SENATO DELLA REPUBBLICA
—————— XIII LEGISLATURA
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797a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 15 MARZO 2000
(Antimeridiana)
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Presidenza del vice presidente CONTESTABILE,
indi del vice presidente FISICHELLA
Presidenza del vice presidente CONTESTABILE
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
TABLADINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 10 marzo.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Agnelli, Bertoni, Bettoni Brandani, Bo, Bobbio, Borroni, Brutti, Cecchi Gori, Cortiana, Debenedetti, De Martino Francesco, Duva, Fumagalli Carulli, Fusillo, Lauria Michele, Lavagnini, Leone, Manconi, Manis, Palumbo, Piloni, Polidoro, Squarcialupi, Staniscia, Taviani, Volcic.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Migone, per l'attività dell'Assemblea dell'Atlantico del Nord; Besostri, Cioni, Diana Lino, Martelli e Rizzi, per l'attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. Le comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,35).
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(68) FUMAGALLI CARULLI ed altri. - Norme a tutela dell'embrione umano
(217) SALVATO. - Norme sull'inseminazione artificiale, la fecondazione in vitro e il trasferimento di gameti ed embrioni
(546) PEDRIZZI ed altri. - Norme per la tutela dell'embrione e la dignità della procreazione assistita
(742) LAVAGNINI. - Norme a tutela dell'embrione umano
(743) LAVAGNINI ed altri. - Norme in materia di procreazione medicalmente assistita
(783) MAZZUCA POGGIOLINI. - Introduzione dell'articolo 235-bis del codice civile in tema di disconoscimento di paternità nel caso di figli nati a seguito di fecondazione eterologa
(1154) BUCCIARELLI ed altri. - Modifiche all'articolo 235 e all'articolo 263 del codice civile in tema di disconoscimento di paternità in relazione alla procreazione medico-assistita
(1570) PERUZZOTTI ed altri. - Norme in materia di procreazione medicalmente assistita
(2067) TOMASSINI ed altri. - Norme in materia di procreazione assistita
(2210) FOLLONI ed altri. - Divieto della clonazione umana e della sperimentazione non terapeutica sull'embrione umano
(2350) SERENA. - Irrevocabilità del consenso per l'inseminazione artificiale omologa ed eterologa nella specie umana nonché per l'impianto uterino di embrioni umani
(2433) ASCIUTTI ed altri. - Tutela degli embrioni
(2963) DIANA Lino ed altri. - Fecondazione medicalmente assistita
(3276) SERENA. - Norme per la procreazione medicalmente assistita
(3381) DI ORIO ed altri. - Norme in materia di fecondazione medicalmente assistita
(3891) CORSI ZEFFIRELLI ed altri. - Nuove norme in materia di tutela dell'embrione e di procreazione medicalmente assistita
(4048) Disciplina della procreazione medicalmente assistita (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Scoca ed altri; Palumbo ed altri; Jervolino Russo ed altri; Jervolino Russo ed altri; Buttiglione ed altri; Poli Bortone ed altri; Mussolini; Burani Procaccini; Cordoni ed altri; Gambale ed altri; Grimaldi; Saia ed altri; Melandri ed altri; Sbarbati; Pivetti; Delfino Teresio ed altri; Conti ed altri; Giorgetti Giancarlo; Procacci e Galletti; Mazzocchin ed altri)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 68, 217, 546, 742, 743, 783, 1154, 1570, 2067, 2210, 2350, 2433, 2963, 3276, 3381 e 3891, e del disegno di legge n. 4048, già approvato dalla Camera dei deputati
Ricordo che nella seduta di ieri ha avuto inizio la discussione generale.
E' iscritto a parlare il senatore Battafarano. Ne ha facoltà.
BATTAFARANO. Signor Presidente, colleghi senatori, il testo al nostro esame, recante "Disciplina della procreazione medicalmente assistita", è assai complesso e delicato. Esso coinvolge differenti culture, stimola differenti punti di vista. Proprio per tale sua complessità e per il fatto che, come si vede, esso determina una ricerca appassionata, non di rado travagliata, che attraversa gli schieramenti e le singole forze politiche, sarebbe utile che ciascuno si approcci alla ricerca della verità, o se vogliamo più modestamente alla ricerca del testo migliore da votare, senza certezze granitiche, senza la convinzione di possedere già da solo la verità, con la disponibilità quindi all'ascolto, alla valutazione obiettiva dei diversi punti di vista che si confrontano nel dibattito parlamentare.
Al termine di tale confronto, se esso sarà condotto appunto con questo spirito costruttivo, si potrà certo rimanere dello stesso punto di vista, tuttavia non va escluso a priori che si possa trovare - come sarebbe utile - una convergenza su aspetti importanti, una convergenza che permetta di superare la contrapposizione manifestatasi finora.
Dal momento che ci troviamo in Parlamento, il nostro compito non è quello di illustrare, più o meno brillantemente, diverse filosofie della vita o diversi approcci etici o giuridici. Il nostro compito è discutere e approvare una legge, possibilmente una buona legge, una legge moderna, aggiungerei una legge di respiro europeo.
Allora, cerchiamo di rispondere anzitutto alla seguente domanda: di che legge abbiamo bisogno? Condivido la risposta fornita già da qualche collega: abbiamo bisogno di un testo leggero, che detti poche regole ma precise, che introduca tutele e sostenga quei cittadini che autonomamente e liberamente decidano di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Quindi, non un testo minutamente prescrittivo o che pretenda di dettare dei comportamenti, ma un testo che voglia risolvere i problemi piuttosto che pronunciare manifesti. Aggiungo: abbiamo bisogno di un testo che sia degno di uno Stato laico, di uno Stato democratico, non certamente di uno Stato etico.
Allora, che giudizio dare del testo pervenuto a noi dalla Camera dei deputati? Personalmente lo considero un testo largamente inadeguato, viziato da posizioni ideologiche, invasivo, che indulge ad eccessi prescrittivi che sarebbero più adatti ad un regolamento ministeriale che non ad una legge della Repubblica; un testo che in taluni articoli intende prescrivere al medico la terapia da adottare o, in altri casi, intende rammentare le leggi dello Stato già esistenti a quei cittadini che hanno scelto autonomamente la procreazione medicalmente assistita.
Diversi sono i punti controversi e ne voglio citare solo alcuni. Ad esempio, all'articolo 1 vengono ignorate le malattie geneticamente trasmissibili e non si considera la fecondazione medicalmente assistita al pari di tutti gli altri strumenti terapeutici.
La stesura dell'articolo 4, poi, uno dei più controversi, si caratterizza per l'imprecisione del linguaggio; un'imprecisione già denunciata da autorevoli esponenti della comunità scientifica. Inoltre, è una stesura che si caratterizza per il possibile aumento dei rischi sanitari, specialmente per le donne. Il comma 3, com'è noto, vieta la fecondazione eterologa. Se si analizzano i dati statistici relativi a questa esperienza, si può constatare che nelle pratiche di fecondazione la percentuale di ricorso alla fecondazione eterologa è certamente bassa, intorno all'1 per cento. Insomma, la fecondazione eterologa è l'estrema ratio.
Tuttavia, anche se poche coppie vogliono far ricorso a questo tipo di fecondazione, penso che uno Stato democratico non abbia il diritto di privarle di questa possibilità. Poiché, com'è noto, una legge di per sé non basta a vietare determinate pratiche che si svolgerebbero inevitabilmente nella clandestinità, potrebbe accadere che un bambino nato da una fecondazione eterologa avrebbe meno diritti rispetto agli altri bambini.
C'è poi da ricordare che la grande maggioranza dei Paesi europei, tra i quali l'Italia è giustamente inserita, ammettono la fecondazione eterologa, compresi i Paesi - come la Spagna - di forte tradizione cattolica. Se rimanesse il divieto di cui all'articolo 4, comma 3, appunto il divieto della fecondazione eterologa, non è difficile prevedere il sorgere di quel turismo procreativo - ricordato ieri dalla senatrice Manieri - dall'Italia verso tali Paesi. Tuttavia, sarebbe un turismo procreativo accessibile solo ai cittadini abbienti e quindi selettivo.
Si potrebbe fare in Europa ciò che non si può fare in Italia; l'Italia dunque sarebbe in Europa per l'euro, per i conti economici in ordine, per l'accordo economico di Schengen, ma non per la procreazione medicalmente assistita.
È curioso che i colleghi della destra, che ci impartiscono spesso lezioni di liberalismo e sostengono che noi vorremmo vietare tutto, non si rendano conto dell'impianto restrittivo e interdittivo della legge che essi vorrebbero votare. Ci aspettiamo di ascoltare qualche voce liberale anche dalle loro file e mi pare importante sottolineare l'apprezzabile intervento che ha svolto ieri in questa direzione la senatrice Pasquali.
Altri aspetti controversi riguardano gli articoli 12, 13 e 16, concernenti, rispettivamente, le sanzioni, la sperimentazione sugli embrioni umani e le disposizioni transitorie; altri colleghi che interverranno nella discussione ne parleranno certamente meglio di me.
Vorrei soffermarmi, prima di concludere, sul modo di proseguire questo nostro confronto parlamentare. Alcuni senatori di altre forze politiche, già intervenuti, hanno manifestato la volontà di procedere all'approvazione del testo così come licenziato dalla Camera, senza alcuna modifica. E' questa volontà di blindatura del testo che preoccupa, che non ci fa fare passi in avanti, che determina una reciproca incomprensione. Mi auguro che il dibattito in Aula, che ha registrato finora vari interventi di respiro e animati da passione politica e morale, possa stimolare un confronto più autentico e una maggiore disponibilità all'ascolto. Sarà allora forse possibile, abbandonando la tentazione di esibire manifesti o piantare bandierine, individuare le modifiche su cui è necessario convergere, che permettano il varo di quella legge buona, moderna, europea che il nostro Paese certamente si attende e si merita. (Applausi dal Gruppo DS. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bortolotto. Ne ha facoltà.
BORTOLOTTO. Signor Presidente, il problema della disciplina della procreazione medicalmente assistita si pone da anni e credo sia corretto chiedersi per quali motivi il Parlamento debba occuparsi di questo argomento.
Il presidente Carella nel suo ampio, documentato e interessante intervento ci ha fornito alcune risposte. La procreazione assistita ha assunto, specie negli ultimi anni, un ruolo significativo come rimedio alla sterilità, un problema che colpisce un numero crescente di coppie sia in Italia sia all'estero. Sarebbe quanto mai opportuna una nostra riflessione sulle cause di questo allarmante fenomeno. Secondo i dati pubblicati nel rapporto finale della commissione di esperti del Ministero della sanità il 36,6 per cento delle coppie sono sterili; si tratta di una percentuale molto elevata e allarmante.
Anche nel recente passato, il Gruppo dei Verdi, cui mi onoro di appartenere, ha segnalato la sempre maggiore diffusione nell'ambiente di agenti inquinanti, provenienti ad esempio dagli scarichi delle automobili, dalle emissioni nell'atmosfera delle industrie e degli impianti di riscaldamento, dai pesticidi utilizzati in agricoltura, dai nitrati utilizzati negli allevamenti zootecnici o come concimi dei campi, che contaminano le acque potabili quando raggiungono le falde acquifere confluenti negli acquedotti. Ricordo gli additivi volutamente immessi negli alimenti come i conservanti o gli antibiotici, per prevenire le malattie degli allevamenti animali, o anche per motivi futili, come i coloranti, che vengono dati da mangiare alle galline ovaiole per ottenere uova con il tuorlo rosso. Ricordo ancora la contaminazione dei fiumi e dei mari ad opera degli scarichi industriali; infine, da dati che sono stati resi noti recentemente è emerso che molta frutta contiene pesticidi in percentuali elevatissime e che il tonno contiene mercurio.
Tutto questo inquinamento ambientale si trasmette fino all'uomo attraverso la catena alimentare e gli alimenti; alcuni di questi contaminanti possono causare la sterilità, tra questi le radiazioni. Sono tre anni che il Parlamento ha al suo esame un disegno di legge per la tutela dei cittadini dalle radiazioni elettromagnetiche ed ancora non si riesce a vedere la fine dell'iter di questo importante provvedimento, necessario per tutelare la salute dei cittadini.
La legge di riforma sanitaria del 23 dicembre 1978, n. 833, all'articolo 4 stabilisce che il Governo, con apposito decreto, fissi i limiti d'inquinamento consentiti nell'ambiente e negli ambienti di vita e di lavoro. Sono passati 21 anni e il Governo ancora non ha provveduto ad emanare tale decreto importantissimo, con l'indicazione dei livelli di rischio, per cui per alcuni particolari tipi di inquinanti sono state varate leggi specifiche. Come è noto, però, le sostanze inquinanti che circolano nell'ambiente sono circa 500.000, mentre il numero di sostanze per le quali sono stati fissati dei limiti arriva solo a qualche centinaia.
E' quindi evidente che, a fronte di questa situazione di inquinamento diffuso, aumentano tutte le malattie di tipo degenerativo che affliggono la nostra società ed anche la percentuale delle coppie sterili; conseguentemente cresce anche la richiesta di ricorrere a tecniche di procreazione assistita che, in almeno una parte dei casi, possono consentire a tali persone di avere figli, superando le proprie difficoltà.
A tal proposito, qualcuno sostiene che è la natura a non consentire a queste coppie di avere figli. Da quanto ho detto si comprende che non condivido questa opinione: forse non è solo la natura ad impedire ad alcune coppie di essere fertili, perché ci sono anche responsabilità sociali e quindi esistono altri interventi che avremmo dovuto compiere (sui quali siamo in grave ritardo) per cercare di prevenire questi problemi.
Sulla base della richiesta di intervento che proviene dalla società, sono nati alcuni centri, prevalentemente privati, che operano per la fecondazione assistita. Da un censimento di adesione volontaria (il dato quindi non presenta il massimo della sicurezza, ma è tutto ciò che abbiamo) risulta che in Italia operano 160 centri, la maggior parte - come ho detto - privati.
Nell'assenza di una regolamentazione legislativa, in presenza solo della circolare del ministro Degan, che ha in pratica vietato la fecondazione eterologa nei centri pubblici, si è determinata una corsa verso i centri privati, almeno da parte di quelle coppie che non hanno alternativa a questo tipo di intervento e che desiderano a tutti i costi un figlio loro, preferendo questa procedura all'adozione. Sono dunque aumentate moltissimo le richieste rivolte a queste cliniche private che operano in un regime di ricerca di profitto e ciò può provocare soltanto dei danni.
Solo per citare gli episodi più recenti, ricordo la diffusione di seme maschile utilizzato per le donazioni contaminato dal virus della sindrome da immunodeficienza acquisita e i tentativi di ottenere risultati spettacolari, come rendere madri donne in età sempre più avanzata, evidentemente allo scopo di ottenere pubblicità e quindi più clienti e maggior profitto per la propria clinica.
Da questo punto di vista, l'approvazione di una legge che metta ordine in questo settore è assolutamente auspicabile. Mi sembra che tale provvedimento, al di là della discussione che si è svolta alla Camera dei deputati e che ora si sta svolgendo in quest'Aula, per larghissima parte dei suoi contenuti sia ampiamente condiviso da tutti.
Nel capo I, all'articolo 1, si autorizza il ricorso alla procreazione medicalmente assistita nel rispetto dei soggetti coinvolti, in particolare del concepito e qualora i metodi terapeutici non risultino idonei al superamento dell'infertilità.
Vi è quindi una grande attenzione nel consentire l'utilizzo di questo metodo, che è effettivamente l'ultima spiaggia cui si ricorre: è infatti preferibile curare l'infertilità piuttosto che cercare di avere comunque un figlio con l'inseminazione artificiale. Su questo punto ritengo non vi sia alcun problema da parte di nessuna forza politica.
Nel capo II, all'articolo 4, si disciplina l'accesso alle tecniche di procreazione. In particolare, la possibilità di ricorrere alle tecniche suddette è limitata all'accertamento dell'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive alla procreazione e quando vi sia adeguata certificazione medica della causa della sterilità o della infertilità. Questo per evitare che in assenza di una documentazione sulle cause, anche in casi che possono essere curati altrimenti, si ricorra ad una tecnica problematica per le sue implicazioni etiche.
Il comma 2 dell'articolo 4 stabilisce i princìpi per l'applicazione di queste tecniche, che devono essere ispirate alla riduzione dell'invasività e all'adeguata informazione dei soggetti trattati ai fini di un consenso consapevole. Questo è un altro punto importantissimo che nella situazione attuale non è garantito: la corretta informazione dei soggetti sul metodo, sui rischi e sulle conseguenze di queste tecniche.
Il comma 3 dell'articolo 4, in base al quale è vietato il ricorso a tecniche di tipo eterologo, è molto dibattuto. Credo non faccia piacere a nessuno che su un comma di un provvedimento così importante vi sia una discussione tanto accesa anche con posizioni preconcette, rischiando di vanificare l'iter della legge. Dobbiamo quindi cercare di superare il problema per portare a buon fine l'iter di questa normativa nel rispetto delle culture e delle religioni di ciascuno.
L'articolo 5 definisce i requisiti soggettivi per l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, che viene riservato alle coppie di adulti maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile. Introduciamo qui delle limitazioni superiori a quelle imposte dalla natura alle persone che non hanno problemi di sterilità; si tratta di una scelta che può essere accettata, anche se discutibile – e infatti molto si è discusso - se ci consente di arrivare comunque ad una conclusione positiva di questo dibattito.
Potrei continuare ad elencare anche gli altri punti della legge, ma non lo ritengo necessario perché nella discussione che si è aperta ieri e che proseguirà anche nella giornata odierna, il disegno di legge è stato ben descritto in ogni suo punto.
Si tratta di un provvedimento equilibrato e ben fatto: pochi i punti di dissenso sui quali dobbiamo intervenire anche con opportuni emendamenti, per raggiungere il massimo accordo su alcuni princìpi basilari sui quali tutti convengano.
Dobbiamo però anche lasciare ai cittadini la responsabilità di assumere le proprie decisioni, avendo la possibilità di operare scelte che risultino per loro eque.
Non dobbiamo quindi approvare una legge che imponga una scelta etica gradita ad una parte della nostra popolazione, ma non condivisa da altre parti, perché in una società come la nostra, che vuole essere aperta a tutte le culture e dare pari dignità a tutte le persone, dobbiamo anche consentire che scelte delicate come questa non vengano costrette all'interno di una particolare corrente di pensiero o di un'altra.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pedrizzi. Ne ha facoltà.
PEDRIZZI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, a quasi un anno di distanza dall'approvazione da parte della Camera dei deputati (ricorderò che è stato approvato nel maggio 1999), il provvedimento sulla fecondazione medicalmente assistita arriva in Aula qui in Senato. Approda a Palazzo Madama dopo aver subìto il fuoco di sbarramento della parte della sinistra più laicista, a cominciare da Walter Veltroni, che all'indomani dell'approvazione a Montecitorio aveva invocato contro quel testo il pluralismo e la democrazia liberale interpretando pluralismo e democrazia liberale come una giungla dove i più forti possono ottenere ciò che vogliono a spese dei più deboli.
Si era parlato allora, e si è ripetuto anche in quest'Aula, da una parte, della vittoria della crociata e della contrapposizione ideologica e, dall'altra, della sconfitta del dialogo e dell'ascolto reciproco. Poi ci sono state le minacce - "o si modifica il provvedimento o non passa" - e tutti i tentativi dilatori ai quali abbiamo assistito nell'ambito della Commissione igiene e sanità e fino a ieri in quest'Aula con la proposta della senatrice Salvato di rinviare il testo in Commissione. Tutti questi tentativi, tutto questo fuoco di sbarramento ha tradito le vere intenzioni di chi, a parole, sosteneva di voler porre fine all'attuale Far West procreativo e di fatto, invece, lavorava perché tutto rimanesse e rimanga come prima.
La verità è che oggi, nell'accingerci ad iniziare questa discussione, tutte le forze politiche debbono o dovrebbero aver chiaro che non si tratta di una questione qualsiasi, ma di adottare decisioni che incideranno sulla vita civile per decenni e decenni e forse per secoli e non, come avviene in altre materie, per pochi anni. Questa XIII legislatura, insomma, potrebbe esser destinata ad incidere nella storia del nostro Paese, e non per l'euro o per la parità scolastica (che è stata una vera e propria truffa), ma per le decisioni che saranno prese sul diritto alla vita e sulla famiglia nell'ambito del testo di questo provvedimento sulla procreazione artificiale.
Ecco perché tutti coloro che sono chiamati a legiferare su questa materia delicatissima e fondamentale debbono domandarsi innanzitutto qual è la differenza tra la procreazione naturale e quella in provetta, sapendo che nel secondo caso occorre una complessa attività di persone, diverse dall'uomo e dalla donna che si accoppiano. Il gesto sessuale naturale, infatti, è frutto di istinto, di emozione e di amore, appartiene alla sfera dei comportamenti intimi e privati dell'individuo, e lo Stato non può controllarlo se non cercando di impedire la violenza all'interno della coppia.
Invece la procreazione artificiale impegna la dimensione pubblica, nel senso che la decisione è lungamente meditata, comunicata all'esterno, valutata, e soprattutto occorre l'attività di medici nonché l'impegno economico e intellettuale di complesse strutture. Si potrebbe dire, cioè, che il figlio artificiale è figlio non solo dell'uomo e della donna che lo hanno chiesto, ma anche della società tutta intera, con le sue capacità intellettuali, economiche e tecniche.
Ciò per un verso rende possibile e facile per lo Stato intervenire affinché la procreazione non avvenga quando può essere dannosa, impedendo ciò che ai singoli non riuscirebbe ad impedire e, per altro verso, giustifica il richiamo della regola stabilita nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959, che cito tra virgolette: "La società e lo Stato devono dare ai fanciulli il meglio". Dunque, non ciò che capita, non ciò che piace agli adulti, ma il meglio; e il meglio (chi lo può negare?) è che ciascun bimbo che viene al mondo abbia un papà e una mamma, tali in ogni senso (legale, degli affetti, genetico) e legati tra loro nel modo più stabile possibile.
È quindi logico che chiunque, sia esso laico o cattolico, veda ad esempio una grande differenza tra fecondazione omologa e fecondazione eterologa. La Camera dei deputati, approvando il divieto di quest'ultima, ha fatto vincere, prima ancora dell'etica, la ragione: tale pratica, infatti, oltre che intrinsecamente illecita dal punto di vista morale, è estremamente pericolosa dal punto di vista sociale, per cui vietarla è innanzitutto un dovere civile. Basti pensare ai casi di sperma contaminati da AIDS, o da epatite o di ovociti infettati da sifilide verificatisi nelle banche dei gameti e causati dal fatto che è praticamente impossibile un'anamnesi completa del donatore e quindi un'eliminazione totale dei rischi di infezione dei gameti. Sono casi che dimostrano come la pratica della fecondazione eterologa comporti dei pericoli gravissimi e incancellabili, perché insiti in essa medesima.
Ma le controindicazioni della fecondazione eterologa non si limitano all'aspetto sanitario: esse investono anche quello giuridico e psicologico. Non è possibile, ad esempio, ignorare l'obbligo medico-legale di verificare l'eventualità della trasmissione di malattie ereditarie del donatore e della donna ricevente ai fini della responsabilità, fatto che richiederebbe complicatissime e dispendiose analisi. La trasmissione di una malattia ereditaria nella procreazione naturale non sarà mai perseguibile, ma nell'ambito della procreazione artificiale sarebbe certamente fonte di contenzioso, di dispendio di risorse e di fratture intrafamiliari. Si tratta cioè di una mina che farebbe saltare il vincolo parentale e familiare e il rapporto tra medico e paziente. Per non parlare poi della delicatissima questione del disconoscimento di paternità, ma lo stesso discorso vale ancora di più, con risvolti ancora più gravi, per quanto riguarda la mamma.
In realtà, sarebbe proprio l'ammissione della fecondazione eterologa, contrariamente a quanto è stato anche affermato in quest'Aula, a rendere la legge sulla procreazione assistita anticostituzionale. Tale tecnica, infatti, comporterebbe genitorialità plurima e anonimato per lo stesso figlio, scissione fra coniugalità e genitorialità; fatti traumatici, che andrebbero contro la nostra Carta costituzionale e in particolare contro uno dei diritti fondamentali tutelati dall'articolo 2 della Costituzione: quello che affronta il concetto di identità personale.
Non esiste perciò il diritto ad avere un figlio, ma ad essere un figlio. È prevalente, cioè, la necessità di vedere tutelato il proprio diritto a nascere con una precisa identità biogenetica. Per tutti questi motivi il rischio che verrebbe da una legge che ammettesse la fecondazione eterologa sarebbe innanzitutto quello di arrivare a creare degli esseri nati, sì, ma senza storie, senza radici e quindi in qualche modo privati della loro identità di persona.
Un'altra acquisizione importantissima - che è stata contestata da alcuni colleghi in quest'Aula - è quella di scegliere di limitare a tre il numero degli embrioni producibili e trasferibili in un unico impianto nell'utero della donna e di prevedere l'adottabilità degli embrioni già ottenuti e congelati in attesa di impianto.
La Camera dei deputati ha stabilito che per avere un figlio non se ne possono uccidere altri. Su questo piano non vediamo dov'è lo scandalo. Chi dai settori della sinistra ha lanciato grida scomposte contro questa illuminata decisione del Parlamento fa finta di non capire che la questione della tutela dell'embrione all'interno della legge sulla fecondazione assistita (basta ricordare la decisione dell'Ufficio brevetti di Monaco sulla clonazione o quella del tribunale di Roma di qualche settimana fa per vedere com'è necessario risolvere il problema del trattamento dell'embrione nell'ambito di questo provvedimento) tocca il cuore del problema della procreazione artificiale.
Sull'adottabilità degli embrioni già prodotti e crioconservati, in particolare, bisogna tener conto del dato obiettivo rappresentato dalla loro attuale esistenza in vita e del fatto che si tratta di esseri umani a pieno titolo. Aver previsto, dunque, delle procedure per impedire, per quanto possibile, la loro eliminazione con un iter in qualche modo simile a quello dell'adozione speciale, adattato evidentemente alle particolarità del caso, vuol dire da parte del Parlamento riconoscere la preminenza del diritto alla vita. Del resto, la strada dell'adottabilità ci sembra in questo momento l'unica percorribile.
Non è vero che prevedendo l'adottabilità degli embrioni già prodotti e crioconservati si reintrodurrebbe - è stato detto ieri dalla collega Bonfietti che rientrerebbe dalla finestra la fecondazione eterologa che è stata fatta uscire dalla porta - la pratica della maternità surrogata nella legge sulla fecondazione assistita, che lo vieta. Infatti, nel caso della maternità surrogata siamo di fronte ad una donna che per nove lunghi mesi sente crescere nel suo grembo una vita ed ha con essa un incessante rapporto fatto di sentimenti, sensazioni, emozioni e pulsioni, e poi, una volta partorito, lo consegna alla coppia committente, con una frattura relazionale terribile e una tremenda scissione tra maternità psicologica e genetica. Invece, nel caso dell'adottabilità degli embrioni già ottenuti e congelati ci troviamo davanti ad una gestazione adottiva - un po’ come nell'adozione -, con l'instaurarsi di un universo di relazioni simbiotiche che, una volta avvenuto il parto, non viene ad interrompersi ma segue il corso naturale delle cose.
Riteniamo che, quando sarà approvato il provvedimento anche dal Senato, l'Italia potrà essere veramente all'avanguardia dei Paesi europei. Si è detto in quest'Aula che nessuna legislazione europea rispecchia l'impostazione del testo varato dalla Camera dei deputati. Ricordo ai colleghi che Francia, Germania e Svezia vietano la fecondazione eterologa; la Germania addirittura vieta l'accesso alla procreazione medicalmente assistita alle coppie di fatto (una legislazione, quindi, ancor più restrittiva del testo che viene preso in esame in quest'Aula). Il provvedimento al nostro esame ci porterà veramente all'avanguardia dei Paesi europei.
Non è, del resto, quello che più volte ci viene ricordato dalla sinistra per quanto riguarda i problemi di carattere economico?
La verità è che, in molte occasioni, la sinistra fa riferimento all'Europa però, quando si tratta di affrontare temi vitali e importanti come, ad esempio, quello sulla parità scolastica, allora l'Europa non fa più testo e si varano delle parità-truffa, come è stato fatto recentemente dal nostro Parlamento.
Concludendo, tra le sue novità più importanti, questa legge imporrà, come dicevamo e come abbiamo tentato di documentare, il divieto della fecondazione eterologa prevedendo altresì la tutela del nascituro attraverso il riconoscimento della sua identità biologica, con il divieto di accesso a tale pratica per le coppie non più in età di potenziale fertilità (evitando, quindi, i casi delle nonne-mamme).
Il ricorso alla procreazione assistita, esteso anche alle coppie di fatto, sarà peraltro consentito solo nei casi di sterilità documentata e non risolvibile terapeuticamente.
In questa importante battaglia per la vita, l'apporto di Alleanza Nazionale è stato continuo alla Camera dei deputati e lo sarà anche qui in Senato, anche per evitare ogni eccesso, specie con il divieto di ricorrere alla procreazione assistita da parte di coppie non eterosessuali.
Tra gli elementi positivi del provvedimento voglio inoltre segnalare il divieto di clonazione - che è stato invocato da tutti e approvato in quest'Aula anche attraverso mozioni votate all'unanimità da tutte le parti politiche - anche per porre fine, davvero, alle sperimentazioni selvagge.
Segnalo altresì, come ho già fatto, l'adottabilità degli embrioni finora congelati, che ha aperto un varco importantissimo per il riconoscimento della personalità giuridica dell'embrione e, di conseguenza, per rivedere - sottolineo "rivedere", non "abolire" - la legge n. 194 del 1978 sull'interruzione volontaria della gravidanza.
Come è noto, alla Camera dei deputati è stato votato e approvato un ordine del giorno con il quale si constata che la legge sull'aborto deve essere rivista e adeguata, soprattutto alle nuove acquisizioni scientifiche e tecnologiche. Al riguardo, citerò soltanto il caso clamoroso di un feto sopravvissuto, di recente, qualche mese fa, a un'interruzione di gravidanza.
Certo, lo dobbiamo dire per lealtà intellettuale: il disegno di legge non ci soddisfa pienamente; non soddisfa l'etica e la morale e tanto meno, in alcuni suoi passaggi, può essere condivisibile sul piano dei valori cristiani, come giustamente è stato rilevato, ad esempio, da esponenti dell'Università Cattolica.
Non di meno, al di là di queste critiche, non si possono non apprezzare gli sforzi e l'impegno di tutti coloro che stanno contribuendo a costruire una legislazione in materia e di chi, come noi, sta difendendo i princìpi costituzionali sui quali si regge la convivenza civile, cercando di garantire al meglio il rispetto della dignità della donna, della famiglia e dei figli, fin dallo stato embrionale.
In definitiva, mi sento, in piena coscienza, di affermare che questa legge porrà fine o, quanto meno, porrà un significativo limite al caos che a tutt'oggi, in questo campo, purtroppo caratterizza il nostro Paese.
Su un punto siamo d'accordo con alcuni esponenti del Gruppo dei Democratici di Sinistra: in materia di fecondazione assistita non bisogna varare una legge purchessia, ma un provvedimento in grado di tutelare il diritto alla vita e di garantire il rispetto del principio di unitarietà della famiglia, evitando la frantumazione del collegio di parentalità e preservando il diritto del figlio ad avere una precisa identità biogenetica. Ecco perché il disegno di legge deve essere approvato al più presto, nel testo licenziato dalla Camera dei deputati.
La migliore delle legge immaginabili - per noi, per me - sarebbe quella che potesse raggiungere i seguenti tre obiettivi: impedire ogni spreco di embrioni; vietare la fecondazione eterologa; consentire quella omologa solo all'interno di una coppia di coniugi. Con il testo approvato dalla Camera ne sono stati raggiunti due: dicendo no alla fecondazione eterologa, no alla produzione soprannumeraria degli embrioni e sì all'adottabilità degli embrioni già ottenuti e congelati.
Ne mancherebbe dunque un terzo, cioè vietare l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle coppie di fatto e consentire solo alle coppie coniugate la possibilità di adottare gli embrioni già prodotti e crioconservati, conformemente a quanto prevede la vigente normativa sulle adozioni.
In questo momento, però, non si può ottenere di più, e una legge che ponga fine al Far West della provetta è quanto mai urgente e indispensabile.
Ribadiamo, quindi, la necessità di bandire ogni forma di ostruzionismo e di arrivare ad approvare quanto prima, in questi stessi giorni, la legge nel testo licenziato dalla Camera dei deputati, che non è il migliore dei testi immaginabili, ma è il migliore di quelli possibili. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Costa. Ne ha facoltà.
COSTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se la scienza e la ricerca non ci avessero posto dinanzi questo problema, probabilmente oggi non staremmo a discutere; ma il risultato della ricerca e della scienza è così avanzato da determinare grave disagio e notevoli potenziali scompensi nel contesto della società nella quale viviamo, se non si adotta un testo legislativo che tenti di mettere ordine nella materia.
La legge sottoposta al nostro esame in questo testo non è il meglio che ognuno di noi possa immaginare, ma evidentemente ciò è un portato anche della democrazia, dell'onere di dover mediare tra diversi credo e tra diverse opinioni. Ecco allora che siamo indotti a ritenerla una legge utile per disciplinare una nuova frontiera, pur riservandoci di intervenire negli anni a venire per tentare di affinarla nella direzione migliore.
Tale legge tuttavia rispetta alcuni princìpi essenziali, tanto da ricevere il consenso della stragrande maggioranza del Parlamento, e questa è già una garanzia: consente di far conoscere al nascituro il padre e la madre; permette di recuperare tutti gli embrioni, che per chi, come me, crede secondo una certa fede, evidentemente sono il luogo depositario della vita; mantiene l'equilibrio e l'identità della famiglia per quanto possibile; rispetta la vita del nascituro; coniuga l'opinione di quasi tutti, cattolici e laici e, se è vero che non raggiunge frontiere più avanzate per come ognuno di noi desidera o desidererebbe, coniuga comunque queste posizioni; rispetta la civile convivenza e la pluralità di opinioni e di fede.
Per questo motivo voterò con convinzione a favore del provvedimento, pur nell'aspettativa di poter concorrere nel tempo a migliorarne il testo. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lorenzi. Ne ha facoltà.
LORENZI. Signor Presidente, onorevoli senatori, quello al nostro esame è un provvedimento che ha già una sua storia e che, approdando in Commissione igiene e sanità, è riuscito a sollecitare l'attenzione e il contributo di tutti i senatori della Commissione nonché a far emergere alcune particolari contraddizioni che in esso sono contenute.
Vorrei ricordare di aver chiesto proprio ieri, in sede di Commissione igiene e sanità, lo stralcio dell'articolo 16 del testo in esame a causa di una contraddizione in esso presente che, a mio avviso, è la più rilevante di questo disegno di legge. Mi riferisco al divieto, contenuto nel comma 3 dell'articolo 4, di ricorso a tecniche di procreazione di tipo eterologo, laddove si prevede, nelle disposizioni transitorie di cui all'articolo 16, la possibilità di ricorrere alla procreazione eterologa per quanto concerne gli embrioni congelati (circa 200.000).
Credo sia chiaro a tutti come ci si trovi di fronte a due problemi distinti, ben separati, che meriterebbero quindi un approccio differenziato: il problema degli embrioni congelati, che coinvolge il discorso dell'identità dell'embrione, e il problema della procreazione eterologa. Una differenziazione è assolutamente necessaria nel momento in cui, mi riferisco in particolare a questi ultimi anni, divampa il dibattito sull'aspetto più controverso della questione: l'attribuzione di identità giuridica all'embrione umano.
All'articolo 1 del disegno di legge in esame vi è un fugace accenno a qualcosa del genere là dove ci si riferisce a "tutti i soggetti coinvolti". Si tratta chiaramente di un approccio molto delicato, non preclusivo delle diverse soluzioni, ma che indubbiamente pone il problema.
Vorrei allora trattare brevemente anzitutto questo aspetto che è quello più controverso. Esso è stato affrontato ampiamente, anche se non in maniera risolutiva, dal Comitato nazionale di bioetica che negli anni scorsi si è riunito e ha dedicato un capitolo dei propri lavori all'identità e statuto dell'embrione umano, non riuscendo tuttavia a raggiungere l'unanimità su alcuni punti, come dimostra il seguente passaggio: "Una parte del Comitato" - quindi non l'unanimità - "ritiene che tale illiceità sussista incondizionatamente anche nei casi seguenti: soppressione o manipolazione dannosa di embrioni; diagnosi preimpianto finalizzata indiscriminatamente alla soppressione di embrioni; formazione in vitro di embrioni di cui non si intenda provvedere all'impianto nell'utero materno".
Su questi punti non si è registrata l'unanimità in quanto i problemi che si pongono sono vecchi ma oggi anche nuovi, poiché abbiamo a che fare con una forma di procreazione non prevista, o almeno non completamente considerata agli effetti giuridici nel quadro generale della procreazione naturale laddove per alcuni versi viene invece riconosciuta come tale.
Ritengo che il discorso dell'identità dell'embrione umano meriti una profonda riflessione e un secondo esame da parte del Parlamento per tentare di risolvere quel problema contenuto nell'articolo 16. Mi auguro, quindi, che la proposta di stralcio ad esso relativa possa essere accolta.
Vorrei tuttavia al tempo stesso far presente che il discorso inerente l'embrione umano ci porta necessariamente ad affrontare temi di ricerca, temi di conoscenza in merito a cui suonano campane diverse. E vorrei ricordare una di esse che proviene non già dal mondo cattolico bensì da quello valdese, richiamata in un articolo di Filippo Gentiloni su "Il Manifesto" del 27 febbraio scorso, titolato "Problemi etici posti dalla scienza".
Ebbene, questa posizione fa emergere il duplice aspetto degli innegabili vantaggi che provengono dalle ricerche più spinte della scienza, anche nel campo appunto delle biotecnologie e del genoma umano.
Faccio l'esempio di un altro passaggio, proveniente dall'Accademia pontificia Pro vita. Padre Angelo Serra, genetista emerito presso la Facoltà di medicina del Gemelli, ha spiegato che "la ricerca sul genoma umano è iniziata nel 1989 e dopo dieci anni siamo arrivati a conoscere circa il 6 per cento di questa mappa, che contiene tre miliardi di lettere. Si conoscono ben 1.462 geni, dai quali dipendono malattie genetiche e sono state identificate 4.500 malattie monogeniche a cui bisogna aggiungere tutte le altre, come i tumori, che sono malattie poligeniche". Si tratta di passaggi che in qualche modo, da posizioni molto autorevoli, pare spezzino una lancia notevole in favore della ricerca scientifica a vantaggio dell'umanità.
Poi ci sono altre posizioni che sembra si pongano contro quello che è un approccio indubbiamente più morale e da credente. Mi sono sorpreso nel leggere un articolo di Emanuele Severino, intitolato "Ma Dio è stato ucciso dalla tecnologia", dove in pratica si mette sul trono la tecnologia, la quale detronizzerebbe in effetti qualsiasi forma di approccio religioso che è di grande importanza nel discorso generale che la Chiesa porta avanti, come la sua difesa ad oltranza della verità di Dio. "Oggi la Chiesa vede altrove le forme più pericolose di ateismo, in una democrazia che non unisce la libertà alla verità di Dio nella crescente potenza della tecnica". Credo di dovermi dissociare assolutamente da queste posizioni, che considero molto controproducenti e indubbiamente irrazionali nel quadro di quanto si sta cercando di fare, con molto sforzo, per migliorare la qualità della vita.
Detto questo in termini chiaramente critici, non categorici, ma riflessivi, sulla questione degli embrioni congelati, sul secondo punto, relativo alla fecondazione eterologa, è molto facile fare un discorso abbastanza compiuto. C'è da stupirsi che le posizioni a livello parlamentare siano quelle che sono emerse. È curioso trovare, ad esempio, nella sinistra, il seguente titolo su "Il Manifesto" del 25 febbraio: "Libere e liberi di scegliere". È il titolo del libro Free to choose di Milton Friedman, che ho già citato in quest'Aula a proposito della parità scolastica, quindi della libertà di scelta educativa delle famiglie. Quella no, non viene ammessa da parte della sinistra, e invece si riconosce il diritto da parte delle donne di scegliere come meglio credono per procreare. Di fronte a questo discorso, credo non ci sia di mezzo tanto la libertà di fare quello che si vuole, ma proprio di dover tutelare la vita e la salute del nascituro.
Mi è capitato di leggere in aereo un articolo di Josh Fischman dal titolo "Perché ci innamoriamo?". Vi riporto solo le prime parole di introduzione: "Quando una persona ci piace davvero, non è solo questione di sentimento o di attrazione fisica: ci stimolano, senza saperlo, i suoi geni, i suoi ormoni, il suo sistema immunitario. Il motivo? Ubbidiamo da milioni di anni a precise regole biologiche ed evolutive": da milioni di anni. E noi, nel giro di neppure una generazione
travalichiamo e sostituiamo queste regole, credendo di poter interpretare correttamente un processo che per tanti versi ci è ancora oscuro.
Come mai, ad esempio, ci sono anticorpi antispermatozoo? Questi sono spesso causa di alcune condizioni di infertilità. Nell'uomo gli anticorpi antispermatozoo si producono per un difetto della barriera sangue testicolo con conseguente sviluppo di questa condizione autoimmune. La ricerca degli iso-anticorpi antispermatozoo nel muco cervicale, nel sangue di donne con problemi di infertilità è utile in tutti i casi in cui si sospetti un'incompatibilità immunologica di coppia.
Ci sarà dunque qualche motivo profondo a livello di selezione naturale per cui questi anticorpi si scagliano contro degli spermatozoi per inibirne l'azione! Io credo che ci sia e che spetti alla ricerca scientifica appurare tutti questi aspetti.
Forse la procreazione in vitro non è così corretta come si vorrebbe far credere. Enumero alcuni motivi secondo il Laboratorio di Bioetica di Messina per cui la procreazione in vitro è scorretta: 1) il già accennato insuccesso di questa metodica; 2) l'enorme spreco di embrioni; 3) il problema dell'alta abortività; 4) la frantumazione antropologico-affettiva dei legami sessuali e della procreazione; 5) la presenza di terze persone nel caso della maternità surrogata o delle nonne-madri; 7) gli effetti economici degradanti.
Del punto 6) voglio dare una lettura dettagliata, perché è un aspetto di una gravità incredibile, a cui ho fatto cenno in Commissione senza conoscere i dati: "ampi studi confermano la nascita di bambini seriamente ammalati e una più grande proporzione di malformazioni o di malattie congenite. Ciò è motivo di gravi apprensioni. L'esperienza di vent'anni di FIVET, cioè di procreazione in vitro, ha dimostrato quanto è reale tale apprensione. Un rapporto pubblicato nell'aprile 1996 nel secondo numero della prestigiosa "Hasting Center Report", che riferisce di molti altri rapporti, ha evidenziato che in questi due decenni sono nati molti bambini con gravi malattie, deficit e malformazioni, ad esempio spina bifida e malformazioni cardiache. Si distinguono ormai da tempo tre diversi tipi di danno che i bambini possono subire con la procreazione artificiale: a) danni devastanti, cioè che pongono sofferenze tali che vivere è spesso ritenuto peggio del non vivere; b) danni seri, ossia difetti fisici e mentali con considerevole dolore e sofferenza; c) danni sostanziali, vale a dire danni che comportano diversi tipi di problemi".
Credo che, in base a quel principio di precauzionalità che è stato spesso citato da altri colleghi, questo punto sia ampiamente sufficiente per tagliare la testa al toro, come si suol dire. Eppure, sembra che di queste considerazioni non si voglia far tesoro. Per fortuna dalla stampa odierna si apprende che due autorevoli Capi di Stato, Clinton e Blair, hanno assunto una posizione assolutamente rivoluzionaria: i dati del progetto genoma devono essere messi gratuitamente a disposizione di tutti gli scienziati del mondo. Mi auguro che tale proclama possa tradursi in pratica anziché rimanere una voce nel deserto.
L'appello per il libero accesso alle informazioni genetiche, che Clinton e Blair hanno appena rivolto, ha fatto crollare a Wall Street i titoli biotecnologici perché, come sapete, questo business è diventato notevolissimo, ma il suo significato è quello della richiesta della messa a disposizione del genere umano di quello che è giusto che sia, cioè dei risultati della ricerca scientifica, in modo che tutti se ne possano avvalere e soprattutto in modo che nessuno possa usufruirne per scopi di solo arricchimento o semmai con indifferenza per le gravi implicazioni che potrebbero derivare per l'evoluzione della specie umana (che potrebbe seriamente indebolirsi per una pratica indiscriminata, non solo sperimentale, ma a sistema, della procreazione artificiale in vitro con metodo eterologo).
Ribadisco quindi l'augurio che questo appello venga raccolto e che ci sia la possibilità di affrontare a livello parlamentare con più dati (facendo quindi sempre tesoro dei risultati della ricerca, che deve assolutamente procedere) e pertanto con cognizione di causa, i passaggi successivi che dovranno immediatamente seguire l'eventuale approvazione di questo disegno di legge, sul quale mantengo la mia perplessità per la forte contraddizione che rilevo fra il comma 3 dell'articolo 4 e l'articolo 16.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Daniele Galdi. Ne ha facoltà.
DANIELE GALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'esigenza prioritaria che abbiamo sia quella di regolamentare la fecondazione assistita con una legislazione leggera. Deve infatti essere prevalente il rispetto della pluralità di concezioni ideali, etiche e religiose, che in una società sempre più articolata, complessa, multireligiosa e multietnica accompagnano la famiglia, la sessualità e la procreazione.
Deve essere prevalente la considerazione che la decisione di avere un figlio è eminentemente privata, appartenente alla sfera di autonomia della persona.
La conquista di più ampi spazi di libertà e autonomia nelle decisioni relative alla sessualità, alla procreazione e alla vita familiare è l'esito di un processo storico in cui innovazioni legislative e sentenze della Corte costituzionale, unitamente agli orientamenti della giurisprudenza ordinaria, hanno svolto un ruolo non irrilevante.
Nel volgere di pochi anni si è avuta una completa inversione di rotta: il controllo delle nascite non costituisce più una condotta socialmente riprovata e penalmente sanzionata, ma viene, invece, riconosciuto come oggetto di una libera scelta della persona e della coppia. Il significato di questo passaggio può comprendersi appieno se lo si mette in relazione con la parallela evoluzione che negli ultimi venti anni si è compiuta nella disciplina del lavoro femminile e della famiglia.
Si deve, inoltre, considerare che le leggi sin qui emanate e la loro concreta attuazione hanno contribuito a far perdere al matrimonio il significato di via maestra di affermazione personale e sistemazione economica delle donne. La maggiore indipendenza economica della donna e la possibilità di realizzazione personale nel campo professionale sono elementi significativi per impostare in termini d'eguaglianza i rapporti coniugali all'interno della famiglia e per rendere effettiva la regola dell'accordo, che costituisce il principio di organizzazione della vita familiare, contribuendo al superamento della condizione di soggezione che tradizionalmente caratterizzava la posizione della donna nella famiglia.
Lo stesso fatto di diventare madre costituisce sempre meno un destino per la donna, ma diviene sempre più una libertà da esercitare in un quadro di compatibilità con altre scelte familiari, personali ed esistenziali.
Purtroppo, questa scelta viene messa in molti casi in discussione per problemi di sterilità, sia maschile che femminile. Da una relazione del professor D'Ambrosio e di altri studiosi dell'Università di Pisa, dal tema "Lo stato della ricerca circa le cause di sterilità", si evince che il problema della sterilità interessa circa il 15-20 per cento delle coppie in età fertile.
L'incidenza delle cause di infertilità ha subìto nel corso di quest'ultimo decennio alcune importanti variazioni: il fattore meccanico, prevalentemente rappresentato dall'ostruzione tubarica dei fibromi, è in crescita, avendo raggiunto il 32 per cento rispetto al 20 per cento degli anni '80. Sempre nello stesso periodo hanno guadagnato terreno fattori quali l'endometriosi e alcune endocrinopatie.
Rimane invece immodificata l'incidenza delle cause di origine maschile, che risulta ben più elevata in coppie con stili di vita che contribuiscono ad indebolire la fecondità. Le abitudini voluttuarie come il fumo di sigarette, l'abuso di caffeina, l'alcool, l'uso di droghe e fattori costituzionali sono tra i motivi più importanti.
Una diminuzione significativa degli indici delle nascite viene osservata tra i 30 e i 36 anni rispetto a gruppi di età compresa tra i 20 e i 24 anni, calando verticalmente dopo i 40 anni.
Con frequenza sempre maggiore le persone che hanno questi problemi si rivolgono al medico e a centri specializzati: il divenire genitori rappresenta una tappa essenziale nel ciclo della vita umana e tale condizione, più del matrimonio, simboleggia la piena responsabilità dell'essere adulto.
La sterilità esercita, quindi, un profondo impatto sullo stato psicologico dell'individuo, suscitando sentimenti di colpa, depressione, rabbia e isolamento, in modo particolare nelle donne. E' infatti molto comune pensare subito alla sterilità femminile.
La legge che stiamo discutendo dice molto di più, indica cosa non bisogna fare, anziché agire in positivo. Vi sono norme che invadono il campo più propriamente tecnico e che sarebbero meglio ascrivibili a protocolli sanitari da emanarsi da parte del Ministro della sanità, così come avviene per ogni altra cura o intervento sanitario.
In Commissione abbiamo sentito sostenere dal senatore Tomassini e da altri che la fecondazione assistita non deve essere riconosciuta quale terapia perché la sterilità resta tale. Mi resta molto difficile da capire questo ragionamento: perché usiamo l'insulina per i diabetici, non è questa una terapia? La malattia resta ma con l'insulina ne alleviamo il danno.
A mio parere, l'errore di fondo di questa legge è quello di occuparsi di questioni etiche e di questioni tecniche, dettando norme a mio parere molto inquietanti. Nel riconoscere i diritti dei soggetti coinvolti nella fecondazione medicalmente assistita nei limiti previsti dalla legge, si ritiene prioritario il diritto del concepito. In tutti i Paesi europei con culture molto simili alle nostra, ma anche nella legislazione fin qui prodotta, è soggetto di diritto la persona nata, non il progetto di vita.
Credo che su tale questione occorra soffermarci per riflettere con calma e senza posizioni preconcette, a meno che l'obiettivo sia un altro: quello di intaccare i princìpi sui quali si fonda la legge n. 194 del 1978.
Sull'esigenza di rispettare e di offrire garanzie al bambino che nascerà non credo che tra di noi possano esserci differenze, tutt'altro. La donna che si sottopone a queste terapie è segnata da un percorso di sofferenza psicologica e sa di rischiare anche in termini di salute. Il figlio che nascerà avrà da lei tutto l'amore e il rispetto di una madre.
Nelle motivazioni contrarie alla fecondazione eterologa c'è anche quella del pericolo per la salute del nascituro, ma anche su questo dobbiamo agire con raziocinio. Quando per il bambino adottato esistono problemi di salute, il giudice risale ai genitori biologici.
Il disegno di legge interviene poi su questioni prioritariamente tecniche che andavano risolte, come ho già detto, con linee guida. Non credo infatti che dei legislatori debbano improvvisarsi medici o esperti del settore. Sono comunque andata ad informarmi. Il giudizio degli esperti del settore è che le soluzioni prospettate a proposito dei tre embrioni e del divieto alla criocongelazione sono viziate da incompetenza.
Vediamo a cosa può portare questa scelta. Il trasferimento di tre embrioni può portare con una certa frequenza a gravidanze quadrigemine, per divisione di uno degli embrioni in due e ci sono donne che non possono portare avanti gravidanze siffatte. Ci sono circostanze in cui ciò è assolutamente sconsigliabile per ragioni mediche e il non poter congelare gli embrioni prodotti per utilizzarli successivamente comporta il doverli gettare, ma anche questo è vietato.
Con queste limitazioni le speranze di riuscita saranno talmente basse che agli operatori si porrà il dovere deontologico di rifiutarsi di praticare la riproduzione assistita in condizioni così penalizzanti, indirizzando i pazienti verso le strutture di Paesi vicini. Tanto varrebbe proibire direttamente ed esplicitamente ogni forma di riproduzione assistita.
Per capire quanto sia ridicolo pensare di praticare una fecondazione in vitro con queste limitazioni bisogna conoscere i meccanismi e i princìpi biologici sui quali questa si basa. La riproduzione medico-assistita tenta di imitare i meccanismi naturali della fecondazione. Come la natura, essa si basa sullo spreco di embrioni. Infatti, la stragrande maggioranza di embrioni non ha in sé il potenziale adeguato per l'attecchimento nell'utero materno e viene eliminato con la mestruazione. Da una selezione embrionaria, dunque, e non dalla difficile formazione di embrioni deriva il basso potenziale di fertilità della specie umana, anche in condizioni ottimali.
Lo stesso fenomeno lo possiamo osservare nel campo della fecondazione in vitro. Quando si trasferiscono embrioni ottenuti mediante fecondazione in vitro non si ha la capacità di giudicare mediante una semplice osservazione quale di questi ha il potenziale di attecchimento necessario per lo sviluppo di una gravidanza. La scelta del numero di tre embrioni è il risultato di un compromesso a livello statistico, giocato sulle probabilità di impianto di ogni singolo embrione. Se si trasferisce un embrione solo, le probabilità statistiche di aver azzeccato un embrione dotato di vitalità sufficiente sono talmente basse da rendere lo sforzo dispiegato sproporzionato a realistiche probabilità di riuscita. Se si dovessero trasferire dieci embrioni, la probabilità di ottenere una gravidanza multipla è realistica, con inaccettabili rischi ostetrici.
Tre embrioni è dunque il numero scelto sulla base di una esperienza maturata nel corso di decenni a livello internazionale, per mediare tra l'esigenza di mantenere un decente livello di percentuale di riuscita della tecnica e quella di limitare a tre il numero massimo di gemelli ottenibili con un solo intervento. Per raggiungere questo risultato, si cerca di ottenere nel corso di un'unica stimolazione il massimo numero possibile di ovociti maturi e utilizzabili per la tecnica scelta. Tutti gli ovociti ritenuti utilizzabili vengono inseminati, allo scopo di ottenere il maggior numero possibile di embrioni trasferibili: tra questi vengono scelti quelli apparentemente più vitali nel numero di tre. Essi vengono trasferiti nella speranza di ottenere una gravidanza sperabilmente singola e al massimo tripla nel 25 per cento dei casi. Gli altri embrioni, qualora presentino caratteristiche soddisfacenti e qualora la coppia lo desideri, vengono congelati per essere trasferiti in un ciclo successivo.
Detta pratica permette di sfruttare tutte le potenzialità di risposta ovarica da una singola stimolazione e si rivela particolarmente utile per le donne con una risposta esuberante, per le quali ogni stimolazione rappresenta un concreto rischio di complicanze immediate, anche potenzialmente gravi.
Va anche detto che al momento non sono noti gli eventuali rischi a lunga scadenza determinati dalle ripetute stimolazioni. E' pertanto buona norma e misura di prudenza cercare comunque di limitare queste ultime allo stretto indispensabile: qualora gli embrioni residui non presentino caratteristiche che li facciano rimanere idonei, essi vengono eliminati.
Questo modo di agire è finalizzato allo scopo di essere in grado di trasferire sempre i famosi tre embrioni. Ma se la legge impone di non inseminare un numero di ovociti superiore a quello che può fornire tre embrioni e vieta di congelarli o di eliminarli, i medici si vedranno costretti a non inseminare ogni volta più di tre ovociti. Tale pratica potrà portare in un certo numero di casi alla formazione di tre embrioni, ma in altri e non pochi casi potremo avere solo due embrioni o solo uno: davvero poco per una donna che si è sottoposta ad un regime ormonale e potenzialmente pericoloso, che spesso ha perso tempo per lei prezioso in una lunga lista di attesa prima di poter accedere a questo intervento. Si tratta di errori gravi che il legislatore compie quando i problemi etici si sovrappongono a quelli tecnici. A nessuno di noi verrebbe da interferire sulle modalità usate per un'operazione al cuore, e invece sulla fecondazione lo stiamo facendo.
Non credo che il Paese abbia bisogno di una legge purchessia, ma ha invece bisogno di una buona legge che non invada e non indaghi sulle scelte personali, ma che consenta ai cittadini di avere garanzie attraverso una regolamentazione dei centri, attraverso linee-guida che devono essere periodicamente aggiornate in riferimento all'evoluzione delle conoscenze scientifiche.
Chiedo ai colleghi di riflettere su questo: discutiamone ancora. Sono sempre stata contro l'utilizzo dell'utero di un'altra donna, ma alla domanda che un collega mi ha posto "partoriresti per conto di tua figlia?" ho risposto senza esitazioni "sì, come atto di infinito amore". (Applausi dai Gruppi DS, PPI e Verdi, e delle senatrici Fiorillo e Scopelliti. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rescaglio. Ne ha facoltà.
RESCAGLIO. Signor Presidente, signor Sottosegretario, non entrerò nella dimensione scientifica del disegno di legge, anche perché non ho la competenza che esso pure richiede. Svolgerò invece una riflessione di natura umanistica, secondo la mia educazione, considerando che è bene che qualche volta anche l'umanesimo diventi storia delle nostre leggi e ad esse si accomuni.
Il diritto del concepito e la dimensione della maternità: un'unione che dà senso all'intera vita. Mi pare che il comma 1 dell'articolo 1 sia di per sé la sintesi più qualificata di tutto il provvedimento: "Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, in particolare del concepito". Se non facciamo riferimento a questa precisa indicazione - tutte le leggi, credo, nelle prime righe recano la sintesi della loro storia - probabilmente usciamo da quelli che sono i confini del disegno di legge stesso. Qui si parla di diritti del concepito, e per me questa è la sostanza stessa del dettato costituzionale.
Per associazione di idee, ho riproposto a me stesso tre romanzi di quest'ultima stagione letteraria. Il primo, "E' più tardi di quanto credi", del grande narratore francese Gilbert Cesbron, narra la storia di una coppia, marito e moglie, che vivono una vita in attesa di un figlio e quando sembra che ormai tale desiderio si possa realizzare il cancro impedisce alla donna di realizzare la sua aspirazione e il marito farà di tutto per evitarle il dolore, la sofferenza, ricorrendo anzitempo al metodo dell'eutanasia.
In secondo luogo, ho ripensato a "Per le antiche scale" di Mario Tobino, il narratore che ci ha portato nel mondo della follia. C'è una pagina indimenticabile in quel suo libro che narra la storia di una donna che nei momenti di esaltazione furiosa chiama costantemente in causa il momento in cui aveva desiderato di avere una creatura, ma il marito glielo aveva impedito a forza di botte; e lei in quei momenti sottolinea il suo bisogno ardente di avere una seconda creatura e sottolinea l'impedimento forzato, violento, che l'ha costretta probabilmente ad approdare anche al dramma della pazzia.
C'è poi una terza pagina che mi ha sempre coinvolto nella letteratura di questi ultimi decenni, ed è in quel romanzo significativo, "Aracoeli", di Elsa Morante, questa donna che ha avuto una vita piuttosto faticosa. In quel romanzo ella ci presenta una scena di grandissima efficacia umana: quando torna da scuola il figlio, e si butta sulla madre per recuperare, dice la narratrice, il senso della maternità; è una pagina di altissimo valore umano.
Il discorso mi porta all'interno della famiglia, dove l'amore può cementare ogni destino umano. Provengo dalla cultura contadina, dove la vita si conduceva all'insegna della solidarietà reciproca e dell'amore vero; erano piccoli mondi antichi quelli - poi Fogazzaro ci avrebbe riproposto quel "Piccolo mondo antico" - cui ora andiamo con il pensiero, ma che rappresentavano storie indimenticabili di affetti.
Il disegno di legge in esame riconosce un diritto: trasmettere la vita. Dono altissimo, nonostante tante violenze in questi nostri tempi. Non dimentico mai, quando torno su questi argomenti, la pagina manzoniana dedicata alla madre di Cecilia: nel momento drammatico della peste di Milano il Manzoni si ferma un momento a sottolineare la forza della maternità, dell'aver trasmesso la vita, e lo fa nel momento della morte, perché questa donna consegna ai monatti quella che è stata la sintesi di tutto il suo affetto.
Ecco il ricorso alla procreazione. Nel comma 2 dell'articolo 1 si dice: "Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora i metodi terapeutici non risultino idonei"; non sempre, quindi, ma quando esiste un'extrema ratio che consente di dare valore e significato alla vita, all'amore, alla reciproca interrelazione tra due coniugi.
C'è allora il rapporto molto significativo scienza-uomo-vita, un tema che abbiamo sentito molte volte richiamare in questi ultimi anni. La scienza al servizio della vita, in tutte le sue esperienze possibili.
Mi ha un poco sconvolto una pagina di Furio Colombo in quel suo libro: "La vita imperfetta" dove, parlando della scienza, dice: "Eppure la scienza è niente, perché si è divisa in specializzazioni profonde e non ha linguaggio per condividere quello che sta facendo. Il suo percorso si è immensamente allontanato dal mondo in cui i non scienziati sono abituati a descrivere l'esperienza. Il mondo nel migliore dei casi è letterario, nel peggiore è afasico. Il binario dell'immaginazione, almeno quello che abbiamo percorso finora, è interrotto. Passano solo convogli locali che fermano ad ogni stazione già nota e portano sempre gli stessi passeggeri lungo tronconi di linea. L'altro percorso, quello della scienza, non lo vediamo perché non possiamo guardarlo. Non ne abbiamo gli strumenti e non ce lo sanno descrivere. Gli scienziati, i ricercatori non hanno un linguaggio. Per questa ragione" - scrive il saggista - "un intero emisfero del cervello collettivo del secolo resta spento: non sa, non vede, non prevede, non aspetta".
Andando oltre, sempre in quel libro di così alta efficacia contenutistica l'autore dice: "La prima è che la scienza, invece di liberarmi, mi inchioda alla mia identità fisica. In questo modo il mio mondo interiore e fantastico, il mio potenziale di riflessione sulla realtà viene svalutato a livello di un sogno irrilevante incapace di scalfire anche i fatti minori". Una polemica contro la scienza forse, se vogliamo, anche eccessiva; però, anche un desiderio di vedere la scienza che sia effettivamente al servizio della vita, perché di questo si parla nel testo legislativo che abbiamo davanti.
Da qui, quanto la legge suggerisce all'articolo 3, la necessità morale di informare: "Il servizio di assistenza alla famiglia ed alla maternità provvede, altresì, d'intesa con il servizio sociale competente per territorio, a fornire un'informazione adeguata sulle opportunità e sulle procedure per l'adozione o per l'affidamento familiare". Informare nel modo più ampio possibile, perché la coppia abbia davanti a sé tutto il panorama dei problemi e nulla sia taciuto, anche perché un domani potrebbero nascere dei fraintendimenti proprio nelle relazioni della coppia stessa. Informare, che significa chiamare direttamente in causa la responsabilità medica - e lo si dice qui nel testo - che deve documentare casi di sterilità e infertilità.
Probabilmente non abbiamo ancora sentito in quest'Aula che significa fare di questa professione una delle più alte nel contesto della vita umana, al servizio autentico e responsabile di tutto quello che la famiglia deve affrontare, per dare ad essa effettivamente dei contributi alla soluzione spesso drammatica di problemi impellenti.
Proprio nella realtà del nucleo familiare - e penso ad una famiglia costituita, a coppie coniugate, mentre nell'articolo 5 si parla pure di coppie conviventi, che il mio senso dell'umano comprende ma che si allontanano dalla mia realtà di famiglia - si realizzano le numerose attese cui bisogna dare una risposta. E le risposte vengono dalla classe medica, con la vasta competenza che questa può avere e soprattutto con la capacità di vivere intensamente i problemi della società in cui viviamo.
Nell'articolo 6, dove si parla di consenso informato, si dice che alla coppia deve essere prospettata la possibilità di ricorrere a procedure di adozione e di affidamento.
Questo è un altro campo, un pochino dimenticato nell'analisi: "procedure di adozione e di affidamento". Non è un campo da escludersi. Certo, sull'argomento vi sono state discussioni troppo lunghe; ancora adesso, in Commissione infanzia, ci si chiede se la legge n. 184 del 1983 fosse già una buona legge, che pure aveva contenuti molto significativi, e se sia giusto riproporre un cambiamento totale in materia.
Tuttavia, è certo che bisogna arrivare ad una legge sulle adozioni precisa e definitiva in tempi rapidi, perché anche questa strada è una scelta utile per rispondere a problemi che la coppia può avere nella realtà della famiglia. Così come l'affidamento (che non è un'istituzione secondaria) diventa ugualmente una strada percorribile per i genitori che si sentano capaci di dare un senso alla loro dimensione di maternità e di paternità.
Cito un altro passo del disegno di legge in esame: "garantire la consapevole formazione della volontà". E' bellissimo tale passo, dal punto di vista linguistico, oltre che umano. Di fronte ad un atto così impegnativo, tutto deve essere chiarito e meditato. Si tratta proprio di valorizzare la volontà, di formare una volontà; nulla di improvvisato o qualunquistico, perché siamo nell'ambito di problemi e di questioni che interessano il vertice stesso della vita umana.
In più passi ho trovato un collegamento con l'articolo 1, comma 1, nel quale si sottolinea l'urgenza di assicurare lo stato giuridico del nato attraverso la procreazione medicalmente assistita e il valore della paternità e della maternità. La parte politica cui appartengo, il Partito Popolare Italiano, si sente fortemente interessata a tale discorso. Tutte le nostre battaglie per la vita, i movimenti per la vita, negli anni passati e ancora adesso, sono in linea con l'esigenza di assicurare lo stato giuridico del nato, perché, altrimenti, non riusciremmo a formulare nessuna legge in modo autentico e convincente.
"Sono evitate" - si legge ancora nel disegno di legge - "forme di commercializzazione, importazione ed esportazione" di gameti e di embrioni, o la "surrogazione di maternità". Nessuno può mettere in discussione che chi ha formulato questo testo (vi è una lunga serie di proponenti) ha trovato anche una forma linguisticamente molto efficace, là dove si parla di "commercializzazione" e di "surrogati" della maternità.
Credo che chi è della mia stessa convinzione non possa non riconoscere l'esigenza di evitare che la maternità abbia dei surrogati: la maternità è unica, è convinzione, è assunzione di responsabilità. E, se avessimo il tempo, vi è un'intera pagina scritta, che in questi decenni ci ha riportato ad interrogarci su questo altissimo valore. Mi torna alla mente soltanto quel magnifico testo ungarettiano della madre che si mette in ginocchio dinanzi all'Eterno, in una preghiera personalissima, perché Dio abbia a perdonare il figlio: questa maternità e questo amore che non si spengono neppure con la morte, il cui confine va addirittura oltre il tempo e si proietta nell'eternità.
Fondamentale, per me, il Capo VI, "Misure di tutela dell'embrione", in cui viene ugualmente riconosciuta l'esigenza fondamentale di non fare degli embrioni qualcosa di assurdo e di insignificante. Anche qui è la vita che già è in atto, e per noi, responsabilmente, si richiede l'attenzione assoluta.
Vi è anche un altro articolo, che pure non ha trovato, mi pare, fino ad ora viva attenzione nella nostra discussione. Mi riferisco all'articolo 15, che tratta dell'obiezione di coscienza, intesa come possibilità, da parte di chi opera nel campo sanitario, di non accedere a qualcosa che possa urtare la propria sensibilità. È un aspetto, questo, da non trascurare.
Sull'obiezione di coscienza, probabilmente, non siamo stati capaci di trarre tutte le conseguenze e le risposte che si potevano ottenere; però, è una risposta significativa a chi deve operare in campi estremamente difficili e deve anche trovare qualcosa che gratifichi il proprio modo di sentire, di vedere e di orientarsi nella vita.
E così la legge richiama anche l'adottabilità degli embrioni, tema sul quale credo che abbiamo detto ormai abbastanza, nel senso che quest'adozione deve nascere da un sentimento di amore, da una convinzione che bisogna accedere alla maternità con il massimo di responsabilità e di interiorità, secondo la mia formazione.
Siamo nella realtà di una legge che permette ad un credente o a un laico umanamente aperto di trovare una risposta a giuste esigenze, nel rispetto delle leggi di natura, volute da Dio per valorizzare la dignità dell'uomo nella sua realtà più vera.
Mi auguro che la scienza, di fronte ai problemi della vita, ci aiuti a capire di più ciò che autenticamente la esalta. Guai se ci trovassimo domani nella condizione che descrive lo scrittore polacco Kapuscinski, alla fine di un suo libro indimenticabile, lapidario, "In viaggio tra i frammenti della storia", laddove dice: "Ho fatto un sogno: tengo in mano un orologio; improvvisamente cifre e lancette spariscono, il quadrante si allunga, diventa bianco, dall'interno dell'orologio mi si riversano in mano lamine, molle e ingranaggi; resto smarrito in un deserto assoluto", che non è quello che vorremmo come uomini incamminati sui destini della vita.
Intanto, ritorno volentieri a quel testo di questo straordinario pontificato che fu l'enciclica Familiaris consortio, con la meravigliosa celebrazione dell'amore, e solo dell'amore, nella condizione di coppia. (Applausi dal Gruppo PPI e dei senatori Bruni e Misserville. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Guidi. Ne ha facoltà.
DE GUIDI. Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, è stato ripetutamente ricordato, nel corso di questo dibattito, che siamo chiamati ad approvare una legge e non a dettare un codice etico. Convengo su questo principio che è a fondamento della concezione dello Stato laico, ma mi chiedo se le leggi debbano prescindere da princìpi etici quando questi siano ampiamente condivisi. Poiché io credo che i princìpi etici debbano comunque informare le scelte legislative, imposterò in questo senso il mio intervento.
Siamo consapevoli che ci troviamo a trattare questioni essenziali relative al problema, o forse è meglio dire al mistero della vita umana. Ritengo infatti che, per quanto la ricerca scientifica debba e possa progredire nel tentativo di restringere sempre più i confini dell'ignoto relativamente ai complessi problemi della vita dell'uomo, si troverà comunque di fronte a limiti invalicabili: la sua origine, il suo svilupparsi nella contraddizione tra bene e male, tra felicità e dolore e, infine, la morte.
Credo pertanto che ci si debba accostare a questi temi con una saggia dose di umiltà, nella consapevolezza che nessuno può vantare il possesso della verità.
Il provvedimento che stiamo esaminando mette in gioco i valori delle libertà individuali relative a scelte di fondo e i diritti di coloro che dipendono da tali scelte. La ricerca di una risposta non può che avvenire in un confronto leale tra diverse culture ed esperienze, confronto privo di schematismi aprioristici e di esecrabili tatticismi politici o, peggio, di strumentalizzazioni ideologiche.
Tento ora di esprimere brevemente il mio contributo al dibattito.
Di fronte al legittimo desiderio di maternità e paternità di una coppia, mi pongo dalla parte del bambino che potrà nascere, perché è il soggetto più debole e indifeso, perché non ha voce per reclamare i suoi diritti futuri.
In quest'ottica, ritengo che il desiderio di genitorialità non può essere un assoluto che prescinda dal frutto di tale desiderio. E, se il fine proprio di ogni creatura umana è quello di perseguire e raggiungere la felicità, è doveroso ricercare quelle condizioni che favoriscono ai nascituri il raggiungimento di tale obiettivo.
Tra queste condizioni ritengo essenziale l'amore di una coppia, uomo e donna, regolarmente uniti o conviventi di comprovata stabilità, che sappia accogliere il figlio come frutto di una reciproca donazione d'amore. Atto d'amore che può essere presente anche nella coppia che ricorre alla fecondazione medicalmente assistita allorché non sussistano le condizioni per una fecondazione naturale.
Il ricorso ad un donatore, allorché non possano essere utilizzati i gameti della coppia, mi lascia molto perplesso. Due sono le ragioni di questa mia incertezza. Ho sempre fatto riferimento, nelle riflessioni precedenti, alla coppia uomo-donna che ritengo una condizione essenziale per mettere in campo quella testimonianza di amore per l'altro, diverso da sé, che alimenta nel bimbo la capacità di sapersi accettare e di saper accettare gli altri. L'inserimento di un terzo ignoto in questo processo vitale, che non è semplicemente biologico ma anche psicologico e affettivo, penso venga ad alterare quell'equilibrio, già di per sé difficile in situazioni normali, necessario ad un sereno sviluppo del bimbo.
Ma la ragione di fondo che mi fa resistere ad accettare la fecondazione così detta eterologa è che questo processo, anche se rigidamente normato, potrebbe in seguito aprire la strada ad una forma mascherata di selezione della specie. Perché, dovendo ricorrere ad un donatore, non chiedere che sia tale da consegnare al figlio determinate caratteristiche che lo renderebbero più accetto e più amabile? Triste prospettiva quella di una società formata da persone parzialmente programmate. Già la letteratura fantascientifica ha descritto ipotesi di tal genere, dove i soggetti particolarmente interessati a questi processi risultavano essere gli utilizzatori e gli assicuratori di specifiche attitudini; e se ne comprende bene il perché.
Devo constatare che a tal proposito vi è un emendamento relativo alla fecondazione con donatore esterno alla coppia dove si pongono condizioni e limiti di sufficiente garanzia ad evitare il pericolo di cui sopra. Ma la mia resistenza è dettata dal dubbio che, una volta ammesso il principio, le normative di contorno possano essere gradualmente modificate. Concordo comunque sulla necessità che il testo della Camera sia migliorato, soprattutto nelle parti relative ai diritti dell'embrione e alla sua adottabilità (non mi dilungo su questo punto poiché sono già state illustrate le ragioni di ciò), nonché all'articolo 12 dove si determinano le sanzioni e le pene per la trasgressione alle norme stabilite dalla legge. A questo proposito, vi sono emendamenti sui quali convengo.
In questa mia posizione mi ha confortato il pensiero di un filosofo che ha attraversato tutto il secolo appena concluso, che fu discepolo di Heidegger dal quale si dissociò quando il maestro aderì al nazismo: si tratta di Hans Jonas. Dice quest'ultimo: "Di fronte a questo nuovo salto di qualità della civiltà delle macchine" -alludendo ai progressi della scienza biologica - "faremo bene a considerare le implicazioni in anticipo, in modo da non essere di nuovo presi alla sprovvista dalle nostre stesse capacità".
Il controllo biologico dell'uomo, specialmente il controllo genetico, solleva questioni etiche di genere completamente nuovo alle quali né la prassi né la teoria precedenti ci hanno preparato. Poiché sono in discussione la natura e l'immagine dell'uomo, la prudenza diventa il nostro primo dovere etico e un ragionamento ipotetico la nostra prima responsabilità. (Applausi dai Gruppi DS e Verdi e della senatrice Scopelliti).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruni. Ne ha facoltà.
BRUNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mai come in questo periodo il mondo della sanità è stato attraversato da malesseri, divergenze e diversità di opinioni, obiettivi e programmi. La problematica che stiamo oggi affrontando non è altro, infatti, che la punta di un iceberg che ancora una volta, con tutta la sua forza rischierà di spaccare il consenso del Parlamento in modo emblematico. Dico emblematico perché a tratti sorprende l'atteggiamento di una certa area cattolica di maggioranza che sembra strumentalmente dimenticare la sua tradizione e la sua cultura quando si toccano temi come questo della fecondazione artificiale che non possono non interferire, oltre che ovviamente con la scienza, con il pensiero e la coscienza più profonda di ognuno di noi.
Il concepimento di un essere umano è il punto finale di un complesso e articolato percorso che attiene alla sfera morale, affettiva, personale e genetica, in una sequenza soggettiva ma straordinaria per l'umanità. La procreazione è dunque un campo all'interno del quale non è facile comunque inserire e disporre regole e discipline, anche perché nessuno di noi, nella scienza, nella cultura e nella filosofia, può vantarsi di possedere certezze e verità assolute, specialmente dove i princìpi etici e religiosi spesso portano a conclusioni molto diverse.
Per quel che mi riguarda, valga il principio che dare troppa libertà è come non darne affatto: si corre il rischio di deformare aspirazioni, ambizioni e aspettative. Ho più volte affermato e confermato di essere favorevole alla fecondazione omologa, se pure nelle sue articolazioni vi siano limiti di condivisibilità, ma altrettanto certamente dico e confermo di essere contrario alla fecondazione eterologa, che aprirebbe la strada ad incertezze e discriminazioni potenzialmente travolgenti.
Certamente la procreazione assistita rappresenta un passaggio fondamentale nell'evoluzione della medicina e quindi della società, ma non può trasformarsi in un freddo procedimento tecnico e metallico, fuori da ogni minimo e naturale significato dell'essere uomo e dell'essere donna. Del resto, ogni sperimentazione, seppure teoricamente utile per lo sviluppo dell'umanità, non può prescindere dalle valutazioni sulle conseguenze che ingenera: basti per ciò ricordare i timori, le ansie e le forti preoccupazioni di Einstein all'indomani della relatività.
In questo senso, la fecondazione eterologa, proprio perché ottenuta grazie ad un seme estraneo, esterno e sconosciuto alla coppia, può creare un pericoloso vulnus al principio di famiglia, costituzionalmente riconosciuto, così come a quello di uguaglianza e della pari dignità dei coniugi.
Dal punto di vista squisitamente medico, la cronologia di questo processo di fecondazione medicalmente assistita inizia immediatamente quando lo spermatozoo aderisce al rivestimento extracellulare dell'ovocita. In questo momento, l'ovocita diviene straordinariamente attivo e dà origine ad una sequenza di eventi che culmina nell'avvio dello sviluppo dell'embrione (dallo zigote, embrione unicellulare, alle fasi successive rapidamente e strettamente collegate). In questa cellula fecondata, lo zigote, è presente in modo inconfutabile l'informazione genetica che ne caratterizza l'identità unica e irripetibile. Questa cellula rappresenta anche il punto esatto nello spazio e nel tempo dove un nuovo organismo umano inizia il suo proprio ciclo vitale. Il nuovo genoma che si realizza nello zigote, frutto della fusione dell'informazione genetica proveniente dai due genitori, assume il controllo di tutto il processo morfogenetico che è determinato a sviluppare un unico individuo umano.
Il riconoscimento della soggettività dell'embrione, quindi la sua dignità di persona, è il necessario presupposto per impedire, con le tecniche di procreazione artificiale, la produzione di embrioni soprannumerari, il loro congelamento (la crioconservazione), la sperimentazione e la loro manipolazione.
Allo stesso tempo la definizione dello statuto giuridico dell'embrione umano è il presupposto logico e imprescindibile di qualsiasi disciplina della fecondazione medicalmente assistita. Non è perciò ragionevole né giusta una disciplina della procreatica che eviti di pronunciarsi sullo statuto dell'embrione, con il riconoscimento quindi della sua piena umanità e della dignità di un individuo appartenente alla specie umana, da cui discende il riconoscimento dei suoi diritti alla vita, all'identità, alla famiglia.
Certo, in campo filosofico nessuno può vantarsi di possedere un monopolio della verità; perciò studiosi, credenti e non credenti, devono impegnarsi tutti nella ricerca della verità. Se i fatti a sostegno di una determinata conclusione la rendono solo probabile, questa non potrà essere presentata come certa. Inoltre, le cause del rispetto della vita e della verità non possono essere promosse da alcuna manipolazione non morale.
I princìpi etici richiedono che, anche quando vi fossero ragionevoli dubbi sulla presenza di una persona umana fin dalla fertilizzazione, si debba, all'atto pratico, trattare gli embrioni umani dal concepimento in poi come persone.
In un momento in cui si sta riaprendo la discussione nell'Aula del Senato della proposta di legge sulla fecondazione medicalmente assistita, già approvata dalla Camera dei deputati, è perciò indispensabile riaffermare con forza lo statuto giuridico dell'embrione umano in quanto esso è l'antecedente logico di qualsiasi altra disciplina della fecondazione artificiale e della manipolazione genetica, come è già stato più volte affermato nei documenti ufficiali del Consiglio d'Europa e dell'Unione europea.
Non è pensabile dunque una normativa della procreatica che eviti di pronunciarsi sullo statuto dell'embrione, dell'embrione in provetta, la cui generazione e il cui destino potrebbero essere facilmente regolabili dalla società con criteri lontanissimi da quelli che si riferiscono ad un essere umano, ad uno di noi: e l'embrione umano è uno di noi.
La manipolazione dell'embrione umano (dalla fecondazione artificiale alla ricerca scientifica, dalla crioconservazione alla sperimentazione, alla clonazione, alla distruzione degli embrioni soprannumerari) rende quindi urgente la definizione dello statuto dell'embrione con un giudizio sulla natura personale dell'embrione umano, giudizio che nasce dalla evidenza del dato biologico, il quale implica il riconoscimento della presenza di un essere umano con una capacità attiva ed intrinseca di sviluppo e non di una mera possibilità di vita.
Per fecondazione medicalmente assistita si intende l'uso di metodiche atte a favorire un concepimento naturalmente non realizzabile. L'interesse attuale per la procreazione assistita è sostenuto dal ricorso sempre più frequente alle varie metodiche che appaiono sempre più sofisticate. Non sto qui ad esporre le varie metodiche o tecniche della fecondazione medicalmente assistita, perché la divulgazione scientifica delle stesse, unitamente ad una più puntuale analisi etica dei vari processi coinvolti, consente oggi di avere un quadro più chiaro della situazione. Essa si presenta quanto mai complessa e non riducibile ad un'unica argomentazione. Detto in altri termini, non è possibile rispondere semplicisticamente alla domanda se sia lecita questa o quella metodica, senza analizzare tutti i valori in gioco e il modo di porsi della singola coppia di fronte ad essi.
Per meglio chiarire la problematica, è bene ricordare che si parla di fecondazione in vivo quando l'incontro dei gameti, ovulo e spermatozoo, si verifica all'interno dell'apparato genitale femminile e di fecondazione in vitro quando la formazione dell'embrione avviene al di fuori dell'apparato genitale femminile (in provetta) dove viene successivamente trasferito. Si parla di fecondazione omologa quando essa è il frutto dell'incontro dei gameti provenienti dai due partner della coppia e di fecondazione eterologa quando invece uno dei gameti proviene da un soggetto estraneo alla coppia.
Tutte queste tecniche hanno comunque necessità di produrre un numero notevole di vite embrionali a motivo dell'elevato tasso di insuccesso. Questo non è un problema puramente tecnico ma soprattutto etico perché lo spreco di vite embrionali corrisponde ad aborti procurati, volontari, non spontanei, cioè connessi strettamente alla scelta e alla prassi di queste tecniche.
Il Gruppo di Forza Italia si è contraddistinto nel portare avanti tre obiettivi fondamentali. Il primo è la tutela della famiglia e del diritto del nascituro ad avere una propria famiglia, garantendo ad ogni nascituro i diritti di cui legittimamente deve godere.
Il secondo obiettivo è la contrarietà alla fecondazione eterologa. Fondamentalmente ci ritroviamo nella cultura della fecondazione omologa, ovvero quella in cui le cellule germinali provengono dagli stessi genitori. Questa posizione non scaturisce da ragioni di tipo confessionale, ma anzi da una concezione tipicamente liberale, a partire dalla tutela del diritto all'identità biologica. Se predestinassimo il nascituro a non conoscere il padre naturale lederemmo questo diritto, garantito dall'articolo 2 della Costituzione.
Il terzo punto è il nostro "no" alla sperimentazione sui nascituri. Non bisogna assolutamente permettere che si possa intervenire sull'embrione, fatta eccezione per gli interventi volti a garantire la vita e la salute dello stesso.
Signor Presidente, desidero concludere il mio intervento ricordando che l'inaccettabilità della fecondazione eterologa affonda le radici in ragioni etiche alle quali nessun uomo dovrebbe sottrarsi: quelle del riconoscimento originale di un padre e di una madre autentici da parte del figlio.
Del resto, un Parlamento che con prepotenza ha abolito gli spot elettorali, per non ridurre la politica a genere di supermercato, non può davvero consentire di ridurci la vita come fosse merce esposta e conservata sotto la luce delle vetrine! (Applausi dai Gruppi FI e AN).
Presidenza del vice presidente FISICHELLA
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Zulueta. Ne ha facoltà.
DE ZULUETA. Signor Presidente, è stato detto all'inizio della discussione dal senatore Russo Spena che quello in esame è per il Parlamento italiano un tema aspro. Se così è, forse abbiamo mancato in un dovere di civiltà, perché intorno a questo genere di problematica, che mette in gioco la salute e la vita, un confronto ideologico e, soprattutto, aprioristicamente tale, è duro e rappresenta un fondamentale tradimento delle responsabilità del legislatore, che deve avere ben sviluppate la facoltà d'ascolto e l'umiltà di non pretendere di essere onnisciente.
Credo che la prima bambina nata - come si suol dire - in provetta se non è già nonna potrebbe anche esserlo e nonostante questo in Italia siamo nell'evidente incapacità di dare delle regole serene di garanzia ai cittadini che desiderano curare i problemi della sterilità.
Di fronte a questo spettacolo e al fatto che in Commissione non si sia riusciti a trovare la ragionevole soluzione che auspicavo (come credo anche la maggior parte dei cittadini italiani), mi sembra assai improbabile che quella facoltà di ascolto che è mancata in Commissione si riscopra in Assemblea, tant'è che le presenze in Aula sono limitate agli iscritti a parlare.
Si spera solo nella qualità del resoconto. Ognuno ha la sua storia; io sono figlia di un medico e sorella di due medici, per cui ho un particolare approccio nei confronti di questi argomenti. Ho ascoltato con particolare attenzione le dichiarazioni dei miei colleghi e medici e le loro preoccupazioni di fronte all'evidente difficoltà del percorso legislativo di questo provvedimento hanno suscitato anche la mia preoccupazione, in particolare nei confronti del testo approvato dalla Camera e della nostra incapacità, qui in Senato, di correggerlo.
Vorrei elencare quelle che ritengo essere le principali ricadute rischiose per la tutela dei cittadini e per una sana e ordinata pratica della terapia e della cura della sterilità, che in altri Paesi è avviata da decenni e ben sperimentata.
Nel campo della scienza genetica e della vita, nel campo delle cure di questo tipo di patologie, le frontiere delle conoscenze sono in continuo movimento e pongono profondi problemi imprevedibili, anche di coscienza.
Cito un esempio dal quale si desume l'importanza di un attento monitoraggio in questo settore. In Inghilterra si era rilevata un'incidenza di aborti superiore per feti femmine, fenomeno che, ad un'attenta analisi, si verificava soprattutto all'interno della comunità immigrata dal subcontinente indiano. Si è concluso che la pratica del test genetico, effettuato come routine per tutte le gravidanze in Inghilterra nelle strutture pubbliche, veniva utilizzata, una volta identificato il sesso del feto, per provocare aborti nel caso di gravidanza di una bambina.
Da quel momento la direttiva del sistema sanitario inglese è stata di non comunicare il sesso del feto, ma soltanto eventuali problemi genetici. Fu una scelta dura nelle sue conseguenze, ma imposta da una considerazione etica sorta in seguito ad un progresso delle conoscenze scientifiche. Quel tipo di decisione deve essere assunto con umiltà e con rispetto, al fine di mantenere una linea di tutela.
Quali sono, a mio avviso, i motivi, nella pratica della medicina in questo campo, che renderanno, probabilmente, impraticabile in Italia questo tipo di cure e che spingeranno i genitori più facoltosi a rivolgersi all'estero e quelli meno facoltosi a rassegnarsi? In primo luogo, viene attribuita una capacità giuridica al frutto del concepimento ancor prima che esso dimostri in qualche modo di essere struttura genetica idonea a svilupparsi, come è stato ricordato dalla collega Daniele Galdi.
Sulla base di questa premessa, come anche il relatore in Commissione ha ampiamente illustrato, viene sostanzialmente vietata e demonizzata una ricerca attenta e si interferisce irragionevolmente con l'attività medica, imponendo un numero massimo di embrioni producibili per ogni ciclo, indipendentemente dalle valutazioni diagnostiche.
Questo è un classico esempio di legislatore che tenta di essere onnisciente. Non possiamo improvvisarci medici: queste sono tipiche decisioni che vanno previste nelle linee-guida ministeriali e lasciate, appunto, alla valutazione diagnostica. Ci sono donne che non possono, anche a seguito di stimolazione ovarica, produrre più di un numero bassissimo di ovociti; altre che ne producono molti. Di fronte alla realtà biologica, la medicina si attrezza, ma noi tentiamo, per così dire, di imbrigliarla ideologicamente con conseguenze pericolose.
Vengono sottratti eventuali preembrioni soprannumerari ai genitori, impedendone appunto il congelamento e prevedendo, invece, l'adottabilità. L'adottabilità è un concetto abbastanza esotico per un embrione e credo che l'unico Parlamento al mondo che si è azzardato in questo campo sia il nostro: ebbene, non credo che ci sarà la fila per entrare in questo percorso di adozione.
Viene inoltre imposto il numero di tre embrioni. Per tutto ciò le incongruenze ideologiche sono tali, a mio modo di vedere, da far capire perché nessun altro Parlamento si è avventurato in un percorso così spinoso.
Viene vietata la donazione dei gameti e così pare che questa sia l'unica parte del corpo che non possa essere donata; viceversa, può esser donato l'embrione.
Vengono previste a carico dei medici, che "incorrano" in uno dei divieti che ho elencato, pene ordinarie ed accessorie così pesanti, che potrebbero cancellare la storia professionale di qualunque operatore, con un trattamento equivalente o più severo anche rispetto a reati gravi: per esempio, omicidio colposo, spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale e pedofilia.
Vi chiedo, allora, se anche qui non abbiamo imboccato una strada più ideologica che ragionevole. L'impressione che si trae da questo testo, infatti, è che ci sarà un clima di pregiudizio e di allarme talmente grave intorno a queste pratiche che chiunque già vi lavora o si trasferirà all'estero o vi rinuncerà e le coppie infertili saranno spinte altrove.
Per questi motivi, mi auguro davvero che quella facoltà di ascolto, appunto, che è venuta a mancare possa in qualche modo ripristinarsi e che potremo fare quello che giustamente ci ha ricordato la collega Daniele Galdi, e cioè approvare una legge che non indaghi nelle scelte personali, ma che offra le necessarie garanzie ai cittadini e agli operatori della salute. Bisogna intervenire con una legge leggera, che tracci i princìpi e che a sua volta dovrà essere attuata con linee-guida ministeriali necessariamente aggiornate con grande frequenza, perché questo è appunto un campo della medicina dove i progressi sono quotidiani.
Mi auguro che potremo fare questo e che sapremo non sovrapporre i problemi etici a quelli tecnici, rispettando le persone e dando alle famiglie italiane un testo di legge meno crudele di quello trasmessoci dalla Camera dei deputati. (Applausi dal Gruppo DS e dei senatori Marino, Fiorillo e Vertone Grimaldi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bianco. Ne ha facoltà.
BIANCO. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, con questo mio breve intervento vorrei toccare solo alcuni aspetti del disegno di legge in discussione, in ordine ai quali credo sarebbe necessaria ancora una seria riflessione.
Innanzitutto, durante la discussione in Commissione e anche nel corso del dibattito alla Camera dei deputati il provvedimento che stiamo ora esaminando nell'Aula del Senato è stato da molti definito retrogrado, illiberale, confessionale e anche moralista. Forse costoro avrebbero desiderato una legge che fotografasse la situazione esistente, che è caratterizzata dalla massima arbitrarietà nelle scelte degli adulti, introducendo solo regole minime. Noto invece che, grazie allo schieramento trasversale di coloro che si sono sentiti chiamati all'impegno morale e che si è nuovamente formato al Senato sostenendo l'attuale impostazione del disegno di legge, così come approvato dalla Camera dei deputati, è stato posto al centro dell'attenzione l'interesse del nascituro, rivendicandone il diritto alla vita, all'identità e alla famiglia.
Per quanto riguarda i primi due punti che ho appena indicato, a mio modesto parere, nel testo del provvedimento che ci troviamo ad esaminare l'obiettivo è stato centrato in maniera completa; per quanto concerne il diritto alla famiglia, invece, ritengo che il testo dell'articolo 5, riguardante i requisiti soggettivi, sia solo parzialmente soddisfacente, perché non pone in risalto il ruolo della garanzia insostituibile che la famiglia tradizionale, basata sul matrimonio, svolge ancora nei confronti dei figli e della società. Come tutti sappiamo, infatti, esso recita: "possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di adulti maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile". Ciò nonostante, sono convinto che una legge, pur se imperfetta, sia meglio di niente.
In secondo luogo, quando a proposito di questo provvedimento si è parlato di illiberalità dello stesso, a mio avviso lo si è fatto a sproposito. Credo che molti parlamentari sostenitori di tale tesi abbiano poco chiaro il significato profondo del termine "liberale", che è proprio quello del rispetto dei più deboli, degli indifesi; essere veri liberali significa avere rispetto dei diritti degli altri e conferire alla legge il compito di evitare egoismi e prevaricazioni sui soggetti più deboli. L'embrione umano, fin dal momento della fecondazione, è da considerarsi organismo umano vivente a tutti gli effetti e come tale merita il massimo rispetto da parte degli adulti; non siamo illiberali, quindi, se applichiamo questo concetto fondamentale al provvedimento in esame.
Si è affermato anche che l'attuale disegno di legge si ingerisce nella sfera della morale individuale, ma si dimentica che la disciplina della procreazione medicalmente assistita, coinvolgendo la sfera pubblica, assume un profilo di responsabilità collettiva che la distingue nettamente dalla procreazione naturale, nella quale la responsabilità morale delle scelte ricade direttamente sugli adulti che le hanno operate.
Ritengo poi che il disegno di legge in discussione, così come approvato dalla Camera dei deputati, non abbia assolutamente una caratterizzazione confessionale, come molti si ostinano ad affermare; esso è basato invece su una visione antropologica dell'uomo, un concetto che vuole ribadire con forza i valori irrinunciabili della nostra civiltà, e credo che sia importante.
E non è nemmeno una normativa retrograda, come pure si sostiene, bensì un disegno di legge umanistico che pone un limite alla logica scientista ed economicistica, ormai tanto diffusa, attraverso la quale si vorrebbe risolvere in maniera impropria il problema della denatalità. Per la prima volta, dopo tanto tempo, vengono riaffermati valori morali oggettivi e non contrattabili e viene sconfitto l'assunto superficiale e materialista dell'uomo creatore di valori soggettivi e assoluti.
Ritengo importante ribadire che l'aver considerato come testo base il provvedimento trasmessoci dalla Camera dei deputati è stata una scelta di saggezza di coloro che hanno contribuito ad impedire il colpo di mano della maggioranza. Con questo disegno di legge finalmente vi è la possibilità di tracciare una linea coerente che stabilisca in modo inequivocabile, per la prima volta in una legge ordinaria, i diritti inviolabili della vita e dell'identità del concepito.
Con questo provvedimento, inoltre, all'articolo 3 viene rifiutata l'ipotesi della fecondazione eterologa, una pratica che avrebbe cancellato i diritti fondamentali naturali e inviolabili della persona, ponendo un rigoroso argine di carattere morale alla scienza, imponendo il rispetto dell'embrione fin dal momento della fecondazione, riconoscendolo come organismo umano vivente e conseguentemente come soggetto di diritto a tutti gli effetti.
Da questo - come si è visto - è derivata la scelta di vietare la crioconservazione e la soppressione dell'embrione, nonché l'obbligo di trasferimento contestuale nell'utero materno di tutti gli embrioni prodotti. È giusto che la ricerca e la sperimentazione siano limitate rigorosamente ai casi in cui si possono ottenere risultati positivi sullo stesso embrione sottoposto a sperimentazione.
Pretendere poi di far passare un emendamento che voglia considerare la fecondazione assistita come terapia, come se fosse la continuazione della terapia per la cura della sterilità e dell'infertilità, è un falso; la fecondazione assistita è in sostituzione della terapia per la sterilità e l'infertilità, cioè in sostituzione di interventi sul processo naturale, non è terapia.
Per noi parlamentari si tratta, quindi, di contribuire a promuovere modelli di società nei quali la cultura della vita in ogni suo grado di sviluppo, intesa come valore principale della persona, sia l'elemento fondante e il metro su cui misurare i valori: un metro in base al quale nessuna considerazione può mai prevalere sul rispetto della dignità dell'uomo, nonché sul rispetto dei suoi diritti e delle libertà fondamentali, princìpi questi ai quali noi membri del Parlamento dobbiamo ancorare la nostra riflessione e il nostro impegno politico.
Nemmeno credo si possa prescindere da scelte forti, tese proprio ad impedire il protrarsi di un vuoto legislativo che i centri che praticano la fecondazione assistita tendono a mantenere al solo fine di poter continuare ad effettuarla senza regole e con ingenti guadagni.
Il Parlamento, infine, non può rinunciare ai suoi compiti e delegarli alla magistratura, come peraltro vorrebbero alcuni parlamentari che hanno lanciato un appello televisivo alle donne, invitandole a rivolgersi in massa e con urgenza alla magistratura per far riconoscere il loro diritto al figlio.
Mi auguro che il provvedimento al nostro esame, anche se imperfetto, trovi presto l'approvazione di questo ramo del Parlamento nel testo che ci è pervenuto dalla Camera, se non altro per non far tornare il Paese tra qualche settimana ancora in una situazione di Far West che certamente non ci qualifica. (Applausi del senatore Gubert).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fassone. Ne ha facoltà.
FASSONE. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, la lunga serie degli interventi, in parte già svolti, in parte attesi, mi suggerisce di dedicare le mie modeste riflessioni non tanto a temi sui quali già si concentra l'attenzione di gran parte dei senatori e delle senatrici, quanto - per così dire - su alcuni aspetti di sfondo.
Non sono un medico, non sono un esperto in bioetica, non ho competenze in questo campo, sul quale quindi mi affaccio con rispetto e con attenzione. Sono un giurista e penso che, in una stagione nella quale quasi tutti i fenomeni hanno ormai un connotato di interdisciplinarietà, anche l'apporto della cultura giuridica può dare un qualche contributo, sebbene le considerazioni che mi accingo a svolgere possano forse sembrare generali e al limite evanescenti. Mi auguro, però, che nella ricerca di maturazione di consapevolezze che tutti stiamo compiendo esse non siano inutili.
Vorrei articolare le mie considerazioni su un canovaccio centrato su due proposizioni. La prima è che ci troviamo, come collettività, di fronte ad un fenomeno sconvolgente, nel senso etimologico della parola, vale a dire un fenomeno che sconvolge convinzioni culturali, etiche e spirituali, intorno alle quali si muove da secoli una collettività organizzata, e che quindi produce un faticoso turbamento e una faticosa ricerca di nuovi equilibri culturali e spirituali.
La seconda proposizione è che, quando ci si trova di fronte ad un fenomeno sconvolgente, la legge ha il dovere di attestarsi su interventi di livello minimale, ossia tali da essere frutto soltanto di valori universalmente condivisi e da assecondare, quindi, il processo di maturazione e di ricerca di quei nuovi equilibri di cui parlavo. Questo è quanto la sensibilità giuridica ha elaborato nei secoli e questo è quanto probabilmente serve anche ora.
Perché dicevo che ci troviamo di fronte ad un fenomeno sconvolgente? Perché, nella storia, vi è stato un lungo, lunghissimo cammino per definire l'identità di padre e di madre. Basti ricordare che sino a poco tempo fa (pochi decenni or sono) la legge ancorava tale identità a soli fattori genetici: l'articolo 18 della disciplina dello stato civile, vale a dire del regio decreto n. 2128 del 1936, asseriva, ed ancora asserisce, che lo status di madre si acquisisce per effetto della certificazione di parto; l'articolo 269 del codice civile, a sua volta, aggiunge che la dichiarazione giudiziale di maternità segue all'accertamento dell'identità tra colui che assume di essere figlio e colui che fu partorito dalla donna convenuta in giudizio.
Correlativamente, per il padre, il titolo era ed è meramente genetico: è padre colui che ha dato il materiale genetico necessario per quella nascita. Anche se non l'ha voluta, anche se l'ha contrastata, anche se quella nascita non è frutto di amore ma addirittura di violenza, anche se ha voluto l'aborto del concepito, padre è colui che ha offerto il materiale genetico.
Si tratta di un archetipo che ha dominato l'inconscio legislativo per tutta la storia, sino a pochi anni fa. La prima frattura di tale archetipo si è avuta con l'introduzione nel nostro ordinamento, e prima quindi nella nostra sensibilità, dell'istituto dell'adozione legittimante, che ha fatto il suo ingresso nel 1967 ed ha avuto, poi, un perfezionamento normativo nel 1983. Sono quindi pochi lustri or sono.
Con detto istituto il fenomeno dell'accoglienza diventa giuridicamente prevalente sul fatto biologico, anche se s'incentra su un fenomeno a monte, che è l'abbandono, e non il consenso. Muta, cioè, il titolo della paternità e della maternità.
Il primato dell'accoglienza significa una subalternità del fatto biologico, anche se questo istituto ha un valore evidentemente sostitutivo e non originariamente costitutivo, ma il padre e la madre adottivi sono padre e madre a tutti gli effetti.
Tale acquisizione culturale si proietta anche sulla paternità e maternità di tipo biologico, perché si fa luce, e comincia quindi a ricevere tutela, e nelle coscienze e nella legge, il concetto di progetto di paternità e di maternità; progetto che è centrato, ormai, su tre fenomeni per quanto riguarda la donna e due per quanto riguarda l'uomo, e cioè: l'impiego del materiale genetico, la gestazione e il parto, e l'accoglienza. Tutti e tre, ovviamente, concorrono nella persona di sesso femminile, soltanto il primo e il terzo in quella di sesso maschile. I primi due possono mancare, mentre il terzo vi è sempre. Il concetto dell'accoglienza è quello che connota qualsiasi progetto di paternità e di maternità.
Ora la tecnica ha portato ad una nuova dissociazione e disarticolazione di quell'altro archetipo, perché mentre è già possibile, in un campo laterale che ha molti punti di contatto con quelli in questione, dissociare il rapporto sessuale dalla procreazione, attraverso le tecniche contraccettive, diventa anche possibile dissociare l'offerta genetica dall'accoglienza, attraverso la donazione di seme, e diventa possibile addirittura dissociare l'offerta genetica e l'accoglienza dalla gestazione e dal parto, attraverso il fenomeno della maternità surrogata.
Prescindiamo per ora dalla liceità e dalla regolamentazione che la legge ne vorrà o non ne vorrà fare: diciamo che le acquisizioni scientifiche producono questa ulteriore, sconvolgente disarticolazione delle nostre categorie.
Questo fatto sconvolgente è sì tale da mettere in crisi il nostro modo di pensare, ma non è del tutto inedito. In questi mesi è tornato più volte, sui quotidiani, sulla saggistica, nelle conversazioni, il precedente dell'Antico Testamento, a cui si è fatto molte volte riferimento in termini non sempre corretti; comunque sappiamo che quanto meno quest'ascendenza storico-culturale e addirittura religiosa si è già espressa nel libro della Genesi, 30, laddove ci racconta più episodi di maternità surrogata. Sara, non potendo dare figli ad Abramo ed essendo come lui profondamente coinvolta e desiderosa di dare una discendenza (perché nella cultura vetero-testamentaria ben sappiamo il valore che ha questa discendenza), induce il consorte a giacersi con l'ancella Agar che gli partorirà un figlio; e, dopo averlo partorito, l'ancella lo porrà sulle ginocchia della matriarca, nel gesto simbolico esattamente corrispondente a quello dell'adozione in altre popolazioni antiche. Lo stesso accade per Rachele con Giacobbe e l'ancella Bilha, che depongono anch'essi il nuovo nato sulle ginocchia della matriarca.
Certo, ciò va letto come espressione di un potere patriarcale assoluto, che si manifesta nel primato del maschio, il quale considera nella sua disponibilità a fini di discendenza sia la moglie sia l'ancella, egualmente soggette; ma quello che è significativo è che in questa cultura il dono del bambino ha un valore prevalente su quello che è pure un valore fortemente accettato da quella cultura, cioè quello della fedeltà nei rapporti coniugali. È, in sostanza, una fecondazione eterologa a parte uxoris: la donatrice donna mette tutto ciò che è di sua competenza e il donatore mette appunto quello che oggi nella fecondazione eterologa corrisponderebbe alla sua competenza biologica. Vi è quindi una profonda ascendenza storico-culturale che fa perno sul dono del bambino.
La seconda ascendenza ha un precedente, come già dicevo, nell'adozione, dove vi è una radicale dissociazione dell'offerta del materiale genetico, della gestazione e del parto dall'accoglienza. Rispetto a questa, la fecondazione eterologa si presenta come adozione dimezzata, in cui l'uomo accetta di essere sostituito, sia perché il fenomeno procreativo è già depurato del rapporto sessuale e quindi si abbassa la soglia di resistenza etica e sociale ad una simile situazione confinante con l'adulterio, sia perché egli conserva il titolo di paternità e compie il rovescio, cioè un gesto di amore verso la compagna che, essendo in grado di procreare mentre egli non lo è, riceve in questo modo soddisfazione al suo desiderio di maternità anche biologica.
Anche l'altro fenomeno, la dissociazione tra procreazione e rapporto sessuale, ha precedenti, come dicevo, nella pratica contraccettiva, rispetto alla quale la fecondazione medicalmente assistita omologa rappresenta un'inversione: cioè, mentre lì c'è il rapporto senza procreazione, qui c'è la procreazione senza rapporto.
Senza contare quell'altro fenomeno presente nella nostra storia, nella nostra cultura e nella nostra accettazione che è il baliatico, in cui altri momenti della maternità si dissociano e creano quella strana ma generosa situazione dei fratelli di latte.
Vi è quindi un fatto sconvolgente, nei termini di cui parlavo all'inizio, che tuttavia non è privo di precedenti e che ci dimostra che occorre un lungo cammino di sedimentazione, di elaborazione, di metabolizzazione al fine di renderlo accetto alla nostra coscienza per normarlo poi analiticamente quando questa metabolizzazione sarà avvenuta.
La nuova possibilità tecnologico-scientifica porta ad una riconsiderazione sociale delle esperienze sociali possibili e quindi a chiedere alla legge solo ciò che essa deve dire di fronte a fenomeni sconvolgenti che esigono nuovi assetti mentali, culturali, spirituali ed etici. Questo è veramente il caso di una legislazione di emergenza, non nel senso di una legislazione che affannosamente insegue i fenomeni, come siamo avvezzi a ritenerla, bensì di una legislazione che prudentemente osserva ciò che emerge, ciò che ieri non c'era, oggi accenna ad essere e domani sarà con una accettazione culturale più intensa.
Allora, se questo è vero (e credo sommessamente che lo sia), entra in campo la seconda delle proposizioni di cui inizialmente parlavo e che è mutuata dalla sensibilità giuridica: la legge deve affrontare il fenomeno emergente con un'operazione di prudente self-restraint, perché la legge è sempre meno corrispondente a quell'archetipo culturale con cui abbiamo convissuto si può dire fino a ieri, e cioè che essa sia espressione di una volontà generale. La legge non è più espressione di una volontà generale; è sempre più opinione della maggioranza – è un fatto sociologico che tutti i giorni constatiamo – e quindi è sempre meno accettata se pretende di imporre delle scelte a quella minoranza che non ha dato vita alla legge quando queste sono invasive di convinzioni e non soltanto di interessi.
La legge cioè tende a trasformarsi da strumento per la scelta definitiva di uno dei valori in conflitto a strumento che consente la coesistenza di valori, quando pretende di normare questi ultimi. Soprattutto in materie ad alto tasso di eticità e di ideologia, il legislatore deve rifiutare una normativa ideologica e accontentarsi di una disciplina leggera, che affronta solo le questioni concrete giù sul tappeto e che attendono un intervento disciplinatore, perché l'assenza di disciplina sta creando disordine sociale.
Non quindi una normativa che imponga un determinato modo di guardare all'universo, o che pretenda di regolare tutto il fenomeno deducendo le regole da alcuni princìpi, ma una legislazione che cerchi di risolvere i problemi già posti dal fenomeno in esame senza pretendere di imporre un valore sacrificando il valore contrapposto. La legge deve essere tale da chiudere dei conflitti in atto e non da generarne di nuovi. Questo è quanto offre l'esperienza giuridica.
Allora, quali sono gli interventi davvero imprescindibili e ideologicamente neutrali in questa materia? Quali sono cioè gli ambiti di cui una legge prudenziale, di primo approccio, deve farsi carico? Credo che siano quelli che nascono, come dicevo, da valori universalmente condivisi.
Quindi, la legge correttamente può vietare la commercializzazione del corpo o di parti di esso, e su questo c'è un consenso universale in nome del primato e della dignità della persona; può vietare la clonazione, come correttamente fa l'articolo 12, comma 2, del testo che ci è sottoposto; può e deve assecondare i diritti della persona tra i quali quel progetto di paternità e maternità di cui dicevo prima, che ha le sue ascendenze nella storia, nella cultura e nella sensibilità e che già oggi esiste ed è riconosciuto dissociato dal fatto biologico e dal fatto genetico; può e deve assecondare questo progetto di paternità e maternità, però tenendo ben presente che esso deve armonizzarsi con i diritti della persona che ci si accinge a far nascere, cioè il bambino, il quale ha un'aspettativa naturale e tutelata, per consenso universale, a crescere in un ambiente il più possibile conforme a quello che gli è normalmente destinato, ossia una coppia genitoriale stabile e idonea.
La legge può e deve anche riconoscere la valenza sociale delle problematiche di fertilità della coppia e sancire che la pratica della fecondazione assistita non può essere inquadrata in un semplice esercizio professionale specialistico o nella definizione di semplice modalità alternativa per la procreazione, così come a suo tempo si disse che l'aborto non poteva essere inquadrato in una pratica, in una concezione di limitazione delle nascite. Può e deve tutelare l'embrione, affermandone positivamente i diritti, ribadendo l'ancillarità della scienza rispetto all'uomo come persona, vietando ogni ipotesi di attività di ricerca che preveda la manipolazione del materiale biologico umano con finalità meramente dimostrative, come sarebbe la scissione embrionaria precoce, la clonazione, la produzione di ibridi e impianti interspecie, solo per citare le fattispecie più conosciute.
In questo contesto, ci sono due atteggiamenti che credo vadano portati in luce e, per quanto è possibile, secondo la mia modesta opinione, contrastati.
Da un lato, si dice che, attenendo questa materia alla sfera delle libertà della persona, la legge deve riconoscere tali libertà, quindi escludere ogni limitazione nella scelta che la persona è chiamata a compiere. Questa materia, pur se non costituisce un vero e proprio diritto, deve - secondo questa opinione - essere completamente lasciata alle libere scelte di chiunque voglia coltivare un progetto di paternità e maternità. Non credo sia corretto affermare quanto ora ho detto, da un lato, perché la scelta coinvolge un essere distinto, una persona distinta e quindi come tale non si muove più nell'ambito dei diritti di libertà; dall'altro, perché la scelta chiede un sostegno di prestazione alla collettività, attraverso l'impiego delle strutture, dei risultati dell'elaborazione scientifica, del supporto materiale ed eventualmente economico. Quindi, chiede un coinvolgimento che la collettività è chiamata a dare e che giustifica una potestà di filtro e di selezione nella risposta da parte della comunità stessa.
Vi sono delle attività che la sensibilità comune ritiene ormai libere - ad esempio, l'assunzione di stupefacenti e di alcolici, la prostituzione - pur ritenendole moralmente censurabili, ma alle quali la collettività non è tenuta a fare da supporto offrendo, ad esempio, sostanze stupefacenti a chi intende esercitare questo diritto di libertà.
Dall'altro lato, non è corretto pretendere che lo Stato assecondi questo progetto di paternità e maternità solo quando esso sia coerente con una certa visione del mondo.
Devo concludere il mio intervento per il rispetto del tempo che mi è assegnato, quindi prescindo da quanto ho detto, confidando che queste riflessioni di carattere generale siano supporto a comprendere ciò che deve essere una buona legge. Una buona legge deve autorizzare il controllo dei centri, vigilare sui protocolli terapeutici, tutelare la salute della donna e del nato, impedire il disconoscimento di paternità, imporre limiti alla scienza e al mercato; deve sanzionare la commercializzazione dei gameti e degli embrioni, deve sanzionare lo sfruttamento dei corpi delle donne, soprattutto quelle più deboli, quelle del Sud del mondo. In altre parole, deve far crescere la sensibilità collettiva, sapendo che il processo di maturazione si impianta appunto su una crescita delle culture, del rispetto, dell'attenzione e non sulla crescita delle sanzioni penali. (Applausi dai Gruppi DS e Misto-Com e dei senatori Giaretta, Fiorillo e Scopelliti. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà.
MARINO. Signor Presidente, il testo normativo licenziato dalla Camera non ha trovato il consenso del Partito dei Comunisti Italiani, perché esso non dà una risposta concreta al legittimo desiderio di una donna di diventare ed essere madre, e ripercorre invece una strada che riteniamo sbagliata e pericolosa. È un testo normativo soltanto punitivo che, all'articolo 1, afferma i diritti del concepito, come rivendica l'integralismo più spinto, fa assoluto divieto di riconoscere tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo e stabilisce, inoltre, sanzioni pesantissime per chi osasse applicare tali tecniche di procreazione.
Un testo illiberale e più arretrato rispetto alle norme vigenti in altri Paesi d'Europa, in una materia così complessa e dibattuta; ove dovesse essere definitivamente approvato questo testo, fatto soltanto di divieti e sanzioni, esso avrebbe solo valore di proclama ideologico rispetto ad una realtà che si finge di ignorare; sarebbe solo strumento per mettere in discussione tutta la legislazione che nell'ultimo quarto di secolo ha sancito i diritti delle donne e degli uomini nell'ambito della procreazione e del rapporto tra i sessi.
I senatori del Partito dei Comunisti Italiani ritengono che un argomento così delicato, come quello della procreazione assistita, vada affrontato con la massima serenità e ponderazione, senza esasperazioni, senza arroganze ideologiche che finirebbero solo per determinare lacerazioni e incomprensioni tra le stesse forze democratiche e progressiste, che in Italia e in quasi tutti gli altri Paesi europei in vario modo partecipano alle esperienze di Governo per costruire, dopo quella monetaria, anche un'Europa politica e sociale, rispettosa delle culture nazionali ma nello stesso tempo strenua difenditrice dei diritti e delle libertà conquistate.
Ecco perché riteniamo una vera e propria inammissibile forzatura l'aver introdotto alla Camera il principio secondo cui, in sostanza, l'ovulo fecondato sarebbe portatore di per sé di diritti, principio questo assolutamente in contrasto con quelli stabiliti dalla Costituzione repubblicana e dallo stesso codice civile.
Non si può surrettiziamente, con questa affermazione di principio stabilita all'articolo 1, affossare uno dei valori irrinunciabili previsti dalla legge n. 194 del 1978. La donna non è solamente contenitore di embrioni e di feti, ma soggetto pienamente responsabile della procreazione, a cui non si può negare la libertà di procreare anche servendosi della fecondazione assistita.
Ecco perché è indispensabile che il Senato apporti le necessarie profonde modifiche al testo della Camera sin da questo primo articolo concernente le finalità della legge, stabilendo che l'intervento normativo dello Stato è, sì, necessario, ma per disciplinare le tecniche e gli interventi di inseminazione artificiale, di fecondazione in vitro, di prelievo, trasferimento e conservazione di gameti o embrioni, cioè per regolamentare la procreazione eterologa e non certamente per vietarla, perché ogni divieto in tal senso non potrà impedire i viaggi della speranza nei Paesi ove la tecnica è praticata, ma solo per coloro che hanno adeguati mezzi finanziari, e cioè centinaia di migliaia di dollari.
Noi del Partito dei Comunisti Italiani, perché non vi sia il minimo dubbio, siamo assolutamente convinti che si renda indispensabile vietare e sanzionare ogni commercializzazione e speculazione sugli embrioni, regolamentare l'attività dei centri, stabilire i controlli e il monitoraggio di questa attività ed individuare i meccanismi per l'autorizzazione e l'accreditamento dei centri.
Siamo contro un'organizzazione della vita sociale che tenda a ridurre tutto a merce che si possa vendere o comprare, sino agli stessi bambini per soddisfare turpi desideri e in alcuni Paesi addirittura per i trapianti di organi, o come lo stesso corpo umano o parti di esso.
Ecco perché siamo per il più rigoroso regime sanzionatorio contro ogni speculazione mercantile in questa materia così delicata. Detto questo, però, come ignorare che già da più di un decennio si praticano nel nostro Paese fecondazioni eterologhe? Perché nasconderci questa realtà, che ha consentito a tante famiglie (per le quali, in un Paese come il nostro a così bassa natalità, comunque le pratiche di adozione restano di fatto tanto difficili e complesse) di godere della gioia di un figlio e spesso di ritrovare con questa scelta un rinnovato e più saldo legame familiare? Non con norme proibizioniste si può affrontare il grave problema della sterilità o lottare contro la commercializzazione degli embrioni!
E' con questo spirito che noi del Partito dei Comunisti Italiani abbiamo inteso intervenire nel dibattito, che ci auguriamo proficuo, nel senso che, come successo alla Camera, non abbiano a verificarsi convergenze su di un testo normativo che si vorrebbe addirittura blindato, non per comunanza di princìpi etici, ma solo per ragioni politiche che esulano dal merito delle questioni che sono invece vitali, che riguardano il benessere fisico e spirituale di tante persone che vivono sulla propria pelle il dramma, le aspettative e i problemi della procreazione assistita.
E' questa essenzialmente la ratio dei nostri emendamenti ad un testo, sul quale occorre da parte di tutti riflettere seriamente senza estremizzazioni che non ci aiuterebbero a dare risposte concrete alle legittime attese di tanta gente.
Non c'è bisogno di nessuna legge se si pensa alla sola fecondazione omologa. Si può invece adottare una buona legge che disciplini quella eterologa, ma non per escluderla o vietarla, perché ogni divieto in questo senso finirebbe di fatto per colpire solo i ceti meno abbienti e non certamente quelli che possono pagare.
Non si tratta quindi di realizzare mediazioni etiche tra concezioni della vita e valori diversi, bensì di non stabilire di fatto doppie morali, negando il diritto di accesso alla fecondazione eterologa solo ad alcuni, anzi alla maggioranza di coloro che hanno già la maturità per compiere questa scelta.
Vanno quindi apportate le necessarie modifiche ad un testo normativo allo stato inaccettabile, in quanto lesivo dell'autodeterminazione delle persone nel campo della procreazione, che, a nostro avviso, limita e non favorisce la vita e contiene comunque norme in contrasto con la Costituzione e con il diritto civile del nostro Paese.
Sulla base di queste valutazioni non saremo comunque restii a considerare le ragioni degli altri per ricercare soluzioni in linea con i princìpi fondamentali della Repubblica e del moderno vivere civile. (Applausi dai Gruppi Misto-Com e DS).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ronconi. Ne ha facoltà.
RONCONI. Signor Presidente, colleghi, il Centro Cristiano Democratico condivide il disegno di legge sulla procreazione medicalmente assistita nel testo trasmesso al Senato dalla Camera dei deputati.
Siamo peraltro convinti che la legge, così come proposta, rappresenti il punto di mediazione più alto e accettabile rispetto a sensibilità diverse che pur convivono nel Parlamento e nel Paese.
Il Parlamento – ed oggi in particolare il Senato – non può più indugiare nel regolamentare la tecnica della fecondazione assistita essendosi anche verificate, recentemente, gravi distorsioni applicative che alla fine determinano soprattutto turbamento nella coscienza della gente e disorientamento per l'incapacità di delimitare gli orizzonti di una scienza che dovrebbe invece essere sempre al servizio dell'uomo e non invece delle ambizioni degli uomini.
Sappiamo che nei confronti di questa legge le scelte sono difficili per tutti, per i cattolici e per i non credenti. Ma dobbiamo seguire la stella polare del rispetto dell'uomo e soprattutto dei più indifesi, i nascituri, rispetto ai quali la nostra responsabilità è grande, perché noi siamo chiamati a scegliere per loro, e a garantirgli affetti e vita futura.
Dobbiamo regolamentare la tecnica della fecondazione assistita, perché altrimenti rischieremmo di trovarci di fronte ad applicazioni a dir poco distorte, se non mostruose, a tentazioni mercantili, a volontà di superare ogni limite naturale.
Oggi l'assenza di ogni regolamentazione potrebbe determinare la nascita di esseri umani che si troverebbero in questa terra con cinque genitori: i due donatori (il maschio e la femmina), la donna che offre il proprio utero all'embrione, i due genitori adottivi. Una vera e propria mostruosità, uno sconvolgimento delle regole della natura, un insulto indelebile nei confronti del nascituro che certo non avrebbe scelto questo numero di ascendenti.
Il disegno di legge, così come pervenutoci dalla Camera dei deputati, appare certamente condivisibile, perché considera la tecnica della fecondazione medicalmente assistita uno strumento terapeutico a cui ricorrere nei casi di infertilità e sterilità accertati e non trattabili con altre tecniche.
Questo punto appare veramente importante perché di per sé chiarisce i limiti e l'utilità di questa tecnica, facendo grazia in modo definitivo di tutte le eventuali utilizzazioni che di volta in vota alcune parti hanno pure ipotizzato.
Due, tuttavia, sono i punti che più apprezziamo e condividiamo di questo disegno di legge: la difesa della famiglia e la tutela dell'embrione e del nascituro. La famiglia viene riconfermata come la cellula fondamentale della nostra società e nella famiglia, anche rispetto alla maternità, viene considerata la pari responsabilità dell'uomo e della donna.
Questo appare come un decisivo passo in avanti anche rispetto al presente e soprattutto ad un recente passato in cui da una ben identificabile parte politica si supponeva la completa e unica responsabilità della donna nella maternità.
Oggi invece si riscopre il senso di una famiglia armonica con una vera comunione tra l'uomo e la donna e, d'altra parte, questa appare l'unica condizione per generare figli che possano poi vivere in una famiglia sana.
Appare davvero singolare come alcune parti politiche si preoccupino tanto di liberalizzare nel maggior modo possibile la fecondazione assistita, dando magari la possibilità di ricorrere a questa tecnica anche alle coppie omosessuali, senza invece preoccuparsi minimamente affinché, per esempio, nel nostro Paese si determinino le condizioni vere perché i giovani possano creare una famiglia e soprattutto si superi la gravissima denatalità.
In questo scorgo una grave contraddizione che interessa in particolare i partiti della sinistra, che non si accorgono che così facendo, tra l'altro, favorirebbero maternità in coppie che evidentemente non hanno e non avranno mai problemi economici e invece vietano facilitazioni a quelle, magari regolari, probabilmente sposate anche religiosamente, che non possiedono le condizioni economiche per avere una famiglia numerosa, come invece probabilmente vorrebbero.
Il secondo aspetto che ci spinge a condividere e ad apprezzare questo provvedimento è rappresentato dalla volontà di salvaguardare l'embrione e lo stato giuridico del nascituro. Troppo spesso le nostre decisioni incidono sulla sfera dei nostri particolari interessi; troppo spesso dimentichiamo il nascituro e soprattutto il diritto di questo ad avere dei genitori, se possibile, biologici e consapevoli. Noi vogliamo che tutti i nati abbiano salvaguardato il diritto ad avere una famiglia vera, affetti irrinunciabili, un'educazione attenta e preoccupata.
Altrettanta attenzione deve essere posta agli embrioni, che non possono più essere considerati materia e strumento, ma potenziali esseri umani. Questo provvedimento garantisce straordinariamente i diritti dell'embrione e sotto questo aspetto rappresenta, a mio avviso, un passo probabilmente decisivo verso un diverso approccio perfino rispetto alla pratica dell'aborto. Dunque, si tratta di una legge che risolverà non solo una grave vacatio, perché sotto alcuni aspetti segnerà una profonda inversione nei confronti di comportamenti e leggi oggi ancora in vigore.
Certo, non tutto è completamente condivisibile. Come cattolici manteniamo la perplessità della mancanza di chiarezza sulla regolarità della coppia che ricorre alla fecondazione medicalmente assistita e tuttavia consideriamo obiettivamente prevalenti le ragioni che ci soddisfano.
Rispetto a questo disegno di legge riscontriamo obiettive differenze di valutazione, che però tutti dobbiamo riservare non alla parte politica, ma alla nostra coscienza e se questo dovrà essere dei cattolici, altrettanto dovrà avvenire con spirito libero dei laici.
Certo, stupiscono i toni e i comportamenti utilizzati da alcuni che, definendosi laici, manifestano invece un integralismo, un'astiosità nei confronti delle attese e delle posizioni assunte dai cattolici. Qualcuno, a dire la verità maldestramente e perfino in modo superficiale, vorrebbe contrabbandare per libertà atti che invece andrebbero ad offendere per primi i nascituri (grave contraddizione, questa, da parte dei laici, che dovrebbero invece manifestare una naturale attenzione verso quelli che più sono indifesi), ma anche le donne e gli uomini, favorendo un meccanicismo che nulla avrebbe a che vedere con la natura e con la sacralità della vita.
Dunque, se qualche segno di insofferenza si è colto, è tutto dalla parte di quelli che invece per cultura e definizione dovrebbero essere tolleranti.
Noi del Centro Cristiano Democratico ci dichiariamo favorevoli a questo disegno di legge e se tale rimarrà voteremo a favore, convinti di aver contribuito a scrivere una pagina di civiltà. (Applausi dal Gruppo CCD e dei senatori Gubert e Nava. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mascioni. Ne ha facoltà.
MASCIONI. Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, mi sono ripetutamente chiesto in questi giorni se non sia possibile, intervenendo in una materia così delicata, prescindere da logiche di schieramento e invece imboccare la strada del libero confronto che, certo, deve essere fatto tra diverse concezioni di valore e di stile di vita, delle quali ciascuno di noi è portatore. E' possibile? Penso che se ci sforzassimo tutti a far ciò (a cominciare dal Parlamento), daremmo un contributo per rendere normale questo Paese.
Mi sarebbe anche piaciuto, durante i lavori della 12a Commissione (peraltro guidati con equilibrio dal presidente Carella), un dibattito più libero, meno subordinato a logiche di giustapposizione e meno soffocato dalla ristrettezza dei tempi in queste ultime settimane.
Dobbiamo avere prevalentemente una preoccupazione nel lavoro di approfondimento di questa normativa: la salvaguardia degli interessi di quanti sono coinvolti, e cioè rendere possibili determinate pratiche onde realizzare una coesistenza non conflittuale di diversi interessi e la possibilità che obiettivi individuali vengano soddisfatti senza che per ciò siano danneggiati gli interessi di coloro che sono coinvolti.
Naturalmente, con la normativa in esame dobbiamo anche determinare quali sono i divieti e gli obblighi che, se non rispettati, dovranno essere severamente sanzionati.
Nella procreazione assistita c'è una gerarchia di interessi della quale va tenuto conto: in primo luogo, vi sono quelli dei genitori che desiderano avere un figlio attraverso una continuità di natura biologica. A questo proposito, è chiaro che il desiderio della fecondazione assistita non può essere soddisfatto proponendo in alternativa un'adozione: si tratta di desideri di natura diversa, che dobbiamo rispettare entrambi pienamente, ma considerare appunto di natura diversa.
Va riconosciuto prioritariamente l'interesse della madre nel caso di inseminazione artificiale, così come va riconosciuto l'interesse del nascituro: esso deve venire al mondo nelle migliori condizioni e con le migliori garanzie, si deve sapere chi se ne prenderà cura, è necessaria sia giuridicamente che socialmente un'assunzione di responsabilità ben definita per quello che riguarda la maternità e la paternità. Io penso che corrisponda al comune sentire la necessità che sia garantita al nascituro una famiglia con una madre e un padre che si sono assunti la responsabilità della nascita del figlio, ma non credo che si debbano ritenere improponibili dal punto di vista etico e giuridico altre forme di concepimento. È fondamentale però che altre queste ultime siano intimamente legate ad una fortissima assunzione di responsabilità, tesa ad assicurare al nascituro tutti i diritti e tutte le garanzie di cure che si presume abbiano gli altri nati.
Un interrogativo che mi sono posto molte volte è se la maternità possa o no essere considerata un diritto. Freddamente, a tavolino, viene di pensare che non sia un diritto; ma se ci mettiamo nei panni di una donna o di una coppia che desidera con forza un figlio che rappresenti anche una continuità biologica, allora avvertiamo quel desiderio che si manifesta così forte, così irrefrenabile, che la società e il legislatore non possono considerarlo come un problema non importante, delimitato, da lasciare alla donna e alla coppia senza fare nulla per aiutare a risolverlo. Questa è la nostra responsabilità di legislatori.
Ho già detto che garantire al nascituro di essere accolto da una madre e un padre che si assumono la responsabilità della sua cura è quanto di meglio si possa prevedere; ciò naturalmente non assicura che, pur in presenza di una madre e un padre, vi sia per il nato un futuro pieno di cure e di piena responsabilità dei genitori, così come è possibile invece che tutti i diritti del nato siano garantiti da una donna sola che voglia ricorrere all'inseminazione artificiale con gamete di donatore anonimo assumendosi la piena responsabilità di ben accudire e crescere il nascituro.
Non può essere considerata eticamente illecita la richiesta di una donna sola; rompiamo la rigidità degli schieramenti su tali questioni, che sono vere e umanissime e che non possono essere affrontate per partito preso, ma anzi debbono indurci ad una disponibilità a regolarle, a non escluderle.
Ho letto a questo proposito una considerazione interessante, che deve far riflettere. C'è chi sostiene che l'interesse del nascituro non è di essere concepito da una donna sola. In un caso del genere, valutando l'interesse del nascituro concepibile da una madre sola, occorre paragonare due situazioni: una in cui vi è il nascituro con la sola madre, l'altra - che è quella di chi crede illegittime queste pratiche - in cui non vi è alcun nascituro. Ebbene, il non venire al mondo per il nascituro è preferibile al venire al mondo sia pure con la sola madre? È davvero nel suo interesse non nascere?
Pensiamoci, riflettiamo, perché dobbiamo affrontare questi problemi con grande apertura e umanità: il legislatore deve agire con questo spirito.
In conclusione, signor Presidente, dobbiamo impegnarci a far coesistere i due princìpi diversi e fondamentali di soddisfare il desiderio di procreazione di coloro che ricorrono alla fecondazione artificiale e il rispetto della vita umana fin dai suoi primi momenti. Credo che questa sia la sostanza del mandato che ci viene affidato dalla comunità nazionale e proprio per tale motivo sento la necessità che la legge approvata dalla Camera venga sensibilmente migliorata. La mia posizione sarà in linea con questa necessità. (Applausi dal Gruppo DS).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saracco. Ne ha facoltà.
SARACCO. Mi scuso in anticipo con lei, signor Presidente, con le colleghe, i colleghi e con il Sottosegretario, per la schematicità del mio intervento. Ho fatto questa scelta per esprimere l'essenzialità del mio pensiero sull'argomento; essenzialità peraltro che tiene conto del fatto che di esso ho conoscenze non specialistiche, conosco cioè ciò che serve per collorcarlo nel quadro della mia esperienza di vita e nella scala di valori cui faccio riferimento. Auspico che ciò non pregiudichi la comprensione di ciò che intendo comunicare.
Sono tra coloro che ritengono di dover ribadire e rendere dialetticamente coerenti gli atti della propria vita con una scala di valori di riferimento; valori come, per esempio, la morale, la cultura (intesa come acquisizione sistematica del sapere umano), la famiglia, lo stare bene di salute, il partecipare appieno alla vita associata, alle scelte, alle decisioni, in una parola alla politica.
Ritengo che lo Stato, le istituzioni non devono entrare nelle scelte etiche delle persone, ma limitarsi a porre ciascuno nella condizione migliore per scegliere liberamente.
A questi canoni reputo si debba attenere in particolare il legislatore, cui compete scegliere tra più opzioni quella che più concorre a realizzare il bene comune. Di conseguenza, libera ricerca ma anche scelta - certo sofferta e faticosa, come nel nostro caso - di realizzare tra le tante cose possibili quelle che si ritengono finalizzate a questi obiettivi.
Il disegno di legge di cui ci occupiamo mi suscita dei dubbi rispetto ai princìpi e ai valori che - come ho detto - assumo a riferimento. Ritengo che prioritariamente si debba ricorrere ad ogni cura medica possibile per consentire ad un uomo e ad una donna di esercitare la maternità e la paternità responsabile, decisa consensualmente attraverso il grande atto d'amore che è il dono di sé all'altro, in questo caso finalizzato alla procreazione. Assumo che il dono di sé resti pieno nel caso della fecondazione medicalmente assistita, con il seme dell'uomo con il quale si è decisa la nascita di un essere unico e irripetibile, qual è la persona. Analogamente si può dire, nel caso in cui si rende necessaria la fecondazione anche fuori dal corpo della donna e che l'embrione le sia affidato per crescerlo.
Suscita in me perplessità la pratica del cosiddetto utero in affitto, in prestito, in dono, quella pratica cioè per cui una donna fa crescere nel proprio corpo un embrione costituito da materiale biologico di un'altra coppia. Reputo infatti diritto del nascituro disporre di ambedue i genitori anche dal punto di vista del materiale biologico e della elaborazione, tenendo altresì conto del delicato rapporto che si stabilisce tra la vita che cresce e la donna che la porta in grembo.
Non riesco ad inserire, nei canoni che ho assunto come riferimento, l'inseminazione di tipo biotecnologico di una donna sola e che il nascituro abbia, per scelta altrui, un solo genitore.
Non so se e in che modo il concepimento è influenzato dalle modalità con cui esso avviene, e se e in che modo il nascituro ne è a sua volta influenzato: intuisco però che si tratta di qualcosa di importante. Occorre evitare il rischio che consanguinei non sappiano di esserlo, con tutte le conseguenze umane e di altro genere facilmente comprensibili. Sono dell'idea che ove esistano dubbi sia doveroso soprassedere alle decisioni, e lavorare per chiarirli, così come ritengo si stia facendo in quest'Aula.
Serve una legge che aiuti a disciplinare l'impetuoso sviluppo delle biotecnologie per porle al servizio del miglioramento della vita dell'uomo. Come già detto, tra tutto quanto è realizzabile occorre realizzare ciò che serve per vivere complessivamente meglio in un sistema ecoambientale in equilibrio compatibile.
Vi è la necessità, quindi, di una legge leggera, essenziale, sussidiaria, che colga valori condivisi, che aiuti a correggere le imperfezioni della natura senza andare contro la natura stessa, cioè senza fare cose che contraddicano acquisizioni cui la natura è giunta dopo milioni di anni, provando e riprovando, assumendo solo ciò che risultava complessivamente utile, compatibile e migliorativo. Dobbiamo farci guidare dai valori condivisi e condivisibili (non certamente fotografati e immodificabili) nella situazione concreta in cui si opera, utilizzando senza timore le capacità acquisite dall'umanità.
Infine, se ricordo bene, è vero che Roma antica, esperta di diritto, ha affermato che la legge deve disciplinare, certo, comportamenti umani nella situazione concreta in cui si è, ma si ricordi anche che essa deve pure suggerire e stimolare comportamenti civilmente virtuosi. (Applausi dal Gruppo DS e del senatore Giaretta).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Scopelliti. Ne ha facoltà.
SCOPELLITI. Signor Presidente, il disegno di legge al nostro esame, che vuole disciplinare la procreazione medicalmente assistita, si può definire, usando un aggettivo forse semplice e abusato, ma che rende molto l'idea, una brutta legge e lo è sia da un punto di vista giuridico, che costituzionale e sanitario.
Dal punto di vista giuridico, il disegno di legge in esame non è soddisfacente perché - così come espresso in maniera molto esplicita dalla relazione che il senatore Senese aveva elaborato per la Commissione giustizia e che poi, malauguratamente, è stata respinta - è in contrasto con il diritto positivo, e lo è sia nel momento in cui cita, in termini inequivocabili, il diritto del concepito, sia nel momento in cui stabilisce sanzioni penali per violazione di norme che sono labili, incerte e anche di difficile interpretazione. E' in contrasto con il diritto positivo per tanti altri motivi, che ripeto, sono riportati esattamente nel citato testo del senatore Senese che desidererei, qualora fosse possibile, che venisse pubblicato come allegato al Resoconto, perché vorrei che rimanesse agli atti della nostra discussione.
Una brutta legge anche da un punto di vista costituzionale, perché incostituzionale è l'esclusione di alcuni soggetti dalla pratica di procreazione assistita, quali, per esempio, le single; è incostituzionale il divieto previsto per la fecondazione eterologa, ponendo una differenza sostanziale a seconda che l'infertilità sia a carico dell'uomo o della donna; è incostituzionale il divieto di cura della sterilità maschile, essendo ammessa la cura solo di quella femminile. È incostituzionale perché costringe la donna, prima di accedere alla procreazione assistita, a sottoporsi a cure che non desidera e che, in molti casi, come confermano i medici meglio di me, sono anche superflue e rientrano quasi in un accanimento terapeutico.
Ma è anche una brutta legge dal punto di vista sanitario: in alcuni passaggi credo sia proprio offensiva della professionalità del medico, il quale diventa talvolta incapace, altre volte un mascalzone pronto a tutto pur di accontentare, dietro lauto pagamento, i capricci di una donna o di una coppia.
Spero che avremo occasione di discutere tutti questi punti in maniera più approfondita in sede di esame degli emendamenti. In questa sede vorrei fare delle considerazioni di ordine più generale, per confermare e affermare con ulteriore forza la mia contrarietà a questa brutta legge.
Avrei preferito discutere qui una legge da me non condivisa, ma scritta bene; questa è una legge da me non condivisa ma scritta anche male, e chi dichiara di accettarla e di votarla con convinzione mente a sé stesso, sapendo di rispondere solo a dei princìpi che riguardano altro e non certo il senso di responsabilità di un legislatore.
Questa è una legge contraddittoria, frutto più di compromessi politici che non di scienza e coscienza della materia. È una legge ispirata ad una presunzione di ragione che non trova conferme nella nostra realtà. Sono convinta che, se dessimo voce, non dico alle donne, ma agli elettori, vedremmo diventare maggioritaria quella posizione che oggi in Parlamento è minoritaria, e avremmo anche la piacevole sorpresa di scoprire che l'elettorato, la società è molto più moderna e dinamica rispetto a chi quella società pensa di rappresentare per mandato elettorale.
Una legge non applicabile, perché, come un abito cucito a quattro mani da altrettanti sarti che hanno stili diversi, non è indossabile, non è applicabile, non è interpretabile. È un patchwork legislativo non votabile e, temo profondamente, anche non emendabile, pur se un tentativo in questa sede andrà fatto.
Una legge da riscrivere, spogliandoci tutti delle casacche da guerra santa che abbiamo indossato fino ad oggi, spogliandoci di quell'emozionalità che interviene sempre in previsione di una tornata elettorale: basti ricordare la legge contro l'usura, fatta in chiusura di legislatura nel 1996, legge che ad oggi si è rivelata inutile, se non addirittura dannosa; ma anche quella veniva
votata dietro l'onda emozionale del consenso elettorale che ciascuno pensava di raccogliere di lì ad un mese.
Dobbiamo rivedere questa legge, la dobbiamo riscrivere liberandoci da quei vincoli fideistici e d'obbedienza per poter legiferare con scienza e coscienza. Infatti, questa è anche una legge pericolosa; lo è nel momento in cui prevede una morale di Stato che invade la sfera personale. Oggi la legge ha tutto ciò che di negativo possa esservi, tutto ciò che in una legge non deve esistere. Le si vogliono affibbiare valori etici e cattolici escludendo l'unico valore fondamentale per il laicismo legislativo e cioè la libertà: la libertà di scegliere secondo valori etici, che in alcuni casi possono coincidere con i dettati della Chiesa, in altri casi sono suggeriti da una cultura più laica, ma che nell'uno e nell'altro caso sono rispettabilissimi.
La Costituzione americana in un passo (che tra l'altro mi si dice scritto da un italo-americano, esattamente da un toscano) sostiene il diritto per ciascuno di seguire la propria felicità. Trovo questo concetto molto bello. Noi con questa legge vogliamo impedire questo principio, vogliamo impedire la felicità di una coppia, vogliamo impedire un desiderio, vogliamo impedire un diritto che è quello della paternità.
Lo stesso professor Antinori, presidente della Società italiana di medicina della riproduzione, ha commentato, con riferimento alla sentenza Schettini, che non c'è bisogno del giudice per affermare un diritto naturale, un diritto sacrosanto della coppia che è quello della maternità e della paternità.
Allora, stiamo attenti agli integralismi, da qualunque parte provengano: sono alla base di ogni regime, di destra e di sinistra. Stiamo attenti alla presunzione di essere nel giusto, dividendo, come si è soliti fare, il Parlamento tra buoni e cattivi e riproponendo anche in questa occasione uno scenario già visto; già visto a proposito dell'aborto e del divorzio, dove c'erano da un lato i buoni a rappresentare la sacralità del matrimonio e la vita e dall'altro i cattivi, ammazza bambini e guasta famiglie, senza alcuna ulteriore riflessione, e cioè che chi sostiene la necessità di avere nel nostro ordinamento la possibilità del divorzio forse vuole difendere la famiglia più di chi invece è contro di esso.
Così oggi consentire a una donna, a una coppia di scegliere per una procreazione assistita, anche eterologa, non vuol dire spingerla a commettere qualcosa di sbagliato, così come consentire a una donna o a una coppia di divorziare o di abortire non significava spingerla al divorzio o all'aborto: significa solo offrire una possibilità di scelta. Conosco tantissime donne, mie amiche, che per convincimenti di fede non divorziano nonostante arrivino a non sopportare il marito, nonostante i conflitti e le incomprensioni coniugali siano ormai a livelli incontenibili. Queste donne vogliono mantenere il matrimonio, non vogliono ricorrere per propria fede al divorzio. E' una scelta fatta in libertà e io la rispetto, anche se non la condivido.
Questa è la democrazia ed essa non viene certo rafforzata con il proibizionismo. Sappiamo quanti danni quest'ultimo ha sempre provocato; danni addirittura superiori al male che si vuole sconfiggere. Basti pensare alla droga: ci si nasconde dietro il paravento del proibizionismo, ma si chiudono gli occhi davanti ai tanti giovani che continuano a morire, ai tanti giovani che continuano ad usare la droga, ai tanti giovani che sono costretti a delinquere in quella che viene definita la microcriminalità per procurarsi la dose, ai tanti giovani che sono costretti a scontare delle pene in carcere, perché la logica del proibizionismo provoca questi effetti a catena.
Comunque, il proibizionismo non è mai stato risolutivo di alcun problema. Questo proibizionismo vuole proibire la fecondazione eterologa? Si faccia, ma sapendo che sarà una proibizione per pochi e non per tutti. Chi potrà, chi avrà una disponibilità economica, praticherà l'inseminazione eterologa all'estero. In questo modo, il disegno di legge in esame, ispirato a valori cattolici, contribuirà a dividere la società fra ricchi e poveri, tra chi può ottenere l'applicazione di un diritto e chi invece se lo vede respingere.
Pochi giorni fa in Svizzera un referendum, indetto da gruppi cattolici contro la fecondazione in vitro, è stato respinto in percentuale massiccia: 1.369.701 voti hanno difeso la fecondazione artificiale, contro 541.000 voti a favore del quesito abrogativo.
Allora, attenzione: la Svizzera è vicina, molto più di quanto si possa immaginare e le cliniche sono anche ospitali, perché quello è un Paese ricco. Cliniche immerse nel verde, che contano sulla professionalità dei propri operatori; cliniche anche costose, non solo per una questione di valuta, sono costose e basta. Ma a chi importa? In Svizzera andranno le signore ricche, le signore bene, andrà chi potrà permetterselo. In questa atmosfera molto serena, vedranno soddisfatto anche il proprio desiderio, se non il proprio diritto, alla maternità.
Si potrà vietare tutto ciò? Nessuno potrà farlo, e non potrà neanche esserci l'ennesima replica del ministro Bianco, il quale, ad ogni occasione, sostiene che il Governo risponderà colpo su colpo. Non so come farà a vietare tale fenomeno, come farà a controllare queste donne che partono per la Svizzera in un viaggio della speranza e che ritornano magari in un'attesa felice.
Addirittura la piccola Danimarca (tutti i Paesi d'Europa applicano l'inseminazione eterologa, quindi, anche in un contesto europeo, forse dovremmo fare una riflessione più attenta e più matura) ha conquistato il ruolo di leader europeo nell'esportazione di sperma umano. Addirittura (non so se si tratta di una battuta, ma poi molte volte dalle battute si passa alla verità), l'intenzione di Ole Schou, amministratore delegato della Cryos International Sperm Bank, è di diventare la McDonald's del seme maschile. La selezione dei donatori è accurata, il controllo in laboratorio della merce è professionale, il prezzo è ragionevole. La società produce tre qualità di sperma, una standard, una media e una extra. Quello che più conta è che l'utero ricevente può stare sicuro di avere a che fare con materiale proveniente da un uomo in buona salute, di discendenza europea e di solito con gli occhi blu, merce della quale pare che in Europa ci sia grande carenza. Cosa si vuole di più? Pensano già di brevettarlo come sperma di tipo danese, così come si brevetta un formaggio o un salume di qualità.
Se in Italia passerà il divieto all'inseminazione artificiale eterologa, che è appunto un assoluto non senso, il mercato legale si chiuderà al seme indigeno e quello illegale, prodotto dal proibizionismo, prospererà importando sperma straniero e infischiandosene delle frontiere. Allora, ci ritroveremo in una posizione in cui una donna italiana - meglio ancora una donna calabrese o sarda, con dei tratti etnici particolari - sarà costretta o forse sarà felice di partorire un figlio biondo con gli occhi azzurri e con dei tratti più danesi che calabresi o sardi.
E allora il proibizionismo per le single, per la fecondazione eterologa e per l'utero in dono produrrà una spirale di elusione ed evasione delle norme ed incrementerà senz'altro il "turismo procreativo", cioè i viaggi all'estero per sottoporsi alle fecondazione eterologa.
Non credo siano questi i valori cattolici che si vogliono rappresentare, ma se chi sostiene questi valori chiede che avvenga tutto ciò, in un'ingiustizia sociale enorme, accomodatevi pure: io rimango, anche se da sola o in minoranza, dalla parte opposta a difendere i valori della libertà. (Applausi dai Gruppi FI, DS e Verdi e della senatrice Fiorillo. Congratulazioni).
PRESIDENTE. La Presidenza autorizza la pubblicazione in allegato ai Resoconti della seduta odierna del testo consegnato dalla senatrice Scopelliti.
Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Per lo svolgimento di un'interrogazione
LAURO. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURO. Signor Presidente, vorrei ribadire che il Regolamento del Senato è disatteso ancora una volta con riferimento alle interrogazioni, nonostante l'impegno del Presidente di turno. Il Governo considera evidentemente i senatori della Repubblica dei sudditi.
In questa occasione sollecito la risposta all'interrogazione 3-03544, che ho redatto ieri sera. Essa si riferisce al fatto che un nutrito gruppo di lavoratori dell'azienda delle poste del Piemonte, della Valle d'Aosta e della Lombardia sta svolgendo una manifestazione di protesta a piazza Montecitorio. Ebbene, il Ministro delle comunicazioni ha incontrato i lavoratori dando una giustificazione, mentre il Sottosegretario ne ha fornita un'altra.
Vorremmo che il Ministro ci rispondesse al più presto, oralmente in Assemblea o in Commissione, o per iscritto. La Presidenza deve fare in modo che il Governo risponda entro la settimana successiva alle interrogazioni che rimangono senza risposta. In particolare, considerato il carattere di urgenza dell'interrogazione da me segnalata, chiedo al Presidente di sollecitare il Ministro a rispondere oggi stesso.
PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà il Governo, ma non è nelle condizioni di imporre una data. Vedremo quali saranno le disponibilità e in ogni caso cercheremo di inserire l'interrogazione da lei segnalata all'ordine del giorno della prima seduta utile.
Mozioni e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a dare annunzio della mozione e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
TABLADINI, segretario, dà annunzio della mozione e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza, che sono pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,05).