Rudolf Chisholm

 


A cura di
Matteo Abbà

Roderick Chisholm, figura di spicco del mondo accademico statunitense e filosofo analitico di primo piano di questo secolo (la collana The Library of Living Philosophers gli ha dedicato il vol. 25, The philosophy of Roderick M. Chisholm, Chicago: Open Court, 1997, affiancandolo ai grandi filosofi del ventesimo secolo come Bertrand Russell e Albert Einstein) è morto all'età di 82 anni martedì 19 gennaio a Providence, Rhode Island, USA.
Laureatosi presso la
Brown University nel 1938, Chisholm ottenne il dottorato nel 1942. Dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale, iniziò la docenza a partire dal 1947 nella stessa Brown University mantenendo la cattedra fino al 1987.Visiting Professor in numerose altre università (Harvard, Princeton, Salisburgo ed Heidelberg per citarne alcune) è stato per almeno quarantanni una delle figure di maggior spicco della filosofia analitica statunitense, avendo tra i suoi allievi filosofi come Ernest Sosa e James Van Cleve.
Sicuramente influenzato dalla scuola del neorealismo americano, (Roy Wood Sellars insegnò, seppure per breve tempo anche alla Brown University) la ricerca di Chisholm si è concentrata sull'epistemologia, in particolare sulla relazione conoscitiva soggetto-oggetto, seguendo e contribuendo al dibattito tra la scuola realista e quella fenomenologica. Alcuni suoi testi, quali Perceiving: A Philosophical Study (1957) e A Realistic Theory of Categories: an Essay on Ontology (1996) restano un riferimento fondamentale per il dibattito epistemologico contemporaneo. Chisholm è stato il principale traduttore inglese di Brentano.
Le prime ricerche sviluppate da Chisholm riguardano il processo gnoseologico che coinvolge il rapporto tra l'agente conoscitivo e l'oggetto conosciuto. Assunto fondamentale della sua indagine è la fiducia nell'atto percettivo come base della conoscenza: la conoscenza trova la sua giustificazione ultima nella percezione. Fin dalla sua prima opera di rilievo, Perceiving: A Philosophical Study (1957), Chisholm riconosce all'esperienza sensoriale e all'atto percettivo il fondamento della conoscenza ed a partire da questo principio sviluppa una attenta analisi (che interesserà per diversi anni la sua ricerca) del concetto di intenzionalità.
Seguendo la tradizione scolastica,
Franz Brentano recupera il concetto di intenzionalità, ridefinendolo, nell'opera Psicologia dal punto di vista empirico (1874). L'intenzionalità viene ora a descrivere la peculiare natura "direzionale" dei fenomeni psichici, che in quanto intenzionali si riferiscono sempre ad altro, il loro oggetto.
L'intenzionalità è soprattutto un termine chiave in
Husserl e nella fenomenologia che intende questo termine come distintivo della coscienza poiché l'intenzionalità "è ciò che caratterizza in senso pregnante e consente di indicare la corrente dell'esperienza vissuta come corrente di coscienza e come unità di coscienza" (Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica, 1913).
Il contributo che Roderick Chisholm ha dato alla definizione del concetto di intenzionalità è legato ad un'indagine epistemologica che coinvolge la dimensione linguistica: attraverso un'analisi del linguaggio il filosofo statunitense ha cercato di isolare passaggi logici in grado di dare una definizione dell'intenzionalità di un atto espressivo. La ricerca prende il via con un primo testo del 1955 (
Sentences about Believing) per proseguire sistematicamente negli anni successivi.
Secondo Chisholm, una frase è intenzionale solo se descrive uno stato psicologico, un'attività umana distinta dalla prova empirica della realtà.
"Diciamo in linea di massima che non utilizziamo un linguaggio intenzionale quando descriviamo situazioni non psicologiche o fenomeni fisici: possiamo esprimere tutto quanto conosciamo o crediamo a questo proposito con un linguaggio che non sia intenzionale. Non possiamo però sottacere che quando descriviamo vissuti psicologici - in particolare quando vogliamo descrivere l'atto del pensare, del credere, del vedere, del sapere - è necessario impiegare un linguaggio che è intenzionale o perlomeno che non è lo stesso linguaggio utilizzato per la descrizione di fenomeni fisici".
A questa definizione di intenzionalità fanno riferimento alcune caratteristiche logiche necessarie perché sia messa alla prova, sperimentata la "coerenza" e la validità della frase analizzata. Ma proprio questi requisiti logici spingono Chisholm a rivedere alcuni aspetti della propria ricerca, in particolare in un testo del 1964,
Believing and Intentionality: A Reply to Mr. Luce and Mr. Sleigh. Se nel 1955 erano i vissuti psicologici ad implicare l'intenzionalità del linguaggio, a quasi un decennio di distanza è l'intenzionalità che informa di sé ogni espresione linguistica volta esprimere un vissuto psicologico. Il contributo dato da Chisholm a questi temi (anche grazie all'interazione ed al dibattito con altri pensatori, in particolare Sellars) è ancora oggi vivo nella comunità filosofica.
E' proprio dall'interazione con Wilfrid Sellars che il pensiero e gli studi di Chisholm si sviluppano, arricchendosi di nuovi contributi e riflessioni. Il rapporto epistolare e di ricerca tra Chisholm e Sellars si concretizza in un testo scritto a quattro mani, Intentionality and the Mental (1958), un breve contributo sul concetto di intenzionalità. A partire da questa collaborazione nasce tra i due pensatori un costruttivo scambio
di idee e di progetti che porta ad un arricchimento reciproco. A partire dall'analisi del loro dibattito sui principi della conoscenza a livello epistemico sarà più facile individuare quali siano le caratteristiche peculiari del pensiero di Chisholm, in particolare la sua concezione della conoscenza in quanto basata sulla dualità tra quanto è fisicoe quanto è "mentale".
L'approccio di Chisholm all'epistemologia ed ai fondamenti della conoscenza si sviluppa in particolare nel volume del 1966, Theory of Knowledge (un testo più volte revisionato nelle seguenti edizioni) e quindi nella raccolta di saggi del 1982, The Foundation of Knowing.
Chisholm difende l'esistenza di un insieme di
credenze condivise , un plafond di sapere innato. Il ruolo dell'epistemologia è quello di mostrare la validità di queste conoscenza comuni. A partire da questi principi, come era nel campo del linguaggio in tema di intenzionalità, Chisholm riconosce una "gerarchia" ontologica nella quale la realtà può essere costituita da due categorie, l'una mentale e l'altra fisica.
"Se due cose sono tra loro differenti, l'una (F) deve essere fisica l'altra (M) mentale. Se (F) e (M) hanno entrambe una determinata caratteristica (C), di conseguenza o (F) è l'origine di (C) in (M), o (M) è l'origine di (C) in (F).
Dunque nella prospettiva epistemologica di Chisholm possono essere isolate due caratteristiche peculiari e distintive del suo pensiero. In primo luogo viene riconosciuta la sussistenza di una consequenzialità tra le due dimensioni, (fisica e mentale) non lasciando spazio ad
un processo di induzione od inferenza. Inoltre la relazione che si instaura tra le due dimensioni della realtà è informata da un processo causale (da A a B) piuttosto che che da una relazione interconcettuale comportando una riflessione del processo linguistico sulla modalità gnoseologica dell'esserre umano. Il cerchio tra linguaggio e conoscenza sembra chiudersi attorno al concetto di intenzionalità che rappresenta la vera chiave di volta dell'approccio dell'individuo alla realtà.

Bibliografia

Perceiving: A Philosophical Study (Ithaca: Cornell University Press) 1957;

Person and Object: A Metaphysical Study (London: G. Allen & Unwin) 1976;

Essays of the Philosophy of Roderick M. Chisholm ed. R. M. Chisholm and Ernest Sosa (Amsterdam: Rodopi) 1979;

The First Person: An Essay on Reference and Intentionality (Minneapolis: University of Minnesota Press) 1981;

The Foundations of Knowing (Minneapolis: University of Minnesota Press) 1982;

Brentano and Meinong Studies (Atlantic Highlands, N.J.: Humanities Press) 1982;

Brentano and Intrinsic Value (New York: Cambridge University Press) 1986;

Roderick M. Chisholm ed. Radu J. Bogdan (Boston: D. Reidel Publishing Company) 1986;

On Metaphysics (Minneapolis: University of Minnesota Press) 1989;

Theory of knowledge 3rd ed. (Englewood Cliffs, N.J.: Prentice Hall) 1989;

"The Nature of Epistemic Principles", Nous 24: 209-16, 1990;

"On the Simplicity of the Soul", Philosophical Perspectives 5: 157-81, 1991;

"Agents, Causes, and Events: The Problem of Free Will" in Timothy O'Connor, ed. Agents, Causes, and Events: Essays on Indeterminism and Free Will (New York: Oxford University Press): 95-100, 1995.

 

 

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