può che essere
fondata: è soggettività trascendentale.
-
Allo stesso tempo, però, la coscienza non ci
si dà come coscienza “vuota”: il campo dei puri
vissuti è sempre campo dei vissuti in cui appare un
qualcosa, è vita
intenzionale. In questo senso l’analisi del campo
della coscienza pura, se vuole essere fedele, non può
limitarsi ad essere descrizione delle strutture (essenze)
della coscienza trascendentale, proprio perché tali
strutture sono quelle attraverso cui le oggettività
trascendenti appaiono. Muove da qui il secondo movimento:
la costituzione.
Esso consiste nel recuperare l’oggetto descrivendo le
diverse sintesi di coscienza attraverso cui esso,
formandosi, giunge a manifestarsi. In questo modo si
scopre che l’oggetto (per es. una sedia) non giunge a
manifestarsi solo perché (come sosteneva l’idealismo
classico) la soggettività dispone delle forme a priori
attraverso le quali organizzare le diverse sensazioni (che
ho della sedia) e dare ad esse la forma di oggettività.
Bensì anche perché gli stessi dati sensibili (iletici)
si autorganizzano secondo forme di aggregazione
(associative) che prescindono dall’attività della
soggettività. Esistono, dunque, delle sintesi passive, la più originaria delle quali è quella temporale:
quella che porta ad unità i diversi momenti temporali in
cui i diversi dati sensibili ci si presentano.
La tematizzazione della correlazione e l’esplicitazione della questione
della sintesi passiva conducono Husserl, soprattutto nella
Crisi, all’elaborazione del concetto di mondo-della-vita come correlato intenzionale di quella soggettività
peculiare definita dalle indagini fenomenologiche: mondo
dei sensi comuni e condivisi che è orizzonte
dell’attività del soggetto e, allo stesso tempo, luogo
della sua passività. Husserl utilizza il concetto di
mondo-della-vita come filo conduttore per una nuova
critica della scienza tesa a denunciare la
disumanizzazione del mondo moderno. La fenomenologia
trascendentale scoprendo il
mondo-della-vita scopre anche l’oblio delle
operazioni della soggettività che caratterizza la scienza
moderna e che è uno dei fattori determinanti la crisi
dell’umanità europea. Quest’ultima, storicamente costituitasi intorno
al concetto della filosofia come orizzonte universale (e
dunque ideale pratico di un’universalizzazione non
violenta della vita degli uomini) e come sapere della
libertà umana ha smarrito il suo senso allorché la
ragione si è trasformata in naturalismo e obiettivismo:
oblio delle radici soggettive del mondo.
Bibliografia
L’edizione completa delle opere di Husserl (Husserliana.
Edmund Husserl, Gesammelte Werke), basata
sull’Archivio dei manoscritti di Lovanio, è
reperibile in rete all’indirizzo:
http://www.hiw.kuleuven.ac.be/hiw/eng/husserl/ehus2edi.htm
Opere di Husserl tradotte in italiano:
-
Esperienza e Giudizio: ricerche sulla genealogia della
logica trad. it. F. Costa e L. Samonà, Bompiani Milano
1995.
-
Fenomenologia e i fondamenti delle scienza, trad. it. E.
Filippini, Einuadi Torino 1965.
-
Fenomenologia e teoria della conoscenza, trad. it. P.
Volonté, Bompiani Milano, 2000.
-
Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia
fenomenologica, a cura di E. Franzini e V. Costa, Einaudi Torino, 2002.
-
Introduzione generale alla fenomenologia pura, trad. it. E.
Filippini, Einaudi Torino 1965.
-
Kant e il problema della filosofia trascendentale, Il
Saggiatore Milano, 1990.
-
L’idea della fenomenologia, a cura di C. Sini, Laterza
Roma-Bari 1992.
-
Logica Psicologia e fenomenologia. Oggetti intenzionali e
altri scritti, trad. it. S. Besoli V. De Palma, il
melangolo Genova, 1999.
-
La Crisi delle scienze europee e la fenomenologia
trascendentale, trad. it. E. Filippini, Il Saggiatore
Roma-Bari 1983.
-
La filosofia dell’aritmetica, a cura di G. Leghissa,
Bompiani Milano, 2001.
-
La filosofia come scienza rigorosa, trad. it. C. Sinigaglia,
Laterza Roma-Bari 1994.
-
Libro dello spazio, a cura di V. Costa, Guerini Milano
1996.
-
Lezioni sulla sintesi passiva, trad. it. V. Costa, Guerrini
Milano 1993.
-
L’idea della fenomenologia, trad. it. A. Vasa, Il
Saggiatore Milano 1981.
-
L’idea di Europa, a cura di C. Sinigaglia, Cortina Milano
1999.
-
Lineamenti di etica formale, trad. it. P. Basso P. Spinicci,
Le Lettere Firenze, 2002.
-
Logica formale e trascendentale: saggio di critica della
ragione logica, trad. it. G.D. Neri, Laterza Roma-Bari
1966
-
Meditazione Cartesiane, trad. it. F. Costa, Bompiani
Milano, 1994.
-
Per la fenomenologia della coscienza interna del tempo
(1893-1917), a cura di A. Marini, Angeli Milano 1992.
-
Ricerche fenomenologiche sopra la costituzione, trad. it.
E. Filippini, Einaudi Torino 1965.
-
Ricerche Logiche, trad. it. G. Piana, Il Saggiatore Milano,
1968.
-
Storia critica delle idee, trad. it. G. Piana, Guerini e
Associati Milano, 1989.
Letteratura secondaria (testi introduttivi in lingua
italiana):
-
R. Bernet, I. Kern, E. Marbach,
Edmund Husserl,
Il Mulino Bologna, 1992.
-
E. Franzini, Fenomenologia:
introduzione tematica al pensiero di Husserl, Angeli
Milano, 1991.
-
R. Lanfredini, Husserl:
la teoria dell’intenzionalità. Atto, contenuto e
oggetto, Laterza Roma-Bari, 1995.
-
V. Costa, E. Franzini, P. Spinicci, La fenomenologia, Einaudi Torino, 2002.
-
F. De Natale, G. Semerari, Skepsis. Studi husserliani, Dedalo Bari, 1989.
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sezione Opere
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