Friedrich Ludwig Gottlob Frege

vedi la cartina corrispondente

a cura di
Corrado Mangione
Università degli Studi di Milano

Friedrich Ludwig Gottlob Frege nacque a Wismar, nel Macklenburg, l’8 novembre 1848. Dal 1869 al 1873 frequentò l’università, i primi due anni a Jena, quindi cinque semestri a Gottinga, dove seguì corsi di matematica, fisica, chimica e filosofia, e si addottorò (discutendo la tesi Über eine geometrische Darstellung der imaginären Gebilde in der Ebene, Su una rappresentazione geometrica delle figure immaginarie nel piano, 1873). Tornò quindi a Jena dove ottenne la Venia docendi (una sorta di libera docenza) presso la facoltà di filosofia nel 1874 presentando la dissertazione Rechnungsmethoden, die sich auf eine Erweiterung des Grössenbegriffes gründen (Metodi di calcolo basati su un ampliamento del concetto di grandezza). Nel 1879 venne nominato professore all’università di Jena, e presso questa università si svolgerà tutta la sua carriera accademica, che vedrà la sua nomina ad “ausserordentlicher” (che non ha, almeno nell’attuale ordinamento nostrano, un corrispondente italiano preciso) nel 1896 e il pensionamento nel 1918. Muore a Bad Kleinen, nei pressi di Wismar, dove viene seppellito, il 26 luglio 1925.

Il 1879 è un anno fondamentale per la logica e la filosofia della matematica del Novecento (in un convegno internazionale tenutosi a Orbetello un secolo dopo, nel 1979, esso viene ricordato come “l’anno di nascita di una nuova filosofia della matematica”): in quell’anno Frege pubblica un volumetto di neppure novanta pagine, dal titolo Begriffsschrift, eine der arithmetischen nachgebildete Formelsprache des reinen Denkens (che si può tradurre come Ideografia, un linguaggio in formule del pensiero puro a imitazione di quello aritmetico) che rappresenta il primo passo di quello che sarà lo scopo di (quasi) tutta la sua vita di ricercatore scientifico e filosofico: la realizzazione del suo programma logicista ossia la “dimostrazione” che tutta la matematica (esclusa la geometria) non sia altro che “un ramo sviluppato della logica”. Frege non è il primo né il solo che afferma la natura logica del numero (basterebbe ricordare il nome di Gauss fra i predecessori e quello di Dedekind fra i suoi contemporanei) ma è certamente il primo che si accinge a provare, si potrebbe dire sperimentalmente, questa affermazione, con due passi fondamentali:

1) dare alla logica una veste che permetta di vederla come teoria di riferimento e nello stesso tempo teoria che renda possibile la riduzione della matematica alla logica stessa;

2) definire in termini logici i concetti fondamentali della matematica (e quindi in particolare i concetti di numero naturale, razionale, reale) e derivare da principi logici i principi della matematica (inizialmente almeno quelli dell’aritmetica).

Già l’Ideografia pone le basi del programma logicista: vi viene presentata una logica che è nella sostanza la versione attuale e quindi comprende la sistemazione assiomatica di una logica proposizionale, una logica predicativa del primo ordine con la possibilità almeno di trattare elementi del secondo ordine. La si può considerare la prima sistemazione moderna della logica, presentata con un rigore difficilmente raggiunto anche dopo Frege. Pur senza volersi (e potersi) trattenere sulle numerose novità logiche qui presentate da Frege, non si può tacere almeno della sua analisi della proposizione in funzione e argomento (piuttosto che in soggetto e predicato), e dell’introduzione dei quantificatori. Accanto a un secondo capitolo dedicato a esemplificare la derivazione logica di alcune formule, ve n’è un terzo dedicato alla definizione logica del processo di induzione ossia, come dirà Frege successivamente, del “passaggio da n a n+1” essenziale per la riduzione dell’aritmetica alla logica.

L’Ideografia non incontrò il favore dei contemporanei, probabilmente anche a causa del linguaggio simbolico assai complesso, di andamento bidimensionale, adottato da Frege, ma più che criticata venne semplicemente ignorata, cosa che lo amareggiò per il resto della sua vita scientifica. Col suo linguaggio simbolico e il suo calcolo logico Frege riteneva di aver concretizzato sia la charactersitica universalis sia il calculus ratiocinator leibniziani; circa questa sua convinzione, in particolare nei riguardi della precedente sistemazione booleana (che Frege riguardava come mero calculus) o del coevo simbolismo peaniano (che poi risulterà “vittorioso” anche grazie a Russell, ma che Frege riguardava invece come pura characteristica) ci sarebbe da fare un lungo discorso, cosa qui impossibile.

Nel 1884, dopo vari scritti che tentavano appunto di difendere la sua scelta linguistica (alcuni dei quali non gli furono accettati per la stampa), Frege pubblica le Grundlagen der Arithmetik (I fondamenti dell’aritmetica) dove presenta in termini non simbolici la definizione di numero naturale come oggetto logico (estensione) la cui attribuzione riguarda un concetto. I Fondamenti rappresentano un gioiello insuperato della letteratura filosofico-scientifica, la cui lettura è raccomandabile a qualunque cultore di filosofia.

Malgrado la cattiva accoglienza, o meglio, come Frege dirà più tardi, la “mancata accoglienza” riservata all’Ideografia, quattordici anni dopo, nel 1893, Frege darà alle stampe il primo volume di quella che è la sua opera principale, i Grundgesetze der Arithmetik, begriffsschriftlich abgeleitet (Leggi fondamentali dell’artimetica derivate ideograficamente) preceduto, nel ’91 e ’92, da alcuni significativi lavori nei quali si viene precisando il suo pensiero e arricchendo la sua teoria, in particolare: Funktion und Begriff (Funzione e concetto), Über das Trägheitsgesetz (Sul principio d’inerzia), Über Sinn und Bedeutung (Senso e significato), Über Begriff und Gegenstand (Concetto e oggetto). In questi articoli viene teorizzata la differenza tra concetto (che secondo Frege è un ente insaturo, bisognoso di completamento, ma peculiarmente logico), rappresentazione (ente esclusivamente soggettivo, che ha sempre bisogno di un portatore, che quindi è materia per analisi psicologiche, non logiche) e oggetto (ente saturo, di significato autonomo). Viene quindi stabilita la natura funzionale del concetto: un concetto è semplicemente una funzione i cui valori siano solo i due valori di verità Vero e Falso, questi ultimi introdotti da Frege come oggetti logici indefinibili. Ma il contributo più significativo in questo gruppo di lavori, quello dal quale in effetti dipendono gli altri, è senza dubbio Senso e significato, dove viene presentata l’originale teoria del significato di Frege, che convincerà molti critici moderni a sostenere che le vere acquisizioni di Frege appartengano proprio alla critica del linguaggio: egli sarebbe quindi il primo vero filosofo moderno del linguaggio. Non ci interesseremo del problema anche se presenteremo in chiusura una valutazione del tutto diversa; vediamo invece brevemente di cosa si tratta. A ogni elemento linguistico fondamentale, nome, predicato, proposizione, deve essere assicurato (almeno in una lingua perfetta, degli angeli, come la sua vuole essere) un significato; e il significato di ogni elemento linguistico si svolge su due piani, quello del senso e quello del riferimento (così molti traducono il tedesco Bedeutung, e così noi qui faremo, allo scopo di evitare cacofonie), sicché: il senso di un nome proprio è un concetto individuale, variamente connotato, il suo riferimento un oggetto; il senso di un predicato la proprietà (o relazione, a seconda del numero di posti del predicato) che esso esprime, il suo riferimento l’estensione del predicato stesso (ossia la classe di tutti e soli gli oggetti che soddisfano il predicato); va da sé allora che il senso di una proposizione sarà il pensiero che essa esprime, mentre il suo riferimento sarà uno dei due valori di verità Vero o Falso. Senso e significato è un altro scritto che nessun filosofo può esimersi dal leggere.

Gli strumenti simbolici e teorici per la realizzazione del programma logicista ci sono ora tutti. Il linguaggio dei Grundgesetze si differenzia di poco da quello dell’Ideografia, ma due variazioni sono essenziali: una riguarda un segno di funzione che viene assunta come primitiva allo scopo di poter rendere l’articolo determinativo della lingua comune (problema delle descrizioni definite), l’altra riguarda l’introduzione del concetto di estensione di un concetto, che chiariamo solo con un esempio. Frege non dà una definizione esplicita di estensione concettuale, ma afferma che se nel linguaggio si dispone del segno di funzione f(x) che è un concetto, allora si dispone anche del segno e(f(e)) che rappresenta la sua estensione. Si noti che proprio in questo passaggio si cela l’assunzione incondizionata del principio di comprensione, secondo il quale a ogni proprietà (relazione) corrisponde come sua estensione la classe di tutti e soli gli oggetti che godono di quella proprietà (che stanno in quella relazione).

Il sistema dei Grundgesetze si sviluppa su sei assiomi e numerose regole di derivazione, tutte esplicitate nell’esposizione del sistema; in particolare il quinto, decisivo assioma riguarda le estensioni concettuali, richiedendo che due di esse siano uguali se e solo se sotto i corrispondenti concetti cadono gli stessi individui. Non possiamo qui trattenerci sulle varie definizioni e i vari teoremi sviluppati simbolicamente da Frege in questo primo volume, né sul prosieguo del lavoro nel secondo, che apparve solo dieci anni più tardi, nel 1903. Mi limiterò a ricordare che nel secondo volume, dopo aver completato la parte strettamente aritmetica, affronta il problema di una definizione diretta dei numeri reali, discutendo prima a lungo le difficoltà delle definizioni allora disponibili, in particolare, fra le altre, di quelle di Cantor e Dedekind. La chiusa è affrettata e rimanda alla soluzione di un problema di esistenza fondamentale nella concezione di Frege: ma questa fretta è comprensibile.

Nel giugno del 1902, Frege aveva ricevuto una lettera da parte di Russell, nella quale il logico inglese gli comunicava di aver trovato una difficoltà legata al suo quinto assioma, quello relativo alle estensioni concettuali: non è possibile, dato un concetto, considerare tout court la sua estensione: esistono concetti, uno è appunto esemplificato da Russell, per i quali la considerazione della corrispondente estensione porta a contraddizione (in altri termini: il concetto di estensione ha struttura logica complessa, non si può assumerlo come oggetto logico universale). Tipico esempio è il concetto “non appartenere a se stesso” la cui estensione (la classe di tutte le classi che non appartengono a se stesse) non è determinata come classe, in quanto è contraddittoria (chiedetevi se tale classe appartiene o no a se stessa!). E’ chiaro quindi che quello che viene a cadere è proprio il principio di comprensione, che tuttavia si dimostra facilmente essere equivalente al (cioè implicare il, ed essere implicato dal) quinto assioma sopra ricordato. In una nota finale Frege, comprensibilmente demoralizzato, tenta di superare la difficoltà limitando in qualche modo l’assioma, ma anche questa sua disperata via d’uscita sarà successivamente dimostrata contraddittoria.

Dopo questa comunicazione che drammaticamente annullava – almeno questa dovette essere la sua impressione – l’impegno di tutta una vita, Frege intervenne ancora sporadicamente nella discussione scientifica e filosofica, scrivendo sui fondamenti della geometria (circa quali aveva avuto una fitta corrispondenza con Hilbert fra il 1899 e 1906) nel 1906, opponendosi ancora una volta alla fondazione formalista dell’aritmetica di Thomae nel 1908 e infine, dopo una lunga pausa, dando alle stampe nel 1918 le tre ricerche logiche Il pensiero, La negazione, Connessioni di pensieri. Dagli scritti postumi sappiamo che negli ultimi suoi anni aveva rinunciato alla possibilità di una fondazione logica della matematica, ritornando su posizioni kantiane con le quali peraltro concordava ma solo limitatamente alla geometria: ora ritiene che anche il numero non sia “un puro prodotto dello spirito”.

Come ho accennato sopra, Frege viene spesso visto solo come filosofo del linguaggio, iniziatore della filosofia analitica ecc. Personalmente ritengo che sia impossibile separare Frege dai fondamenti della matematica: tutti i suoi risultati e le sue teorizzazioni sono finalizzati a quello che ho altrove chiamato un sogno, che durerà almeno fino a Gödel del 1931, e cioè a quello di trovare un fondamento ultimo, incontrovertibile e unico per la matematica, e tutta la concettualizzazione da lui introdotta è subordinata e funzionale a questo disegno filosofico di fondo. La stagione dei fondamenti da lui inaugurata e perseguita con tanto rigore e con tali risultati, è certamente ora superata, il sogno è cioè svanito, ma è stata ricca di conseguenze e di acquisizioni, e ha contribuito non secondariamente alle attuali nostre teorizzazioni.

 

Indicazioni Bibliografiche

G. Frege, Logica e aritmetica, a c. di C. Mangione, Boringhieri, Torino 1965 (in cui sono tradotti, fra gli altri, Ideografia, Fondamenti dell’aritmetica, Concetto e rappresentazione, Oggetto e concetto, Senso e significato, e parte di I principi dell’aritmetica)

G. Frege, Ricerche logiche, a c. di M. Di Francesco, Guerini e Associati, Milano 1988

G. Frege, Senso, funzione e concetto, a c. di C. Penco ed E. Picardi, Laterza, Roma 2001 (in cui si trovano le traduzioni di Senso e significato e Concetto e oggetto)

AA. VV., La struttura logica del linguaggio, a c. di A. Bonomi, Bompiani, Milano 1985 (in cui si trovano le traduzioni di Senso e denotazione, Concetto e oggetto e Funzione e concetto)

 

La bibliografia su Frege è enorme, così mi limiterò qui a citare un recente volume italiano che rende conto dell’interesse ancora vivo per Frege da molti punti di vista (anche se trascura tutta un’area di ricerca condotta, anche sul piano tecnico, dai cosiddetti neo-fregeani) ed è ricco di indicazioni bibliografiche:

Nicla Vassallo (a c. di), La filosofia di Gottlob Frege, Angeli, Milano 2003.

Per quanto riguarda invece la specifica area del neo-fregeanesimo si consigliano:

C. Wright, Frege’s conception of numbers as objects, Scots Philosophical monographs, no. 2 Aberdeen University Press, Aberdeen 1983

B. Hale e C. Wright, The reason’s proper study, Oxford University Press , Oxford 2001

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