|
Una
breve nota introduttiva
1) Nella suo significato generico il termine "Filosofia della musica" raccoglie
sotto di sé una complessa e stratificata rete di problematiche che
si generano a contatto con la varietà interna dei fenomeni musicali
e con il loro divenire storico. Solo con molte riserve queste problematiche
possono essere ricondotte alla tematica generale dell’essenza della musica
e del suo rapporto con il mondo naturale e
culturale.
2) Sono stati i greci ad aver immediatamente rilevato alcuni degli ambiti
problematici più profondamente radicati nell’essenza dell’arte dei
suoni. Con la scuola pitagorica, infatti, si insedia stabilmente nella
riflessione filosofica il problema degli evidenti rapporti fra musica e
matematica. Ancora prima, tuttavia, questo rapporto mette in luce l’inequivocabile
dimensione strutturale dell’arte dei suoi. La musica si edifica infatti
sulla base di una complesso sistema di regole che a loro volta affondano
le loro radici nelle proprietà dei suoni, nella rete fittissima
delle loro mutue relazioni, e nel complesso sistema di proprietà
del campo sonoro globale. Entro una concezione matematizzante dell’universo,
il problema del rapporto fra musica e matematica genera poi immediatamente
quello del rapporto fra musica e cosmo, e in generale del rapporto fra
musica e metafisica.
In un’altra
direzione, la regolamentazione dell’attività dei musici nella società
ideale della Repubblica di Platone presuppone la presa d’atto dell’effetto
della musica sull’anima, sul comportamento e persino sul corpo. Presuppone
cioè la problematizzazione del rapporto fra musica e etica - in
un’accezione del termine "etica" sufficientemente ampia da raccogliere
l’intera dimensione psichico-comportamentale. Come sua semplice conseguenza,
questa regolamentazione solleva poi il problema dei rapporti fra musica
e società, e sta sotto la presa del problema generale del rapporto
fra musica e uomo - inteso quest’ultimo come la concreta soggettività
dell’ascoltatore.
3) La riflessione medioevale è di grandissima importanza e sviluppa
ampiamente i temi fin qui messi in luce. Una ricchissima trattatistica
esplora con grande finezza di analisi la dimensione strutturale della musica
e del campo sonoro. Naturalmente il problema dei rapporti fra musica e
metafisica viene ricompreso nell’ambito della teologia cristiana. La pratica
del canto gregoriano e della messa cantata pone poi al centro dell’attenzione
il problema del rapporto fra musica e testo verbale - rapporto che però
di fatto sussisteva fin dalle origini della poesia e del teatro greco.
La creazione
barocca del melodramma è poi destinata a generare anche il problema
del rapporto fra musica e immagine e a generalizzare quello del rapporto
fra musica e testo. Una volta posta la musica a stretto contatto con il
linguaggio verbale, era anche destinato a mettersi sempre più in
rilievo il problema del significato della musica, in una serie di accezioni
progressivamente più impegnative che vanno dalla semplice constatazione
della presenza di momenti "espressivi", fino al problema di un vero e proprio
riferimento della musica a qualcosa di extramusicale. Tanto per fare un
esempio dell’intrecciarsi dei problemi, l’idea di un
riferimento
extramusicale si ricollega ora alle questioni del rapporto fra musica e
uomo ora a quelle del rapporto fra musica, metafisica, ontologia, e in
generale alle tipiche questioni implicate dalle nozioni di
significato
e riferimento.
4) Un vero punto di svolta nella filosofia della musica si ha invece con
la nascita dell’estetica come disciplina filosofica. Lo testimonia il fatto
che a tutt’oggi l’espressione "estetica musicale" è di uso comune
nella comunità filosofica internazionale e indica una tradizione
problematica consolidata, mentre, al contrario, "filosofia della musica"
costituisce un’espressione al più vaga e indeterminata. In effetti
se Cartesio è ancora autore di un Breviarium musicae fortemente
orientato sulla dimensione
strutturale
della musica e in particolare sulla matematica del campo sonoro, già
in Schopenhauer troviamo solo una base elementare di nozioni tecniche che
fanno da supporto ad un preminente interesse verso l’interpretazione metafisica
della musica. Quel che è accaduto è insomma che i due problemi
del bello musicale e del significato della musica - metafisico o non metafisico
che sia - hanno ora occupato quasi interamente la scena, mentre si è
allentato il legame con tutta la riflessione dedicata alla dimensione strutturale
del musicale.
Del resto,
nella seconda metà dell’Ottocento si assiste ad un’ulteriore evento
capitale: la nascita delle scienze della musica in ambito oositivistico
e in territorio tedesco. La teoria della musica e l’analisi musicale si
fanno carico su basi nuove e con interessi nuovi dell’intera problematica
posta dagli aspetti strutturali della musica. Unendosi alla sociologia,
alla storia della musica, ecc., espropriano progressivamente la filosofia
della musica dei suoi temi classici, e agevolano, se non determinano, un
arroccamento dei filosofi all'interno dei due problemi del bello e del
significato musicale. Ma oltre a questa circostanza, un effetto profondo
nella stessa direzione è stato esercitato anche dalla crisi della
musica tonale e dall’inarrestabile moto centrifugo che fa della musica
contemporanea una babele di linguaggi musicali dotati ciascuno di regole
proprie e ciascuno basato su risorse differenti. Il risultato è
stato infatti l’impossibilità per il filosofo di fare riferimento
e di appropriarsi della dimensione tecnica di un’unica musica. Del resto,
proprio per la stessa ragione, soprattutto la teoria della musica e l’analisi
musicale esibiscono oggi un apparato concettuale e una serie di strumenti
estremanente complessi da dominare e richiedono quindi un altissimo grado
di specializzazione.
5) Non è un caso quindi che - fatte salve significative eccezioni
- il nostro secolo abbia visto grandi estetiche musicali concentrate sulla
questione del significato della musica. Certamente i problemi non si sono
ridotti a questi due. Ad esempio ampio spazio è stato dato ai quelli
che si potrebbero riassumere come problemi di ontologia dell’oggetto musicale:
alla questione del suo "modo di esistenza" (reale, ideale, ecc.); alla
questione del rapporto che lega la varietà delle esecuzioni di un
brano alla sua identità; al rapporto fra la musica come oggetto
artistico e il suono come dato naturale; al problema posto dalla figura
dell’interprete che si frappone fra il compositore e la sua opera, ecc.
Ma in ogni caso domina una quasi completa assenza di riferimenti, e solo
in pochi casi un debole richiamo, alla teoria della musica, all’analisi
musicale e alle altre discipline musicologiche. Spesso si apre addirittura
una decisa polemica frontale contro di esse.
In questo
scenario, l’espressione "filosofia della musica" assume perciò un
significato specifico proprio riproponendo quello generico di riflessione
globale sui fenomeni musicali. Per la stessa ragione non può che
farsi carico di un aspetto programmatico. Senza contrapposizioni, facendosi
anzi carico di tutti i problemi della tradizione, tale espressione invita
a riaprire tutti gli scenari del musicale che erano stati chiusi, e ad
affrontare anche gli aspetti filosofici della situazione musicale e musicologica
contemporanea. Che cosa realmente accomuni musica e matematica ad esempio
costituisce un problema ancora aperto. Allo stesso modo proprio la teoria
della musica e l’analisi musicale, come in generale le discipline musicologiche,
pongono problemi epistemologici che devono essere affrontati. Ancora, le
nozioni mediante cui queste discipline affrontano il loro oggetto forniscono
spesso l'occasione a compiti di chiarificazione concettuale. Più
che continuare con questo elenco bisogna riconoscere nell’esistenza di
un’area di studiosi che si riconosce nella cosiddetta musicologia critica
un segno dell’oggettiva necessità di questo ordine di considerazioni.
L’aggettivo "critica" sta infatti ad indicare proprio la consapevolezza
da parte del musicologo del'esistenza di questioni che non possono essere
affrontate solo all’interno del quadro metodico e concettuale di una disciplina
scientifica consolidata. Ma nell’affrontare questi ulteriori ordini problematici
si ripropongono e si rinnovano quelle questioni relative al significato
della musica, all’ontologia dell’oggetto musicale, al rapporto fra musica
e uomo, musica e cultura, musica e storia, e così via, che spesso
sono state interpretate come un modo di chiudere invece che di aprire le
porte alla riflessione filosofica.
In queste
pagine cercheremo di seguire per quanto è possibile tutte queste
tracce. Cercheremo di mostrare l’esistenza di un’intensa attività
di ricerca che ruota attorno ai problemi che sono stati brevemente toccati
e ad altri altrettanto significativi che non si è potuto neppure
menzionare. Cercheremo di offrire una panoramica anche sulle discipline
musicologiche e sui programmi di ricerca, sulle attività dei compositori,
sulle correnti e sui punti di vista che concorrono a determinare la fisionomia
della cultura e della pratica musicale. In breve, cercheremo di mostrare
quanto siano ampi e stratificati gli orizzonti interni ed esterni della
filosofia della musica, e in che modo l'uno e l'altro concorrano a determinare
il ruolo della musica nel panorama generale della cultura.
Roberto Miraglia

|