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Prospettive
I filosofi contemporanei


Bloch e la musica

di Carlo Migliaccio



Filosofo e teologo, intellettuale impegnato ed esule durante il nazismo, marxista convinto ma spesso dissidente rispetto all’ortodossia, Ernst Bloch (1885-1977) ha riservato alla musica un ruolo assolutamente privilegiato all’interno della sua enciclopedica produzione (che va dallo Spirito dell’utopia, del 1918 a Principio speranza, del 1959 e Experimentum Mundi, del 1955). 

Studia musicologia all’università di Monaco, insieme alla filosofia e alla fisica. L’ambito letterario romantico e idealistico influenzano la sua formazione e, tra le sue prime decisive reminiscenze giovanili, vi è l’ascolto del Lied von der Erde di Mahler e del Tristano di Wagner. In una lettera a Lukács Bloch riferisce dell’ascolto di quest’opera con parole che indicano l’idea dell’ascolto musicale come esperienza  soggettiva, viaggio verso il centro di noi stessi: "Canta incessantemente in me". Questo centro ricettivo della soggettività e dell’esperienza musicale si caratterizza per Bloch come latenza e come mancanza, e ciò si collega alle riflessioni filosofiche sull’attimo vissuto e sullo stupore. L’attimo è infatti una pulsazione impalpabile, che preclude ogni esperienza vitale: non può essere colto se non nel momento in cui non c’è, quando è già passato e quando deve ancora venire. Inserita quindi in una dimensione di oscurità, di lontananza da se stessa e dal mondo, la soggettività ha nel contempo la capacità di cogliere nelle "fessure" della propria inautenticità – ossia della propria collocazione in un tempo obiettivo e spazializzato– le cifre di una potenziale apertura al nuovo, al non-ancora contenuto in ogni attimo, che prima di esplicitarsi appare come un bagliore, come qualcosa di inaudito, oggetto quindi di meraviglia e stupore. 

È la musica che, più di ogni altra arte, permette l’espressione di questo "inesprimibile" e della relativa tensione utopica, perché è per Bloch l’arte più consona alle inquietudini soggettive e ai sentimenti di speranza. Il suono è un “corpo tenero e trasparente”, mentre l’attività musicale è un “tracciar linee sull’invisibile”: perciò la musica è l’arte più astratta e nel contempo più umana. Coerentemente con l’estetica espressionista, Bloch riscontra nella musica la prerogativa del discostamento più radicale dalla realtà esterna per attingere la propria essenza alla temporalità del vissuto soggettivo. 
Il filosofo tedesco concentra la sua attenzione sulla musica occidentale e su un arco storico che va dalle origini del contrappunto all’atonalità. Fulcro di questo percorso è indubbiamente la figura di Beethoven, musicista che per Bloch incarna più di altri l’insoddisfazione per il presente e l’ansia per il nuovo. Un secolo dopo, Gustav Mahler ha rappresentato delle analoghe istanze utopiche. Come in Beethoven i temi sono un materiale morto da vivificare nel corso dello sviluppo per giungere all’"evento" della ripresa, in Mahler il materiale di partenza è spesso un tema popolare, di consumo o una melodia infantile, "elemento inferiore" di cui egli celebra la mortificazione esistenziale inserendolo nel corso delle sue complesse elaborazioni tematiche. Tipici momenti particolari, questi temi e questi oggetti acquisiscono un’aura di lontananza e oscurità proprio per la loro eccessiva vicinanza e chiarezza, mentre l’edificio sinfonico, per l’abnorme contrasto, si presenta come l’unica possibile chiarezza universale, come l’unico luogo della felicità. L’ossimoro blochiano di oscurità e luce, che coincide con quello concettuale di attimo vissuto e immagine utopica, corrisponde nella musica al binomio silenzio-suono, o a materiale-costruzione, parvenza-essenza, i cui rapporti si esprimono in quella ambivalenza tipica della musica mahleriana. 
Ma l’attenzione di Bloch, soprattutto dagli anni Trenta in poi, si rivolge altresì ad espressioni artistiche decontestualizzate e atipiche rispetto al percorso lineare della storia della musica: la musica di consumo, la music-hall; oppure le trasgressioni antiborghesi di Kurt Weill, Hans Eisler e dello Stravinskij dell’Histoire du soldat, in particolare. Sono musiche che, con maggiore efficacia rispetto a quelle dell’avanguardia atonale e dodecafonica, contribuiscono a corrodere la pretesa stabilità della cultura borghese e si pongono quindi, al pari della letteratura “inferiore” e popolare, come autentiche “immagini di desiderio dell’attimo adempiuto”. 

Piccola bibliografia in italiano

Spirito dell'utopia, trad. it. di Vera Bertolino e Francesco Coppellotti, La Nuova Editrice, Scandicci 1992. 

Eredità del nostro tempo, trad. it. e cura di Laura Boella, Il Saggiatore, Milano 1992. 

Il principio speranza, trad. it. di Enrico De Angelis e Tomaso Cavallo, introd. di Remo Bodei, 3 voll., Garzanti, Milano 1994. 

Piccola bibliografia critica

Laura Boella, Ernst Bloch. Trame della speranza, Jaca Book, Milano 1986 

Carlo Migliaccio, Musica e utopia. La filosofia della musica di Ernst Bloch, Guerini e ass., Milano 1996 


Carlo Migliaccio è Dottore di Ricerca in Filosofia presso l'Università di Tolosa. Ha studiato composizione e si e' diplomato in pianoforte a Milano. Principali pubblicazioni: I balletti di Stravinskij, Mursia 1992, Bergson, Mursia 1994, Musica e utopia, Guerini 1995; Debussy, Mursia 1997.
 
 

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